Dopo estenuanti trattative che sembravano dirette a portare a un nulla di fatto,
Fiat avrebbe siglato un accordo per la produzione di auto in Russia. Secondo quanto appreso da fonti di
Lettera43.it vicine all’intesa, il Lingotto ha firmato per una partnership con la casa automobilistica Gaz di Nizhny Novgorod (ex Gorki, oltre 400 km ad est di Mosca) ottenendo un finanziamento dal colosso statale Sberbank, lo stesso istituto nel cui consiglio di amministrazione siederà a breve l’ex numero uno di Unicredit
Alessandro Profumo.
LA DEROGA PER FIAT. L’accordo prevede la produzione di 120 mila vetture l’anno, meno della metà di quelle richieste dalla Federazione russa per rientrare nel nuovo regime di assemblaggio industriale di autoveicoli varato da Mosca per incentivare l’arrivo di investimenti stranieri a modernizzare l’obsoleta industria automobilistica locale.
Sembra però, sempre secondo le fonti, che le autorità russe abbiano concesso una sorta di deroga a Fiat che finalmente avrebbe così trovato la sua strada in quello che promette di diventare il sesto mercato più importante al mondo entro il 2020.
Gli emissari del Lingotto in Russia hanno avuto non poche difficoltà a trovare un partner. Tutti grandi produttori in loco erano già legati a case automobilistiche straniere: Sollers con Ford, Avtovaz con Renault-Nissan e la stessa Gaz con Volkswagen.
Si era vociferata una possibile alleanza con la TagAz di Taganrog e la Uaz di Ulyanosk, ma nessuna delle trattative ha avuto buon fine «nonostante le offerte vantaggiose proposte anche dalle autorità locali», hanno riferito i ben informati.
Mentre i concorrenti europei e asiatici si posizionavano tutti, si era ipotizzata anche una strada in solitaria per Fiat: un investimento da 2 miliardi di euro per avviare uno stabilimento in proprio, un cosiddetto
greenfield, sulla base del business plan studiato per la
sfortunata joint venture con Sollers. Analisti ed esperti del settore, però, avevano da subito escluso che il gruppo dell’amministratore delegato Sergio Marchionne potesse sostenere un tale progetto.
A METÀ TRA GREEN E BROWN FIELD. La soluzione trovata pare una via di mezzo tra
green e
brown field, con i russi di Gaz pronti a mettere a disposizione le strutture e Fiat che porterà i macchinari.
Dal canto suo il costruttore russo di autovetture, di cui è proprietario il miliardario Oleg Deripaska, ha già siglato un accordo con Volkswagen per assemblare auto targate Vw e Skoda nell'impianto di Nizhny Novgorod. Accanto ai tedeschi nell’ex Gorki sono arrivati anche gli americani di General Motors con un accordo per produrre, nello stesso stabilimento, il nuovo modello Chevrolet Aveo.
FINANZIAMENTO DA SBERBANK. Nessuna indiscrezione è trapelata invece sull’ammontare del finanziamento concesso da Sberbank. Settimane fa la stampa russa aveva già anticipato che erano in corso trattative tra l’istituto di Gref e il gruppo di Torino, ma per un altro tipo di progetto: una possibile partnership con la Derways, debitrice della Sberbank Capital, che avrebbe chiamato Fiat a sanare il debito del cliente offendo a Marchionne la possibilità di rimanere nella sofferta terra russa.
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