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Breve storia della Y10

lunedì 6 settembre 2004, da Davide - Popolarità : 6 %
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Prima di parlare diffusamente della Y10, è necessario ricordare che essa era venduta soltanto in Italia con il marchio Autobianchi: negli altri mercati europei era presentata come la piccola di casa Lancia.

L’Autobianchi deriva il proprio nome da quello della Edoardo Bianchi, che aveva iniziato a costruire biciclette a Milano nel 1885 ed aveva realizzato la sua prima automobile nel 1899, per poi cominciare a produrre con regolarità dal 1900; il modello più significativo in questa prima fase della storia della Casa è la S9 del 1934. Nel Dopoguerra, l’idea della produzione di automobili non venne accantonata, e furono infatti realizzati alcuni prototipi di vetture medie; venne costruito uno stabilimento a Desio, nei dintorni di Milano. Il giorno 11 gennaio 1955 nacque l’Autobianchi, frutto di un accordo tra la Bianchi, la Pirelli e la Fiat; il primo modello nato da questa alleanza è la Bianchina, presentata nel 1957 e prodotta dall’anno successivo, una sorta di piccola utilitaria di lusso basata sulla meccanica della Fiat 500. La società prevedeva una partecipazione paritetica della Bianchi al 33%, ma anche il contemporaneo impegno di quest’ultima a cessare ogni attività diretta in campo automobilistico: già si delineava la tendenza che l’avrebbe presto trasformata in una sottomarca della Fiat (nel 1968 divenne azienda Fiat con sede secondaria a Milano). Ciò però non significa che i modelli prodotti dall’Autobianchi fino alla sua scomparsa nel 1995, siano privi di interesse storico e tecnico: basti pensare che la Primula (1964) rappresenta la prima delle vetture a trazione anteriore studiate dalla Fiat, e risultava all’avanguardia non solo dal punto di vista meccanico-strutturale, ma anche da quello della linea, che con la sua forma “fast-back” sarà ripresa addirittura dalla Fiat 127 del 1971. Con la A111 del 1969 continua la sperimentazione della trazione anteriore con motore trasversale (quest’ultimo derivato da quello della 124 S), mentre nello stesso 1969 si assiste alla presentazione di un importantissimo modello con il marchio Autobianchi: la A112, che verrà sostituita, dopo sette serie e 1.254.178 unità prodotte, dalla Y 10 del 1985.

La Y10.

L’obbiettivo che i progettisti dell’erede della mitica A 112 era fondamentalmente quello di proporre alla sempre più esigente clientela del tempo una vettura che, pur mantenendo non solo gli ingombri, ma anche la funzionalità tipica dei segmenti bassi del mercato offrisse contenuti da auto di segmento superiore: in poche parole, un’utilitaria di lusso. Vittorio Ghidella, al tempo amministratore delegato di Fiat Auto, non mancò di evidenziare proprio questo aspetto di un’automobile contenuta sul piano dimensionale, ma collocabile in segmenti superiori per dotazione e finitura anche per il fatto che essa doveva essere venduta all’estero col marchio Lancia, che doveva assolutamente cercare di recuperare terreno dopo alcuni sfortunati modelli che avevano comportato, oltre alle perdite finanziarie, anche un peggioramento di immagine del blasonato marchio torinese. Ecco quindi il tentativo di proporre un’auto dalla linea raffinata e moderna, confortevole e tecnologica.

