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Mercato del lavoro o mercato delle prese per il sedere?


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12 ore fa, Martin Venator dice:

Basta balle, siamo al completo. 

 

Effetto Jobs Act, crescono i licenziamenti disciplinari - La Stampa

 

 

 

Sul Jobs act sono estremamente negativo, e conosco bene i meccanismi per licenziare senza farsi dei problemi.

 

Pero sono perplesso, nell' articolo si parla di licenziamenti di persone con 35 anni e 28 anni di anzianità, in quel caso per i licenziamenti è in vigore l'articolo 18.

"I rettilinei sono soltanto i tratti noiosi che collegano le curve" [sir Stirling Moss]

"La cosa più bella che può fare un uomo vestito è guidare di traverso" [Miki Biasion]

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13 ore fa, Martin Venator dice:

Basta balle, siamo al completo. 

 

Effetto Jobs Act, crescono i licenziamenti disciplinari - La Stampa

 

 

 

 

Allora, quell'articolo è praticamente spazzatura.

 

A gran parte dei casi citati, il Jobs Act, nella parte sui licenziamenti, (ancora) non si applica.

 

L'esplosione dei licenziamenti per ragioni disciplinari è causata *anche* dalla nuova meravigliosa procedura per le dimissioni partorita a fine 2015. Nata per contrastare un fenomeno ormai azzerato (dal 2012 esisteva già una legge contro le dimissioni in bianco, quella Fornero, con peso burocratico trascurabile), ha introdotto adempimenti demenziali a carico dei lavoratori dimissionari. I lavoratori, ovviamente, non sono interessati a sopportarne il peso. Il risultato è che il lavoratore molla l'azienda, non segue le procedure, il datore di lavoro non può considerarlo dimissionario, lo deve licenziare per abbandono del posto di lavoro e assenza ingiustificata (giusta causa). Come bonus, il lavoratore così licenziato percepisce la disoccupazione (NASPI) a cui invece non avrebbe avuto diritto in caso di dimissioni presentate secondo le nuove procedure. Geniale.

 

 

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Alfiat Bravetta senza pomello con 170 cavalli asmatici che vanno a broda; pack "Terrone Protervo" (by Cosimo) contro lo sguardo da triglia. Questa è la "culona".

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Insomma e' sempre colpa del lavoratore, anche quando perde il posto di lavoro! :D

Ma perché dovrebbe mollare l'azienda? ....sono tutti con scadenza del contratto a tempo determinato? E tutti quelli che vorrebbero rientrare? Quanti licenziamenti riguardano posti fissi? In quanti vengono spostati a parecchi km per incentivare le dimissioni/astensione?!

 

P.S. Lo so che e' stato scritto causata *anche*

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36 minuti fa, loric dice:

 

 

Allora, quell'articolo è praticamente spazzatura.

 

A gran parte dei casi citati, il Jobs Act, nella parte sui licenziamenti, (ancora) non si applica.

 

L'esplosione dei licenziamenti per ragioni disciplinari è causata *anche* dalla nuova meravigliosa procedura per le dimissioni partorita a fine 2015. Nata per contrastare un fenomeno ormai azzerato (dal 2012 esisteva già una legge contro le dimissioni in bianco, quella Fornero, con peso burocratico trascurabile), ha introdotto adempimenti demenziali a carico dei lavoratori dimissionari. I lavoratori, ovviamente, non sono interessati a sopportarne il peso. Il risultato è che il lavoratore molla l'azienda, non segue le procedure, il datore di lavoro non può considerarlo dimissionario, lo deve licenziare per abbandono del posto di lavoro e assenza ingiustificata (giusta causa). Come bonus, il lavoratore così licenziato percepisce la disoccupazione (NASPI) a cui invece non avrebbe avuto diritto in caso di dimissioni presentate secondo le nuove procedure. Geniale.

 

 

 

Post illuminante.

Praticamente, se uno si licenzia (per qualsivoglia motivo) seguendo l'iter che hai descritto, risulta licenziato per cause disciplinari dal datore, quando in realtà e' il lavoratore ad essersene andato?

Di questi ne vendono a secchiate.

Vedrete.

[scritto in data 18 Luglio 2013 - Riferito a Jeep Cherokee]

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11 minuti fa, TurboGimmo dice:

 

Post illuminante.

