Abarth03

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  1. Ah ok grazie non ricordavo questo dettaglio.
  2. Discussione interessante...vorrei sottolineare pero' che Autobianchi era a tutti gli effetti Fiat, lo è sempre stata. Il marchio nasceva inizialmente come controllato da Fiat e Pirelli, con quest'ultima uscita successivamente di scena. Era a tutti gli effetti un marchio-laboratorio in cui venivano sperimentate soluzioni nuove che, forse per motivi di immagine, si preferiva non mettere in produzione immediatamente a marchio Fiat. Solo con l'acquisizione di Lancia e neppure immediatamente, il marchio Autobianchi fu collegato a quello Lancia, tanto più che da metà anni settanta la rete di vendita in Italia era diventata Lancia-Autobianchi. E l'abbinamento funzionava, e mi pare abbia sempre funzionato bene fino alla fine. Una Lancia Delta, o una Prisma, non facevano brutta figura nel salone accanto ad un'A112. Anzi, sembravano veramente complementari. Detto questo, ogni confronto con la potenziale clientela di trent'anni fa mi sembra inutile. Quei clienti, semplicemente non esistevano. Il maschio alfa è qualcosa che abbiamo inventato in questi anni, trent'anni fa al più esisteva lo yuppie, e non metterei la mano sul fuoco sulla possibilità che si trattasse della stessa cosa. Pero'...pero', un cliente che oggi compra la Panda 4x4, trent'anni fa avrebbe fatto la stessa cosa? Beh, e perchè no? E' vero, la 4x4 di allora era spartana ma non dimentichiamo che con la Sisley dell'87 si è iniziato a dare uno sguardo anche verso quei clienti che volevano qualcosa di più. La Y10 negli anni ottanta costava bei soldi, anzi all'inizio costava addirittura troppo, così troppo che dopo neppure un anno dalla presentazione fu necessario rivedere la gamma introducendo sdoppiando le entry level nelle versioni Fire e Fire LX. Autobianchi non è mai stato un marchio low cost, rispetto a Fiat era comunque premium (confrontiamo un'A112 con una 127...). Giustamente ci si chiede come si potrebbe mai ridare vita a questo marchio partendo da una B low cost Brasiliana. Beh, giusto o no che sia, secondo me l'ingegno di chi fa automobili consiste (o dovrebbe consistere) anche nel far diventare o far passare per premium qualcosa che non nasce esattamente come premium. Non scandalizzatevi. Tanto sapete bene che la maggior parte della gente, tranne forse noi che stiamo qui a parlare, guarda soprattutto i sistemi di infotaitment.
  3. Mah, a memoria mi pare di ricordare che ancora sul MY '89 erano rossi sulle 1.6, 1.8 e 2.0TD. In pratica le sole versioni ad avere gli indicatori bianchi, che io sappia erano la 2.0 T.Spark, la 1.8 Turbo, la 3.0 V6 e fooorse la 1.8 IE Indy.
  4. Stupenda! Peccato solo per i cerchi che sembrano quelli della 155, ma chissenefrega Solo non riesco a capire che versione è. Pensavo ad una 1.6 IE o 1.8 IE, ma queste non avevano gli indicatori di direzione anteriori arancioni? Qui invece vedo che sono bianchi...
  5. Tony, è dannatamente perfetta Troppo perfetta. Rischi di trovare sotto casa i men in black del gruppozzo che ti invitano a smetterla di diffondere idee sovversive che non coincidono col pensiero del gruppozzo stesso
  6. Vero, era costruita dalle industrie Barreiros, che producevano un po' di tutto (anche camion, se non sbaglio) ma era comunque marchiata Dodge. Scelta effettivamente un po' strana, visto che ok, Chrysler era presente in Spagna negli anni settanta tramite la Simca, ma di Dodge non c'era l'ombra nè lì nè nel resto d'Europa. La 3700 era in ogni caso una Dart, modificata in pochi dettagli. Per la cronaca: una Dodge 3700 era l'auto su cui viaggiava l'ammiraglio Luis Carrero Blanco (presidente del consiglio nominato da Francisco Franco e secondo molti in "odore" di sostituirlo alla sua morte) il 20 Dicembre del '73, quando rimase ucciso da un attentato dell'ETA, che aveva collocato qualche decina di kili di tritolo sotto una strada, facendolo esplodere al passaggio della vettura. PS. Scusate l'OT.