La Y10 è stata prodotta per 10 anni, dal 1985 al 1995, anno in cui ha debuttato la Y, marchiata Lancia anche in Italia, sostituita nel corso del 2003 dalla Ypsilon. Due sono state le serie in cui è stata venduta l’ultima delle Autobianchi: la prima serie è rimasta a listino dal lancio al 1992, la seconda ha debuttato nel settembre del 1992 ed è stata rimpiazzata tre anni più tardi. Le differenza più notevoli tra la Y10 ed i due modelli successivi riguardano il fatto che essa fosse stata concepita come un’auto appartenente per dimensione al segmento A (3,39 mt la prima serie, 3,42 la seconda: la Panda del 1980 era lunga 3,38 mt), che fosse stata sviluppata sulla base di un pianale specifico soltanto in seguito utilizzato per la stessa Panda (1986), che essa portò al debutto la maggiore novità motoristica di Fiat Auto (per quanto riguarda i benzina) degli ultimi vent’anni, ovvero il capostipite della famiglia Fire. La Y e la Ypsilon appartengono invece al segmento B e sono state sviluppate rispettivamente sui pianali della Punto del 1993 e di quella del 1999, mentre il ruolo che fu della progenitrice di avanguardia del Gruppo Fiat sembra essersi (per ora) perso, insieme alle velleità sportive di modelli come la Y10 Turbo, per non parlare della A112 Abarth.

La prima serie (1985-1992) “Piace alla gente che piace”: questo fu lo slogan, divenuto poi un vero e proprio tormentone e ricordato ancora oggi, scelto per il lancio della vettura: parteciparono allo spot molti personaggi del jet set, da Ruud Gullit, a Gino Paoli, da Michele Placido a Ottavio Missoni.

Lo stile.

La volontà di offrire, con la Y10, un prodotto diverso dal panorama delle utilitarie del tempo, passava sia dallo stile (sia esterno che interno), che dalle motorizzazioni. La Y10 si presentava con una linea raffinata, molto pulita ed estremamente aerodinamica per il tempo: alcune caratteristiche notevoli erano l’altezza sopra la media (1,42 mt) il muso basso e largo, i vetri posteriori a filo della carrozzeria, il posteriore quasi verticale con il caratteristico portellone squadrato, nero per tutte le versioni, salvo alcune “speciali”, gli ampi paraurti in resina; la scocca, rigida ed elaborata con l’aiuto dei computers, garantiva silenziosità e confort di marcia ai vertici del segmento. All’interno, si apprezzavano la spaziosità, la moderna plancia a sviluppo orizzontale, raccordata con le portiere e per nulla invasiva, il moderno sistema di ribaltamento dei sedili anteriori che scorrevano in avanti, i materiali di qualità, gli abbinamenti cromatici raffinati. Nella ricca lista delle dotazioni di serie e a richiesta, possiamo ricordare il raffinato impianto di climatizzazione con 15 uscite d’aria e ventilatore a tre velocità, la chiusura centralizzata delle porte e del portellone, il sedile posteriore sdoppiato, i tre diversi tipi di strumentazione (di cui una digitale con control system e trip computer).

I motori.

La gamma della Y10 del 1985 era composta da tre versioni, che corrispondevano ad altrettante motorizzazioni: Y10 Fire: mossa dal propulsore Fire (Fully Integrated Robotized Engine) da 999 cc e 45 cv che qui fa il suo debutto (sarà poi impiegato su molti altri modelli Fiat, come la Panda e la Uno), questa versione costituiva il modello base, l’entry level della gamma. Unità modernissima, tecnologica ed assai parca nei consumi, spingeva l’auto fino ai 145 km/h, e consentiva una accelerazione 0-100 km/h in 16”. Y10 Touring: equipaggiata con il noto 1049 cc da 55 cv, si poneva un gradino sopra il Fire per le prestazioni più brillanti (155 km/h di velocità massima ed accelerazione 0-100 in 14,5”), nonostante si rivelasse tecnicamente invecchiato rispetto al gioiellino di famiglia, cioè lo stesso 999. La maggior spigliatezza della vettura così allestita si traduceva in una rumorosità superiore al Fire ed in consumi meno contenuti. Y10 Turbo: l’ammiraglia della gamma Y10. Il 1049 cc della Touring sviluppava, grazie alla sovralimentazione, 85 cv, che consentivano di toccare i 180 km/h di velocità massima e di superare la canonica prova di accelerazione in 9,5”.

