Progetti, strategie e modelli siamo pronti a tornare grandi”
Cosa è successo per decidere, dopo tanto tempo, di “rifondare” l’azienda e di stravolgere la strategia? La domanda di rigore è per Dany Bahar nuovo CEO di Lotus e autore in pochi mesi di un progetto a dir poco spavaldo.
«Se un’azienda chiude i bilanci in rosso per 15 anni significa che il modello di business non funziona. Questo è stato il punto di partenza per decidere di cambiare tutto».
Ma non può essere rischioso per un’azienda con la storia e l’immagine della Lotus?
«Il rischio vero era la chiusura. L’immagine è importante ma il passato non mi interessa; è più importante mettere a frutto le capacità del gruppo, che sono notevoli, e cambiare politica di prodotto. Possiamo anche pensare di essere un po’ meno inglesi se è quello che serve per il business».
Sembra facile…
«Adesso abbiamo le idee chiare, ci sono i progetti, la strategia, i prodotti, soprattutto quelli che verranno, e naturalmente i soldi: 770 milioni di sterline da investire nella nuova Lotus».
Sono una bella cifra; cosa ha promesso agli azionisti della Proton?
«Gli azionisti sono ben consapevoli delle potenzialità della Lotus, nell’engineering e anche sul piano commerciale; penso che in 34 anni riusciremo a tornare redditivi».
Parliamo di prodotto, la gamma attuale che futuro avrà?
«Oggi abbiamo l’Elise/Exige, che non è recente ma è un’icona, e la Evora con le sue nuove evoluzioni; quello che oggi non basta a sostenere il business è comunque un ottimo punto di partenza per la strategia che si svilupperà dal 2014. Dobbiamo allargare la gamma per prendere altri clienti entusiasti senza perdere chi ci ha seguito fino ad oggi».
Al Salone di Parigi presenterete anche i prototipi dei modelli futuri. C’era proprio bisogno di far vedere tutto subito?
«Dobbiamo far vedere adesso cosa sarà la Lotus sotto tutti i punti di vista. Serve per preparate i clienti, ma anche i fornitori e la rete e poi l’immagine di un’azienda forte e dinamica aiuta anche i prodotti attuali».
Tanti modelli, macchine a motore anteriore e posteriore, si parla anche di una quattro porte; per una azienda che fino ad ora è stata a livelli poco più che artigianali non vi sembra di esagerare?
«Quando le cose si fanno si fanno bene. È in corso una ristrutturazione totale: abbiamo già trasferito gli uffici, creato un nuovo Centro Stile; stiamo rinnovando gli impianti produttivi e proprio in questi giorni iniziano i lavori di rifacimento della pista che diventerà un impianto modernissimo tipo Le Castellet. Il nostro obiettivo è tornare a confrontarci con i grandi marchi come Aston Martin, Bentley, Lamborghini… tornare dove eravamo 20 anni fa».
Lasciando la Ferrari, alla fine dell’anno scorso, lei si è portato dietro un buon numero di manager del Cavallino (dal capo del design, Donato Coco, all’ex responsabile dell’attività sportiva Claudio Berro, dal direttore commerciale Andreas Prillmann, al capo della strategia di prodotto Wiebke Bauer), come dobbiamo leggere questo trasferimento in massa?
«È gente che ha accettato la sfida in quello che ritengo sia il lavoro più elettrizzante. Oggi la Lotus è un’azienda internazionale, con persone che vengono dai marchi più prestigiosi, Ferrari ma anche Porsche, Mercedes Amg, Aston Martin…».
Si può parlare di una scommessa sulla ripresa del mercato dell’auto?
«L’uomo d’affari si confronta con il mercato che c’è e il nostro piano è su misura per la situazione attuale; se e quando cambierà ci adegueremo».
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