Marchionne:«Il mio futuro è in Fiat»
È senza giacca e porta il maglione scuro che ormai per molti manager fa tendenza. L'italocanadese Sergio Marchionne è a suo agio a Zurigo,capitale economica elvetica che ha a lungo frequentato, specie all'epoca della guida di Alusuisse e poi di Lonza. Conosce bene il salone della Zunfthaus zur Meisen, l'edificio storico dove è stato invitato dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera, di cui a suo tempo ha fatto parte, per parlare del rilancio Fiat in atto.
Ricorda a imprenditori e manager svizzeri e italiani le cifre di questo rilancio, le stesse illustrate ad analisti ed investitori all'inizio di questo mese.
Sottolinea l'obiettivo per il 2010: 2,8 milioni di vetture prodotte, 3,5 milioni considerando le joint venture.Ricorda anche, l'amministratore delegato del Gruppo Fiat,
l'importanza di avere un management compatto, un piano industriale preciso, lafiducia dei dipendenti. Sottolinea ancora la centralità non teorica ma molto pratica della qualità del prodotto e del rapporto con la clientela. Poi, a margine della riunione, accetta di aggiungere altri elementi legati sia all'attualità che alle prospettive.
Il rilancio della Fiat è guardato con interesse. Ma i possibili competitori globali, nell'auto, sono pochi. Davvero la Fiat potrà farcela da sola?
Guardi, si può dire che la Fiat è uscita dal momento più difficile della sua storia.Le dico le mie previsioni: non so se i competitori mondiali nell'auto sono o saranno cinque o sette. So che la Fiat sarà una di quelli.
Non ora, ma in futuro, veramente è possibile evitare una grande alleanza o fusione?
Le alleanze le faremo ancora in modo mirato.Abbiamo annunciato tredici accordi dal febbraio 2005, di cui dieci per lo sviluppo dell'auto. In futuro saranno ancora alleanze mirate, per lo sviluppo di piattaforme, per la presenza in alcune zone geografiche, per l'invasione di mercati che non conosciamo. Ma il grande deal,la grande fusione tra la Fiat e un'altra società, questa proprio non credo sia probabile.
Sempre per ilfuturo,una Fiat ancora molto europea o un po' più asiatica?
Fiat sarà certamente più internazionale, ma sempre con un grande cuore italiano. L'essenza della Fiat non vogliamo certo perdercela, quindi su questa base si continua a lavorare.
Non ci sarà quindi una riduzione delle basi produttive in Italia?
Ho promesso nel 2004 che non avrei chiuso stabilimenti e non ne abbiamo chiusi. Ora anzi stiamo assumendo in Italia, stiamo aumentando gli organici. Abbiamo bisogno di vetture da vendere. Abbiamo raggiunto fortunatamente una quota di mercato sia in Italia che in Europa abbastanza buona. Siamo circa all'8% in Europa, oltre il 31% in Italia. Probabilmente arriveremo oltre l'11% in Europa per la fine del 2010. Quindi abbiamo bisogno di tutta la capacità produttiva del sistema italiano.
Il futuro di Sergio Marchionne a quale settore, a quale continente è legato?
Il mio futuro è sicuramente sempre legato alla Fiat. È l'ultimo mio incarico, non voglio andare da nessuna altra parte. Mi piace l'organizzazione Fiat e lì voglio rimanere.
C'è ancora tempo per precisare che
«Iveco rimane nella famiglia Fiat, se vi sono altri gruppi che si vogliono muovere nel comparto, lo facciano pure, la nostra linea non cambia». E poi per respingere garbatamente le domande sui possibili candidati alla carica di a.d. di Fiat Auto: «Vedremo, sin qui ho ricoperto io anche questa carica ma è chiaro che bisognerà trovare una soluzione. Vedremo quale nuova struttura gestionale sarà opportuno avere». Marchionne saluta e riparte. Ha parlato con molta calma, ma quando riprende a camminare in direzione dell'auto che l'attende, una Maserati, va molto veloce. Ha appena detto che c'è ancora molto da fare.
Nel suo intervento,ha citato:«Quando hai sviluppato un nuovo prodotto, pensa subito a come trovarne un altro. Se non lo fai tu, lo farà qualcun altro».
Segnalibri