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Fino all'ultimo bicchiere (storie di uomini e di vino)


Lisse

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di questo mi spiaccio

Pure io :(((

Ma é qualche mese che se bevo un po', ma proprio un poco fosse anche un bicchiere di vino o persino una birra media, il giorno dopo ho dei gran mal di pancia...:nonso: Non mi sembra il caso di perseverare per un po'

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Some critics have complained that the 4C lacks luxury. To me, complaining about lack of luxury in a sports car is akin to complaining that a supermodel lacks a mustache.

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Lungi da me l'idea di fare il professore e spero di non sembrarlo, però qualche info di base, per chi inizia ad approcciarsi al mondo del vino, credo sia indispensabile.

Parliamo di IGT (ora IGP), DOC (ora DOP) e DOCG, che sono marchi che garantiscono la provenienza geografica di un vino (non la sua qualità).

IGT-IGP è il più blando, in quanto consente l’aggiunta fino al 15% di vini “fuori zona”.

DOCG si distingue dalla DOC-DOP principalmente per la “fascetta di stato”, una fascetta riportante la numerazione progressiva della bottiglia.

Che sta a significare?

Brevemente: se il produttore XYZ ha iscritto al registro della DOCG un’estensione di vigneto dalla quale può ricavare ogni anno al massimo 20.000 bottiglie, avrà in dotazione ogni anno 20.000 fascette di stato.. si vorrebbe evitare che XYZ metta in commercio una quantità superiore di vino, magari acquistando uve da altre zone.

Nota: da un paio d’anni, esistono le fascette anche per le DOC.. credo, comunque, sia solo un’opzione e non un obbligo, perché di bottiglie “DOC con fascetta” ne ho viste in giro veramente poche.

IGT-IGP, DOC-DOP e DOCG sono semplicemente dei “regolamenti”, dei “capitolati” ai quali i produttori si devono attenere se vogliono mettere in etichetta la denominazione.

Requisito principe e fondamentale è l’ubicazione geografica del vigneto… se voglio produrre Barbaresco, il vigneto si deve trovare nel territorio dei comuni di Barbaresco, Neive o Treiso.. e basta (come indicato dalla DOCG Barbaresco).

Esistono, comunque, denominazioni molto più ampie, come la DOC Piemonte e la DOC Sicilia, che comprendono gran parte del territorio regionale.

Altri aspetti che sono regolamentati sono i vitigni autorizzati, la resa per ettaro (in quintali di uva prodotta), la data di inizio commercializzazione.. a volte sono indicati anche i tempi di affinamento, quali contenitori utilizzare per l’affinamento (legno, acciaio od altro), se esistano tipologie come “Superiore”, “Classico”, “Riserva”, “Vecchio”, “Novello”, “Passito” ecc. ecc.

Generalmente, comunque, questi regolamenti hanno maglie larghe, non sono per nulla restrittivi.. esempio principe è la resa per ettaro che può arrivare, per alcune DOC, anche a 200 quintali…

Diciamo che per ottenere vini “mediamente buoni” questo valore deve scendere sotto i 100 quintali, i “grandi vini” si fanno con rese indicative attorno ai 40-60 quintali.. poi esistono alcuni produttori estremisti che hanno rese inferiori ai 30 (anche 15-20) quintali.

Ci sono poi le "commissioni di assaggio", che dovrebbero autorizzare la messa in commercio solo a vini corrispondenti alla tipicità.. beh, negli anni si è visto di tutto e non aggiungo altro:roll:

Fondamentale capire, però, che le diciture IGT-IGP, DOC-DOP e DOCG non garantiscono nulla a riguardo della qualità del vino: un vino non è automaticamente buono perché è IGT-DOC_DOCG, potrebbe essere comunque una zozzeria!

Il gatto Apocalisse... per gli amici 'Lisse.

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Lungi da me l'idea di fare il professore e spero di non sembrarlo, però qualche info di base, per chi inizia ad approcciarsi al mondo del vino, credo sia indispensabile.

Parliamo di IGT (ora IGP), DOC (ora DOP) e DOCG, che sono marchi che garantiscono la provenienza geografica di un vino (non la sua qualità).

IGT-IGP è il più blando, in quanto consente l’aggiunta fino al 15% di vini “fuori zona”.

DOCG si distingue dalla DOC-DOP principalmente per la “fascetta di stato”, una fascetta riportante la numerazione progressiva della bottiglia.

Che sta a significare?

Brevemente: se il produttore XYZ ha iscritto al registro della DOCG un’estensione di vigneto dalla quale può ricavare ogni anno al massimo 20.000 bottiglie, avrà in dotazione ogni anno 20.000 fascette di stato.. si vorrebbe evitare che XYZ metta in commercio una quantità superiore di vino, magari acquistando uve da altre zone.

Nota: da un paio d’anni, esistono le fascette anche per le DOC.. credo, comunque, sia solo un’opzione e non un obbligo, perché di bottiglie “DOC con fascetta” ne ho viste in giro veramente poche.

