da Grand Prix — Sportmediaset.itLa calma, virtù solo dei forti
di Guido Meda.
Prendete il Giappone, il corpo a corpo tra Rossi e Lorenzo con relativo mugugno dello spagnolo battuto e relative lamentele col capo. Poi prendete la gara dell’Estoril dove la paga la prende senza discussione Valentino Rossi. Che fa Rossi? Controlla i nervi, l’atteggiamento, la situazione e anche nella sconfitta pianifica l’esatto contrario rispetto a Lorenzo. No muso, no lamentele. Si produce invece, con l’avversario che l’ha battuto, in una bella stretta di mano in mondovisione nel giro d’onore, in una serie di sorrisi e di dichiarazioni entusiastiche e culmina con una divertita doccia di champagne al vincitore. Nei minuti successivi alla batosta insomma Rossi fa l’impossibile per evitare di mostrarsi prostrato dalla sconfitta. Una soddisfazione da aggiungere alla già prevedibile soddisfazione a Lorenzo lui non la concede, anzi aggiunge pure i gesti sportivi ed edificanti. Il che è geniale e dovrebbe insegnare a Lorenzo la strada per l’amore universale di cui l’italiano gode nel mondo. Ciò detto a Lorenzo vanno solo complimenti. Doveva vincere a tutti i costi per sistemare il conto con se stesso? Per non farsi ricordare come campione del mondo che poi per sei sette gare non vince più? Bene, l’ha fatto e il suo capolavoro 2010 così è proprio compiuto. Ha smorzato la carogna di Rossi vivo e primo per un po’ con una progressione che dà un’altra volta la misura della sua capacità di adattarsi a una moto anche poco “preparata” in prova, ma che da settimana prossima toccherà a lui e a Spies far crescere, da soli, fino al 2012.
Rossi è vivo e pronto per la Ducati lasciata libera da uno Stoner che è instabile cronico anche se inutilmente continua a prendersela con la Ducati. Mentre Dovizioso e Simoncelli, che lottano senza amarsi, sono l’esempio di come i risultati si ottengono anche e soprattutto con la pazienza.
31 ottobre 2010



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