Il topic l’ho aperto qui e non nella sezione “Ferrari” perché secondo me l’evento in sé riguarda non solo il marchio, ma un po’ tutto il made in Italy, e c’è inoltre una scelta sbagliata ed antistorica anche sul piano dell’immagine di cui parlo qui sotto, che non imputerei soltanto alla dirigenza del Cavallino rampante, quanto ad una tendenza generale alla semplificazione del panorama automobilistico emiliano e modenese.
Finalmente la Fondazione Casa Natale di Enzo Ferrari ha proposto i nomi di otto architetti, quattro italiani e quattro stranieri (Aldo Cibic, Mario Cucinella, Cino Zucchi, Massimo Iosa Ghini, Francois Confino, Sauerbruch&Hutton, Future Systems, Mathias Klotz) che parteciperanno al bando per il concorso di progettazione del museo che sorgerà presso la casa di Via Paolo Ferrari dove Enzo nacque nel 1898, e che prevede la realizzazione di nuovi edifici accanto al vecchio stabile, il quale sarà interessato da restauro conservativo, per creare una struttura con superficie totale di 6000 mq. La Fondazione, che ha come soci il Comune di Modena, la Camera di commercio, la Provincia, la Ferrari e l’Aci, ha lo scopo di tutelare e promuovere la storia e, soprattutto, l’opera di Enzo Ferrari, ma anche promuovere la diffusione del patrimonio storico-culturale-tecnico dell’auto sportiva, sostenendo anche la cultura del restauro e della conservazione dei mezzi di maggior valore storico. Nel museo, si racconterà la vita di Enzo dalla nascita alla scomparsa, ma anche la parallela storia della Scuderia, anche con automobili e macchine utensili d’epoca, cercando ovviamente di non sovrapporre ma di rendere complementare questa esposizione alla Galleria Ferrari di Maranello.
Fin qui tutto bene, idea encomiabile, senza dubbio un modo per non sperperare una serie di racconti, di testimonianze dei molti che ebbero a che fare col Drake (anche mio nonno lo conosceva…), un giusto tributo al grande Vecchio da parte di una città che sembra ricordarsi di lui solo la domenica pomeriggio, esponendo, tronfia, le bandiere rosse e gialle ai balconi. Ma c’è una cosa che non mi convince, che anzi mi ha fatto sobbalzare sulla sedia quando l’ho letta, che ha fatto definitivamente crollare la mia stima verso il mio semi-vicino di casa Mauro Tedeschini (direttore di 4R) e di quella cordata di politici modenesi che si sono interessati all’affare, trovando finanziamenti per il progetto, come il Ministro Giovanardi (Udc) e il senatore Ds Guerzoni, amico di Enzo, persone del resto con un ottimo contatto con la città. La cosa che mi ha fatto rimanere così perplesso è stata il fatto che oltre alle cose sopra citate, il museo ospiterà, a quanto pare, anche una sezione dedicata alla storia della Maserati.
La cosa avrebbe anche potuto avere un briciolo di senso presentando un ipotetico progetto di museo dell’automobile modenese, e allora ci si metteva de Tomaso, ci si metteva Stanguellini (concessionario tuttora esistente, geniale elaboratore delle piccole fiat anni ’50-’60), che ha un suo piccolo ma ben fornito museo, ci si metteva una sezione dedicata alla tipica azienda meccanica all’emiliana, cioè produttrice specializzata ed altamente qualificata di pochissimi pezzi in cui spesso però rappresenta il vertice del mercato, e così via, mostrando coerenza con il titolo con cui la città viene definita, di “capitale della motor valley più prestigiosa del mondo” (per questo verrà costruito un autodromo, sempre che gli anarchici lascino la loro sede che si trova proprio sul terreno dove andrà la pista).
Ma proiettare nel passato il gruppo Ferrari-Maserati è a mio parere puramente antistorico. Tanto più se tutto è ambientato a casa del Drake, che, beffa del destino, è a poche centinaia di metri dalla splendida fabbrica delle auto col Tridente. Anche perché, seguendo questa logica, invece di andare a disturbare le famiglie che oggi vivono tranquille nel vecchio edificio, dimenticato per decenni (la Cisl di Modena s’era interessata al suo acquisto, anni fa, per farne una sua sede) si poteva utilizzare la vecchia sede di Stanguellini, a due passi dal centro, ugualmente vicina alla Maserati e con in più una simpatica scritta “Fiat” in cemento, alta sei metri, utilizzato dal Comune come ufficio di collocamento: forse che Ferrari non appartiene a Fiat? Mi sembra insomma un colpaccio all’orgoglio Maserati, che sta rinascendo grazie agli ultimi, eccellenti modelli, e ancor più una triste dimenticanza della caratteristica fondamentale della produzione automobilistica emiliana, ovvero la pluralità di soggetti come Ferrari e Lamborghini, mossi dall’orgoglio e dal gusto della sfida, che tanto lustro ha dato a tutta la nostra nazione, a gente come il vecchio Scaglietti (simpatico vecchietto anche lui amico del nonno: quando ero piccolo, potevo andare nel suo stabilimento ad osservare le auto della 1000 miglia che si fermavano e facevano rifornimento…sob) che ha dedicato una vita alle auto.
Scusate il discorso-fiume…
Voi che ne pensate?
Saluti



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