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Discussione: La cineteca di Autopareri.

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  1. #1
    HALL OF FAME L'avatar di EC2277
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    Predefinito La cineteca di Autopareri.

    Ho pensato che può essere interessante fare una sorta di archivio dei film più belli che abbiamo visto percui comincio postando quello che, a mio avviso, è il più bello in assoluto.

    Titolo La parola ai giurati.

    Regista. Sidney Lumet.

    Soggetto e sceneggiatura. Reginald Rose.

    Anno. 1957

    Produttori. Sideny Lumet e Reginald Rose per la United Artist.

    Interpreti. Martin Balsam (giurato n°1), John Fielder (giurato n°2), Lee J. Coob (giurato n°3), E.G. Marshall (giurato n°4), Jack Klugmann (giurato n°5), Edward Bins (giurato n°6), Jack Warden (giurato n°7), Henry Fonda (giurato n°8), Joseph Swneeney (giurato n°9), Ed Begley (giurato n°10), Jeorge Voskovec (giurato n°11) e Robert Webber (giurato n°12).

    Trama. Il film prende avvio dopo che il giudice riassume il caso in esame, prima di fornire le ultime istruzioni alla giuria. Un uomo è morto, suo figlio è accusato di essere l'assassino. In accordo con la legislazione americana (ora come allora), il verdetto (di colpevolezza o innocenza che sia) deve essere espresso all'unanimità. Un verdetto non unanime porta alla ripetizione del processo. La giuria è inoltre informata che un verdetto di colpevolezza condannerà certamente il ragazzo alla sedia elettrica. I dodici giurati si dirigono verso la stanza in cui svolgeranno il proprio lavoro e dove, discutendo il caso, conosceranno la personalità l'uno dell'altro.

    La trama del film si sviluppa attorno alle difficoltà che incontrano i giurati a raggiungere un verdetto unanime, difficoltà dovute in alcuni casi ai pregiudizi di alcuni di loro. Dopo l'approccio iniziale, in cui il gruppo chiacchiera informalmente, si aprono i lavori e si comincia con una votazione preliminare al termine della quale 11 giurati si schierano per la colpevolezza. Solo il giurato 8 vota per la non colpevolezza. Il gruppo reagisce con rabbia e sarcasmo contro chi non si conforma, e l'8 motiva la sua scelta dichiarando di non essere del tutto convinto dell'innocenza del ragazzo, ma che questi ha comunque diritto ad un giudizio equo e approfondito. Si ripercorre pertanto il processo, vengono riesaminate le prove messe agli atti, in particolare il coltello che è servito come arma del delitto. Si valutano inoltre l'accuratezza delle testimonianze e l'affidabilità dei testimoni che accusano il ragazzo. Lentamente emerge che il processo è stato condotto in modo affrettato, e che l'imputato è stato difeso da un avvocato d'ufficio svogliato, il quale ha trascurato aspetti essenziali della vicenda e non ha posto domande fondamentali per chiarire la posizione del suo assistito. Con il trascorrere del tempo, sempre più giurati si schierano per la non colpevolezza. Infine, si raggiunge l'unanimità e l'accusato è assolto.

    Recensione. È senza dubbio un capolavoro (nonché il mio film preferito) della filmatografia mondiale che si regge esclusivamente sulla capacità degli attori di far vivere i propri personaggi. In questo sono supportati da una sceneggiatura che, facendo discutere i vari giurati sulla colpevolezza de "il ragazzo", riesce a tratteggiarne in maniera mirabile i caratteri, i preconcetti, i desideri ed il vissuto pregresso.
    A tutto ciò si aggiunge l'eccellente regia di Sidney Lumet che, nonostante il vincolo di dover girare il film all'interno di un'unica stanza, riesce a non far annoiare mai lo spettatore mostrando una maestria nell'uso della macchina da presa eccezionale; molti "grandi registi" di oggi avrebbero molto da imparare da lui.

    Curiosità. Il film è un adattamento dell'omonimo dramma teatrale di Reginald Rose e, fatta eccezione per la sequenza iniziale, quella finale e due sequenze in bagno, si svolge quasi per intero all'interno della sala della giuria.
    Per tutta la durata del film non viene utilizzato un solo nome proprio di persona.
    Con questo film Sidney Lumet ha fatto il suo esordio (e che esordio) alla regia.
    Nel 2007 La parola ai giurati fu scelto per la conservazione nella United States National Film Registry dalla Library of Congress, perché giudicato "culturalmente, storicamente ed esteticamente significativo".

    Ultima modifica di EC2277; 05-10-2009 alle 15:42
    «Credo che la morte sia il modo con il quale Dio ci dice di calmarci.» Lemmy Klimister

  2. #2
    HALL OF FAME L'avatar di Cosimo
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    Mi son perso..
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    Predefinito Re: La cineteca di Autopareri.

    molto bello, visto anni fa...grandissima prova di fonda, mi ricordo la foga con cui tentava di far capire i suoi dubbi ai colleghi giurati che nella ricostruzione dei fatti molte cose non quadravano. Meritava l'oscar

  3. #3
    HALL OF FAME Moderatore L'avatar di Regazzoni
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    Predefinito Re: La cineteca di Autopareri.

    Non a caso è stato e viene riproposto e rifatto in ogni modo possibile e immaginabile.
    Pure nei telefilm lo usano come esempio da copiare.
    Ma se questo mondo e' un mondo di cartone
    allora per essere felici basta un niente magari una canzone
    o chi lo sa...



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