Dovizioso, tanta testa e staccatone I promossi e i bocciati di Silverstone
di
Guido Meda.
Lorenzo, 10 e lode
Gara impeccabile, pilota perfetto. Il ritratto della tranquillità e della lucidità, senza correre il rischio di farla diventare una rilassatezza pericolosa. Con Rossi in pista avrebbero girato più forte, ma Rossi non c'era. Lorenzo strapazza tutti, fa un altro passo verso il titolo, ignorato dalle telecamere come capita a quelli dannatamente perfetti. Lode perché continua a mettere a posto la moto alla velocità della luce usandola come sul velluto per sembrare tutti gli altri una categoria sotto.
Dovizioso, 9.5
Dovizioso si costruisce mattone su mattone. È parte di lui: usare la testa per ottenere il risultato. Non si deve essere divertito ad avere a che fare con De Puniet. È consapevole però che anche questa di Silverstone è stata un'esperienza. Gara difficile, con una pressione pazzesca dietro, a cui ha tenuto testa a suon di staccatone e con un po' di sana fantasia. L'obiettivo è Lorenzo, che sembra imprendibile. Dovi ne è consapevole, ma continua a cercare mattoni per arrivare lassù.
Spies, 9
Eccolo qui. Lui non parla, sussurra, non ride, sorride. Fa tutto in punta di piedi in questo difficile approccio alla MotoGp così diversa dalla Superbike, con così tante pretese in più. L'atteggiamento è stato umile fin qui, e comincia a rendere. Se la gioca con il miglior Hayden della stagione. La sua guida è precisa quanto serve per un prototipo. È l'unico pilota di provenienza Superbike a fare ciò che ci si aspettava davvero da lui. Un apprendistato senza le pretese assurde di certi tifosi, ma così redditizio da farlo entrare nel giro giusto. Giusto magari per vincerci pure un mondiale prima o poi.
Hayden, 8.5
È stato il cruccio di Stoner dopo le qualifiche, forse lo è anche alla fine della gara. Hayden non sarà Rossi o Sheene, ma ha l'atteggiamento adatto per il ruolo che ricopre. Poche parole, molti fatti, ora che la moto funziona, certo. Ma al momento è quello che dà il buon esempio: cuore e umiltà. Un solo errore in tutta la gara e... Spies lo frega. Che peccato! Per lui.
Stoner, 7
Non è una gara pessima complessivamente. È sempre prigioniero della paura di cadere. Dopo le qualifiche non era contenta la squadra, non lo era lui. Guareschi gli ha parlato, con franchezza e affetto, Stoner in buona parte ha capito, anche se da questa Desmosedici continua a non riuscire a tira fuori lo "stonerismo" che c'era dentro fino a qualche tempo fa. Peccato quella partenza schifosa, perché se nel finale ti caccia fuori dei 2.03 vuol dire che per il podio Stoner ci stava tranquillamente e la musica sarebbe suonata diversa.
De Puniet, 7.5
Non porta a casa quello che aveva seminato nel weekend. Pareva un inglese, di Silverstone. È che il ragazzo esagera, pare persino che si stanchi. È un bel leone certo, ma le premesse dicevano che avrebbe fatto tutto con l'istinto, la conclusione dice che voleva un poco di quel ragionamento adottato da quelli che in bagarre l'han sfiancato. Tiene dietro Dovizioso quanto basta per suggerirci che la Honda fa bene a dar fiducia anche ai clienti.
Simoncelli, 7
Buona gara. Ha visto i primi, per parecchio tempo. Un profumo che carica Marco. L'inizio di stagione è stato devastante, nel senso negativo del termine. Simoncelli si è meritato la pazienza, non ha preteso niente che non facesse parte del suo apprendistato. Che non è finito e lui lo sa. È da questa consapevolezza che può iniziare un cammino bellissimo (cfr Ben Spies).
Pedrosa, 5
Completamente sbandato. Cancella in una gara la superiorità imbarazzante del Mugello. Prende paga da Dovizioso e da Simoncelli. Pare strano, ma la sua è davvero la Honda messa peggio. Due botti, e di quelli tosti, non sono una mano santa nel weekend di Camomillo, che non cerca scuse, ma non trova una spiegazione alla sua atavica attitudine ad altalenare.
Melandri, 4
Peccato. Una gara lunga un giro, cioè niente, ma quanto basta per far capire che poteva venir fuori del buono.
21 giugno 2010
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