IGT-IGP, DOC-DOP e DOCG sono semplicemente dei “regolamenti”, dei “capitolati” ai quali i produttori si devono attenere se vogliono mettere in etichetta la denominazione.

Requisito principe e fondamentale è l’ubicazione geografica del vigneto… se voglio produrre Barbaresco, il vigneto si deve trovare nel territorio dei comuni di Barbaresco, Neive o Treiso.. e basta (come indicato dalla DOCG Barbaresco).

Esistono, comunque, denominazioni molto più ampie, come la DOC Piemonte e la DOC Sicilia, che comprendono gran parte del territorio regionale.

Altri aspetti che sono regolamentati sono i vitigni autorizzati, la resa per ettaro (in quintali di uva prodotta), la data di inizio commercializzazione.. a volte sono indicati anche i tempi di affinamento, quali contenitori utilizzare per l’affinamento (legno, acciaio od altro), se esistano tipologie come “Superiore”, “Classico”, “Riserva”, “Vecchio”, “Novello”, “Passito” ecc. ecc.

Generalmente, comunque, questi regolamenti hanno maglie larghe, non sono per nulla restrittivi.. esempio principe è la resa per ettaro che può arrivare, per alcune DOC, anche a 200 quintali…

Diciamo che per ottenere vini “mediamente buoni” questo valore deve scendere sotto i 100 quintali, i “grandi vini” si fanno con rese indicative attorno ai 40-60 quintali.. poi esistono alcuni produttori estremisti che hanno rese inferiori ai 30 (anche 15-20) quintali.

Ci sono poi le "commissioni di assaggio", che dovrebbero autorizzare la messa in commercio solo a vini corrispondenti alla tipicità.. beh, negli anni si è visto di tutto e non aggiungo altro:roll:

Fondamentale capire, però, che le diciture IGT-IGP, DOC-DOP e DOCG non garantiscono nulla a riguardo della qualità del vino: un vino non è automaticamente buono perché è IGT-DOC_DOCG, potrebbe essere comunque una zozzeria!

già.

diverso invece se non vado errando il sistema di classification francese...ci puoi dire qualcosa in merito?

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bellissimo racconto...varesotto eh?

chissà cosa usavano...ti ricordi?

ad ogni modo a angera c'è ancora un IGT ronchi varesini che mi pare contempli vitigni internazionali cs o merlot e barbera/bonarda se non ricordo male...l'ho bevuto un paio di volte. niente di che

anche bianco lo fanno

Grazie :D

So solo che lo chiamavano "pissarola". Nelle colline attorno al paese è ancora possibile vedere i terrazzamenti (oggi coperti dai boschi) sul quale venivano coltivati i vigneti.

PS: mio padre mi ricordava che, quando da piccolo voleva mangiar un po' d'uva, doveva farlo in piccolissime quantità e di nascosto da suo nonno, perché "tutta l'uva era dedicata al vino". Guai a farsi beccare! :lol:

Statisticamente, il 98% dei ragazzi nel mondo ha provato a fumare qualsiasi cosa. Se sei fra il 2%, copia e incolla questa frase nella tua firma

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già.

diverso invece se non vado errando il sistema di classification francese...ci puoi dire qualcosa in merito?

In Francia, abbiamo una classificazione generale abbastanza simile alla nostra:

- Vin de France (una recente ri-classificazione del vin-de-table)

- Vin de Pays (vino locale)

- A.O.C. (=D.O.C.).

La vera differenza sta nella classificazione qualitativa dei vigneti, che in Italia non è mai stata fatta e mai si farà.

In Francia si è iniziato nel 1855 (questa data la ritroverete più volte, leggendo di vini francesi), con i cru (parola che identifica sia il vigneto che il vino che se ne ricava) di Bordeaux… la classificazione iniziale fu abbastanza semplice: i cru migliori erano quelli che spuntavano un prezzo più alto dai mercanti inglesi!

Per i vini di Borgogna, la classificazione è su questi livelli (dal basso all’alto):

- Bourgogne

- “village”, ovvero con l’indicazione in etichetta del solo nome del comune (esempio: Gevrey-Chambertin)

- “premier cru”, con l’indicazione in etichetta del nome del comune+nome del vigneto+premier cru (esempio: Meursault Premier Cru “Perrières”)

- “grand cru”, con l’indicazione in etichetta del solo nome del vigneto+grand cru (esempio: Musigny Grand Cru).

Esiste un livello intermedio ufficioso, fra il village ed il premier, che sarebbe il “lieu-dit”… in questo caso, troveremo in etichetta il nome del comune ed il nome del vigneto, senz’altra indicazione (esempio: Puligny-Montrachet “Les Enseignères”).

