Semenya, scuse ufficiali
"Questione gestita male" La federatletica sudafricana ha inviato una lettera alla 18enne al centro di un caso sul suo sesso: "Ci scusiamo pubblicamente e incondizionatamente". Sospeso Chuene, presidente federale che mentì sui test alla regina degli 800 JOHANNESBURG (Sud Africa), 5 novembre 2009 - Con qualche mese di ritardo, ma alla fine Caster Semenya ha ricevuto delle scuse ufficiali. La 18enne regina degli 800 ai Mondiali di Berlino, sulla cui femminilità sono in corso esami ordinati dalla Federatletica mondiale, ha ricevuto l'auto reprimenda della sua federazione.
Scuse — "La federazione desidera scusarsi pubblicamente e incondizionatamente con Caster Semenya e la sua famiglia, col presidente del Sud Africa e con i sudafricani tutti per la gestione del processo di verifica del sesso e le questione che l'hanno seguito" si legge in un comunicato rilasciato dall'Asa, la federatletica sudafricana, che poi aggiunge: "Una delegazione si incontrerà con Caster, la sua famiglia e il governo per discutere sulla materia". A spingere l'Asa a questo passo ufficiale è stata probailmente la condanna arrivata il mese scorso dal Congresso delle Nazioni Africane, che aveva espresso le proprie perplessità sull'atteggiamento della federazione sudafricana. "Avrebbero dovuto gestire meglio la questione".
Risultati in stand-by — Intanto i risultati dei test condotti dalla Iaaf (già prima dei Mondiali) non sono ancora stati resi noti, e non lo saranno almeno fino alla fine del mese, anche se il quotidiano australiano
Daily Telegraph in settembre aveva diffuso un'anticipazione secondo cui l'atleta sarebbe in realtà ermafrodito.
PRESIDENTE sospeso — Intanto il comitato olimpico sudafricano ha sospeso Leonard Chuene, il presidente della federazione atletica. Chuene disse di non essere a conoscienza della decisione della Iaaf di sottoporre la Semenya a test sul sesso, salvo poi ammettere di aver mentito per proteggere la privacy della 18enne regina degli 800 iridati. Dopo la vicenda erano state chieste le dimissioni di Chuene, che invece aveva ricevuto un attestato di fiducia dall'Asa. Il Coni sudafricano sta anche pensando di avviare azioni legali contro i rappresentanti della federazione internazionale che hanno gestito il caso.
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