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Discussione: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare

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  1. #1
    L'archivista L'avatar di PaoloGTC
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    Predefinito Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare

    Ultimamente non si fa altro che parlare d'Alfa.
    Alfa Alfa Alfa Alfa.
    Ma basta parlare d'Alfa!

    Parliamo un po' di Alfa

    Un salto nel tempo e andiamo ad un articolo della seconda metà degli anni 80.

    ALFA ROMEO – IL MOTORE MODULARE




    “Fra i vari problemi che ancora oggi affliggono i motori ad accensione comandata (ciclo otto), ve n'è uno particolarmente importante che riguarda il rendimento del motore, cioè la sua capacità di trasformare in lavoro meccanico una percentuale il più possibile elevata dell'energia calorifica potenzialmente disponibile nel carburante.
    Infatti, durante la normale marcia su strada il rendimento del motore di un qualsiasi veicolo non è mai costante ed il suo valore si modifica moltissimo e rapidamente (in funzione del regime e dell'apertura della farfalla) raggiungendo in genere il massimo solo in condizioni di piena ammissione (farfalla tutta aperta) e all'incirca attorno al regime di coppia massima.


    Statisticamente però le condizioni di piena ammissione (con riferimento all'uso medio della vettura, specie se di cilindrata medio-alta) si verificano con frequenza nettamente inferiore rispetto al funzionamento ai carichi medi e medio-bassi (farfalla semi aperta – traffico urbano e suburbano).
    Ne deriva che nella maggior parte dei casi i motori delle nostre auto funzionano con rendimenti molto bassi.
    A riprova di quanto affermato possiamo osservare l'andamento generale dei consumi specifici di un motore a 4 tempi: essi variano fra un minimo di 180 g/cvh in condizioni di piena ammissione ed attorno al regime di coppia massima e massimi di 300-500 g/cvh nelle altre situazioni.

    Le cause di questo fenomeno sono da ricercarsi soprattutto nel fatto che attualmente la potenza del propulsore viene regolata dal pilota parzializzando la quantità di aria aspirata per ogni ciclo, cosa che genera una depressione a monte della valvola di aspirazione in grado di consumare parte dell'energia necessaria per l'immissione nella carica di miscela nel cilindro.
    Si ha così una forte dissipazione che per le basse produzioni di potenza penalizza molto il rendimento.
    Va aggiunto che la bassa densità della miscela immessa nel cilindro ai carichi medio-bassi e bassi ostacola la rapida e regolare propagazione della combustione (fronte di fiamma), con conseguente ulteriore dissipazione di energia sotto forma di energia termica.


    A questo punto è chiaro che se si riuscisse ad ottimizzare il rendimento del motore nelle diverse situazioni di marcia si arriverebbe automaticamente ad una grossa riduzione dei consumi senza penalizzare le prestazioni della vettura.
    Proprio in quest'ottica l'Alfa Romeo ha recentemente sviluppato, nell'ambito delle ricerche finanziate dal CNR, un motore che abbinando fra loro i concetti di sovralimentazione e modularizzazione è in grado se non di risolvere perlomeno di contenere i termini del problema.
    Il costo di questo programma di ricerca, supportato all'80% da finanziamento pubblico, ammonta a circa 3 miliardi di lire.


    Prima di descrivere l'ultima versione del motore, che è da ritenersi definitiva per quanto riguarda sia l'architettura sia la logica di funzionamento e di controllo, vediamo assieme cosa si intende per “Modularizzazione” e quali sono state le fasi propedeutiche dell'attività di ricerca (alcune svolte dall'Alfa Romeo per proprio conto) che hanno portato a questo tipo di scelta.


