io non credo che in VW o in Ford &Co. ci sia IL DEGRADO che ci sia dalle nostre parti (ho citato l'automotive ma solo perchè è in topic, ma il discorso sarebbe da estendere..quindi non sto parlando di Fiat e basta).
vergine non è nessuno, ma dalle nostre parti il malaffare in azienda è LA REGOLA.
vero.. mi viene in mente almeno una dozzina di gente del genere.
Il loro habitat naturale è la partecipata.. gente per tutte le stagioni come si suol dire
Per esempio:
Ecco una interessante panoramica su quanto è accaduto in quei giorni,nel libro: "I giorni dell'iri" di Massimo Pini, classe 1937, dirigente
d'azienda e pubblicista; fra i più stretti collaboratori del segretario del Psi Bettino Craxi. Massimo Pini è stato per due volte membro del consiglio di amministrazione della Rai. Nel 1986 entrò a far parte del comitato di presidenza dell'iri, incarico ricoperto fino al 1992.Tra il 92 ed il 93 è stato consigliere per le privatizzazioni del presidente del consiglio Giuliano Amato.
Nel paragrafo in cui tratta la vendita dell'alfa romeo da parte di finmeccanica (ovviamente gruppo iri) Massimo Pini scrive:
cut
"...la sera di mercoledi 20 maggio del 1986, Romiti, che si trovava a cena presso lo storico ristorante torinese "Il cambio" ricevette una telefonata di Prodi: "guardi, voglio dirle che stamani abbiamo ricevuto una terreda d'intenti della Ford per la cessione dell'alfa romeo"
cut..
"Era chiaro", ricorderà, "che la ford aveva studiato bene la situazione in italia, voleva acquisire un marchio italiano,il marchio di una casa famosa, e su questo avrebbe costituito un intervento di gran disturbo per noi" (fiat) Entrò subito in azione il "partito della fiat": Giuliano Amato, all'epoca sottosegretario alla presidenza del consiglio e deputato di Torino, attuava un lavorio discreto sul presidente Craxi, Piero Fassino, segretario della federazione di torino del Pci, dichiarò: "lasciar cadere l'Alfa Romeo nella mani della ford sarebbe molto, molto pericoloso"; infine il 17 settembre 1986 Valerio Zanone, deputato liberale di Torino e ministro dell'industria, fece sapere alla stampa che sarebbe stato bene vi fosse un'alternativa alla ford.
La fiat, che nel 1985 aveva definitivamente superato la grande crisi della fine degli anni settanta, con un utile nell'anno di 1682 miliardi prima delle imposte, presentò infine il 25 ottobre la sua proposta: 8000 miliardi complessivi, tra prezzo di acquisto, assunzione di debiti ed investimenti per il rilancio. Secondo il giornalista economico Alan Friedman, Romiti "recitò da maestro la scena dell'italiano patriota che, bandiera in pugno, si batte eroicamente contro l'invasione straniera". L'offerta finale della fiat fu formalizzata il 1° novembre: "dopo qualche giorno ci fecero sapere che la nostra offerta era risultata migliore e che, dunque, la fiat si era aggiudicata l'Alfa Romeo. Era il giovedi 6 novembre 1986. Il giorno successivo, il governo Craxi approvò" ricorda Romiti.
Il presidente della Finmeccanica, Franco Viezzoli, davanti al consiglio di amministrazione dell'Iri ammisa che la comparazione tra le due offerte era difficilmente attuabile, ma che quella della Fiat aveva dei margini di certezza, circa i tempi di acquisto, che l'altra non possedeva. Poichè la Ford aveva chiesto alla Finmeccanica che la sua offerta non venisse resa pubblica in caso di sua esclusione, il consiglio dell'iri non fu informato: tutto passò sopra la sua testa, nonostante che l'istituto possedesse direttamente il 15% del gruppo Alfa Romeo.
La decisione di vendere alla Fiat venne presa anche per garantire l'occupazione e gli investimenti: i marchi Alfa, lancia e Autobianchi sarebbero stati accorpati in una nuova società primo produttore europeo di vetture di qualità. La fiat garantiva il mantenimento della identità aziendale; avrebbe difeso le capacità tecniche e progetturali nonchè la struttura produttiva basata sui due stabilimenti di Arese al nord, e di Pomigliano al sud.
