Nuovo topic dedicato al piacevole amarcord che si ha a sguazzare nei tempi che furono, siano essi automobilistici, di costume, televisivi... o tutto insieme.
(ho fatto una ricerca prima, ma ho visto un paio di topic che navigavano toccando vari temi, mentre qui mi vorrei concentrare su di un solo aspetto... le pubblicità delle nostre care ottantesche, quelle forti, quelle belle, e perché no, anche quelle sfigate)
Di che si tratta?
Recensione di mitici spot degli anni 80 (e dintorni), basate sulle info che si pescavano qui e là all'epoca, in quanto imho l'argomento era trattato più di oggi.
Erano gli anni di spot che non abbiamo dimenticato.
Dal “Gringo, la machina.... vavavuma!!!”ad “Atai... Paraflu!” (che tratteremo).
Per quanto possibile, queste recensioni avranno al loro interno un link video, dato che oggi youtube ci permette di rivedere molti di questi filmati.
Molti, ma non tutti, purtroppo; di conseguenza avremo anche recensioni con soltanto fotogrammi del filmato e, ove possibile, foto del set.
Comunque, per gli spot che ancora oggi vivono su youtube, ci sarà questo link, così chi legge se lo guarda, si fa mente locale e poi si legge gli aneddoti.
A volte non sono spot di auto eccezionali e che saranno sempre ricordate, a volte invece si.
In generale comunque sono filmati che si ricordano per una qualche particolarità, per come ci stupivano, magari con trucchi che all'epoca erano ancora tutti materiali, e senza tanto pc come accade oggi, dove vediamo cose incredibili ma sono finte.
E proprio parlando di trucchi “reali”, cominciamo con una Peugeot 309 Diesel... che si portava dietro un'intera orchestra.
Dirigeva nientemeno che Roman Polanski.
PEUGEOT 309 DIESEL (1986)
The media you are looking for does not exist! Please try again.
Roman Polanski non era certo il primo regista di grosso calibro a dedicarsi alla regia pubblicitaria; da tempo i fratelli Taviani operavano nel settore, così come Zeffirelli, Antonioni, e pure Federico Fellini che aveva ceduto alle lusinghe della Barilla e Bitter Campari.
Molti ai tempi avevano il dubbio sulla necessità di scomodare tali personaggi per girare uno spot.
Era vero che proprio a causa della brevità del filmato (i soliti 30 secondi) era molto importante che la qualità fosse sempre ai massimi livelli... ma pareva anche ci fosse una certa carenza di idee cui veniva fatto rimedio ingaggiando il nome altisonante e sbandierandolo non poco.
Tuttavia, a parte queste considerazioni, beh... Polanski fece parte del gioco, anche se molti all'epoca sostennero che, osservando il risultato finale, era evidente che l'idea di fondo avrebbe potuto camminare comunque, e che la mano del regista non fosse poi così evidente e necessaria.
Ne venne fuori un filmato scorrevole, garbato e piacevole, esattamente come desideravano i responsabili Peugeot, che si erano rivolti per la realizzazione all'agenzia pubblicitaria HCM; tuttavia ne risultava che la mano dell'estroso regista non si vedeva poi molto.
Forse sarà stato per il gran caldo che fece da sfondo per tutta la durata delle riprese.
Infatti, per necessità di tempi e di location, la numerosa troupe internazionale dovette rimanere per diversi giorni del mese di agosto nelle zone desertiche di Almeria, in Spagna.
Non è difficile immaginare quale fosse la temperatura media; pare infatti che il capo di abbigliamento più usato dall'intera troupe (regista compreso) fosse il costume da bagno.
Ma per chi doveva recitare la sua parte del film le cose erano un po' più tragiche.
Una bella orchestra in frac a 40 gradi, che non poteva neanche permettersi di sudare.
Proprio quest'ultimo inconveniente infatti costrinse il regista a girare e rigirare più volte diverse scene.
Ma queste non furono le sole difficoltà nella realizzazione di questo film; avete appena visto il filmato... qualcuno di voi ha notato dei manichini nell'orchestra? No?
Beh, ce n'erano ben otto.
La Peugeot 309, infatti, pur che fosse robusta, non poteva reggere il peso di 20 persone appollaiate a sbalzo su di una struttura applicata alla sua scocca; tuttavia anche con il trucco dei manichini aggiunti fra le persone che suonavano davvero, il peso era troppo.
Toccò intervenire ad una equipe specializzata in trasformazioni automobilistiche per utilizzo cinematografico, che prese una 309, ne rifece quasi da zero il pianale, rinforzandolo e dotandolo di imponenti contrappesi sull'altro lato, e concluse il lavoro realizzando per lei sospensioni speciali.
Insomma, era tutto vero. La 309 viaggiava con l'orchestra a sbalzo, anche se non fu facile per lo stuntman tenerla in traiettoria, cercando di evitare sbandate e ondeggiamenti (in fondo alla fine c'erano pur sempre 12 persone che viaggiavano là fuori a sbalzo, appollaiati su una specie di palchetto in tubolare.
