“Il Corvo” è una fiaba nera, una storia d’amore, cinema underground fatto per chi il cinema lo ama. Il chitarrista Eric, un anno dopo essere stato assassinato con la sua ragazza, torna in vita per vendicarsi dei mandanti del massacro. E’ invulnerabile, e lo scorterà un corvo, con il quale è in collegamento telepatico per ricevere le immagini di ciò che gli occhi del volatile vedono.
Film perfetto, bellissimo, a suo modo diventato un cult per la generazione di fine anni Novanta, “Il Corvo” racconta una storia violenta e sporca, una vendetta assetata di sangue che il fascino della regia di Proyas, ex regista pubblicitario di maniera, aiuta a renderla “bella e dannata”. Dannato come il film in questione: il protagonista Brandon Lee, figlio di Bruce Lee, morì durante le riprese perché colpito da una pistola caricata con proiettile vero anziché a salve. Fu sostituito, a pochi ciak dal termine, dalla computer grafica, allora in fase pioneristica. Da recuperare.
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