Dieci anni dopo Rinaldo Gianola tira il bilancio di quella operazione: "per gianni agnelli era una provincia debole da annettere. E cosi è stato". Ad arese lavorano in quattromila, il parte sempre in cassa integrazione.. Nel 1996 l'Alfa Romeo ha toccato il minimo storico di vendite. Il prossimo settembre (1997) cesserà la produzione della 164; Pomigliano, con oltre 5000 dipendenti, resterà l'unica grande fabbrica Alfa. La privatizzazione dell'Alfa Romeo, un modello certo non felice, ha rappresentato un passaggio decisivo nella riorganizzazione dell'industria dell'auto, conclusa con la concentrazione di tutti i concorrenti sotto l'ombrello della Fiat. A dieci anni di distanza rimangono le promesse non mantenute di Cesare Romiti".
Non vi è dubbio, anche in previsione dei grandi accorpamenti della industria automobilistica europea, che la scelta nazionale di privilegiare la Fiat fu una decisione giusta, seppure caratterizzata dall'ipocrisia dei tempi che dava per scontato che il nuovo padrone, nonostante gli impegni presi, non si sarebbe fatto condizionare in futuro nelle sinergie e integrazioni. Tuttavia l'iri, impedito di usare l'arma della concorrenza tra i due contendenti, dovette di fatto rinunciare a massimizzare i proventi della cessione: la Fiat avrebbe pagato 1750 miliardi a rate, meno 700 miliardi di debiti finanziari che si accollava (ad ottobre 1995 restavano da pagare ancora, come comunicava alla camera il ministro dell'industria Clò, circa 470 miliardi).
La finmeccanica aveva iniettato nell'Alfa Romeo tra il 1979 e il 1986 ben 1281 miliardi: di questi 615 nel 1985/1986, i quali sarebbero stati considerati dalla commissione europea come "aiuti di stato".
Dalla vendita dell'Alfa Romeo la finmeccanica non riportò alcun beneficio finanziario immediato, data la rateazione senza interessi dell'importo dal 1° gennaio 1989 fino al 1997.
Unico vantaggio per la finanziaria fu la fine della lunga sequela di perdite; in quanto all'istituto iri, esso si trovò pochi mesi dopo la conclusione della vendita alla fiat di fronte alla richiesta da parte di finmeccanica di un aumento di capitale di ben 1000 miliardi"
Storia dell'iri: la vendita dell'alfa romeo! - it.narkive.com
Ultima modifica di Felis; 30-08-2010 alle 13:41 Motivo: reimpaginazione
2002-2008: 147 | 2008* 120d
«La 500 in America? Cavolata enorme»
«Abbiamo valutato male le difficoltà che c'erano e ci siamo dati volumi troppo alti. Inoltre abbiamo avuto problemi nel creare una rete di distribuzione. Ora saremo più cauti nel lanciare nuovi brand italiani negli Usa». Fiat CEO dixit
chi è il tipo della foto?
"i SUV sono belli come sono belle le tette al silicone: da vedere spesso mi piacciono, ma non so se me le farei.." (Cosimo)
ah ok, non avevo capito se stavi parlando di ghidella o di romiti..
Nell'affaire alfa fiat comunque credo che le decisioni siano state prese a livello superiore. Sostanzialmente Romiti non è mai stato uomo fiat tout-court, ma è stato uomo Mediobanca in fiat. Infatti cuccia che aveva cacciato i soldi pretendeva anche di avere il controllo sulle cose.
2002-2008: 147 | 2008* 120d
«La 500 in America? Cavolata enorme»
«Abbiamo valutato male le difficoltà che c'erano e ci siamo dati volumi troppo alti. Inoltre abbiamo avuto problemi nel creare una rete di distribuzione. Ora saremo più cauti nel lanciare nuovi brand italiani negli Usa». Fiat CEO dixit
Alfiat Bravetta 1.4 "vecchiofire" turbo raffazzonato con assetto da tassinaro. Telepass out of date, benza dove capita.
Più che un motto, uno stile di vita: Possedere l'auto ... viaggiare in Ferrovia.
Io viaggio a destra. |![]()
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