  7. Beh...se fosse così, o se soltanto le assomigliasse, sarebbe molto interessante...
  8. Boh. Quella calandra è inquietante, mi sembra veramente eccessiva, anche se non posso negare che è originale. Forse è l'elemento più originale di tutta la vettura. In qualche modo mi richiama alla mente un qualche oggetto atto ad offendere...
  9. Il marchio Infiniti è arrivato in Europa solo una decina d'anni fa. Eventuali vetture marchiate Infiniti, avvistate sulle nostre strade, non potevano che essere eventualmente importazioni parallele dagli USA. E soprattutto, difficilmente potevano avere il marchio americano ed il nome europeo... Ricordo bene la prova su strada su 4R della Nissan Maxima, pubblicata credo a metà anni novanta. Idem come sopra, confermo: anche 4R aveva pubblicato la sua prova su strada in quel periodo
  10. Confermo, ad inizio anni novanta è stata importata regolarmente anche in Italia, e non vorrei ricordare male ma mi sembra che arrivasse addirittura con motore V6. Stiamo parlando pur sempre di quel breve periodo nel quale era stata abolita l'IVA al 38% sulle grosse cilindrate e ci si era illusi che si potesse creare un mercato anche per questa tipologia di automobili. PS. A pensarci bene, non sono sicuro che la Camry da noi arrivasse col V6, forse quella era la Nissan Maxima (altra auto molto yankee che per un breve periodo è stata importata anche in Italia). Ma vabbè. Tornando a noi, faccio fatica ad ammetterlo ma questa Camry 2018 mi sembra addirittura guardabile...
  11. Stupendo, il 900T! Il top è la versione camper col bombolone sul tetto Lo so, non è il massimo come sicurezza (il bombolone sul tetto, intendo), ma vabbè...licenze storiche!
  12. Mah, non è raro incontrare delle 127 con i cerchi della Uno. Forse non stonano, pero' guastano l'originalità dell'esemplare. Voglio pensare che il montaggio dei cerchi della Uno sia stata una necessità, e non una scelta fatta così, per noncuranza. E' vero che la 127 è stata venduta a vagonate, ma immagino che in tempi recenti potrebbe essere diventato più difficile trovare ricambi e così, all'occorrenza e mancando alternative, qualcuno potrebbe aver scelto di mettere i cerchi della Uno.
  13. Un abbraccio, Pandì, e buon anno!
  14. Uhm...sarà una mia impressione, ma quella Beta a me sembra un po' abbandonata Tra l'altro i cerchi non sono i suoi (direi che sono quelli in lega previsti come optional sulla Dedra). Stupenda la Kadett GT/E, nella tipica tinta utilizzata per i rally in quel periodo. PS. Ma l'azzurro di quella 127, che tonalità è?
  15. Precisazione più che doverosa Si può aggiungere al più che con la presentazione della Clio (avvenuta nel '90, come hai correttamente ricordato) la Supercinque aveva assunto il ruolo di alternativa low cost per il segmento, un po' come era successo in casa Fiat per la Uno, che per alcuni aveva continuato ad esistere sebbene sotto le mentite spoglie di Innocenti Mille Clip (in Italia; perchè all'estero invece mi risulta fosse venduta ancora come Fiat). Non ricordo di averne più viste, dalle mie parti, di Supercinque nuove dopo la presentazione della Clio. la Five della foto era veramente spartana (molto più della Uno, IMHO) e se ho visto bene montava già la plancia del Renault Express. Comunque, trovo che si tratti di un'auto che tutto sommato era invecchiata abbastanza bene come estetica, e non era disdicevole come alternativa per le persone che cercavano semplicemente un pezzo di ferro che li portasse da A a B. Certo, nel frattempo il cliente medio Italiano era diventato più esigente e forse non gradiva più troppa spartanità (si può usare il termine? ) su questo segmento; la stessa Clio 1a serie, ricordo di averla vista negli articoli di presentazione addirittura in un allestimento ultrabase denominato RL, che da noi non è mai arrivato (da noi c'erano le RN e RT). Pero'...pero', come vediamo, c'è sempre stato chi, come dicevo sopra, ha sempre e solo chiesto il pezzo di ferro e basta Diversamente, non avrebbero avuto senso queste vetture entry-level, no? PS. Spettacolare la Skoda R, sembra veramente nuova. Il che, considerando che stiamo parlando di una Skoda pre-VW, è più che un complimento: è un miracolo Credo di averne viste una o due, all'epoca. Berline 4p invece, più di quanto uno potrebbe immaginare Il concessionario di Torino evidentemente sapeva fare il suo lavoro, esattamente come Koelliker a Milano nei primi anni ottanta riusciva a piazzare perfino qualche Zaz e Moskvitch