Questa classificazione è abbastanza attinente alla realtà: un grand cru è più buono di un premier… in senso generale, perché non tutte le parcelle sono uguali e non tutti i produttori hanno le stesse capacità; ma il mercato riconosce e premia queste eccezioni: un premier cru buono come un grand cru, costerà come quest’ultimo:roll:

Mi immagino che caos uscirebbe in Italia per impiantare ora questa classificazione: avvocati e T.A.R. avrebbero lavoro per secoli… tutti grand cru, da noi…:pen:

Il gatto Apocalisse... per gli amici 'Lisse.

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In Francia, abbiamo una classificazione generale abbastanza simile alla nostra:

- Vin de France (una recente ri-classificazione del vin-de-table)

- Vin de Pays (vino locale)

- A.O.C. (=D.O.C.).

La vera differenza sta nella classificazione qualitativa dei vigneti, che in Italia non è mai stata fatta e mai si farà.

In Francia si è iniziato nel 1855 (questa data la ritroverete più volte, leggendo di vini francesi), con i cru (parola che identifica sia il vigneto che il vino che se ne ricava) di Bordeaux… la classificazione iniziale fu abbastanza semplice: i cru migliori erano quelli che spuntavano un prezzo più alto dai mercanti inglesi!

Per i vini di Borgogna, la classificazione è su questi livelli (dal basso all’alto):

- Bourgogne

- “village”, ovvero con l’indicazione in etichetta del solo nome del comune (esempio: Gevrey-Chambertin)

- “premier cru”, con l’indicazione in etichetta del nome del comune+nome del vigneto+premier cru (esempio: Meursault Premier Cru “Perrières”)

- “grand cru”, con l’indicazione in etichetta del solo nome del vigneto+grand cru (esempio: Musigny Grand Cru).

Esiste un livello intermedio ufficioso, fra il village ed il premier, che sarebbe il “lieu-dit”… in questo caso, troveremo in etichetta il nome del comune ed il nome del vigneto, senz’altra indicazione (esempio: Puligny-Montrachet “Les Enseignères”).

Questa classificazione è abbastanza attinente alla realtà: un grand cru è più buono di un premier… in senso generale, perché non tutte le parcelle sono uguali e non tutti i produttori hanno le stesse capacità; ma il mercato riconosce e premia queste eccezioni: un premier cru buono come un grand cru, costerà come quest’ultimo:roll:

Mi immagino che caos uscirebbe in Italia per impiantare ora questa classificazione: avvocati e T.A.R. avrebbero lavoro per secoli… tutti grand cru, da noi…:pen:

questo sistema se consente una relativa sicurezza del consumatore e una certa precisione di "classamento", dall'altro lato consente di tirare su prezzi inarrivabili per le bocce nostrane.

se poi si aggiunga il marketing sedimentatosi su una tradizione plurisecolare ecco spiegato il ruolo prioritario della viticoltura ed enologia francesi.

però per la mia breve esperienza - nella fascia 20/40 € - il value for money migliore ce l'hanno alcune bocce piemontesi e toscane rispetto ai cugini (parlo di rossi ça va sans dire)...o ho generalizzato troppo?

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Grazie :D

PS: mio padre mi ricordava che, quando da piccolo voleva mangiar un po' d'uva, doveva farlo in piccolissime quantità e di nascosto da suo nonno, perché "tutta l'uva era dedicata al vino". Guai a farsi beccare! :lol:

Un bistrot del paese in cui vado in vacanza all'ingresso ha la scritta: "amo così tanto il vino che odio chi mangia l'uva!"

R: "Papà cosa è successo alla macchina?"

J: "Ho investito un uomo che attraversava la strada senza guardare"

R: "Ma è molto molto rovinata papà"

J: "Continuava a rialzarsi"

Rat-boy e Janus Valker, da Rat-Man

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Grazie :D

So solo che lo chiamavano "pissarola". Nelle colline attorno al paese è ancora possibile vedere i terrazzamenti (oggi coperti dai boschi) sul quale venivano coltivati i vigneti.

PS: mio padre mi ricordava che, quando da piccolo voleva mangiar un po' d'uva, doveva farlo in piccolissime quantità e di nascosto da suo nonno, perché "tutta l'uva era dedicata al vino". Guai a farsi beccare! :lol:

ma parli verso le sponde del verbano o dalla parte del lago di varese?

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però per la mia breve esperienza - nella fascia 20/40 € - il value for money migliore ce l'hanno alcune bocce piemontesi e toscane rispetto ai cugini (parlo di rossi ça va sans dire)...o ho generalizzato troppo?

No, l'affermazione è fondamentalmente corretta... anche se ritengo che alcuni "grandi rapporti q/p" delle Langhe abbiano iniziato a salire rapidamente di prezzo:muro:

Il gatto Apocalisse... per gli amici 'Lisse.

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No, l'affermazione è fondamentalmente corretta... anche se ritengo che alcuni "grandi rapporti q/p" delle Langhe abbiano iniziato a salire rapidamente di prezzo:muro:

eh alla fine contano i schei..

sulle bollicine poi il salasso a favore dei galli transalpini è pressochè obbligatorio...bisogna sapersi muovere se no restare su un g. ferrari

prossimamente toccherà analizzare germania e spagna

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