Articolo dal Sole24Ore di oggi 18 novembre.
Interessante la parte sui debiti con i governi usa e canadese da rifinanziare e la chicca della Punto in vendita prima in Usa poi nel resto del mondo.
IHMO deve essere liquido per ripagare i debiti, monetizza Ferrari (il famoso 35%), vende magneti marelli ed alfa, riduce Fiat in UE con il minimo indispensabile per la sopravvivenza (a+b+c) ed il restosarà CGJ eventualmente rimarchiate Fiat Lancia.
In italia resteranno la età degli impianti di oggi, forse mirafiori, melfi e cassino.
Chrysler rifinanzia i debiti con le banche per lo sbarco in Borsa
Chrysler tornerà in Borsa a fine 2011 dopo aver ristrutturato i debiti per ridurre il peso degli oneri finanziari. Questa la linea tracciata da Sergio Marchionne in occasione dell'inaugurazione del Motor Village, il nuovo maxiconcessionario Chrysler (e Fiat) di Los Angeles. «La cosa importante è definire la struttura finanziaria prima dell'Ipo» ha detto martedì notte ai giornalisti.
Chrysler ha ricevuto dai governi americano e canadese prestiti per circa 7 miliardi di dollari, sui quali paga interessi fino al 14% (per quelli Usa) e addirittura 20% nel caso di quelli canadesi; un onere che quest'anno potrebbe portare il bilancio in perdita nonostante i miglioramenti operativi. Per ridurlo, Chrysler «sta già negoziando con le istituzioni finanziarie» quello che ha definito un "cocktail" di misure, che verrà attuato nella seconda metà dell'anno. «Ogni forma di rifinanziamento deve però darci la stessa tranquillità dei prestiti statali» ha detto Marchionne. Chrysler dovrà restituire entro fine 2011 una somma compresa fra i 2 e i 2,5 miliardi di dollari ai Governi americano e canadese, e sta nel frattempo negoziando prestiti agevolati per complessivi 3 miliardi di dollari dal dipartimento Usa dell'Energia. Il numero uno di Chrysler ha aggiunto che prima dello sbarco in Borsa sarebbe opportuno anche aver chiuso i conti del primo semestre 2011; l'operazione, insomma, potrebbe avvenire tra circa un anno. Su questa strada, l'offerta da record della General Motors, che si sta chiudendo in questi giorni, «rappresenta un precedente importante e non poteva andare meglio».
Quanto alle possibili nozze tra Chrysler e Fiat (che ne controlla il 20%), Marchionne ha detto di non aver «mai parlato di fusione». «È una delle possibilità, come la possibilità di monetizzare una parte della Ferrari o della Magneti Marelli». Fin da un anno fa, peraltro, quando presentò il piano quinquennale di Chrysler, il manager ha definito le due aziende come «inestricabilmente interconnesse». Un esempio? Marchionne ha detto ieri che la vettura che sostituirà la Punto sarà dapprima introdotta negli Usa, poi negli altri paesi e che «sarà probabilmente in produzione nel 2013»; sarà «la macchina più significativa» per la Fiat per il suo volume di vendite. Nel frattempo, però, «per il mercato dell'auto saranno 12 mesi di inferno fino ai primi tre mesi del 2011». Marchionne è tornato a smentire la cessione di Alfa Romeo. «Non è in vendita, ma se si presentassero con un assegno da 20 miliardi mi siederei al tavolo» (al Salone di Parigi di due mesi fa aveva fatto la stessa battuta, ma i miliardi erano 100).
Marchionne ha lodato la «proficua partnership» con il Governo Usa e l'aiuto ricevuto dai sindacati. Chrysler ha ricominciato ad assumere: attualmente ha 52mila dipendenti contro i 47mila all'uscita dal Chapter 11, a metà dell'anno scorso. Il confronto fatto dal manager è ancora una volta con quello che ha definito «un ambiente difficile» in Italia. Del nostro Paese ha stigmatizzato l'instabilità politica che - ha detto - «non aiuta né a livello di clientela né a livello di gestione industriale del paese. Abbiamo bisogno di certezze. La mancanza di chiarezza è quello che innervosisce il mondo intero; non è un problema solo italiano, è europeo». E ancora: «Il gruppo Fiat non ha un problema italiano: non riconosco la Fiat che stiamo gestendo nelle descrizioni né dei giornali né dell'opinione pubblica. Siamo molto più semplici e industriali di quanto pensano gli altri». Marchionne si è definito «uno dalla pelle tosta. Sono italiano sì, ma fesso no. C'è un limite al numero di sberle che si è disposti a prendere». Un discorso simile vale per gli attacchi della Lega alla Ferrari: «in nessun altro Paese sarebbe mai successo». Oggi il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani vedrà i leader sindacali Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti sul progetto fabbrica Italia e sulla situazione dello stabilimento di Termini Imerese per il quale è prevista la chiusura a fine 2011.
Chrysler rifinanzia i debiti con le banche per lo sbarco in Borsa - Il Sole 24 ORE



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