Bologna Cazzola è a un bivio
15:35 del 01 agosto
Se il presidente investe il costo del club lievita ancora, se no rischia di tornare in serie B. Per completare il puzzle servirebbero altre pedine
Bologna, 1 agosto 2008 - Deluso dal no che la Provincia ha opposto al suo progetto di industrializzazione del
Bologna, beffato dal crollo di Joe Tacopina sul traguardo, umiliato dalle malignità destinate a sorgere all’indomani dell’indagine avviata dalla Finanza sulla provenienza dei soldi (pochi, a onor del vero) maneggiati dallo stesso Tacopina, adesso Alfredo Cazzola dovrebbe decidere di spendere altri quattrini per rinforzare il
Bologna.
La campagna acquisti era iniziata bene. Molto bene. E, di pari passo, procedeva anche la campagna abbonamenti, attendibile termometro dell’umore sprigionato dalla tifoseria.
Erano bastate poche mosse per dare al Bologna, riemerso dalla serie B, i connotati di una
squadra di serie A. Bernacci, Volpi, Zenoni, Mudingayi, più un altro terzetto di sudamericani (Rodriguez, Coelho, Britos): il mercato rossoblù era iniziato così, con il benzinaio pronto a versare nel motore una miscela di veterani, di giovani e di stranieri che Arrigoni dovrebbe trasformare in propellente per un’agevole salvezza.
Ma di pari passo alla campagna acquisti, su un binario parallelo, correva il convoglio delle trattative per la cessione del club.
Spinelli dopo Tacopina: consultazioni assai più rapide, per un identico risultato: nulla di fatto. Da fare, oggi, c’è sull’altro versante. Il Bologna, dopo una decina di giorni di ritiro a Sestola ha preso forma.
Non è facile dire quale: la squadra è stanca e se nei boschi fatichi tanto, in campo non strappi gli applausi e stenti a premere l’interruttore del divertimento e della fantasia. A scanso di equivoci, Arrigoni avverte che più passano i giorni e più si riducono le possibilità di vedere un Bologna brillante.
La campagna abbonamenti si è fermata e, a maggior ragione dopo lo sgarbo della Roma che all’ultimo istante non ha prestato Okaka al Bologna, la campagna acquisti dovrebbe riprendere. Per garantire all’allenatore un difensore (non c’è fretta), un attaccante di scorta simil-Okaka (non c’è fretta), un cursore sinistro (c’è fretta: in quel ruolo sta giocando di nuovo Amoroso) e un attaccante di spessore pari a quello delle punte, Marazzina e Bernacci, che già ci sono (c’è un po’ di fretta).
Il problema non sono i continui sbalzi di umore del mercato che spesso ti apre la porta solo per chiudertela un attimo dopo sul grugno. Il problema sono le motivazioni di Alfredo Cazzola. Dovrebbe spendere per poi cedere. Procedura rischiosa, perché il prezzo del Bologna rinforzato nei tre reparti inevitabilmente lieviterebbe. E se già non è facile venderlo oggi per 18 milioni di euro, ancor meno lo sarà domani se, nel frattempo, il presidente avrà incrementato il suo esborso.
D’altro canto, se il Bologna rimane invenduto e Cazzola rimane al suo posto, gli effetti di un campionato all’insegna delle sconfitte ricadrebbero proprio sulle sue spalle.
Ma più forte di ogni calcolo e di ogni rischio d’impresa (altissimo nel calcio), è l’entusiasmo, che spinge i presidenti a spendere, spesso più del lecito. A Cazzola continua a piacere il calcio e continua a illuminarsi di fronte a una bella giocata del Bologna, ma non ne può più delle logiche, degli interessi e degli intrecci che il calcio genera. L’ultima (l’indagine della Finanza sulla provenienza dei soldi di Tacopina, per altro mai arrivati in Italia) è stata probabilmente la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Menarini aspetta un cenno di cedimento del suo socio. Invano, per ora.
(Il Resto del Carlino)
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