Accanto ad una gamma motori interessante come quella sopra scritta, bisogna considerare un’impostazione meccanica tanto valida quanto tradizionale, con trazione anteriore, motore trasversale (la meccanica occupava soltanto il 20% del volume utile totale dell’auto), sospensioni anteriori con schema McPherson. Al posteriore, sospensioni con un particolare schema “a omega”, di semplice ed economica realizzazione e con le caratteristiche di non sottrarre nessuno spazio all’abitacolo, e di mantenere le ruote sempre perpendicolari al terreno, a prezzo però di una notevole rigidità.

La 4WD.

Nel 1986, mentre entrava a listino una versione “Fire LX”, con una dotazione superiore rispetto alla più economica Fire che comunque rimaneva in produzione, mentre la Panda riceveva, oltre ad un profondo restyling, il pianale della stessa Y10, veniva presentata la versione a quattro ruote motrici della piccola Autobianchi. Equipaggiata col 1000 Fire portato a 50 cv (come la Panda 4x4), la Y10 4WD non adottava le sofisticate soluzioni già in uso nella gamma Lancia per Delta 4WD e Prisma 4WD, poiché troppo complesse, costose e pesanti per una utilitaria, ma un sistema con la trazione posteriore inseribile tramite un sistema elettropneumatico comandato da un pulsante sulla plancia; tale operazione si poteva compiere anche in movimento, a velocità inferiori a 50 km/h: si tratta insomma di una versione più raffinata e tecnologica del sistema di inserimento della trazione posteriore presente sulla Panda 4x4 (1983-2003). La sospensione posteriore era ora un ponte rigido con balestre a tre lame.

La Selectronic.

Nel gennaio 1989 la gamma della Y10 fu profondamente rivista (vd. sotto). Si nota soprattutto l’introduzione di una nuova versione equipaggiata con il cambio automatico a variazione continua dei rapporti ECVT. Il CVT era utilizzato sulla Uno, sulla Tipo e sulla Tempra; sulla Panda, lo stesso cambio ECVT debuttò nel 1991 (versione Selecta). La “E” indica che la frizione non è idraulica, ma elettromagnetica. Motore: Fire 1108 cc.

GAMMA 1989

Fire Fire LX GT i.e. Selectronic i.e. 4WD i.e.

A seguito della rivisitazione cui è sottoposta la gamma, scompaiono la Touring e la Turbo, con i rispettivi motori, sostituite dalla GT i.e. (1301 cc e 78 cv per 175 km/h e 12” nello 0-100 km/h), mentre il 999 a carburatore rimane solo nella base di gamma: la LX, la Selectronic e la 4WD sono equipaggiate con il nuovo Fire 1108 SPI da 57 cv, tuttora presente nella gamma Fiat, anche se depotenziato a 54, con iniezione elettronica. Pochissimi e di secondaria importanza gli interventi estetici sul corpo vettura: doppio retronebbia e doppia luce di retromarcia integrata nei gruppi ottici posteriori, peraltro caratterizzati da nuove colorazioni, nuova griglia radiatore, nuovi copricerchi. All’interno, nuovi rivestimenti, sedili con nuove imbottiture, l’apertura del portellone dal posto guida; la lista degli optional divenne ancora più ricca.

Le versioni speciali.

Fila (1987): su base Y10 Fire, carrozzeria completamente bianca con interni rossi o azzurri; striscia coordinata con gli interni sulla fiancata; copriruota bianchi.

Missoni (1987): su base Y10 Fire, colore specifico blu Memphis metallizzato, profili cromati, interni con rivestimenti specifici in velluto e Alcantara, con fantasie ispirate ai capi di Missoni.

Martini (1987): su base Y10 Turbo, carrozzeria e copricerchi bianchi; linea rossa sui paraurti, fascia azzurra e rossa sulle fiancate, interni specifici con sedili neri a righe rosse ed azzurre.

