La QVale Mangusta è un'automobile sportiva costruita in soli 720 esemplari (altri parlano di 722) intorno al 2000, poichè l'azienda Qvale Automotive Group s.r.l. è una ditta attiva tra il 1999 e il 2001. La sua sede era in Emilia, a Modena, la terra che più di altre in Italia ospita ditte automobilistiche per lo più artigianali (fra le tante ricordiamo Lamborghini, Pagani, Edonis, senza citare la Ferrari) anche se la casa era tipicamente americana e aveva sede a San Francisco. Il nome di questa vettura non è casuale ma è un omaggio a uno dei più importanti ed estremi modelli costruiti dall'eclettico Alejandro De Tomaso: la De Tomaso Mangusta, appunto. Questo perchè l'auto avrebbe dovuto essere venduta col marchio De Tomaso in Italia ed essere l'auto del "rilancio" affiancandosi all'ormai aziana Guarà della casa citata; tuttavia, quando l'auto stava per essere lanciata, la QVale ruppe i legami con De Tomaso e l'auto fu commericializzata con il marchio Qvale, costringendo da li a pochi anni la casa del costruttore argentino ad un inevitabile destino. L'auto era costruita sul pianale di una Ford Mustang di cui riceveva anche il motore, il cambio e altre componentistiche: un poderoso V8 da 4,6 litri con 322cv sviluppati a 6500 giri al minuto e 32 valvole, motore che si rivelerà poi piuttosto inadatto poichè sovradimensionato al tipo di auto che era in definitiva una "barchetta" ossia dotata di una capotina mobile che la trasformava pressochè in una targa. La maggior parte degli esemplari furono destinati agli Stati Uniti. Il propulsore permetteva all'auto una velocità di 260 km/h e 5.8 secondi per accelerare da 0-100: valori sicuramente positivi ma non diversi da un buon turbo benzina attuale con molti meno litri e con soli 4 cilindri. Il cambio è un tradizionale e piuttosto vecchiotto 5 marce che presenta, tra l'altro, una leva neppure molto sportiva e con innesti lunghi.
Ciò che però era più particolare e sicuramente sconcertante era il design di quest'auto, nonostante fosse firmato da una grandiosa matita del design automobilistico: Marcello Gandini (tanto per ricordarne qualcuna: Lamborghini Countach, Diablo, Espada, Urraco, Lancia Stratos, Fiat X 1/9 e soprattutto, Miura).
la linea era un misto dei peggiori stilemi di quegli anni: la fiancata era piuttosto muscle, tipicamente americana con delle ampie minigonne dall'aspetto posticcio e due enormi prese d'aria; il muso è quantomai imbarazzante con i due fari "piangenti", una calandra tipo Nissan Figaro e un cofano avvolgente che arriva fino agli specchietti del tipo Fiat Coupè. La parte invece più riuscita sembra essere la coda, con i faretti rotondi ricoperti da una griglietta stile Testarossa e i quattro tubi di scappamento cromati. La linea nel complesso è piuttosto tozza (l'auto è lunga solo 4100mm, assolutamente più piccola di altre supercar) , anche perchè il passo dell'auto è corto e rende quindi il profilo massiccio e sicuramente non bello da vedere, (anche se le ruote da 17 pollici con cerchioni a 5 razze tipo Ferrari aiutano) soprattutto per la categoria in cui andava a piazzarsi, quella delle supercar.
Gli interni rivelano una stretta parentela (cruscotto, volante) con la Mustang, anche se presenta un apprezzabile finitura artigianale, con sedili in pelle e dettagli in alluminio. L'auto ha un prezzo di 69.000 dollari nel 2000.
L'auto tra l'altro è afflitta da numerosi problemi e si registrano anche degli incidenti apparentemente banali (soprattutto sul bagnato).
La ditta è stata poi comprata dalla MG, azienda non proprio in ottima salute e di cui sappiamo benissimo il destino. Il pianale è poi servito per progettare e produrre qualche esemplare della MG X80, forse la più estrema MG di sempre, ma uscita nel momento più nero per l'azienda inglese e sicuramente non nel modo giusto.
Ma la storia della Qvale non è relegata a questo ambiguo modello. Infatti Qvale è il cognome di Bruce, importatore Maserati negli Stati Uniti negli anni '70 e stretto collaborate di Alejandro De Tomaso e che per anni ha sognato la nostra "terra dei motori", Modena. Ma è anche il cognome di uno degli uomini più importanti per l'automobilismo sportivo americano, Kjell, uno dei disegnatori del mitico circuito di Laguna Seca e disegnatore presso la Jensen Auto (marchio che merita anch'esso una pagina su questo sito: non tutti conoscono la Interceptor, la prima supercar con la trazione integrale, altro che Ferrari FF) e la Austin-Haley che negli anni '70 creava vetturette leggere e sportive sogni di ogni giovane dall'atlantico al mediterraneo.
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la MG X80
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fonti:
QVALE MODENA MANGUSTA | Immagine 10 di 12
Qvale - Wikipedia
Qvale Mangusta
Qvale Automotive - Motor Valley
Qvale Mangusta - Forbes.com
Qvale History
Qvale Mangusta
Kjell Qvale | LinkedIn



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