
Originariamente Scritto da
GTVeloce 71
Ancora due cents da un talebano:
Alfa Romeo italiana o non italiana:
mi sembra che ognuno abbia il suo personale concetto di "italiano".
Alcuni partono da un presupposto sovietico: parlano di una grande azienda capitalistica come se fosse un ministero. La Fiat è di proprietà dei suoi azionisti. E' più italiana se c'è un azionista italiano con il 51% o se ci sono centomila piccoli risparmiatori che hanno in mano il 10% delle azioni?
La Fiat è di chiunque voglia comprarsi le azioni, visto che è quotata in borsa. In questo, anche Volkswagen può diventare italiana se gli italiani comprano le sue azioni.
Mi pare però che questo parametro abbia davvero poco senso, anche perché è volatile come l'etere.
Altri forse pensano alla sede legale dell'azienda: è italiana se la sede legale è in Italia. O, la cosa è sostanzialmente piuttosto legata alla prima, se paga le tasse al Fisco italiano. Beh, con un gruppo multinazionale questo discorso ha poco senso: magari delocalizzano gli utili verso le consociate che hanno sede in nazioni con tassazioni più blande. Magari per il Fisco italiano la Fiat non fa utili e non paga tasse (ricordatevi che le perdite di un esercizio si spalmano in quelli successivi. Siamo sicuri che la Fiat paghi così tanta Ires al Fisco italiano? Ha fatto utili l'anno scorso dopo anni e anni di perdite, mah..). E poi le tasse sull'utile aziendale potrebbero essere compensate da quelle pagate sugli stipendi dei lavoratori. E qui si passa al punto successivo.
Altri ancora pensano che sia italiana un'azienda che impiega in maggior parte lavoratori italiani. Questo al limite è un concetto che ha già più senso: ricchezza a famiglie italiane, reddito da lavoro dipendente tassato dal Fisco italiano. Ma anche questo ha un senso relativo in un'azienda multinazionale (non è un caso che si chiami multinazionale...): la Fiat forse fa lavorare più gente in Brasile o in Polonia che in Italia. E poi va considerato l'indotto: siamo sicuri che i fornitori di Fiat siano tutti italiani, quelli di VAG tutti tedeschi, quelli di Renault tutti francesi?
Allora, che cos'è "italiano" di un'azienda come la Fiat?
Niente. La "cittadinanza" è una categoria che nell'economia di aziende di quel tipo è priva di senso. Soprattutto oggi: è la globalizzazione, baby.
Semmai, l'unica cosa più "italiana" può essere proprio l'idea di fondo. La "filosofia" Alfa (ci cui si parla in un apposito topic). Alfa Romeo è italiana se fa auto alla maniera italiana: emozionanti da guidare, intelligenti nella progettazione, belle esteticamente e che manifestino a chi le guida la passione di chi le costruisce.
Questo è "italiano", questo è in qualche misura diverso dal modo tedesco, o francese di fare le auto. Per questo, secondo me, Piech vuole Alfa Romeo: perché vuole fare macchine all'italiana. Non perché è un benefattore, ma perché sa che c'è un mercato che le vuole ancora, nonostante si sia cercato di cancellarne la memoria che nemmeno l'IngSoc (SocIng nella versione tradotta) di 1984. Quel mercato, tra l'altro, comprende proprio la Germania (che tanto ama le Alfa IRI), gli USA, forse il Giappone. Non a caso, proprio VAG si è comprata Lamborghini.
Alla luce di questo metro, Fiat non è proprio per niente italiana. Comunque, non con il marchio Alfa Romeo. Con le ultime declinazioni Westeriane, Alfa Romeo è un marchio, che so, alla francese (auto pratiche, da supermercato, che devono piacere alle donne - che poi sembra che abbia un'idea di donna tipo massaia che va a comprare i cavolfiori, mentre io vedo che molte donne amano le BMW X6).
Quindi, a mio avviso, se Alfa Romeo viene ceduta a VAG può tornare ad essere italiana. E non perché fanno il quartier generale ad Arese: certo, è importante, ma è un effetto, non una causa dell'italianità. Cioè, Alfa Romeo non sarebbe italiana "perché viene diretta da Milano", ma metterebbero la direzione a Milano per rispettare la ritrovata italianità.
Detto questo, di cui sono personalmente molto convinto, se poi comunque VAG si mettesse a fare Alfa Romeo alla tedesca, smentendo le mie convinzioni, rispetto alle odierne Alfiat che di italiano non hanno comunque niente, da un punto di vista "patriottico" non cambierebbe molto. Sarebbero sempre macchine prodotte da aziende private, con azionisti di tutto il mondo, progettisti di tutto il mondo, operai di tutto il mondo in stabilimenti sparsi in tutto il mondo, commercializzate da concessionari e rivenditori di tutto il mondo, riparate da meccanici di tutto il mondo, con fornitori di semilavorati, marketing, servizi e trasporti di tutto il mondo.
E sempre per ricordare che l'italianità alla fine non è un grande argomento, io se vengo rapinato da un italiano non è che lo preferisco a un inglese: sempre un mariuolo rimane.
Allora, siccome Maglionne mi considera, in quanto alfista, un rompicoglioni, per me può andare a farsi fottere, e restarci fino a che non inizia a rispettare le persone che hanno contribuito, comprando alcune automobili con i soldi guadagnati assai più faticosamente di quanto non faccia lui, a creare quel valore del marchio Alfa Romeo che magari lui monetizzerà fra qualche anno.
Solo per questo gli preferirei chiunque altro, anche "se non è italiano": almeno, non mi sputa in faccia. Per gli "itagliani" convinti: siete sicuri che sia da "veri italiani" farsi trattare da imbecilli e continuare a leccare la mano che ti tira uno schiaffo? Sì? Beh, allora non siamo concittadini...
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