Laguna-show: kart e siliconate di Guido Meda.
Il volto scavato e pallido di
Casey Stoner è un contrasto con tutta questa California che ci circonda di maggiorate siliconate, abbronzati pompati, gasati di ogni genere e persone gentili e disponibili. Quanto in realtà non lo sai mai per davvero. Qui ti sorridono tutti di default, Il piacerino te lo fa chiunque, ci mancherebbe, sul piacerone abbiamo qualche dubbio. E’ la trasferta più bella del mondiale, senza dubbio. Ci mancano i ragazzi della 125 e della 250, ma stavolta sulla carta si lavora meno se non altro. C’è più tempo (poco) per il sano cazzeggio, per farsi compagnia con piloti entusiasti e piloti timorosi. C’è l’AMA in contemporanea, la Superbike americana, coi suoi piloti impavidi, tutti denti e bicipiti, con le sue traiettorie, mai uguali una all’altra, le sue moto imprecise, il suo contorno folk. California.
Ma
Stoner è australiano e pure un po’ sofferente. Sballotato dall’Olanda a qui col mistero che sta nascosto nel suo stomaco non ha la faccia di uno a posto. Non ha la faccia di uno che ha dentro la dinamite. Il suo fisico è persino più asciuttino del solito. Forse è solo un’impressione. Il Dottor
Macchiagodena della Clinica Mobile gli sta appresso con le sue attenzioni e nessuna diagnosi, se non quella sommessamente sussurrata di un problema da poco.
Con la speranza recondita che in poche ore lo vedremo rifiorito, questo Stoner, grazie a qualche pastiglietta semplice semplice. La forza di Stoner qui a Laguna sta proprio in questo suo non essere considerato. Un’intervistina e via, mentre
Rossi e Lorenzo sono sani, sorridenti e accerchiati da tifosi naif.
Un italiano, italiano chissà quante generazioni fa, vede Valentino e gli strilla “siam bersaglieri e siam pronti alla battaglia”, con un accento siciliano che la metà basta, ma bello impastato con lo slang di queste parti.
Edwards si aggira con camminata sicura tra i suoi,
Hayden pure, dimenticandosi quasi che stavolta per la sua Laguna lo aspetta un attrezzo difficile come la Ducati.
E’ come se il mondo girasse al contrario. Tutto su di giri, tutto eccessivo. E ‘eccessiva anche l’auto rossa di
Valentino, un bestione Dodge con una mandria di cavalli sotto il cofano e dei cerchioni lucidi e grossi così. Gioca Valentino, nell’attesa di vedere come andrà la M1 (per dire la sua Yamaha) sulla pista americana dopo la cura di Barcellona che sembra avergli fornito un assetto sfruttato anche in Olanda e finalmente gradito.
Gareggia coi superkart contro le vecchie glorie:
Lawson, Kenny Roberts sr e Wayne Rayney. Parte col minimo basso annegato nel sedile rasoterra di un bolide a quattro ruotine da 250 cc, sei marce e oltre 200 kmh di velocità. Una garetta così per ridere, senza velleità di vittoria, a parole. Che tanto
Lawson con questi gokart ha un record della pista che è imbattuto da anni.
Parte la gara, parte anche
Valentino. In una fuga da subito che lo porterà al traguardo dopo tre giri con un vantaggio di una quindicina di secondi su Lawson per l’appunto. Ha trent’anni meno, certo. Ma gli americani lo ammirano e se lo coccolano adesso Valentino, perchè questo record di Lawson era proprio imbattibile, fino ad oggi. La pista delle sorprese comincia così il suo lavoro. Come continuerà con le moto in pista proprio non lo sappiamo.
Aspettiamo con voi. Voi a casa, noi sotto il sole della California, come fosse una trasfertina vestita da trasfertona. Quasi una vacanzina, la vacanzina che lo scorso anno cambiò i connotati al mondiale.
3 luglio 2009
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