Italia-Serbia sospesa dopo 7' Fumogeni in campo, arbitro chiude gara
È durato solo 7' il match di Marassi tra Italia e Serbia. Prima il clima da guerra sugli spalti, colpa dei tifosi serbi che hanno gettato petardi in campo e contro gli italiani. Poi, in un clima surreale, gli inni e le due squadre hanno cominciato a giocare. Un fallo killer di Rajkovic, ammonito, successivamente un rigore su Pazzini non dato. Infine ancora petardi, uno dei quali ha sfiorato Viviano. E l'arbitro ha decretato la sospensione.
L'arbitro ha sospeso la partita perché non era garantita l'incolumità dei giocatori in campo. Gli azzurri sono usciti dal terreno di gioco salutando i tifosi che erano venuti a Marassi per assistere a una partita di calcio. Gli spalti man mano si sono svuotati. Poi il dg della Federcalcio Antonello Valentini ha dichiarato: "L'arbitro ha interrotto la gara dopo il secondo lancio di fumogeni. Ora la palla passa al delegato Uefa che dovrà stilare il suo rapporto".A questo proposito, l'Uefa ha fatto sapere che sarà aperto un procedimento disciplinare su Italia-Serbia, dichiarata appunto chiusa dallo scozzese Craig Thomson. "Aspettiamo il rapporto dei delegati Uefa e poi sarà aperto un caso disciplinare", ha dichiarato il capo della comunicazione dell'organismo che regola il calcio europeo, Robert Faulkner. Scontata la sconfitta per 3-0 a tavolino, ma la Serbia rischia sanzioni durissime.
VIVIANO: "IN QUELLA PORTA NON GIOCAVO. STANKOVIC PIANGEVA"
Il portiere azzurro ha rischiato di essere colpito da un petardo: "Era impossibile giocare in quella porta, avrei dovuto stare sempre girato per evitare i fumogeni. Sinceramente prenderne uno in testa non mi avrebbe fatto piacere. In campo ho detto al nostro direttore generale Valentini che non potevo giocare e stare attento ai fumogeni che arrivavano dagli spalti. Dispiace anche per i giocatori serbi, Stankovic piangeva. È stata una serata triste, che una partita di calcio finisca così non è normale".
PALOMBO: "STANKOVIC È VENUTO A SCUSARSI"
"Questo non è calcio, è delinquenza pura - ha detto Angelo Palombo - Era difficile perché non sai mai come le persone possano reagire. I giocatori della Serbia ci hanno anche provato a parlare con loro ma con certe persone è anche difficile trattare. Per Stankovic è stato mortificante, è venuto anche a scusarsi. Ma non era lui che doveva rammaricarsi. E poi parlano dei nostri tifosi..".
"Stojkovic tremava come una foglia" Italia-Serbia: il racconto di Prandelli
Cesare Prandelli, che pure ha vissuto da testimone diretto la tragedia dell'Heysel, è sconcertato per l'incredibile notte di Marassi: "Mai vista una roba del genere", ha detto uscendo dal campo. In sala stampa, dopo la sospensione, il c.t. ha comunicato "grande delusione, grande amarezza" e ha raccontato che Stojkovic, il portiere serbo aggredito prima del match "era con noi in spogliatoio prima della partita, tremava come una foglia."
Proprio lo stato di choc di Stojkovic è stato il primo segnale per gli azzurri di una serata impossibile: "Stojkovic non aveva solo paura, c'era in lui anche la preoccupazione per il suo ritorno - ha continuato Prandelli - I giocatori serbi ci hanno raccontato che sono stati aggrediti sul pullman, sapevano che i loro tifosi avrebbero fatto di tutto per non far giocare la partita, avevano questa sensazione e ce l'hanno anche trasmessa." Poi la violenza, la sospensione, il timore per l'incolumità dei calciatori: ma Prandelli, nel suo amaro bilancio, indica un altro aspetto molto delicato: "C'erano tanti bambini, si parla sempre di prevenire queste situazioni. È molto deludente."
