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motociclismo.it Se lo devono chiedere le Case, che propongono piccole cilindrate senza grinta né anima. E devono domandarselo anche le riviste specializzate Motociclismo dedica e dedicherà sempre più spazio alla generazione di internet. Anche con grosse sorprese
L’altro giorno ero al Penice, e mi sono fermato al bar di Bobbio per il classico panino volante. Poi è finita che avevo sotto il sedere una supernovità (la Multistrada) e come al solito sono stato accerchiato. Addio panino volante...
Non erano molti motociclisti, ma comunque un buon campione. Cosa ho notato? Le solite cose che vedo da più di dieci anni stando in mezzo a loro (è impossibile –per fortuna- non entrare in contatto diretto facendo il tester di Motociclismo). Ebbene, hanno quasi tutti tra i 30 e i 50 anni, fanno almeno 10.000 km l’anno, si studiano la novità di turno fin dentro i collettori di scarico, ti tempestano di domande e leggono Motociclismo (magari saltuariamente e magari non solo lui, però lo leggono). Insomma, sono motociclisti normali, con un’unica eccezione: motociclisticamente parlando, sono vecchi.
E allora, venendo giù dal Penice, pensavo: e i giovani? Sappiamo intercettare i gusti dei giovani? Parliamo la loro lingua? Ma forse le domande giuste non sono queste, perché il problema è, come si dice, a monte. E, secondo me, è un doppio problema.
Il primo: i giovani che vanno in moto sono sempre meno: quante 125 si vendevano vent’anni fa e quante oggi? Probabilmente oggi i ragazzi alla prospettiva di 15 CV su due ruote senza grinta né anima preferiscono un’utilitaria con le minigonne. Ai “nostri” tempi il cinquantino era un assaggio della 125 con cui avremmo imparato a guidare le moto di maggior cilindrata, che allora si chiamavano “maxi”. Oggi il ciclomotore è, per quasi tutti, uno scomodo succedaneo dell’auto in attesa dei 18 anni.
Il secondo problema è che i giovani leggono poco. A parte la minoranza che compra libri e perfino giornali, gli altri navigano su Internet dove hanno capacità di concentrazione di 2 minuti al massimo, il resto del tempo dedicandolo a foto e video.
Molti costruttori, anche importanti, hanno rinunciato da tempo alla “missione impossibile” di catturare i giovani potenziali motociclisti. Gigantesco errore. Che Motociclismo da anni si sforza di evitare. Le stesse nostre campagne sulla sicurezza stradale, dal paraschiena all’ABS che lanciamo proprio su questo numero, a chi sono destinate innanzitutto se non ai più giovani e inesperti?
La domanda è se facciamo abbastanza e, soprattutto, se lo comunichiamo nel modo giusto. Meglio la foto emozionante dove però non si vede bene com’è fatta la moto? A un testo coinvolgente si può perdonare di aver omesso che le pedane vibrano? Chi dice di preferire di gran lunga una foto di un bel traverso a ruota fumante corredato da un testo emozionante, chi rivendica il diritto, sacrosanto, di vedere una moto dall’alto o il sottosella di uno scooter. Meglio dare spazio all’anatomia di un cambio o al tester che contempla il mare davanti al tramonto dopo una giornata di pieghe strepitose in Sardegna? Ci vuole tutto, naturalmente. Ma qual è il mix giusto per far breccia nella generazione di Internet? Noi che abbiamo il privilegio raro di vederle, toccarle e guidarle ogni giorno tutte le moto più belle del mondo, non rischiamo di esserne troppo assuefatti, perdendo sensibilità su quello che davvero interessa un lettore che al gusto della lettura e dell’approfondimento (vere motivazioni di acquisto di una rivista) deve essere ancora conquistato? Che cosa si aspetta da noi, a pagamento, in alternativa alla solita, gratuita, sveltina su qualche sito? Quantomeno un profondo rispetto verso ogni argomento. Per esempio il test di uno scooter cinese merita lo stesso impegno della prova della R1 in pista; e una una bella foto all’alba è importante come anche lo scatto di una centralina sotto il serbatoio. Lo smanettone che va in pista a rischiare l’osso del collo per limare un decimo non merita minore attenzione del mototurista che sfiora l’ibernazione dormendo all’Elefantentreffen in tenda a -30 gradi; come chi si commuove davanti ai disegni al cad di un pistone deve trovarsi tra le pagine di Motociclismo a proprio agio quanto chi spende 30.000 euro per una special che magari ammuffirà nel salotto di casa sua come un soprammobile.
A me piacerebbe che fossero tutti più o meno contenti quando sfogliano Motociclismo. Compresi i giovani.
Può, una rivista come la nostra, che per la sua storia ha un ruolo quasi istituzionale, trovare buoni motivi per arrivare dritta al cuore anche del pubblico più difficile da conquistare? Dire che siamo sicuri di riuscirci, sarebbe troppo. Ma che per riuscirci ci stiamo dannando l’anima, è sicuro. Crediamo lo dimostrino le nostre pagine di carta -5.000 l’anno, centinaio più centinaio meno- e quelle su internet (3 milioni sfogliate ogni mese). Non basta, si capisce. E infatti stiamo lavorando sodo ad alcune sorprese. Arriveranno presto e saranno pesanti. Vedrete.
Di Federico Aliverti
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