LA COMPETIZIONE FU VINTA DALLO ZENIT DI SAN PIETROBURGO La mafia russa si vanta
di aver comprato la coppa Uefa La Uefa ha creato una commissione di inchiesta per indagare su 26 partite del torneo MADRID - Un'inchiesta della magistratura spagnola sulla mafia russa getta più di un’ombra sulla vittoria della Coppa Uefa 2008 da parte dello Zenit San Pietroburgo. INCHIESTA - Il giudice Baltasar Garzon ha in mano alcune intercettazioni in base alle quali, stando a quanto scrive il quotidiano El Pais, la semifinale di ritorno vinta 4-0 dai russi contro il Bayern Monaco sarebbe stata truccata. L’inchiesta, denominata Operacion Troika, ruota attorno a Guenadis Petrov, uno dei massimi leader dell’organizzazione mafiosa Tambobskaya, con sede a San Pietroburgo. Gli inquirenti, che hanno inviato una rogatoria in Germania in merito alla presunta combine, hanno fatto luce sui molteplici interessi imprenditoriali legati al crimine organizzato. Tra questi, appunto, ci sarebbe anche lo Zenit, rampante formazione russa che dopo la vittoria del campionato centrò nella scorsa stagione la Coppa Uefa, battendo in finale i Glasgow Rangers. INTERCETTAZIONI - In un’intercettazione del maggio scorso tra Petrov e uno dei suoi uomini, Leonid Christoforov, emergerebbe come quest’ultimo sapeva in anticipo il risultato della partita contro il Bayern, finita 4-0. E lo stesso Petrov, parlando con un altro interlocutore, affermava di aver pagato 50 milioni al Bayern, senza specificare la valuta. Petrov e alcuni suoi uomini sono in prigione dal giugno scorso. La Uefa, fa notare El Pais, ha aperto un’inchiesta per studiare 26 partite sospette, sulle quali ci sarebbero state eccessive scommesse via Internet. La mafia russa e le sue ramificazioni Forte nella regione di San Pietroburgo, controlla decine di società e imprese: un impero protetto con qualsiasi mezzo WASHINGTON – Per gli agenti dell’Fbi la Tambvoskaya è una delle organizzazioni mafiose più temibili. Una rete tentacolare che ha rafforzato di recente i rapporti con i cartelli messicani, responsabili dell’invio di cocaina verso gli Usa. La banda prende il nome da Tambov Oblast, la regione dove sono nati i fondatori, Vladimir Kumarin (detenuto in Russia) e Valery Ledovskikh, ed è composta da centinaia di seguaci. Forte nella regione di San Pietroburgo, controlla decine di società e imprese. Un piccolo impero che protegge con qualsiasi mezzo. I suoi capisaldi all’estero sono in Europa.
GERMANIA E SPAGNA - La Germania è una delle piazza finanziarie del gruppo: una delle teste pensanti della rete è stata arrestata in estate a Berlino. Gestiva insieme alla moglie una società di copertura per il riciclaggio del denaro. Juri Salikov, altro pezzo da novanta catturato a Malaga, girava l’Europa con un passaporto (autentico) rilasciato dalla Germania anche se non sa pronunciare neppure una parola di tedesco. L’altro avamposto, molto gradito dai boss, è la Spagna. Nella penisola i criminali hanno investito molto denaro e molti boss hanno deciso di viverci. Una presenza messa in luce dall’operazione Troika lanciata dalla polizia spagnola. Secondo numerosi rapporti investigativi la Tambvoskaya gode di buone sponde politiche a Mosca ed è in affari con i servizi segreti russi.
L'INCIDENTE STRADALE - Un legame denunciato anche dall’ex 007 Alexander Litvinienko, ucciso a Londra con il polonio: sembra che la vittima avesse collaborato con la magistratura spagnola. Non ha avuto miglior destino Mikhayl Monastirsky. Ex deputato russo - ha ammesso di essersi comprato il seggio con 300 mila dollari -, membro della Tambvoskaya in Spagna, ha deciso di collaborare con gli investigatori spagnoli e ha fornito informazioni preziose. Sulle attività nella Costa del Sol, sui rapporti tra mafia e potere, sulle trame dei boss. Un dettagliato racconto che è diventato poi una sorta di testamento d’accusa. Monastirsky, che temeva di essere fatto fuori, è morto in «un incidente stradale» in Francia. Non parlerà più.
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