    La regolazione per la modularizzazione consiste sostanzialmente nel vincolare il numero di cicli attivi prodotti nell'unità di tempo dal motore alla richiesta di potenza da parte del pilota.
    Per ottenere ciò ai bassi carichi si opera una diminuzione del numero dei cilindri attivi del motore agendo sull'alimentazione, che viene esclusa in alcuni dei cilindri stessi.
    Ciò permette di far lavorare agli altri con carichi medio-alti ottimizzandone di conseguenza lo riempimento e migliorandone la combustione.
    Il loro rendimento risulta così aumentato. I vantaggi derivanti dalla modularizzazione si avvertono soprattutto ai bassi carichi, nonostante un'intrinseca diminuzione del rendimento meccanico del sistema dovuta ai cilindri inattivi che sono trascinati dagli altri.


    Nel 1981 fu allestita una flotta sperimentale di dieci taxi che svolsero regolare servizio pubblico nella città di Milano.





    La vettura impiegata era l'Alfetta 2000 e la modularizzazione era ottenuta escludendo di volta in volta due cilindri.
    Il motore, aspirato, aveva un rapporto di compressione (R.C.) 9 e camere di combustione emisferiche.
    Successivamente, sempre sullo stesso tipo di motore, furono analizzate e provate varie soluzioni di modularizzazione e di parcellizzazione del combustibile; al fine di valutare l'influenza del rapporto di compressione su consumi, emissioni allo scarico e prestazioni e per pervenire ad un adeguato software di regolazione e controllo.
    Questa ricerca inoltre permise la scelta dei sensori e degli attuatori più idonei (a minima inerzia di risposta) e la verifica delle diverse combinazioni di funzionamento dei cilindri.


    Nel frattempo furono avviate anche le sperimentazioni sul motore a 6 cilindri a V (2500 Alfetta GTV) e fu allestito un prototipo funzionante su vettura caratterizzato da alimentazione aspirata su entrambe le bancate e da un alto rapporto di compressione (R.C. 13).





    Per pervenire ad una scelta ottimale della camera di combustione, si allestirono e provarono anche motori prototipo dotati di camere tipo Heron (R.C. 13) ed emisferiche (R.C. 12).
    La soluzione con camera di combustione tipo Heron diede luogo però a fenomeni di detonazione alle alte velocità (causate da insufficiente smaltimento del calore prodotto durante la fase di scoppio) che portavano a principi di grippaggio.


    Il ridisegno della camera e della testa del pistone, non che l'ottimizzazione del flusso del liquido di raffreddamento, permisero di eliminare, almeno in buona parte, tali inconvenienti, ma la scelta finale cadde comunque sulla camera di combustione di tipo emisferico, per la quale furono effettuate, dapprima al freno dinamometrico e poi su vettura, tutte le prove necessarie alle completa definizione delle principali grandezze motoristiche (rapporto aria/combustibile, anticipo di accensione, ecc.) e dell'algoritmo che sovrintende alla logica modulare (zone di funzionamento a 3 o 6 cilindri attivi e transitori).


    Si arrivò così alla definizione dell'ultima versione del motore, per il cui prototipo definitivo ci si è avvalsi del motore 6V 2500cc dell'Alfa 90.


    L'allestimento prevede che le due bancate di tre cilindri siano così realizzate:


    -la bancata sinistra (cilindri 4-5-6) è aspirata, ad alto rapporto di compressione (R.C. 12) ed è destinata al funzionamento continuativo. L'alto rapporto di compressione consente un notevole risparmio di combustibile alle velocità medie e basse ed in particolare nell'impiego cittadino;


    -la bancata destra (cilindri 1-2-3) è invece sovralimentata (R.C. 8,3) ed è caratterizzata da funzionamento intermittente.


    In evidenza, nella vista dall'alto, la centralina elettronica con le sue due schede di logica e di potenza.



    La vista frontale è dominata dalla presenza dello scambiatore di calore. Sulla bancata destra (osservando appunto frontalmente) il turbocompressore....



    ... che vediamo meglio qui. Notare in questo trio di foto la notevole compattezza del propulsore, disturbata solo da turbo e spinterogeno.



