Il giocattolo incrinato
20 Marzo 2009
di
Giorgio Terruzzi
Dopo mesi di buoni propositi la
Formula 1 va a
Melbourne nel caos. Caos sui regolamenti 2009, per cominciare, senza star qui a discutere sulle medaglie o sul futuro.
Il presente, questo, offre una immagine comunque esauriente. Non si capisce se
Ross Brawn sia più furbo o più bravo. Non si sa se la Brawn, la
Toyota e forse la Williams siano del tutto regolari o mica tanto.
Si sa, in compenso che la classifica del primo
Gran Premio dell’era Fota, dell’era Crisi, dell’era Low Cost, produrrà sospetti, reclami e magari un riesame a Parigi dopo settimane tre.
Il che è, francamente, deprimente. Su questa base del tutto precaria, si innesta il resto. Non tanto la retromarcia sul sistema di assegnazione del titolo, che vale bar, minutaglia, al cospetto di tale caos, quanto una crisi politica così profonda da rendere davvero incerto il futuro. Anche considerando molti posti di lavoro, visto che un budget limitato, ad esempio, non giustificherebbe il mantenimento di strutture complesse che assicurano lavoro a migliaia di persone. In aggiunta, ciascuno si è ormai spinto troppo in là.
Mosley per un verso, la Ferrari per un altro: non credo che sia possibile tornare indietro con facilità. Quindi, spetta ai costruttori ora mostrare la tenuta del patto che li lega. A costo di far saltare il banco. Ma qui le perplessità esistono eccome. La Toyota, ad esempio, fa parte della Fota ma è probabile che molti suoi partners siano costretti a contestare la Toyota alla prima gara del campionato 2009. Per non parlare di
Briatore, che si trova nel difficile ruolo di amico e socio di
Ecclestone per molti affari e, allo stesso tempo, di timoniere
Renault nella stessa Fota, oppure della
Mercedes che da membro potentissimo della Fota fornisce i motori alla Brawn.
Il problema, l’abbiamo detto spesso, sta nei pressi del denaro, quello da dividere alla fine dello show. Ma siccome di questo nessuno parla apertamente, sembra preferibile andare avanti a furia di provocazioni e controprovocazioni, come se non fosse abbastanza grave iniziare una nuova stagione con un regolamento che farebbe ridere un praticante stagista in uno studio legale. E’ un peccato, davvero. Perché questo giocattolo potrebbe funzionare benissimo e a lungo, anche in tempi di vacche più snelle. Niente, alla malora, ciascuno per conto proprio. Con il risultato di offrire un panorama inguardabile agli spettatori, agli investitori e a chi in
Formula 1 lavora ogni giorno.
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