Gb: strisce pedonali troppo pericolose,
si passa ai semafori
Londra le abbandona dopo averle inventate nel '51. In Italia record di incidenti
09:47 - ‘Inghilterra 1951 – Inghilterra 2011’, potrebbe esserci scritto questo sulla lapide delle strisce pedonali. Già, perché a sessant’anni di distanza “bisogna prendere decisioni razionali, non nostalgiche” ha dichiarato il responsabile della sicurezza stradale di Sua Maestà, annunciando che il paese che inventò le famose zebre ha appena deciso di lasciarle morire di consunzione, di non dipingerle più.
Negli ultimi cinque anni, oltre mille zebra crossing sono già svaniti o sono stati sostituiti da semafori, dossi, lampeggianti o avvisi sonori. “Nel giro di pochi anni saranno estinti ovunque”, si legge sulle pagine della Repubblica di oggi. La motivazione principale di questa storica decisione è che lo strumento a difesa dell’utente debole della strada si è trasformato in una trappola letale. Le statistiche dicono infatti che tra le vittime “a piedi” della strada, una su tre è stata investita proprio quando credeva di essere al sicuro sulle strisce. Qualche anno fa, una ricerca del governo neozelandese dimostrò che il passaggio pedonale aumenta il rischio di investimento del 28 per cento rispetto all’attraversamento selvaggio, proprio per l’illusione del pedone di essere più al sicuro. Ma questo, a quanto pare, sembrava averlo già capito sir Isaac Leslie Hore-Belisha, ministro dei Trasporti britannico degli anni ’30. Egli pensò di segnalare gli attraversamenti con qualcosa di più visibile: lampeggianti luminosi arancioni montati su pali a strisce. Ma i commercianti protestarono per quel bagliore che disturbava le loro vetrine, così negli anni successivi vennero adottate misure più soft. Il primo attraversamento a strisce autorizzato dal codice fu inaugurato nel 1951 a Slough, nel Berkshire. Era una misura economica, che all’inizio sembrava funzionare benissimo, gli incidenti diminuirono e così le zebre vennero esportate in tutto il mondo. Nel tempo poi le strisce sono diventate oggetto di esibizione politica, spazio ideale per proteste blocca-traffico, soggetto per fotografi d’avanguardia o scena di performances artistiche. Le zebre erano ancora una novità quando, nel 1969, i Beatles si fecero immortalare in fila indiana mentre le calpestavano attraversando Abbey Road per la copertina dell’omonimo album. E queste strisce pop saranno probabilmente le uniche al mondo a sopravvivere, poiché il British Heritage le ha vincolate come monumento nazionale di classe II.
E l’Italia? Una recente ricerca di Eurotest ci classifica come il secondo paese col maggior numero di vittime investite sulle strisce, secondo solo alla Norvegia, sei volte più dell’Olanda. Anche se la Cassazione ha stabilito che se il pedone si trova sulle zebre ha sempre e comunque ragione, questo sistema di attraversamento si è rivelato fallimentare e la ragione sembra chiara: le strisce non sono state inventate per proteggere il pedone, ma per ‘toglierlo dalle ruote’, per evitare che rallenti il traffico motorizzato, così aggressivo e privilegiato. In Italia muoiono quasi due pedoni al giorno e il differenziale di rischio tra ‘sulle o fuori dalle strisce’ è di appena uno a tre. Per questo l’Inghilterra ha deciso di condannarle a morte, addio zebre, tornano i Panda crossing (segnalati da lampeggianti e dossi) o i Pelican crossing (semafori pedonali a richiesta). Dall’altra parte della Manica, in Olanda, si è tentata invece una strada opposta, apparentemente folle: si chiama Woonerf (intraducibile) e significa togliere tutto, strisce, cartelli, lampioni e quant’altro. In seimila città e paesini tutta la strada è un marciapiede, i pedoni hanno la precedenza ovunque, e il numero di incidenti è crollato. Ma in Italia l’abolizione di ogni salvagente sarebbe con ogni probabilità un letale lasciapassare al pneumatico selvaggio, prima di lasciar morire le strisce dobbiamo cambiare la nostra filosofia di guida.
Tgcom.it



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