GIGI RIVA: IL RITORNO IN CAMPO NEUTRO
"In tanti anni di carriera mai mi era accaduto una situazione simile a quella vissuta qui. Ho avuto sinceramente paura nel vedere quelle persone armate di coltello." Il team manager della Nazionale, Gigi Riva, è ancora scosso quando transita dalla zona mista dello stadio "Ferraris" di Genova per commentare la sospensione del match fra Italia e Serbia. "Provo tristezza perché una partita interessante, preparata bene non è possibile che venga sospesa - ha aggiunto - L'arbitro ha giustamente fermato la gara prima di un incidente grave, e in particolar modo ho temuto per il nostro portiere Viviano che si è salvato per poco da un incidente grave. Ora si parlerà di nuovo della violenza nel calcio, quella che si è vista a Marassi è delinquenza vera e propria visto che erano stati protagonisti di incidenti nel prepartita. È una vita che si parla di problemi di ultras ma questi erano ubriachi." Il grande ex-attaccante azzurro guarda anche alla gara di ritorno. "Se dovremmo andare in Serbia, ci andremo come Nazionale italiana senza problemi, però la sospensione di questa partita penso debba fare riflettere l'Uefa, che pensi a far giocare il ritorno in un altro luogo che non sia il territorio serbo."
Genova: la guerra dei serbi Dopo mezzanotte, scontri violentissimi
Sembrava tutto finito, a Genova: invece, nel momento del deflusso dallo stadio Marassi, sono riesplosi violentissimi gli incidenti scatenati dalla follia degli ultrà serbi, che hanno ricominciato a lanciare fumogeni e, poi, hanno caricato la Polizia, che stavolta ha risposto con decisione. Molti ultrà sono tornati all'interno dello stadio inseguiti dalle Forze dell'Ordine, gli scontri sarebbero violenti e si contano già molti feriti.
Incidenti in città, scontri con la Polizia, petardi, pietre, seggiolini gettati sui tifosi italiani, disordini nello stadio con nuovi lanci, duello con gli agenti, cori e striscioni nazionalisti, saluti nazisti, battaglia continuata e terminata con la sospensione decisa dall'arbitro dopo altri bengala lanciati in campo: questo lo "show" offerto a Genova da un centinaio di ultras serbi che nessuno ha saputo fermare. E l'Uefa voleva continuare.
Dopo cento anni di storia, la Nazionale italiana si ritrova involontaria protagonista di una pagina inedita e illeggibile: l'hanno scritta cento personaggi provenienti dalla Serbia che non possono essere definiti come semplici ultrà. Parola giusta è forse guerriglieri, paramilitari provenienti dalle frange più oltranziste del nazionalismo serbo che già furono osceni vivai nella tragedia della guerra nell'ex-Jugoslavia. Ecco la cronaca, rigorosamente nera, dei fatti.
PAURA A GENOVA
Tutto comincia prima del match, in città . Gli ultras serbi hanno seminato il panico e il momento di maggiore tensione si e' registrato davanti alla Fnac in via Venti Settembre. Alcuni tifosi serbi nel mezzo del corteo spontaneo hanno aggredito un auto della Digos danneggiandola. Sul posto sono e' intervenuto personale del reparto mobile della polizia e del battaglione dei carabinieri, che ha caricato i tifosi slavi riportando l'ordine. Tutto questo davanti a decine di passanti in fuga e commercianti costretti a chiudere in fretta e furia i negozi.
AGGREDITA LA NAZIONALE SERBA
Poco prima una settantina di questi tifosi si era staccata dal gruppo ed era andata a contestare la Nazionale serba, reduce dalla sconfitta in casa contro l'Estonia per 3-1 nell'incontro di venerdì, nei pressi dell'hotel Savoia nella zona di Principe dove alloggiava il team allenato da Petrovic. I tifosi serbi avevano lanciato oggetti ed un fumogeno era finito all'interno del pullman dei giocatori. Nessun calciatore o membro dello staff è rimasto ferito, ma il portiere Stojkovic, sconvolto, si è rifiutato di giocare e non ha preso parte nemmeno al riscaldamento.
DENTRO LO STADIO: PETARDI SUGLI ITALIANI
Entrati in uno spicchio laterale della gradinata Nord a Marassi, i serbi si sono presentati con un lancio di petardi da parte verso il centro del settore, dove erano seduti i tifosi dell'Italia. Smontati e tirati anche alcuni seggiolini e delle pietre. I disordini sono continuati, e le squadre, già entrate in campo per gli inni nazionali, sono rientrate negli spogliatoi. Una decina di ultrà sollevavano la rete della 'gabbia' e si appollaiavano sulla recinzione. Dalla gradinata nord sono partiti cori ''zingari, zingari di m.''.
