Il dossier della Ue «scoperto» dai Genitori antismog I giorni fuorilegge «nascosti» dalle stazioni di rilevamento L'associazione: «Chi controlla la qualità dell'aria non può dipendere da chi decide politiche anti-inquinamento» MILANO - Era una giornata piuttosto calda, con condizioni meteo stabili, e lo smog cominciava a salire. Il primo ottobre 2007, al parco Giuriati (Città Studi), la centralina dell’Arpa rilevò una quantità di polveri sottili di 48 microgrammi per metro cubo. Un dato che si avvicina alla soglia per la protezione della salute (50), livello che secondo la direttiva europea non andrebbe superato più di 35 volte in un anno. Quel giorno però, proprio accanto alla centralina regionale, i tecnici del Centro comune di ricerca di Ispra avevano sistemato i loro strumenti per le verifiche di qualità. Strumenti che hanno registrato un dato diverso: 60 microgrammi, quindi oltre il livello d’allarme. Solo dodici microgrammi di differenza. Ma che oggi sollevano un interrogativo: secondo i dati Arpa il primo ottobre 2007 è stato un giorno «in regola»; secondo la rilevazione di Ispra era invece un giorno «fuorilegge».
Superamenti «occultati» - Non è un fatto di poco conto, perché in base al numero dei superamenti i politici hanno annunciato il «progressivo miglioramento della qualità dell’aria» negli scorsi anni. E perché, sempre in riferimento al numero dei superamenti, la Commissione europea apre le procedure di infrazione contro gli Stati e le Regioni. A questo punto, senza mettere in dubbio la buona fede, si può porre un interrogativo: quanti sono stati, negli scorsi anni, i giorni fuorilegge per l’aria milanese «occultati» dalle centraline? Quello del primo ottobre 2007 non è l’unico caso, perché il 6 e l’8 ottobre dello stesso anno si è ripetuta un’identica situazione. Dati Arpa a 44 e 42 microgrammi, dati Ispra rispettivamente sopra i 60 e i 50. Sono tre giorni che secondo le rilevazioni milanesi sono stati giudicati in regola, ma per i quali si può sollevare il ragionevole dubbio che non lo fossero. Bisogna considerare che la campagna di verifica al Parco Giuriati da parte del Joint research center, organo di ricerca della Commissione europea, è durata quattordici giorni. Cosa è accaduto in tutto il resto dell’anno? Il report di Ispra non può risolvere questo interrogativo, ma si limitava a concludere: «I dati sono sistematicamente più alti di quelli dell’Arpa... ma la differenza rimane sotto il 15 per cento».
Numeri e dubbi - Nella campagne di verifica successive (inverno 2008-2009 a Milano, Lecco e Brescia) i dati Arpa e Ispra tornano ad allinearsi e le differenze diventano minime. Nella campagna realizzata tra gennaio e febbraio 2009, i dati Arpa sul Pm2,5 (polveri sottilissime) sono addirittura superiori a quelli dei tecnici europei. I «Genitori antismog», l’associazione che tramite un accesso agli atti è riuscita a «desecretare» i rapporti, pongono però molti interrogativi. Primo: «Credo che i monitoraggi eseguiti dal Centro di Ispra — spiega Anna Gerometta — evidenzino l’assenza di un adeguato sistema di controllo/qualità della nostra rete di rilevamento sull’inquinamento atmosferico. La direttiva europea prevede la responsabilità degli Stati nel creare sistemi di controllo che garantiscano l’accuratezza delle misurazioni. Viene spontaneo chiedersi con quali modalità sia stata data attuazione a tale norma». L’associazione fa poi riferimento alla realtà di altri Paesi per affermare che «in altri Stati europei gli enti di controllo dell’aria spesso condividono la gestione della propria attività con organismi esterni e indipendenti. Questo crea una cintura di sicurezza. Da noi è diverso. Chi ha il compito di mettere in atto un sistema di controllo dell’aria a garanzia dei cittadini non può dipendere in modo integrale, come nel caso di Arpa, dall’ente che ha la responsabilità di promuovere le politiche anti-inquinamento. Chi controlla non deve dipendere dal controllato».
Gianni Santucci
02 marzo 2010
I dati sulle polveri sottili a confronto
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