Finale Nba, stanotte gara 5
Lakers a un passo dal titolo I Magic, che ospitano la partita, obbligati a crederci ancora. Howard: "Cosa dovrei fare? Venir qui e dire che penso che perderemo?". Los Angeles tace per scaramanzia. Ma Kobe Bryant si lascia sfuggire qualche parola sul futuro: "Nella prossima stagione non mi vedo con un'altra maglia" ORLANDO (Florida), 14 giugno 2009 - Se sono nervosi, non lo danno a vedere. Eppure i Magic, perché a una sconfitta dall’andare in vacanza, e i Lakers, perché a un passo dal 15° titolo Nba, avrebbero tutti i motivi per esserlo.
BELLICOSI MAGIC — La vigilia all’Amway Arena è invece carica di sorrisi e battute, seppur condite da propositi di battaglia. Il primo a presentarsi in sala interviste è Dwight Howard, indossando la solita canottiera che risalta la spaventosa muscolatura della parte alta del corpo.
"Sarà l’ultima partita della stagione davanti al nostro pubblico, vogliamo regalargli un bello spettacolo, non vedo l’ora di iniziare - spiega Superman -. Sappiamo che ci aspetta un’impresa, ma non dobbiamo guardare troppo avanti. Limitiamoci a pensare a gara 5 e a salire sull’aereo che ci porterà a Los Angeles per gara 6". Qualcuno lo provoca: "Ma allora vuol dire che garantisci la vittoria dei Magic?". La risposta è pura logica: "No, dico solo che sono convinto che vinceremo. Cosa dovrei fare? Venir qui e dire che penso che perderemo?". Anche Stan Van Gundy, uno che dice sempre pane al pane e vino al vino, prevede un approccio semplice alla partita: "Abbiamo parlato di due cose. La prima è che crediamo ancora di poter vincere il titolo ma che dobbiamo pensare di vincere una gara alla volta. Ricordandoci però che davanti ci aspettano altre due partite a Los Angeles. E’ altrettanto importante aver ben in mente l’obiettivo finale, senza nasconderci dietro i cliché. La seconda è che per vincere, dovremo riscrivere la storia dei playoff, visto che nessuno in finale è mai risalito da 1-3 con le ultime due in trasferta. Ho portato l’esempio di Greg Lemond nel Tour de France 1989, storia che mi ha raccontato il maestro di nuoto di mia figlia, visto che io non sono un gran narratore... Lemond era in testa, poi perse la maglia gialla e quando ormai sembrava finito, quando tutti lo davano per spacciato, disse a sua moglie: 'Sarà ancora più bello quando vincerò e smentirò tutti i critici'. Ecco, noi dobbiamo avere questa attitudine".
Omertosi lakers — Phil Jackson evita con eleganza le domande sul 10° anello, quello del sorpasso a Red Auerbach, visto che non l’ha ancora vinto. Kobe Bryant ha invece gettato la maschera. E’ uscito dal personaggio visto nelle prime 4 partite, duro, mai un sorriso, risposte a monosillabe. Non lo dirà mai, ma sa benissimo che è solo questione di tempo. Anche se i Magic, spazzati via solo in gara-1 e poi sconfitti in volata perché meno forti dei Lakers (i dettagli fanno la differenza e le grandi squadre si differenziano dalle buone proprio in quello) in gara 2 e 4, dovessero vincere la quinta sfida, pensare che poi sbanchino due volte in fila lo Staples, rifilando tre k.o. consecutivi ai Lakers, cosa mai successa in stagione, pare utopia. Qualcuno cerca di trascinarlo nel delicato argomento del contratto. In estate Bryant potrebbe esercitare la clausola d’uscita e diventare free agent. Kobe non abbocca: "Non sarà un argomento di discussione. Perché? Perché non voglio parlarne...". Ma poi, al secondo attacco, cede: "Si vede con un’altra maglia nella prossima stagione?". La risposta è secca: "No". Con un quarto anello da indossare, e magari con il primo titolo di mvp delle finali, visto che negli altri tre trionfi era stato Shaquille O’Neal a portarselo a casa, il matrimonio di Kobe con i Lakers sarà ancora più idilliaco. E non potrebbe essere altrimenti.
Segnalibri