Federico Rampini per La Repubblica
«Da quando Google è diventato un gigante, abbandona i suoi principi», accusa il Washington Post. «Nasce un´Internet dei ricchi e una dei poveri, una di prima e una di seconda classe», denuncia Andrew Schwartzmann del Media Access Project. «E´ finita la neutralità della Rete», constata amaramente l´ex presidente di MySpace Jason Hirschhorn.
Un coro di allarme e di proteste accoglie il "patto del demonio", l´accordo a due tra Google e la telecom Verizon per spianare la strada a servizi online più veloci, ma riservati a chi paga. Non farebbe notizia se dietro ci fosse soltanto Verizon, che pure è un colosso: l´ex Baby Bell ha 140 milioni di utenze fisse, 94 milioni di abbonati alla telefonìa mobile, e un nome che adesso fa sorridere perché è la fusione tra Verità e Orizzonte.
Ma il partner più temibile in questo patto è naturalmente Google, l´aspirante padrone del cyber-spazio. La multinazionale con sede a Mountain View, nella Silicon Valley californiana, fu fondata in nome di una democratizzazione dal basso, con il motto «non fare il male», e una visione quasi anti-capitalista alle origini (quando rifiutava addirittura la pubblicità). Ne è passata di acqua sotto i ponti.
Con l´abilità di un politico consumato, il chief executive di Google Eric Schmidt ieri ha pubblicato proprio sul Washington Post un felpatissimo editoriale, a firma congiunta con il suo collega Ivan Seidenberg di Verizon. L´articolo comincia con il proclamare l´esatto contrario delle intenzioni dei due alleati: difende «la fedeltà a un modello di Internet aperto a tutti», denuncia il fatto che «rallentare l´accesso di un video per far sì che un altro arrivi più in fretta è dannoso». E´ solo fra le righe che si scoprono le «eccezioni».
In nome del fatto che bisogna «creare un clima favorevole all´investimento nella banda larga», Schmidt e Seidenberg propongono che la regola dell´accesso egualitario non valga più nella telefonia mobile. Che è il business più profittevole per le telecom come Verizon. Ed è anche il settore dove Google aspira a un nuovo monopolio grazie al successo del suo software Android, il più venduto attualmente negli smartphone.
E così, dopo essere stato «l´evangelista del libero accesso», secondo la definizione del Washington Post, Google fa un voltafaccia clamoroso e predica l´esatto contrario. Per accedere a Internet dal telefonino, e per tutta la nuova generazione di applicazioni professionali, diventa lecito concedere una velocità preferenziale a chi paga di più. A pagare per l´alta velocità sarebbe il fornitore di contenuti, per sbaragliare i concorrenti: salvo poi rivalersi sull´utente finale.
Di questo passo Verizon sui suoi telefonini potrebbe rendere così lento il motore di ricerca Bing della Microsoft da escluderne l´uso, favorendo (dietro pagamento) il solo Google. Oppure Skype può essere escluso dall´iPad della Apple. Le potenziali conseguenze sono enormi. Terreno di scontro fra giganti, Internet si presta a forme di conquista territoriale, a spese dell´utente.
Poiché cresce l´uso del telefonino come strumento di accesso semplificato alle applicazioni online, le telecom vogliono spremere al massimo i loro abbonati mobili e il principio delle tariffe differenziate punta proprio a quello.
In quanto a Google, la sua forza contrattuale è così elevata da poter "occupare" il cyber-spazio ad alta velocità, chiudendo l´accesso ai suoi concorrenti attuali o futuri. Non a caso tra le proteste più vigorose è quasi unanime la Silicon Valley californiana: dove centinaia di dot.com che aspirano ad essere le "Google del futuro" ora vedono l´orizzonte oscurato dalla prepotenza del semi monopolio. Anche le ricadute politiche sono preoccupanti.
obama
E´ quello che denuncia Leslie Harris, presidente del Center for Democracy and Technology: «Google e Verizon spingono l´Internet mobile verso un territorio privo di regole e di protezioni per i cittadini». Perché è chiaro a che cosa puntano Schmidt e Seidenberg. Il loro editoriale vuole dettare la strategia alla Federal Communications Commission (Fcc). E´ l´authority pubblica che stabilisce le regole del settore, dai telefoni alle tv a Internet.
Da molti anni la Fcc è un poliziotto disarmato, sotto l´Amministrazione Bush divenne subalterna agli interessi della grande industria. Nell´èra di Barack Obama il ruolo della Fcc sembra destinato a cambiare. Anche questo presidente però è strattonato in diverse direzioni. Il principio di un Internet aperto è sacro per Obama e tuttavia Google figura tra i grandi finanziatori del Partito Democratico e non per caso il Dipartimento di Stato ha preso le sue parti con zelo nella contesa con la Cina.
Ieri solo un commissario della Fcc si è schierato apertamente contro l´Internet a due velocità: è Michael Copps che ha invitato l´authority a «rimettere gli interessi dei consumatori al primo posto». Gli altri commissari ieri hanno scelto il silenzio, prudentemente. Come il governo. Aspettano di misurare quanto è ampio il fronte delle resistenze, contro il patto di chi vuole separare Internet in tante corsie preferenziali.
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