1- PECHINO CONTRO PARIGI PER LA SPY STORY RENAULT...
Alberto Mattioli per "La Stampa"
Spionaggio e controspionaggio, conti all'estero, rapporti dell'intelligence e perfino una mezza crisi diplomatica tra Francia e Cina: decisamente, non manca nulla in quello che è ormai «l'affaire Renault», la presunta vendita di segreti industriali ai cinesi da parte di tre dipendenti traditori. Ieri lo scoop l'ha fatto il quotidiano francese Le Figaro , che ha pubblicato una nota della «Direction centrale du renseignement intérieur», in pratica il controspionaggio francese. È datata 7 gennaio ed è il primo documento ufficiale che conferma che lo spionaggio c'è stato e che i sospettati numero uno sono i cinesi.
In effetti, la Renault avrebbe voluto che non trapelasse nulla: dopo i primi sospetti, pare nati da una denuncia interna, aveva affidato le indagini a degli investigatori privati. Sono stati loro a scoprire che ai tre dirigenti sarebbero intestati due conti all'estero: uno in Liechtenstein, dove sono depositati 130 mila euro, e l'altro in Svizzera, dove ce ne sono 500 mila. I soldi, attraverso due intermediari a Shanghai e a Malta, arriverebbero da un colosso della distribuzione elettrica cinese, la China Power Grid Corporation, di base a Pechino.
Il che, fra l'altro, confermerebbe che le informazioni vendute riguardano un progetto di auto elettrica e, in particolare, delle batterie che l'alimentano. I servizi francesi hanno scoperto l'affare come tutti: dai giornali. Una fuga di notizie ha impedito a Renault di troncare e sopire, e mosso il controspionaggio che, peraltro, per il momento indaga solo ufficiosamente. Una cosa strana è che finora i tre dirigenti non sono stati querelati, evidentemente perché la casa automobilistica non vuole fornire dettagli: la querela, ha annunciato la Renault, sarà depositata oggi.
Finora l'unico a parlare è stato Patrick Pélata, numero due di Renault, per rassicurare tutti, e soprattutto il partner Nissan, che «niente di critico» sul piano tecnologico è stato rivelato. L'affare è colossale: insieme ai giapponesi, la casa francese ha investito 4 miliardi di euro sull'auto elettrica e la berlina Zoé dovrebbe debuttare sul mercato nel 2012.
Intanto, secondo le liturgie previste dal contratto, ieri i tre sono stati convocati per il colloquio che la legge impone prima di procedere al licenziamento. Si tratta di Michel Balthazard, da trent'anni alla Renault dov'è membro del Comitato di direzione e direttore della Divisione progetti, del suo vice Bernard Rochette e di Matthieu Tenenbaum, vice del direttore del progetto dell'auto elettrica. A Guyancourt, nell'Ile de France, dove ha sede il «Technocentre» della maison, è questo il nome che ha suscitato più sorpresa: Tenenbaum, 33 anni, enfant prodige di casa Renault, era predestinato a far carriera.
Ieri ha parlato però solo Balthazard: «Renault muove nei miei confronti accuse che respingo totalmente. Sono vittima di un affare più grande di me. È una minaccia grave alla mia dignità e alla mia integrità e sono pronto a collaborare alle indagini». Infine, scoppia il caso diplomatico. Ieri per la prima volta hanno parlato i cinesi: secondo Hong Lei, portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, le accuse sono «irresponsabili e inaccettabili», mentre la pista cinese «è senza fondamento».
Il portavoce del governo francese (che ha il 15% di Renault), François Baroin, ha precisato che «non c'è alcuna accusa ufficiale della Francia nei confronti di alcun Paese». Renault ha fatto sapere che oggi «sporgerà denuncia per lo spionaggio industriale», così «la vicenda passerà nelle mani della giustizia». Secondo l'esperto di spionaggio Christian Harbulot, «i costruttori non sanno ancora quale sia la strada migliore fra l'ibrido e il tutto elettrico. Trovare informazioni è diventato fondamentale e le pratiche illegali vengono alla luce del sole».
2 - LAGARDERE, "IRRILEVANTE" IPOTIZZARE SPIONAGGIO DI UN PAESE...
Radiocor - Il ministro francese dell'Economia Christine Lagarde ritiene "irrilevante" speculare su quale Paese ci potrebbe essere dietro il caso di spionaggio industriale che ha scosso la Renault, mentre la ricorrente evocazione di una pista cinese continua a irritare Pechino. "Non c'e' bisogno di fare ipotesi, immaginare che ci sia dietro un settore particolare, e questo o quell'altro Paese", ha affermato Christine Lagarde di fronte ai giornalisti.
"Mi sembra irrilevante", ha insistito. "Sono molto contenta che la giustizia ha deciso di fare luce su questo affare", ha aggiunto, mentre la Renault ha annunciato che depositera' una denuncia in tribunale. Accusata dalla stampa e dagli esperti di business intelligence sin dall'inizio della vicenda Renault la scorsa settimana, la Cina ieri ha espresso la sua irritazione, dicendo che le accuse erano "totalmente infondate, irresponsabili e inaccettabili". Gia' ieri il ministro del bilancio e portavoce del governo Francois Baroin era intervenuto ricordando che "non vi era alcuna accusa formale della Francia e del governo francese nei confronti di nessun Paese"
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