Gli Agnelli non vestono più alla marinara
"Casa senza omu, casa senza 'nnomu", dice un vecchio proverbio siciliano. A ribadire, cioè, che una casata in cui manca il pater familias, perché morto o fuggito, è da considerare sparita o estinta.
Chissà l'Avvocato quale battuta fulminante avrebbe tirato fuori, vivo, a commentare la causa intentata da sua figlia Margherita - lei così riservata e discreta, buona madre di famiglia col dono della poesia - e da sua moglie Marella contro Franzo Grande Stevens, Gianluigi Gabetti e Sigfried Maron, tre tra i più importanti uomini di fiducia cui l'Avvocato aveva affidato la tutela della ricca cassaforte di famiglia al momento del trapasso. Cassa che contiene, a quanto pare, l'astronomica cifra di tre miliardi di euro e che, stando all'azione promossa dalle due Agnelli, non sarebbe gestita in modo trasparente visto che i suoi conti non sarebbero stati forniti dai tre "mandatari e gestori del patrimonio", cioè i guardiani dell'eredità. Anzi, a dirla tutta, secondo Margherita ci sarebbero soldi depositati all'estero di cui solo i mandatari sarebbero a conoscenza. Accuse pesanti che si possono ripercuotere su 200 eredi e colpire la Fiat (ma Luca Cordero di Montezemolo dice di no).
Tramonta così, tra le carte bollate, quello "Stile Agnelli" da Villar Perosa, così discretamente militaresco che era stato imposto da Giovanni Agnelli Senior, ex ufficiale di cavalleria, e che ha governato Corso Marconi per oltre cento anni. Una famiglia, un clan, in cui anche le quote ereditarie erano state decise a priori perché nessuno potesse rompere l'armonia della gestione della Fabbrica Italiana di Automobili Torino. E che, amara beffa, oggi viene rotto da una donna riservata che nelle sue poesie, ad un certo punto scrive: "Quando tutto sarà finito, ci saranno rivolte due domande: hai amato?, hai saputo perdonare?".
Adesso, dunque, la massima riservatezza si rompe in modo clamoroso. Sono lontani i tempi in cui "si vestiva alla marinara" e la grande Famiglia appariva unita e quasi anaffettiva, gelosa della propria privacy tra amori, nascite, matrimoni, dolori. Fa quasi tanta nostalgia ricordare Umberto Agnelli, il Dottore, arrivare con la sua Fiat 132 al comune di Villar per le seconde nozze e andare via dopo la cerimonia senza una luna di miele. L'Avvocato, quel suo viso da ariete, le rughe da capitano di ventura, le basette da amante latino, scuoterebbe la testa.
C'è una frase, scritta sulla strada per Villar, che Gianni era solito rimirare nelle sue silenziose passeggiate. L'aveva scritta una mano anonima, e non è un gioco di parole: "Il tempo segna l'uomo e l'uomo segna il tempo". A giudicare dai "segni dei tempi", tante cose stanno per cambiare. Liti private che diventano azioni pubbliche e che segnano un trapasso: gli Agnelli, così eterei e regali nel loro distacco da questo mondo, sono come tutti noi.
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