Alla fine però, andò tutto bene, con grande lavoro anche da parte degli specialisti del make up che si fecero in quattro per cercare di mantenere “in vita” il trucco degli attori che si liquefaceva per via del caldo.
Il risultato finale comunque, era molto valido e lasciava intuire la presenza di veri professionisti, dietro le quinte.
Le riprese dell'auto in corsa ovviamente vennero realizzate sia da punti fissi che da camera-car dotata di più postazioni di ripresa per realizzare varie inquadrature nello stesso istante.
Tirando le somme, si notava come il costo di uno spot del genere non fosse esattamente contenuto; ricostruire un'auto con specifiche adatte allo scopo, i tempi di realizzazione e le location non erano esattamente fattori di poco conto; in fondo, il messaggio riguardava una versione a gasolio di un'auto media (e ovviamente il tema “musicale” stava a sottolineare come il rumore di quest'auto non fosse fastidio bensì musica per le orecchie di chi guidava... beh... vabbè) però che dire... erano tempi in cui la pubblicità d'automobile amava stupire, c'era una certa sfida sugli schermi fra le varie case, nel realizzare spot che colpissero il telespettatore, e filmati del costo di svariate centinaia di milioni erano tutt'altro che rari.
Fu uno spot “sudato”, questo è certo.
Passiamo ora ad uno spot Fiat, che purtroppo almeno al momento non trova riscontro nei meandri di Youtube.
Cercherò di inserire qualche immagine presa da fotogrammi apparsi in uno speciale, probabilmente comunque ve lo ricorderete.
C'era un atleta, che effettuava un lancio del disco, e nel frattempo vedevamo correre....?
RITMO TURBO DIESEL (1986)
Un felice paragone tra discobolo, disco, vettura, per esprimere velocità e scatto da primato (per l'epoca).
Un film apparentemente semplice che invece richiese, per una sua perfetta realizzazione, molto impegno e tecnica raffinata (sempre per l'epoca).
Come già detto sopra, infatti, in un filmato di soli 30 secondi il singolo fotogramma è sempre stato molto importante, ed anzi, a volte cercare di ottenere un buon risultato in così pochi metri di pellicola era molto più arduo che realizzare un lungometraggio.
Si ritorna quindi al discorso della Peugeot; l'ingaggio di personaggi molto qualificati, e se non conosciuti, sicuramente comunque di grande rilevanza nel settore.
Anche per Ritmo infatti fu interpellato uno specialista di un certo tipo di filmati, tale Dikson Sorrensen, all'epoca 34enne, che si era messo in luce con la realizzazione di alcune memorabili sequenze del film “Flashdance”.
Ma la casa di produzione di questo film, la BRW (una delle più note nel settore) non si limitò ad ingaggiare Sorrensen; oltre alla scelta dell'atleta e delle comparse (ossia il casting) fece arrivare direttamente da Londra una speciale macchina da presa denominata “photo sonic”, in grado di registrare 1.400 fotogrammi al secondo.
L'idea di base dello spot infatti prevedeva la realizzazione di un certo tipo di riprese al rallentatore, per la miglior resa del parallelo atleta-disco-vettura; in realtà furono poi “usati” solo 400 fotogrammi al secondo, ma si dovettero utilizzare, contemporaneamente, numerose cineprese e telecamere speciali.
Un'attrezzatura sofisticata, che permise di ottenere un ottimo risultato, nonostante alcuni inconvenienti (quelli non mancano mai) che si manifestarono durante le riprese, durate circa una settimana.
Anzitutto la location in un primo tempo era lo Stadio Olimpico di Roma, ma a causa della neve imprevista, la troupe (una trentina di persone) dovette traslocare a Milano, e lavorare a S.Siro, per terminare il lavoro.
Tra l'altro nel tempio milanese del calcio vennero girate le sequenze con la Ritmo in corsa sotto le gradinate dello stadio, tra nebbie artificiali e luci.
La critica definì questo spot un eccellente risultato, in rapporto alla semplicità dell'idea e dell'ambientazione.
I costi, pur non irrisori, non erano esorbitanti, e questo spot fu uno di quei rari casi in cui un livello medio di risorse economiche non andava ad inficiare la qualità del prodotto finale, come spesso invece accadeva in spot di basso livello, quando si confrontavano con le grandi produzioni ricche di immagini che restavano impresse (pensiamo a Ford che lancia la sua Escort '86 dall'aereo col paracadute, oppure alla Visa GTI che sfida un caccia in partenza dalla portaerei, per terminare la sua corsa in mare, oppure ancora la Renault 19 “forza emergente” sparata fuori dall'acqua nello spot che la paragonava al mitico Squalo... alcune di queste le tratteremo in futuro, ci son chicche)
E quando si parla di chicche pubblicitarie, non si può tralasciare Citroen, che negli anni 80 ne fece di tutti i colori per sorprenderci.
Cominciamo da una certa CX fase 2 che aveva un qualcosa a che fare con Grace Jones, ricordate?
CITROEN CX 2 (1986)
The media you are looking for does not exist! Please try again.
