Da automobilismo.it
Motori:
1.8 i
2.0 i
3.0 i
1.6 HDi
2.0 HDi
2.2 HDi
2.7 HDi
Dimensioni
Catena di montaggio:
saldatura
verniciatura per AX...
plancia
fase manuale notare la serratura ed i montanti finestrino rivestiti all'interno
La nuova C5 offre un’ottima posizione di guida. Il sedile ha regolazioni molto ampie e il volante lo segue diligentemente assecondando chi predilige una seduta sportiva. I comandi sono tutti a portata di mano e l’unica critica riguarda la visibilità posteriore, limitata dalle ridotte dimensioni del lunotto e dal taglio spiovente del padiglione. Davanti le cose non vanno molto meglio: il bordo del cofano è bombato e solo dopo un po’ di pratica è possibile capire quali siano i reali ingombri. A dare una mano negli spazi angusti c’è comunque il diametro
di sterzata abbastanza ampio. Chi non ha invece nulla di cui lamentarsi è chi siede dietro. L’accessibilità è buona e i centimetri tra le ginocchia e gli schienali anteriori abbondano. Neppure la testa rischia incontri troppo ravvicinati con il tetto, alla faccia del taglio attillato del tetto. La prima C5 che si concede per una prova è equipaggiata con il motore 2.2 HDi e in dotazione propone sia le sospensioni idrattive sia i vetri laterali stratificati.
Alla guida, una volta guadagnata velocità, la prima cosa che colpisce è il confort di marcia, che tiene alta la tradizione di Citroën in materia. I rumori esterni restano fuori dall’abitacolo e anche a velocità autostradali si può conversare con un tono di voce non da confessionale. Le sospensioni propongono
due diverse logiche di funzionamento, Normale e Sport, oltre alla possibilità di variare manualmente l’altezza da terra per superare buche profonde e ostacoli vari. Il programma standard è fin troppo soffice e regala ai passeggeri una sorta di effetto “tappeto volante” sullo sconnesso, ma nei lunghi trasferimenti autostradali sembra quasi di guidare sul velluto. Con questa
taratura si viaggia a meraviglia anche nel misto ma se si hanno velleità sportive, è meglio premere il pulsantino sul tunnelcentrale e passare alla modalità Sport. In questo modo la C5 s’irrigidisce e resta piatta, senza coricarsi sulle ruote esterne. La berlina francese percorre svolte strette e tracciati anche molto tortuosi con la precisione di un compasso, al punto che
per sfruttarne appieno tutte le potenzialità non dispiacerebbe avere uno sterzo ancora più comunicativo. Sotto il cofano della C5, il 2.2 HDi biturbo conferma tutte le cose buone dimostrate in altre occasioni. Silenzioso ed esente da vibrazioni, riprende con prontezza grazie alla bassa inerzia della coppia di piccole turbine e guadagna giri con rapidità sorprendente. Il suo pezzo forte è però la spinta ai regimi intermedi, che invoglia a inserire una marcia dopo l’altra per sfruttare il tiro. All’occorrenza sa comunque allungare il passo e distendersi con un temperamento quasi sportivo. Anche con il turbodiesel 2.0 HDi è comunque un gran bel viaggiare a bordo della C5. Elastico e vigoroso, si difende bene in ogni frangente. L’orecchio fino lo avverte soltanto un po’ più ruvido ma per lamentarsi ci vuole davvero un bel coraggio, anche perché la grinta non manca, nemmeno quando ci si avvicina alla zona rossa del contagiri. Quanto invece alle sospensioni a triangoli sovrapposti e a bracci multipli hanno come principale problema il fatto di essere state provate sulla C5 dopo quelle idrattive. In termini assoluti, prestano il fianco a poche critiche e rappresentano un bel compromesso tra le esigenze di confort e sportività. Le imperfezioni della strada sono filtrate bene, come pure gli avvallamenti, e il coricamento laterale in curva resta su livelli accettabili. Sul successo della nuova C5 alla Citroën credono molto: un grosso contribuito lo garantirà, di sicuro, la nuova “familiare”, la Tourer che che sarà disponibile insieme alla berlina.



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Chi vuol intendere, in tenda, tutti gli altri in camper







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