    La bancata sovralimentata, inattiva e trascinata ai carichi parziali, entra in funzione per la richiesta di alte prestazioni, quando i valori combinati dell'angolo di apertura della farfalla e del numero di giri (letti ed integrati da una centralina elettronica) superano il limite massimo previsto per il funzionamento con i soli tre cilindri ad aspirazione naturale.
    Essa permette di aumentare la potenza massima disponibile fino a 192 cv a 5800 giri/minuto (contro i 160 cv della versione base) e coppia massima a 26 kgm a 4500 giri/minuto.
    Inoltre tale bancata è alimentata in maniera costante per mezzo di un turbocompressore Garrett T2 azionato dai gas di scarico della bancata aspirata, dotata, allo scopo, di un collettore di scarico progettato in modo da massimizzare il rendimento della turbina.
    Al raffreddamento dell'aria uscente dal turbo provvede uno scambiatore di calore di tipo aria/aria.


    Da un punto di vista alimentazione ed accensione le due bancate sono completamente indipendenti: i circuiti di alimentazione del combustibile e dell'aria sono infatti separati, come pure la regolazione e la gestione dell'anticipo di accensione e dell'iniezione di combustibile.
    Esse risultano, pertanto, costantemente alimentate in modo ottimale, ricevendo la quantità di benzina strettamente necessaria al momento e dispongono anche del correttore dell'angolo di anticipo.
    Il sistema di controllo elettronico, basato su di un microprocessore Intel 8051 dotato di banchi di memoria da 8Kbytes, sovrintende all'apertura delle valvole a farfalla, all'avviamento ed al mantenimento di un regime costante per il funzionamento al minimo.
    Inoltre il sistema governa e gestisce le zone di funzionamento a 3 ed a 6 cilindri attivi.


    Per quanto riguarda i transitori che, come noto, sono i più difficili da gestire, il prototipo presentava problemi di guidabilità rispetto alla vettura di serie soprattutto nel passaggio da 3 a 6 cilindri.
    Furono studiate numerose soluzioni per assicurare l'attivazione e la disattivazione progressive della bancata destra, fra le quali meritano di essere ricordate quelle basate sulla riduzione dell'anticipo di accensione della bancata sovralimentata e sull'apertura della valvola waste-gate del compressore.
    La soluzione decisiva fu comunque individuata nella separazione dei gruppi di aspirazione delle due bancate mediante l'adozione di un sistema a tre farfalle (una per cilindro) per quella aspirata ed un sistema monofarfalla per quella sovralimentata.
    Il monofarfalla è poi azionato da un motorino passo-passo gestito dal sistema di regolazione centrale e tutto il sistema nel suo complesso consente di eliminare quasi completamente i disturbi di guidabilità nei transitori e di realizzare un'ulteriore riduzione dei consumi poiché, mantenendo tutto aperto il monofarfalla, diminuiscono le perdite di pompaggio nella bancata trascinata.


    Le prove su vettura, come constatato anche da chi scrive, hanno dato risultati più che soddisfacenti ed il passaggio da 3 a 6 cilindri e viceversa, non dà luogo a vibrazioni di particolare intensità, né a problemi di guidabilità.
    La riduzione dei consumi inoltre sta confermando i risultato delle prime sperimentazioni al banco e le ipotesi di progetto.
    Può essere indicativo notare che con funzionamento a 3 cilindri aspirati si è raggiunta una velocità di 162 km/h.


    Inoltre la riduzione dei consumi, valutata sul ciclo Europa Ece 15, risulta del 34% circa rispetto al normale motore di serie (6 cilindri aspirati con R.C. 9).


    La modularizzazione rappresenta quindi, soprattutto per le vetture del segmento altro dell'attuale gamma, una soluzione di grande interesse e validità al fine di consentire un impiego cittadino con consumi contenuti, senza rinunciare al comfort ed alle prestazioni proprie delle vetture di questa classe.”


    SCHEMA DI FUNZIONAMENTO


    “Per capire meglio il principio di funzionamento di questo motore ricorriamo ad uno schema esemplificativo.





