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FCA - Product Plan (Notizie - Riassunto a pag. 1)


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La mia impressione è che Marchionne debba iniziare a pensare di lasciare la guida di FCA. 

La spinta propulsiva si sta esaurendo e sta iniziando a compromettersi.

Meglio che lasci adesso e si ricorderanno i tantissimi meriti;

non può cambiare piano ogni 3 mesi, non è più credibile. 

 

 

"quello che della valle spende in 1 anno di ricerca io lo spendo per disegnare il paraurti della punto." Cit.

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4 minuti fa, Cosimo dice:

mi mancavano i post sulla vendita imminente.. mi fan sentire più giovane

Mah..............Direi neonato, considerando da quanto tempo se ne parla :lol:

. “There are varying degrees of hugs. I can hug you nicely, I can hug you tightly, I can hug you like a bear, I can really hug you. Everything starts with physical contact. Then it can degrade, but it starts with physical contact." SM su Autonews :rotfl:

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On 27/1/2016 at 17:50, kombos dice:

In conference call, hanno appena chiesto a Marchionne quando inizierà la produzione della Giulia...ma non ho capito la risposta...

 

io sì, ha risposto: "ask Mr. C. Irons , please"

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dart e 200 fuori produzione??:dubbio:

 

http://www.motori24.ilsole24ore.com/Industria-Protagonisti/2016/01/nuova-fiat%20chrysler-jeep.php

 

28 GENNAIO 2016

La nuova Fiat Chrysler parte da Jeep

Slitta il piano Alfa Romeo – Il rebus delle norme sulle emissioni
Andrea Malan
Fiat Chrysler ha chiuso il 2015 con risultati finanziari positivi, anche se gli accantonamenti per ristrutturazioni hanno fatto scendere l'utile netto. La separazione di Ferrari ha permesso di ridurre i debiti e il gruppo si presenta - come ha detto Sergio Marchionne mercoledì agli analisti - «con una situazione finanziaria più solida». Il manager italo-canadese ha anche ritoccato al rialzo gli obiettivi di ricavi e profitti del piano 2018. L'annuncio dei risultati è stato però anche l'occasione per un aggiornamento della strategia industriale del gruppo, con tre punti salienti: il rinvio degli investimenti su Alfa Romeo; la scommessa sempre più forte sul marchio Jeep in particolare e sul mercato americano di SUV e pick up in generale; la sfida che sarà posta nei prossimi anni dalle nuove norme sulle emissioni inquinanti. Vediamo in dettaglio i tre punti e le loro implicazioni a breve termine.

Alfa Romeo in sospeso.
Il rinvio degli investimenti sullo storico marchio del Biscione era già stato anticipato dallo stesso Marchionne nei mesi precedenti: Fca ha riconfermato mercoledì «l'impegno sul marchio e la strategia di prodotto» ma a parte la Giulia, che dovrebbe arrivare sul mercato finalmente quest'anno, e il SUV medio sulla stessa piattaforma, previsto per il 2016/2017, gli altri sei modelli (ammiraglia, due altri SUV, spider e coupé, una nuova due volumi) sono rinviati al periodo 2018-2020. La spiegazione ufficiale è «l'incertezza in Cina» e «la necessità di assicurare una rete di distribuzione adeguata». Il «focus primario» sarà su Europa e Usa, come del resto era già nel piano presentato nel 2014; sono invece spariti gli obiettivi di volumi (400mila unità) che la maggior parte degli analisti aveva considerato irrealizzabili. Le novità su Alfa avranno un impatto immediato sulle fabbriche italiane del gruppo, che proprio dal marchio sportivo dovrebbero essere rivitalizzate. Più in generale, qualche dubbio sulla strategia a lungo termine è lecito: in mancanza di indicazioni sulle cadenze dei lanci, l'unica data certa (almeno per ora) è quella di quando Marchionne dovrebbe lasciare la guida del gruppo, nella primavera del 2019. È possibile che la parola finale sul piano Alfa Romeo la dica il suo successore così come, in caso di maxialleanza, il socio vorrà dire la sua.

A tutta Jeep 
Marchionne ha messo una pietra sull'obiettivo di vendere 7 milioni di veicoli nel 2018. «Non è rilevante, e poi anche i concorrenti non li danno. D'ora in poi li terremo per noi». Curiosamente di obiettivo ne resta uno: quello di Jeep, rivisto al rialzo a 2 milioni di veicoli (da 1,9). La marca di SUV americani «è il fondamento di questo business plan» ha detto il direttore finanziario Richard Palmer. Il 2015 ha confermato la popolarità del marchio Jeep - balzo delle vendite da 1 milione a 1,238 milioni - e la sua potenziale globalizzazione: le consegne hanno superato quota 100mila sia in Europa che in Asia. Ma c'è una novità che riguarda il mercato americano, di gran lunga il più importante del gruppo: proprio negli Usa, Fca intende «capitalizzare sullo spostamento della domanda Usa verso SUV e pick up». La produzione verrà quindi riorganizzata nei prossimi 18 mesi:verranno sacrificate le berline Dodge Dart e Chrysler 200, entrambe costruite su una piattaforma derivata dalla Giulietta ed entrambe non redditizie: la loro produzione nelle due fabbriche di Sterling Heights e Belvidere verrà fermata e il gruppo valuterà poi se e come far produrre veicoli di quel tipo da un partner. Delle due fabbriche verranno quindi prodotti SUV come le future Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer, o la Cherokee che verrà spostata da Toledo per far posto alla Wrangler e a un pick up Jeep. La svolta strategica non è da poco: Fca di fatto rinuncia a due segmenti di mercato (berline compatte e medie) che pesano complessivamente per il 26% del mercato Usa. Per Marchionne lo spostamento della domanda è definitivo, così come è di lungo periodo il calo del prezzo della benzina che ha contribuito al boom dei SUV. La strategia ha suscitato qualche perplessità: «SUV e crossover sono il prodotto che tirà di più - dice Stephanie Brinley, analista di Ihs Automotive - ma a lungo termine è rischioso puntare tutto su un solo cavallo».

Ecologia? Se conviene.
Il rischio SUV è legato anche al fatto che sono un “cavallo” che beve parecchio. Costo della benzina a parte, sarebbero più sensibili a un giro di vite sulle emissioni inquinanti (anche se negli Usa la normativa che li riguarda è meno severa che per le auto). Mercoledì Marchionne ha assicurato che «il gruppo dispone di tutte le tecnologie necessarie» a ridurre gradualmente emissioni e consumi anche per i veicoli pesanti (ha citato la Jeep Wrangler e il Ram 1500); proprio al recente Salone di Detroit è stato presentato il nuovo minivan Chrysler Pacifica, che avrà una versione ibrida. Fra le tecnologie possibili, Fca ha citato la riduzione dei pesi, il cosiddetto mild hybrid con l'impiego di batterie da 48V, i pneumatici più scorrevoli, miglioramenti nell'aerodinamica; basteranno? E quanto costeranno? Il manager ha messo le mani avanti: «Se dovesse essere conveniente, acquisteremo emission credits (diritti a inquinare)». In effetti Fca è l'unico grande gruppo che già negli anni scorsi ha acquistato tali diritti (da Toyota e Tesla) per quasi 500 milioni di dollari.

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