Apro questa discussione partendo dai seguenti commenti fatti in quella dedicata ai telefilm degli anni '80.
Esiste un film nel quale quest'abilità nel capire se, quando, come e quanto mostrare qualcosa, o non mostrarla, è sfruttata in maniera magistrale: Perfect Blue.
Vi è infatti una scena nella quale un personaggio del film (un fotografo) apre ad un ragazzo venuto a consegnagli una pizza. Il ragazzo, giunto il momento di farsi pagare, lascia cadere la pizza in terra, il fotografo dopo un attimo di sbigottimento si china per raccoglierla ed il ragazzo estrae un oggetto che sembra un cacciavite per pugnalare la sua vittima.
Un registra normale a quel punto avrebbe fatto vedere la scena dalle spalle dell'omicida, mostrandolo così che tira tre pugnalate al fotografo, questi che tenta di fuggire, che viene colpito mentre cerca di telefonare e poi ucciso. Satoshi Kon invece opta per un'altra tecnica: mette l'inquadratura esattamente dove gli altri la tolgono. Così, dopo il primo piano della mano del ragazzo che estrae da dietro la schiena il cacciavite e poi colpisce il fotografo, abbiamo il primo piano del volto incredulo del fotografo con un cacciavite piantato nell'occhio sinistro con il sangue che cola lungo l'impugnatura dell'arma e da essa sulla mano. Poi il volto si deforma in una smorfia di dolore, dalla sua gola prorompe un urlo lacerante ed il fotografo, portandosi la mano sinistra all'occhio, si tira indietro rialzandosi. Mentre il fotografo fa ciò, l'inquadratura si allarga in un piano americano mostrando una seconda pugnalata alla milza del fotografo, che si porta la destra sulla nuova ferita e l'inquadratura si stringe sulla zip dei pantaloni del fotografo giusto in tempo per mostrare la terza pugnalata, diretta ai genitali della vittima. Il fotografo scappa, inciampa, cade a terra, afferra il telefono ed un nuovo primo piano mostra una quarta pugnalata che penetra la mano e la cornetta.
A questo punto Satoshi Kon non indugia più sull'efferatezza dell'omicidio e preferisce adottare un piano medio totalmente statico che mostra l'omicida ergersi e poi riabbattersi sulla vittima, oramai ridotta ad un cadavere muto. Non servirebbe a nulla indugiare sul cacciavite che fa scempio del corpo del fotografo, sarebbe solo una truculenta orgia di sangue, mentre il registra desidera che lo spettatore venga coinvolto dalla furia omicida del ragazzo arrivando a percepirla come propria e nel far ciò è abilissimo a lasciar ferma l'inquadratura nella sequenza finale dell'omicidio: infatti un proiettore proietta su una parete le immagini di un servizio che il fotografo aveva fatto alla protagonista (una cantante di nome Mima) del film e mentre queste immagini avanzano, mostrando la protagonista nuda che scatto dopo scatto assume una posa simile a quella di un celebre ritratto di Marilin Monroe, l'omicida continua ad alzarsi ed abbassarsi con l'arma in mano fino a perdere il berretto che gli celava il volto, fino a mostrare il volto dell'assassino, fino a mostrare lo spiritato volto di Mima deformato dalla furia omicida che si soprammette all'ammiccante volto della ragazza proiettato su una parete sempre più insanguinata.
Se Satoshi Kon non avesse mostrato quei truculenti primi piani, non vi sarebbe stato lo stesso coinvolgimento emotivo da parte dello spettatore.
Se Satoshi Kon, subito prima dell'omicidio, non avesse inserito nel film delle sequenze in cui Mima litiga con un'altra sé stessa frutto di un allucinazione, lo spettatore non avrebbe avuto sentore della follia della ragazza.
Se Satoshi Kon, all'inizio della scena dell'omicidio, non avesse mostrato di sfuggita il ragazzo delle consegne, lo spettatore, osservando i contorni del volto del ragazzo e le pieghe della sua camicia, avrebbe capito subito che si trattava di una ragazza travestita.
Se Satoshi Kon, in seguito, non avesse indugiato un poco di più sulla sagoma del ragazzo, lo spettatore non avrebbe cominciato a covare il sospetto che in realtà era Mima.
Se Satoshi Kon non avesse saputo usare le inquadrature con tale maestria, non avrebbe saputo coinvolgere lo spettatore nella stessa maniera. In questo ha mostrato d'essere un grandissimo regista, mentre altri e più famosi "ciarlatani dell'horror" (ogni riferimento a Dario Argento è puramente voluto) non hanno la stessa sensibilità nel mettere la regia al servizio della storia. Anch'essi mettono l'inquadratura dove gli altri la tolgono, mostrando così scene estremamente truculente, ma è una truculenza ed una violenza fine a se stessa. Il cui scopo è suscitare il disgusto nello spettatore, non proiettarlo nella mente dell'omicida o della vittima.
Chiedo scusa per la lunghezza dell'intervento e se ho indugiato molto nella descrizione della scena, ma avevo molto da scrivere e sopratutto ho cercato di rendere a parole quel coinvolgimento emotivo che Kon ha saputo creare con le immagini.



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Rispondi Citando
, hai mica da linkare la scena incriminata? Cosi' da vedere di persona quanto racconti?



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