    Su tutti i motori a 4 tempi la potenza erogata è controllabile dal pilota mediante l'acceleratore, parzializzando il condotto di aspirazione dei vari cilindri.
    Tutti però lavorano congiuntamente e pertanto forniscono la stessa potenza unitaria che, moltiplicata per il numero dei cilindri stessi, da appunto la potenza totale richiesta dal guidatore.
    Ciò però provoca gli inconvenienti già descritti sopra.


    Nel motore Alfa Romeo, invece, finchè il pilota chiede poca potenza questa viene fornita dalla bancata di sinistra i cui cilindri pertanto lavorano sempre in condizioni di parzializzazione ridotta e di conseguenza con buoni rendimenti.
    La bancata destra invece resta inattiva perchè non riceve carburante (i suoi organi meccanici però si muovono in quanto solidali con l'albero motore).
    Quando la potenza richiesta dal pilota supera un certo valore il computer inizia ad alimentare anche la bancata destra che, da quel momento, comincia a produrre lavoro. Il suo funzionamento pertanto non è continuativo ed il fatto che sia sovralimentata dal turbocompressore azionato dai gas di scarico della bancata opposta (essa pertanto non risente di contropressioni allo scarico) gli permette di raggiungere elevati livelli di potenza specifica.


    Va precisato che lo schema qui sopra riportato è riferito ad una delle prime versioni del motore e come si può notare la parzializzazione dell'aspirazione era ottenuta tramite due farfalle, una per ogni bancata.
    Successivamente tale soluzione è stata modificata e per la bancata aspirata si è fatto ricorso ad un gruppo di tre farfalle (una per ogni cilindro) poste a monte dei collettori di aspirazione. Inoltre, l'aria uscente dal turbo prima di essere avviata ai cilindri viene raffreddata da uno scambiatore di calore.
    In pratica una vettura dotata di questo motore è come se fosse equipaggiata con due motori a tre cilindri, uno dei quali interviene solo quando necessario.”


    IL SISTEMA NERVOSO DEL MODULARE


    “Vediamo ora in questo schema l'insieme dei sensori e degli attuatori che presiedono e controllano il funzionamento del modulare.





    A sinistra sono stati raggruppati i sensori, alcuni dei quali sono sdoppiati, in modo che i punti di controllo delle due bancate risultino indipendenti fra loro.


    Sensore giri e fase motore: permette al computer di bordo di conoscere istantaneamente il regime di rotazione e, grazie al segnale fornito dal sensore di inizio ciclo motore, la posizione istantanea dell'albero motore e di conseguenza quella di tutti gli organi meccanici ad esso collegati.


    Sensore angolo farfalla: ogni bancata ne utilizza uno; il computer attraverso di essi può rilevare la posizione delle farfalle. Tale dato, insieme ai valori della pressione e della temperatura aria, viene poi utilizzato per individuare in modo preciso la quantità di aria aspirata nei cilindri e di conseguenza la quantità di carburante da iniettare in ciascun cilindro.


    Sensori pressione assoluta: leggono la pressione nei condotti di aspirazione di ciascuna bancata e quello relativo alla bancata sovralimentata controlla la waste-gate.


    Sensori di temperatura aria: permettono di rilevare la temperatura dell'aria in prossimità dei collettori di aspirazione a monte degli iniettori.


    Sensore di temperatura acqua di raffreddamento: la sua funzione è basilare durante il periodo di riscaldamento del motore per il controllo del regime di minimo.


    Sensore di detonazione: montato sulla bancata sovralimentata provvede a variare l'anticipo nel caso insorgessero fenomeni di detonazioni e nei casi più gravi concorre all'azionamento della waste-gate.


    Sensori di posizione acceleratore: permette al computer di valutare la richiesta di potenza effettuta dal pilota e quindi di decidere se alimentare o meno la seconda bancata”.


    Fine.


