KERS 2011, nulla di nuovo. Rispetto al 2009 e al 2010, il regolamento tecnico 2011 in tema di KERS non propone novità. Un primo fallimento, se si considera che, nel 2009, si preannunciavano profonde evoluzioni a riguardo, ad iniziare dal quantitativo massimo di energia, che sarebbe dovuto essere il doppio e pari a 800 Kilojoules. Invece, nulla di tutto ciò è accaduto. Ricapitolando. Il quantitativo massimo di energia stoccabile e rilasciabile è, quindi, pari a 400 KJ, per un surplus di potenza teorica pari a 60 KW (80 CV), spendibile per circa 6,67 secondi al giro (continuati o ripartiti). La potenza extra, ovviamente, non è costante e continuata per tutti i circa 7 secondi, poiché le batterie, che si scaricano, non garantiscono la massima energia al motore elettrico per tutti i secondi. Il moto-alternatore del KERS deve essere collocato prima del differenziale: ossia, all’albero motore (cioè, come già fatto nel 2009, tra serbatoio del carburante e motore, preferibilmente interponendo ingranaggi riduttori), o alla trasmissione, parallelamente al cambio. Gli accumulatori del KERS vengono ricaricati in fase di decelerazione (azionamento del pedale del freno a pressioni tarate o rilascio del pedale del gas); in questa fase, il moto-alternatore funziona da comune alternatore, ricaricando le batterie. Premendo, poi, un tasto “boost” sul volante, il pilota aziona il rilascio dell’energia precedentemente accumulata; in questa fase, il moto-alternatore lavora come un motore elettrico, in aggiunta al motore termico. Ebbene, questo in estrema sintesi il funzionamento di un tipico KERS elettrico.
Il KERS, inoltre, è gestito dalla Kers Control Unit, una centralina specializzata anch’essa collegata alla centralina “madre”, la ormai famosa Electronic Control Unit, la centralina unica omologata e realizzata su specifiche FIA. Non solo. Poiché il regolamento impone il regime massimo di rotazione del motore endotermico a 18 mila giri/minuto, l’effetto del “boost” del KERS è nullo, appunto, a 18 mila giri o a regimi prossimi a tale soglia. In tale condizione di marcia, infatti, un incremento della velocità della vettura dovuta alla extra potenza offerta dal KERS produrrebbe un aumento del regime di rotazione delle ruote, quindi del motore. Ma poiché il regime di 18 mila giri non deve essere oltrepassato, il KERS offre il proprio (minimo) contributo solo in uscita di curva o in partenza (ma solo dopo aver preso velocità), quando sono richiesti coppia e spunto in accelerazione.
A ciò, aggiungiamo le molte pecche delle batterie al Litio, le quali, inevitabilmente, subiscono un decadimento dopo molteplici cicli di carica-scarica che, sebbene non repentino, costringe i team a sostituirle ad ogni GP. Batterie che, è bene sottolineare, presentano costi di produzione, acquisto, gestione e smaltimento elevatissimi, oltre ad essere realizzate, inevitabilmente, con sostanze tossiche e molto sensibili agli sbalzi di temperatura. Oltre a ciò, aggiungiamo gli altrettanto elevati costi di tutto il KERS nel suo insieme (moto-alternatore, batterie, cablaggi, inverter, raffreddamento, etc.) ed i rischi ad esso connessi (elevatissimi voltaggi ed amperaggi su tutti). Insomma, una presa per i fondelli.
Infine, un appunto circa la disposizione del KERS. Apparentemente, il regolamento offre ampia libertà ai costruttori, persino per quanto concerne la collocazione delle batterie. Tuttavia, essa si traduce in una libertà fittizia, teorica. Di fatto, alla luce delle ferree norme che regolamentano la scocca, gli ingombri, la sicurezza, la disposizione di organi meccanici ed accessori vari, zavorre e chi più ne più ne metta, la collocazione del KERS nel suo insieme risulterà pressoché unificata. Essa, infatti, sarò anzitutto dettata da una nuova norma-balzello relativa ai pesi e alla loro ripartizione in vettura. Il peso minimo è stato innalzato da 620 Kg a 640 Kg, dei quali non meno di 291 Kg dovranno essere ripartiti anteriormente e non meno di 342 Kg posteriormente. In sostanza, ripartizione dei pesi uguale per tutti! Tuttavia, eccezion fatta per la ripartizione obbligatoria tra anteriore e posteriore (davvero stucchevole), l’innalzamento del peso minimo non è detestabile; in tal modo, i costruttori non dovranno alleggerire all’inverosimile organi e strutture già molto delicate che, negli ultimi anni, hanno ceduto incredibilmente. E poi, vetture più pesanti (e con tanti cavalli sotto il sedere) sono generalmente più difficili da guidare: e non è un male, di questi tempi…
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