('sta pubblicità mi inquietava non poco da bambino, quella donna mi faceva paura e l'atmosfera era tutta un po' spaventevole... però oggi lo trovo tremendamente affascinante)
Come scrivevo, la Citroen in quegli anni ci stava abituando ad una pubblicità sempre più spettacolare ed aggressiva; un trattamento della comunicazione televisiva sicuramente brillante e per certi aspetti innovativo.
Si poteva considerare il risultato di una particolare strategia di comunicazione, nata negli USA, denominata “Star Strategy”, e ripresa dall'agenzia pubblicitaria francese RSCG con risultati interessanti, soprattutto nel settore automobilistico.
Era lei infatti ad occuparsi di queste campagne Citroen, che in Francia andarono fortissimo, e anche da noi colpirono molto (quelle che arrivarono; alcune non le vedemmo mai).
Qual'era la punta di diamante dell'operazione, nel caso di questo spot? Ma indubbiamente la presenza di Grace Jones.
La strategia di base della campagna era abbastanza trasparente: la CX era un'auto sul mercato da anni, aveva conquistato un lusinghiero successo ma di certo non si era costruita l'immagine della vettura dinamica e aggressiva, cioè quella che la fascia di utenza indicata stava già richiedendo all'epoca.
In occasione del lifting estetico e meccanico che caratterizzava la CX fase 2 era necessario quindi rilanciare la gamma alta Citroen comunicando al tempo stesso i miglioramenti di linee e prestazioni.
Niente di particolarmente originale, dunque. Ma ciò che rese la campagna molto valida fu la strategia creativa, cioè come i contenuti vennero posti all'attenzione dello spettatore.
Si dice (e si diceva) che una buona pubblicità doveva essere inimitabile, e questo era uno di quei casi: l'idea di utilizzare Grace Jones fu molto centrata.
Ai tempi, secondo molti, non vi era altro personaggio femminile in cui bellezza, aggressività e personalità fossero altrettanto presenti e così sorprendentemente fusi tra loro.
La CX aveva bisogno di una sferzata di immagine, e non era sufficiente cercare i contenuti necessari da trasmettere solo al suo interno; aveva bisogno di un trasferimento di immagine da altri simboli che fossero famosi, apprezzati e riconosciuti pubblicamente (insomma il classico caso in cui si abbina un oggetto ad un personaggio famoso per “spingerlo”).
Sotto questo aspetto Grace Jones era perfetta: tutti gli aspetti della sua immagine pubblica erano in perfetta sintonia con le esigenze di comunicazione della CX.
Bisognava fare attenzione, però, perché avere a che fare con personaggi famosi era pur sempre un'arma a doppio taglio; bisognava saperli utilizzare nel giusto modo e nella giusta misura, e fu qui che la RSCG diede prova di grande abilità, creando un universo grafico (uno scenario, insomma) in cui l'osmosi tra la vettura e il personaggio potesse essere massima e penetrante.
Così la presenza fisica del personaggio era appena intuita e suggerita da brevi stacchi sull'abitacolo e sullo specchietto retrovisore, e in questo caso era il Vip che si fondeva con la CX, la quale poi a sua volta era virtualmente legata al gigantesco totem che trasfigurava in mito la Jones, il quale lasciava scappare la CX per una breve corsa, e poi la riaccoglieva al suo interno.
Una osmosi-simbiosi tra personaggio e macchina, amplificata e piena di suggestione.
Un film per tanti versi esemplare nei contenuti e nella realizzazione; non facile, quest'ultima, tra l'altro (come al solito, del resto).
Cinque giorni di lavorazione nell'assolato deserto Mohave, Stati Uniti, sotto la guida del regista Jean-Paul Goude. Particolarmente complessa fu la realizzazione dei due totem, uno con la bocca a saracinesca, e l'altro con gli occhi a forma di fari della CX.
Ovviamente come si può facilmente intuire oggi, non erano grandi come potrebbe sembrare, cioè tanto da accogliere la CX. L'auto pareva entrare ed uscire dalla bocca a saracinesca grazie ad un abile gioco di prospettive (se notiamo, nella scena in cui rientra in bocca, non riusciamo a vedere oltre il collo del totem, e mi pare ovvio).
La scena finale poi ne presentava uno in scala “naturale”, in quanto la mano che copriva la bocca durante il “ruttino” era vera.
La campagna si chiudeva con un “claim” ad hoc: “bellezza selvaggia”, lasciato giustamente in lingua francese sulla bocca di Grace Jones.
La colonna sonora (un insieme di rumori e brevi stacchi musicali) era bene inserita nel clima e nel ritmo del film. Tutto molto bello, dunque.
L'unico neo era forse dato dal prodotto rappresentato, alla fine. Questa CX che aveva una certa inerzia, nella sua immagine, ad accettare una campagna così prorompente.
Insomma, poteva sembrare una forte campagna per rivitalizzare un modello già conosciuto, ma al tempo stesso poteva far dire “eh tutta questa sarabanda per un'auto che è sul mercato da una vita”.
Fine della prima parte. Per gli interessati, credo che ci sia già abbastanza carne al fuoco per mettersi a chiacchierare e ricordare questo e quello.
Alla prossima (entro breve tempo) con altri spot “mitici”.
GTC![]()



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