    Immagini e info di testo da Automobilismo – 1986 – Lionello Negri


    p.s. Come sempre, i miei post non hanno la pretesa di scrivere una pagina di storia da parte di chi c'era, ha visto e ha fatto (come potrei).
    Sono semplicemente la presentazione agli utenti di AP di cose che ritengo interessanti, incontrate viaggiando attraverso gli anni dell'archivio.
    Se ci sono modifiche da fare a quanto scritto, dettagli da aggiungere o correzioni necessarie per via di imprecisioni, ben vengano.



    GTC
    "Bello, scattante e forte come un uragano." - "Troppo buono, Michael." - "Non parlavo di te, Kitt, ma di King Jack, il cavallo di Maxime." - "Un cavallo? Tutti questi complimenti per un essere cocciuto, capriccioso e costoso da mantenere?" - "In effetti ti somiglia molto, Kitt...." -

  2. #2
    Team Manager L'avatar di Motron
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    beh grazie come sempre
    Fiat Punto I 55 sx '97
    Fiat Punto II restyling 1.2 60cv '04
    Toyota Prius V2 '06

  3. #3
    HALL OF FAME L'avatar di Net Flier
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    bisognava avere delle menti malate per poter fare ciò

    Mi avete fatto venire fino a quassù e mi avete detto...mi avete detto che mi compravate una bomba...arriverò tardi per il pranzo e mia mamma...ahhh...ahhh..e non mi farà mangiare per punizione..aaaaaah che vigliacchi.........nessuno ha una cioccolata??? un croccante???

  4. #4
    Pilota Ufficiale L'avatar di lantanio
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Grazie Paolo, veramente un grande!!!
    Renault Megane III stescion e Clio trefaseb dinamica entrambe alimentate a miscela di idrocarburi contententi da 13 a 18 atomi di C

  5. #5
    ACS
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    BANNED L'avatar di ACS
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Alfetta CEM. Roba che allora arrivavano a pensare in pochi, figuriamoci a produrre.

    Purtroppo sappiamo chi comandava allora e dove stava il focus di "spesa": voto di scambio e potere politico.
    Quindi non si potè evolvere a dovere e "massificare".

    Grazie Paoli'... se trovi anche qualcosa sull'evoluzione di quel sistema, che veniva integrato dei variatori di fase, delle 4 valvole ed applicato sul Twin Spark...
    Roba che ci sono 1 o 2 motori in giro.

  6. #6
    L'archivista L'avatar di PaoloGTC
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Grazie a voi ragassi, Motron, Lantanio ed ACS.

    @ ACS: eh purtroppo lì' diventa più difficile trovare qualcosa di scritto... cercherò ma bisogna andare proprio col lanternino. Almeno nella tipologia di cartaccia che conservo io... articoli come quello di questo topic sono già una manna rispetto a ciò che si scrive oggi sulle riviste, e il merito va ad Automobilismo che nei primi anni pubblicava articoli di tecnica mica da ridere. ( ho trovato giusto ieri un affondo eccezionale nel programma Fiat X1-7 che credo riporti tutto ciò che si desidererebbe sapere al riguardo... oggi queste cose non le fanno più, sono noiose e uno spreco di carta e tempo, la gente non le legge, è meglio la minkiamobile con due tette che si faceva anche una volta, vedi Starter ... però non si faceva solo quello ).
    "Bello, scattante e forte come un uragano." - "Troppo buono, Michael." - "Non parlavo di te, Kitt, ma di King Jack, il cavallo di Maxime." - "Un cavallo? Tutti questi complimenti per un essere cocciuto, capriccioso e costoso da mantenere?" - "In effetti ti somiglia molto, Kitt...." -

  7. #7
    HALL OF FAME L'avatar di il FUSI
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Toh ma guarda la FALLITA Alfa cosa tirava fuori mentre la Fiat doveva ricorrere alla Bosch per guadagnare 5cv sui suoi "poderosi" bialbero delle 132.

