Maugualmente è Natale
anche se morta è la notte,
con questo neon isterico che cancella il cielo,
e nelle vetrine trucca stelle comete ed accendi e spegni
lampadine le teste e le code,
segnali ognuna in vetta in vetta a montagne di golosità e cuccagne
per drogare la gente - cieca Pastora e Bambinelli nuovi - verso padiglioni della devozione a santa Strenna e santo Panettone.
Ma ugualmente è Natale,
anche se questa frenesia che sale,
questo vermeinculo della tredicesima,
che è un intero anno a stecchetto che ci brulicava in petto,
stasera ci scatena nelle vie più straluccicanti di bigiotterie,
ci informicola nelle piazze straabbondati di esche profumate,
quasi siano sentieri e rocce di presepio e grotte di ori e mirre,
che babbonatale ci hanno portato chissà da che cielo.
Vanno in giro con le barbe di bambagia patriarcale e con bordure e passamani d'agnellino bianco, attirando gente per paglia e ruminazione
nella gora senza fondo della Divinità del Consumo,
turbinandola ad arcolaio in modo che non pareggi
tutto quanto guadagna con tutto quanto spende.
Ma ugualmente è Natale,
anche seingrassato s'è il bove e l'asino è diventato ministro,
e hanno firmato a quattro mani, non è ancora molto tempo,
ancora un concordato,
dimentichi che in croce si volle nudo Cristo,
e di dove è nato.
Ma ugualmente è Natale,
anche se gli Erodi e Salomè Gesù non li ha vinti, di bianco si sono tinti
e il di fuori,
si sono fatti più sottili e ficcanti e potenti,
e si sono tretti, fiutandosi per antenne senza fili,
tra logge e mafie, partiti e correnti.
Sangue di innocenti succhiano sempre.
Si, Ugualmente è Natale.
Basta che la stella cometa,
la stella fatata,
la stella di una volta,
si affacci ogni anno alle catapecchie di cielo,
se il cielo è,
dei vecchi,
e ugualmente è Natale.
Basta un'aria di pastorale che arrivi su ala di tramontana
da chissà quale sponda di tempo perduta lontana;
che tra sonno e sonno, prima che spunti la prima alba,
entri una voce di zampogna, del clarino
cullando antica Gesù bambino:
basta un niente a portare dolce in gola aromi, pino e mortella,
sensazioni perdute, persi sapori, lentisco e miele,
basta un niente,
e l'anima la colma di stupori.
Spande velluto di cielo alla notte per la Stella Cometa,
per l'Angelo profeta, le dà ingenuità di uova e ricotte,
confacenti a Divino che si è fatto meschino per grandezza.
Ed anche se presto si spezza la magia,
e al risveglio mi ritrovo grande per meschinità
non meno di altri, o cieco pari agli altri,
mi rimane però nel profondo un acino di tenerezza,
ed è Natale.....
AUGURI A TUTTI



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