Racconti Pandiani:
"Imparai i primi rudimenti della nobile arte del volante su di una Panda 30.
Rossissima.
Brain Condor, si chiamava (a qualcuno dirà qualcosa...), detta Brian.
Prima serie, bicilindrico, 4 marce. La terza entrava a calci: il quartaseconda in staccata era la prassi.
Balestre dietro e in curva si piegava come in Vespa: uno spasso.
Ed era viva!
Col caldo il blocchetto d'accensione faceva contatto, partiva il motorino e se era inserita la marcia, sotto i colpetti dell'avviamento tanto leggera era che...
...si muoveva da sola!
Non ho sufficiente proprietà linguistica per descrivere lo stupore quando la prima volta l'ho ritrovata sul lato opposto del piazzale dove l'avevo parcheggiata
a spingere fieramente testarda al ritmo dello starter contro una barra salvapersone,
attorniata da un capannello di gente incredula che le aveva visto fare il tragitto tutta da sola
(da allora ho preso l'abitudine di parcheggiare in folle e freno a mano...).
Le facemmo una psicoterapia strategica intensiva e capì che non era il caso di cercar così la propria indipendenza,
in compenso cominciammo a trattarla come una di casa, contraccambiati da un funzionamento da orologio svizzero fino alla meritata pensione dopo 14 anni (sic!)
E all' arrivo dell' erede. Brain Condor II. "
***
"Il buon vecchio (...) tornava tranquillo a casuccia, nel semideserto infrasettimanale delle ore piccole, qualche notte fa.
Ad un incrocio, ferma al semaforo nel senso traverso, noto una Porsche Cayman bianca fremere.
Ora: andare in giro con una Porsche bianca nel linguaggio dei fiori significa "ce l’ho molto piccolo".
Visto poi che la Cayman è il modello base delle sportive teutoniche, in questo caso il linguaggio non verbale suggeriva:
"Ce l’ho piccolo, ma neanche a finanze si sta poi benissimo".
Con Brian (nomignolo per "Brain Condor II"), la mia vecchia Panda scatoletta millecento –che ancora adoro-, parto qualche secondo prima baciato da un verde favorevole, occupo al successivo rosso la poleposition per proseguire diritto.
Nell’attesa, un vacuo rombo bianco mi arriva alle spalle poi scarta e mi affianca sulla linea ma nella corsia per svoltare a sinistra.
"Ecco" penso "Priapo qui a fianco non ha la minima intenzione di svoltare".
Sorrido perchè, misurando la distanza dallo stop al guardrail di fronte, pregusto quello che succederà al verde.
Scatta il semaforo, tutti e cinquantacinque i cavalli del Fire Fiat proiettano in avanti la latta dei miseri 700 chilogrammi di Brian come un condor in picchiata sulla preda,
il Porschettino, prima illuso di aver facilmente ragione d’un’italica utilitaria,
si trova ancora ad affiancarmi quando la barriera tubolare che di fronte gli sbarrava la strada gli si era ormai avvicinata ben più del preventivato,
guardo severo negl’occhi il Caymanista, rallento facendolo passare e godendomi tutto il gusto di una lenta e vigorosa clacsonata.
A rifuggere l’umiliazione sento spremere feroci i sei cilindri contrapposti, mentre io mi godo a distanza questo laido manifestarsi di frustrazione.
Proseguo per via Trieste mentre il Poschettista piega per via Tommaseo.
Semaforo della Fiera.
Rosso.
Sullo specchietto, poco addietro, bloccati al semaforo alle mie spalle vedo ancora brillare gli occhi xenici del caymano, che evidentemente non aveva scelto la strada più breve.
Parte inopinatamente,
mentre sono fermo mi sorpassa sgommando a destra.
Col rosso.
Preparato a quel che stava per accadere, già sfanalavo beffardo.
Ridendo sotto i baffi perchè tanto si sarebbe fermato alla Stanga, dove per bruciare un rosso si deve essere comunque ben più idioti del personaggio di cui qui s’ha dileggio.
Puntualmente l’ affianco fremente ma immobile al semaforo.
Guardo in faccia il 45-50 enne con capello meshato e qualche chilo di troppo, accomodato sul cuoio bavarese con la sua candida camicina dal bottone aperto in più a mostrare il catenino di prammatica.
E, preda di una maligna voglia di sbeffeggiare, comincio a sgasare.
Lui mi guarda tra l’imbarazzato e lo sorpreso.
Verde:
Nell’ agitazione al tizio scappa la frizione e la Cayman gli si pianta.
Io, quieto quieto, mi dirigo a casuccia, con il fragore delle risa a sovrastare il livido stridio di gomme che ormai mi ero lasciato alle spalle."



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