    BELLA MIA ALFA dove cazzo ti han fatto andare...........

    '80 Alfasud 1.2 5m 4p --- '09 147 JTDm Moving

  8. #8
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Non ho letto bene tutto l'articolo,ma praticamente non è quel sistema che usa anche la MB sulla Classe S?Peraltro quasi vent'anni dopo..

  9. #9
    HALL OF FAME L'avatar di Lanciaboxer
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Mi sembra che Fiat per arrivare ai suoi 130cv della Ritmo non abbia applicato nessuna iniezione (che di per se non significa un sistema per guadagnare cv) ma semplici carburatori, inoltre sempre la denigrata Fiat dai suoi bialbero ci tirava fuori anche e ben piu di 5cv nella stessa epoca.. ci applicava Volumetrici, turbo e persino l'accoppiata di entrambi.. come nessuno al mondo... e raggiungendo potenze come nessun bialbero 4 cilindri al mondo, con buona pace di altri "poderosi" bialbero...
    Poi se fosse solo il problema di guadagnare 5cv in punta di potenza, bastava riprofilare 2 cammes, poi naturalmente bisogna vedere se veramente si aveva un reale guadagno nell'utilizzo quotidiano.... trovo sempre divertente vedere il valutare la qualita di un motore per la potenza massima raggiunta.
    http://www.autopareri.com/forum/image.php?type=sigpic&userid=178&dateline=13196131  21

  10. #10
    ACS
    ACS non è collegato
    BANNED L'avatar di ACS
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    Predefinito Re: Alfa Romeo anni '80 - Il motore modulare.

    Ricomincia la guerra dei poveri, il signore con il cappello e la torpedo, decaduto perchè troppo ambizioso e assorbito dal venditore di lavatrici, e la provincia diventata povera perchè ricchissima e depredata dai gestori di roma ladrona.
    Stucchevole. Partigiano finchè vuoi ma ai limiti della velina della pravda e potevi risparmiartela proprio perchè sei un fine cultore dell'auto e sai che non è così...

    I volumetrici fiat avevano 5 cv in più degli aspirati Alfa a parità di cilindrata, e non riuscivano manco a esprimere le medesime prestazioni su corpi vettura analoghi.
    La versione Abarth del bialbero fiat aveva la medesima potenza di quelli Alfa (a sconda delle versioni e delle misurazioni), entrambi a carburatori, e montato su un corpo vettura di dimensioni e pesi che il bialbero Alfa non ha mai visto, perchè dedicato ad altro.
    Le versioni turbo sono eccellenti e nessuno lo mette in dubbio, Alfa ne aveva di altrettanti anche più performanti 6/7 anni prima (150cv e 170cv), ma certe situazioni di assorbimento risorse da parte di situazioni non automobilistiche (vedi sopra) non ha permesso di farne sviluppo e versioni di grande diffusione, fino al'avvento del 1779 turbo che aveva la medesima potenza del 1995 fiat in entrambe le versioni (155cv prima e 165 dopo esattamente come Croma e Thema).

    Parlando di aspirati su produzione di massa, prima dell'avvento delle 4 valvole per cilindro, non c'era paragone, ne come potenza, ne come coppia, ne come guidabilità.
    Ed anche a confronto con il bialbero 16v fiat, il primo TS Alfa a livello prestazionale se visto su corpi vettura analoghi è supercompetitivo.

    Se poi vuoi prendere le versioni da competizione allora stiamo parlando di cose che non hanno senso.

    ps: il turbo volumetrico della S4 fu una forzatura commerciale, anche nelle corse. Infatti a torino, tanto di cappello, erano già arrivati al doppio turbo sequenziale e SOLO una scelta dettata dal marketing impose l'utilizzo del volumetrico (notoriamente meno efficiente). Infatti durò poco a prescindere dalla soppressione dei Gr.B, e si vide quel fantastico progetto triflux con ECV I/II (ma che era già "finito" a lievllo motore mentre correvano le S4).

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