FUORI LE SQUADRE, DENTRO LA POLIZIA
Uscite Italia e Serbia, è entrata in campo la polizia, che si è portata sotto il settore dei serbi mentre il resto dello stadio incita gli agenti: un clima assurdo, vomitevole, tra l'altro di fronte a migliaia di ragazzini invitati dalla Figc. La situazione non ha accennato a placarsi, mentre il delegato Uefa decideva insieme ai dirigenti delle due federazioni se sospendere la partita. La polizia, ha continuato a lungo a fronteggiare gli ultras senza prendere iniziative, petardi e qualche sasso sono arrivati ai piedi del gruppo di agenti. Che, nonostante tutto, non hanno preso iniziative anche per non rischiare di coinvolgere gli spettatori più prossimi.
L'UEFA DECIDE: SI GIOCA LO STESSO
Il clima di Marassi non si è affatto rasserenato, ciononostante l'Uefa, per insistenza del suo delegato, premeva per provare a giocare. Le due squadre sono rientrate in campo per il riscaldamento con gli agenti in tenuta antisommossa a bordo campo e i tanti tifosi italiani inferociti contro i serbi. Che hanno salutato i propri beniamini spaccando i vetri che li dividevano dagli altri settori, lanciando altre pietre e fumogeni. In questa cornice, è arrivata la decisione dell'Uefa: si gioca
IL "SALUTO" DEI GIOCATORI SERBI SOTTO LA CURVA
Al termine del riscaldamento, i giocatori della Serbia sono andati sotto la curva dei loro "tifosi": hanno applaudito o fatto un segno di "tre" con le dita, un gesto legato al nazionalismo serbo. Stankovic rifiuta in diretta ogni polemica: "Abbiamo cercato di calmarli e basta". Intanto il delegato della sicurezza Figc Masucci faceva sapere che "Ci sono le condizioni per giocare, abbiamo l'ok della questura di Genova".
CINQUE MINUTI DI CALCIO SURREALE
Cominciava il rito della partita. L'inno serbo è stato fischiatissimo, gli slavi non hanno risposto ignorando anche il minuto di silenzio osservato per le nostre vittime in Afghanistan. Il clima del match era palesemente condizionato e con lui l'arbitro Thompson, che non ha espulso al primo minuto Rajkovic (entrata ai limiti del codice su Rajkovic) e non ha concesso un chiaro rigore su Pazzini. Alla prima azione sulla fascia più vicina al settore dei serbi, sono piovuti due bengala e un terzo è arrivato nei pressi di Viviano. Thompson non se l'è fatto dire due volte e ha sospeso la partita. Ed è lui, assolutamente, che si è preso la responsabilità dell'interruzione definitiva assumendosi la tutela dell'incolumità dei giocatori. L'Uefa, fino all'ultimo, ha provato - probabilmente su insistenza dei dirigenti serbi, consci di andare incontro allo 0-3 a tavolino e a una squalifica pesantissima - a fare disputare la partita. E sarebbe stato l'ultimo gradino di una scala che ha riportato, per una sera, il calcio nei bassifondi della violenza.
DOPO LA SOSPENSIONE, LA BATTAGLIA CONTINUA
Mezz'ora dopo la sospensione della gara i serbi posizionati nel settore 6 hanno abbandonato per la maggior parte il loro posto e sono usciti nella zona di filtraggio. Fuori dallo stadio però ad attenderli c'erano un centinaio di tifosi italiani. Inevitabile il lancio da entrambe le parti di bottiglie e fumogeni. Alcuni tifosi serbi inoltre hanno scavalcato i tornelli cercando lo scontro fisico. Le forze dell'ordine in tenuta antisommossa hanno formato un cordone divisorio utilizzando anche i mezzi blindati.
IL PORTIERE STOJKOVIC FERITO E CURATO IN OSPEDALE
Il portiere della Nazionale della Serbia Vladimir Stojkovic è stato portato all'Ospedale San Martino di Genova per accertamenti dopo che un fumogeno dei tifosi slavi ha colpito il pullman della squadra nei pressi dell'albergo. Secondo quanto accertato dalla Digos, l'estremo difensore sarebbe stato colpito dall'esplosione del fumogeno ma senza riportare ferite gravi. Il giocatore è stato sottoposto alle prime cure. La Digos ha intanto confermato al momento un solo fermo di un tifoso in via Venti Settembre e ha smentito notizie riguardanti una decina di persone fermate.
12 ottobre 2010
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