Fila (1988): riprende la versione precedente con carrozzeria nera e copriruota argento.

Mia (1991): disponibile sia col 1000 Fire col 1100 catalizzato, offre due diverse colorazioni ed eleganti rivestimenti in Alcantara bianca, copricerchi della GT i.e.. Fu la serie speciale di maggior successo.

Avenue (1991): ultima, raffinata versione offerta solo col 1108, sia con trasmissione manuale sia con Selectronic, con una colorazione specifica ed elementi (sedili, copricerchi) utilizzati nella seconda serie. Tale denominazione sarà conservata, in effetti, anche nella gamma della seconda serie.

La seconda serie (1992-1995)

Il successo riscontrato dalla prima serie della Y10 (più di 800.000 esemplari prodotti in sette anni) spinge il management Lancia a non abbandonare un modello così apprezzato, ma anzi ad investire sullo stesso affinché rimanesse competitivo in un mercato sempre più ricco di concorrenti. Si decide dunque di ringiovanire l’immagine della vettura, al contrario di quanto spesso avviene, agendo sull’esterno in modo piuttosto leggero, per concentrare le forze sull’interno della vettura. In effetti, limitandosi all’aspetto esteriore, si notano il frontale con nuovi gruppi ottici ed una calandra ridotta in estensione, e sempre più simile a quella dei più grandi modelli Lancia, nuovi fascioni paraurti (quello posteriore ospita ora il porta-targa), nuovi gruppi ottici posteriori più sviluppati orizzontalmente, nuovi specchietti retrovisori esterni, ruote di nuovo disegno. All’interno, invece, saltano agli occhi la nuova plancia, completamente ridisegnata, il nuovo volante, la nuova leva del cambio, i sedili di diverso disegno e con poggiatesta imbottiti. La gamma ora appare più ricca di versioni, anche se si è ridotta la scelta tra i propulsori. Sono infatti disponibili soltanto due motorizzazioni, cioè il 1108 ed il 1301. Sette gli allestimenti:

1.1 i.e. (v. max 150 km/h, 0-100 in 15,8” ) 1.1 Elite 1.1 Elite Selectronic (v. max 145 km/h, 0-100 in 18,1” ) 1.1 Avenue 1.1 Avenue Selectronic 1.3 Elite (v. max 170 km/h, 0-100 in 12,5”) 1.1 4WD (v. max 142 km/h, 0-100 in 18,9”)

Da notare i nomi “Elite” già impiegato per la A 112 con motore da 965 cc (quello della prima Panda 4x4) ed “Avenue”, lo stesso utilizzato nell’ultima versione speciale della serie precedente: l’allestimento era pressoché identico. La 1300 sembrava ormai rinunciare all’immagine sportiveggiante che fu della GT e soprattutto della Turbo a vantaggio del ruolo di auto da città tranquillamente utilizzabile in spostamenti più lunghi, magari su percorsi autostradali, grazie al generoso propulsore. Le dotazioni di serie sono ovviamente migliorate, mentre tra gli optional appaiono il condizionatore (disponibile solo sulle 1108 con cambio manuale), l’autoradio con comandi al volante, la regolazione dell’assetto dei fari e quella lombare del sedile lato guida. Emerge cioè il tentativo di Lancia di proporre ancora una volta la sua piccola come il modello al vertice del suo segmento. Nel 1993 fu introdotta una riedizione della “Mia”, mentre nel 1994 furono introdotti i modelli che accompagneranno la Y10 fino alla fine della sua carriera, ovvero la 1.1 Junior e la 1.1 Igloo, quest’ultima con condizionatore d’aria di serie. Con la fine della Y10, anche l’Autobianchi cessò la sua storia: il testimone era passato alla Y, venduta come Lancia anche in Italia. La fabbrica di Desio è stata smantellata nel 2002.





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