| HALL OF FAME
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Nominated 0 Times in 0 Posts TOTW/F/M Award(s): 0 | Re: Ifil-Exor: sanzioni Consob per 16 milioni di € Citazione: Consob sanziona Fiat. Condanne e multe per Ifil La legge è uguale per tutti. La Commissione nazionale per le società e la Borsa, la Consob, non guarda in faccia nessuno, avendo il preciso compito di esercitare la vigilanza sui mercati regolamentati. Cioè interviene su operazioni poco trasparenti, punendo chi trasgredisce le leggi predisposte per salvaguardare il mercato. Chi pensava che la Consob non sarebbe intervenuta, insabbiando il caso Fiat, dovrebbe chieder scusa al presidente Lamberto Cardia. Per molto tempo si è considerata la più bella del reale, per questo credeva di non essere pizzicata dalla Consob. Un brutto colpo in un bel momento. In una fase di ripresa e risanamento, la casa automobilistica ha subito un colpo che lascerà il segno al vertice del Lingotto. Per aver commesso, nella fattispecie le holding legate agli Agnelli, reati informativi grandi come una casa, non ci possono esserci alibi. Tantomeno si può usare, così come hanno fatto Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Marchionne, la pezza giustificativa che il passo (riguardante la rivalutazione del titolo Fiat, tramite un’operazione equity swap non trasparente) è stato compiuto per salvare la casa automobilistica. Cioè, la Fiat, grazie a quella operazione, oggi, è ritornata a essere competitiva, o, meglio ancora, senza quella “speculazione”, la Fiat avrebbe dovuto chiudere o si sarebbe fatto dell’azienda torinese uno “spezzatino”. Inoltre, di fronte a una eventuale scalata, l’unica via fu di mettere in atto una operazione difensiva. Sarà. La Consob ha colpito duro il colpo grosso della Fiat. Una multa salata per un totale di 16 milioni di euro e lo sfregio delle sospensioni a tempo dagli incarichi per Gianluigi Gabetti (6 mesi), Grande Stevens (4 mesi) e Virgilio Marrone (2 mesi), compresi quelli in Fiat e Mediobanca. La Consob non ha scherzato e, comunque, non poteva fare diversamente di fronte a un caso che grida vendetta al cospetto di Dio. Per una vecchia storia, il Lingotto ha pagato caramente l'operazione Ifil-Exor, tesa a preservare la quota di controllo del 30,06% della casa automobilistica torinese alla scadenza del prestito convertendo attraverso l'equity swap sulle azioni Fiat del periodo aprile-settembre 2005. E comunque, solo, in pieno agosto, per l’esattezza il 24 di quel mese, si seppe il fatto, cioè quando Ifil-Exor, le due finanziarie della famiglia Agnelli, dovettero comunicare al mercato che”non era stata intrapresa né studiata alcuna iniziativa in relazione al prestito convertendo” Fiat.
In quel momento, gli Agnelli, per non diluire la quota di controllo del 30% nel gruppo automobilistico, si trovarono a un bivio: se comprare o no le azioni Fiat che sarebbero state emesse con la conversione in capitale del prestito da tre miliardi di euro sottoscritto da un pool di banche nazionali e straniere. Mentre Ifil (detiene il 30% di Exor) e la Sapa Giovanni Agnelli&C (controlla il 70% di Exor) tennero a precisare che non sarebbero intervenute, cioè non avrebbero preso alcuna iniziativa, in verità, fecero l’opposto. In quella precisa data agostana fecero il colpo della loro vita. Nel senso che, ha chiarito la delibera Consob- “ era stato studiato ed era già in corso da attuazione il progetto finalizzato a conservare al 30% la partecipazione di Ifil in Fiat, contestualmente all’esecuzione dell’aumento di capitale al servizio del convertendo con le banche”. Il “progetto”, studiato a puntino, non era comprare titoli di banche, che costavano oltre il 10 euro, per cui troppi cari, ma rastrellarli da mani amiche ed esperte sul mercato, dove trattavano a prezzi minimi.
L’operazione è partita da una equity swap, una transazione per via della quale,la finanziaria del gruppo Exor decise di rivalutare i titoli Fiat. Exor diede mandato a Merrill Lynch di rastrellare 90 milioni di azioni Fiat, impegnandosi a pagare, a scadenza, l’eventuale minusvalenza rispetto ai prezzi di mercato, in cambio della speranza di ricevere la plusvalenza, sempre eventuale. Sicché, ha fatto, alla lettera, una speculazione bell’e buona, puntando sull’aumento di valore del titolo. Di grazia, come non poteva non intervenire la Consob? Pur mettendo, come lo struzzo, la testa nella sabbia, l’affaire era tanto grave che doveva, per forza, per il pieno rispetto delle leggi e per la credibilità e dell’onorabilità dell’Istituzione, intervenire con mano pesante.
Nel merito, l’Ifil acquistò da Exor (società del gruppo) 82 milioni e 250 mila azioni ordinarie per 535 milioni, a 6,5 euro per azione contro un prezzo di Borsa superiore a 7,5 euro, mentre il prezzo fissato per le otto banche creditrici era stato pari a 10,28 euro. Exor a sua volta aveva avuto le azioni dalla banca d'affari Merrill Lynch a seguito dello scambio pattuito in aprile. Per mantenere invariata la propria quota l'Ifil acquistò poi sul mercato tra il 7 e il 9 settembre 2005 altri 5,5 milioni di titoli con un esborso di 41 milioni. La Consob aveva avviato l'inchiesta nel febbraio 2006. È stato immediatamente annunciato ricorso con richiesta di sospensione alla Corte d'Appello di Torino. Per fortuna della Fiat la decisione della Consob in Borsa non ha procurato grossi scossoni sul titolo Fiat. Anzi.
I titoli Ifil e Ifi hanno chiuso in rialzo. Il paradosso è che in casi, come quello Fiat, che ha portato la Consob a intervenire, secondo analisti e operatori, le misure sanzionatorie, “a meno di casi particolari, hanno pochi effetti sui titoli delle società, dati i ricorsi alla magistratura che fanno allungare i tempi dei pagamenti. Inoltre la sospensione dei vertici, se verrà confermata, non pregiudica l'attività operativa della società”. Come hanno reagito i vertici Fiat in proposito? Hanno replicato che c’è stato il pieno rispetto delle leggi e non c’e stata alcuna manipolazione del mercato. Per questo motivo, si sono sorpresi e, nello stesso tempo, rammaricati del provvedimento della Consob. In quell’estate del 2005, successe di tutto, le scalate bancarie dei “furbetti del quartierino” e le operazioni equity swap dei “furboni” del Lingotto. C’era chi pensava che si sarebbe addotto il solito metro italiano, due pesi due misure, colpire i “furbetti” per lasciare scappare i “furboni”. Chi l’ha pensato deve fare ammenda. Cardia trasmise a tamburo battente gli atti della vicenda alla magistratura ordinaria. A onor del vero, la Consob ha parlato. |
L'Opinione
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