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Impressioni di guida Aston Martin DB7 5.9 V12
Impressioni di Guida Aston Martin DB7 Vantage 5.9
La prima impressione che si prova montando su una Aston Martin, anche solo sul sedile passeggero, è di viaggiare sul velluto;
la posizione dei sedili è tanto sportiva quanto comoda e rilassante. Il sedile passeggero offre un ottimo spazio per le gambe e le regolazioni elettroniche aiutano a trovare un’ottima posizione. Gli interni sono di colore rosso scuro, che si sposa molto bene con l’esterno grigio metallizzato. La tipica plancia Aston Martin, presenta i comandi disposti in posizione molto ergonomica, e la mancanza del navigatore satellitare, aiuta a mantenere un certo classicismo che è d’obbligo su un’auto del genere.
La posizione di guida è la migliore fra tutte quelle che ho provato sino ad allora: il sedile mi obbliga a stare in posizione quasi semisdraiata, il volante è perfetto sia per diametro sia per inclinazione. Regolando il sedile, noto che, nonostante la DB7 sia una coupè, l’altezza tra il sedile ed il tetto, è più che sufficiente, e la visibilità è ottima. La strumentazione è molto classica ed abbastanza leggibile; il tutto è calato in un’atmosfera molto inglese, che aiuta il pilota a trovare una posizione adatta per ogni stile di guida. Ci si ritrova così ad assumere un atteggiamento aggressivo, sfruttando i 420cv a 6000giri/min del motore, e notare come la posizione di guida ti assecondi perfettamente; mentre se si vuole solo mantenere una discreta velocità di crociera, i due sedili si dimostrano estremamente comodi e confortevoli. La versione che ho provato io, era a cambio manuale, ed il comando era situato sul tunnel centrale molto alto, ed era inclinato leggermente verso il pilota, il che ne permetteva una perfetta ed istintiva individuazione.
Una volta a mio agio, sono pronto a partire; do un’occhiata davanti, una sullo specchietto retrovisore interno, ed una su quello esterno. La visibilità posteriore e appena discreta, ma grazie al posteriore leggermente spiovente, questa risulta sufficiente per una Gran Turismo. Fin qui tutto normale; la parte, però, che mi lascia di stucco, ora che sono sul sedile del pilota, è il lungo, minaccioso, e superbo musone col 12 cilindri che sovrasta la strada come una pantera pronta a ghermire la preda...
È questa la parte più bella della DB7: il rigonfiamento centrale, e i due laterali, slanciano il tutto con assurda bellezza. Il cofano motore infatti, occupa parte della visuale anteriore, e regala una stupenda sensazione di dominio; la percezione degli ingombri è eccellente. Il pulsante rosso d’accensione mi guarda con una certa impazienza (e pensare che per tutta questa analisi ho impiegato circa 5 secondi...), ma mi rendo conto solo dopo, che sono io ad essere impaziente. Lo premo e, senza la minima vibrazione, il possente 12 cilindri si avvia e comincia a girare regolarmente con un suono inebriante e ringhioso. Sin dai primi secondi, capisco che non sarà una passeggiata. La frizione è molto morbida, ma piuttosto difficile da usare, perché è di un tipo adatto a sopportare la grande coppia disponibile (540Nm a 5000giri/min), e per questo strappa un po’ in partenza. Perciò è meglio tenere il motore sopra i 2500giri/min per avviarsi; il "mito" comincia a muovere i suoi primi passi nelle mani di uno svitato come me...
La cambiata, sempre a causa della frizione, risulta brusca; ma subito dopo, nel passare dalla seconda alla terza, risolvo il problema dosando la frizione con più decisione. Il cambio risulta molto preciso e abbastanza veloce, anche se credo che sia stata posta più attenzione alla precisione che alla velocità. Il paesaggio scorre al nostro fianco con insospettabile velocità, e la vita all’interno dell’abitacolo sembra rallentare; prese le misure, sono pronto a stiracchiare il bolide per vedere cosa è capace di fare. Il passeggero (proprietario della DB7 da me provata) si fida molto di me (mi dispiace per lui...) e mi permette di gustare questo momento. La strada è una statale molto larga con possibilità di mantenere medie di 100Km/h dato che presenta solo curvoni e non curve secche.
Davanti a me si para un’auto, e mi accorgo che c’è una stupenda opportunità di sorpasso: scalo quinta-quarta (non perché la DB7 non sia in grado di riprendere, ma per gusto mio) ed esco alla velocità di circa 100Km/h; affondo l’acceleratore al massimo, e la spinta si fa sentire in modo insistente; dopo pochissimi secondi sono già a 160Km/h senza aver avuto il minimo sentore di essere arrivato a quella velocità (e così in fretta). Bellissimo! Il motore è sempre prontissimo sia agli alti, sia ai bassi regimi e spinge sempre con una coppia possente.
Inserita la sesta marcia, la Gran Turismo inglese, fila liscia come l’olio, ma basta una leggera pressione, perché il V12 svolga appieno il suo dovere.
Nei lunghi curvoni, il rollìo, veramente minimo, non danneggia l’assetto e anche oltre i 150Km/h la Aston Martin segue la traiettoria impostata anche troppo fedelmente. Lo sterzo è ovviamente preciso e molto ben modulabile. Solo in manovra ho notato una certa riduzione del raggio di sterzata che, dati i 469cm di lunghezza, non agevola negli spazi stretti. Dopo l’ennesimo curvone, provo un altro affondo: la risposta è straordinaria, ovviamente, e i 420cv ci sono tutti e fanno sentire il loro urlo con tutta la discrezione che implica una sportiva inglese di questa categoria. Raggiunti, in un lampo, i 180Km/h mantengo la velocità per un bel po’ per assaporare il piacere di filare sul velluto. A quella velocità, lo sterzo è molto diretto, ma non così tanto da pregiudicare la precisione di guida; infatti non sono necessarie microcorrezioni per mantenere una linea dritta. Con un filo di gas e la sesta marcia, si può mantenere la velocità costante, e la guida diventa rilassante, ma come ho già detto, può trasformarsi in un attimo in una guida impegnata, se necessario. La generosa gommatura, permette di correre in piena sicurezza, senza imprecisioni, e, a velocità elevata, il galleggiamento è nullo. I freni sono molto efficienti, ma il pedale risulta poco sensibile e non oppone la durezza necessaria che, su una sportiva capace di queste prestazioni, sarebbe gradita. Provo a forzare un po’ nelle curve, per godermi il comportamento del corpo vettura che, nonostante i sobbalzi, e la velocità a dir poco elevata, non tende minimamente a mostrare indecisioni. Purtroppo è gia arrivato il momento di tornare; i 50Km percorsi con questa stupenda automobile, sono stati i migliori della mia vita, ma a ben pensarci sembrano non bastare mai...
La prima sensazione, appena sceso, è infatti di rimpianto di non poterla più guidare e "stirare" per bene come vorrei, ma subito dopo, il ricordo di quella guida così diversa da quella alla quale la maggior parte di noi è abituata, mi fa sorridere e gioire. L’Aston Martin si è dimostrata veramente una belva docile, forse anche troppo per noi italiani, che siamo abituati a sportive più ringhiose, ma agli inglesi va comunque il merito di aver costruito un mito capace di stupire e di emozionare non poco.
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