
Originariamente Scritto da
Matteo B.
alè, cominciamo....son qua per lavorare, perchè laggiù fan la fame..guardate che efficenza, uno si era già integrato a BS..

5 grammi di eroina....
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In fuga da Lampedusa i tunisini della rissa
IL CASO. Fermati dagli agenti del Commissariato Carmine sabato sera in corso Garibaldi, hanno ammesso di essere arrivati da poco nella nostra città. In una settimana identificati una decina di immigrati che si sono allontanati dal centro di accoglienza di Manduria
04/04/2011
Uno dei due tunisini feriti che è stato soccorso sabato in corso Garibaldi dagli operatori del 118
Brescia. Erano giunti due settimane fa a Lampedusa, dopo un viaggio su una carretta del mare - così sono chiamate le imbarcazioni utilizzate dai clandestini nordafricani per raggiungere le coste italiane - i due tunisini rimasti coinvolti in un violento litigio sabato alle 21.30 in corso Garibaldi.
La polizia ha fermato solo due dei coinvolti nella rissa; gli altri sono scappati. Allontanatisi da Lampedusa o dal centro di Manduria - lo sta accertando la questura, non senza difficoltà per la mancanza di documenti -, hanno raggiunto Brescia in treno potendo contare sull'appoggio di connazionali, amici o parenti.
SONO GIÀ UNA DECINA i tunisini fermati dalle forze dell'ordine in città nelle ultime due settimane. Ma quelli arrivati sono decisamente di più e altri ne stanno arrivando.
I due fermati hanno dichiarato sabato notte alla polizia di essersi allontanati da Lampedusa.
Tra i nuovi arrivati sotto il colle Cidneo anche un giovane spacciatore, fermato dai vigili in via Nicolini con più di cinque grammi di eroina da piazzare. Giunto a Brescia da poco, ha subito trovato «lavoro», ingaggiato da una delle bande che controllano il mercato della droga. Una conseguenza della clandestinità e dell'impossibilità di rimpatriare chi non ha il permesso di soggiorno e rischia di cadere nelle maglie tese dalla mala.
DOPO LA RISSA di sabato che ha coinvolto almeno sei nordafricani - una lite scoppiata quando due tunisini ubriachi si sono avvicinati ad altri stranieri che stazionavano all'angolo con via Cairoli -, gli agenti del Commissariato Carmine, che hanno avuto in appoggio i baschi verdi della Guardia di finanza, hanno fermato un tunisino di 22 anni che ora si trova in questura. Ha riportato lesioni guaribili in 10 giorni. Più grave il connazionale ricoverato al Civile con prognosi di un mese, che deve essere ancora identificato. Non ha fornito documenti e neppure voluto declinare le generalità.
Applicando la Bossi-Fini, non trattandosi di rifugiati politici, dovrebbero essere rimpatriati.
FRATTANTO in città si attende l'arrivo di un buon numero di tunisini scappati dalla tendopoli di Manduria. Puntano verso nord: in Lombardia forte è la presenza di connazionali. La preoccupazione tra chi gestisce la sicurezza è che molti di loro possano essere ingaggiati da bande che li utilizzano per spacciare droga, non potendo ottenere un lavoro perché senza permesso di soggiorno, o che possano commettere reati non avendo fonti di sostentamento.
DIALOGANDO con un agente dell'antidroga che conosce come le sue tasche il Carmine, base dello spaccio cittadino, emerge come i tunisini trovino appoggio nei loro «paesani», provenienti dallo stesso quartiere di una città tunisina o da un villaggio.
«Ingaggiano conoscenti o comunque persone facilmente controllabili. Ciò avviene negli ambienti dello spaccio. Cercano persone affidabili, ma soprattutto ricattabili. Sanno dove vivono i familiari, dai genitori ai fratelli, alle mogli. In questo modo chi sgarra sa che la sua famiglia può subire una vendetta».
UNA DECINA d'anni fa, ai tempi dell'indagine «Montagne rosse» che portò al Carmine la disarticolazione di bande tunisine dedite allo spaccio, emersero questi rapporti tra i componenti delle gang. Da allora nulla è cambiato, mentre a Brescia stanno arrivando forze nuove.
Franco Mondini
mi sono permesso di grassettare una parte che non è scontata per nulla, visto il mix di magistrati illuminati e burocrazia del cazzo.
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