Praticamente, se uno si licenzia (per qualsivoglia motivo) seguendo l'iter che hai descritto, risulta licenziato per cause disciplinari dal datore, quando in realtà e' il lavoratore ad essersene andato?

 

 

No.

 

Per dimetterti non basta più la classica lettera, quella con cui potevi anche toglierti qualche sassolino dalle scarpe sul tuo (ex) datore di lavoro.

 

Devi passare attraverso il portale ClicLavoro. Questo richiede il rilascio di un PIN da parte dell'INPS. L'istituto ti rilascia metà del PIN al momento della registrazione, l'altra metà te la spedisce a casa per posta. 

 

Una volta ottenuto il PIN dall'INPS, ti colleghi alo portale ClicLavoro, ti registri anche lì e poi compili un modello che verrà mandato all'indirizzo di PEC o e-mail del datore di lavoro.

 

Siccome la cosa richiedere tempo e sbattimento, molti se ne fregano. Sfanculano il datore di lavoro e non si presentano più in azienda. A quel punto il datore di lavoro, anche se sa che i lavoratore vuole dimettersi, deve considerarlo comunque in forza, stare buono qualche giorno, poi esperire la procedura di contestazione disciplinare prevista dall'art. 7 della L. 300/70 (Statuto dei lavoratori).  Passati 15 o 20 giorni (i tempi tecnici per "accumulare" un certo numeri di giorni di assenza, contestarli per iscritto con raccomandata AR, attendere i 5 giorni in cui il lavoratore può astrattamente presentare difese), il datore di lavoro può finalmente far partire la lettera di licenziamento per giusta causa. Però, visto che è licenziamento e non dimissioni, deve pagare il ticket NASPI di licenziamento (che può arrivare a circa 1500 euro). Dopo tutto questo, il lavoratore prende anche la disoccupazione (sempre perché, formalmente, il rapporto di lavoro non si è concluso per dimissioni ma per licenziamento).

 

E tutto questo casino per contrastare un fenomeno (dimissioni in bianco) già risolto dalla legge Fornero

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2 ore fa, loric dice:

 

 

Allora, quell'articolo è praticamente spazzatura.

 

A gran parte dei casi citati, il Jobs Act, nella parte sui licenziamenti, (ancora) non si applica.

 

L'esplosione dei licenziamenti per ragioni disciplinari è causata *anche* dalla nuova meravigliosa procedura per le dimissioni partorita a fine 2015. Nata per contrastare un fenomeno ormai azzerato (dal 2012 esisteva già una legge contro le dimissioni in bianco, quella Fornero, con peso burocratico trascurabile), ha introdotto adempimenti demenziali a carico dei lavoratori dimissionari. I lavoratori, ovviamente, non sono interessati a sopportarne il peso. Il risultato è che il lavoratore molla l'azienda, non segue le procedure, il datore di lavoro non può considerarlo dimissionario, lo deve licenziare per abbandono del posto di lavoro e assenza ingiustificata (giusta causa). Come bonus, il lavoratore così licenziato percepisce la disoccupazione (NASPI) a cui invece non avrebbe avuto diritto in caso di dimissioni presentate secondo le nuove procedure. Geniale.

 

 

 

L'articolo parla di tutt'altra cosa, veramente, e non fa minima menzione di quanto riporti tu. Anzi, porta ad esempio casi di persone mandate via per altre ragioni, non di dimissionari paraculi, collegandoli al JA. Se non a questo, visto che mi dici che non viene ancora applicato, a che cosa si devono gli esempi citati dall'articolo

Edited by Martin Venator
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già Zarathustra

"la 4C sarà un trabiccolo per incompetenti" (Ipse dixit)

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1 ora fa, loric dice:

 

 

No.

 

Per dimetterti non basta più la classica lettera, quella con cui potevi anche toglierti qualche sassolino dalle scarpe sul tuo (ex) datore di lavoro.

 

Devi passare attraverso il portale ClicLavoro. Questo richiede il rilascio di un PIN da parte dell'INPS. L'istituto ti rilascia metà del PIN al momento della registrazione, l'altra metà te la spedisce a casa per posta. 

 

Una volta ottenuto il PIN dall'INPS, ti colleghi alo portale ClicLavoro, ti registri anche lì e poi compili un modello che verrà mandato all'indirizzo di PEC o e-mail del datore di lavoro.

 

Siccome la cosa richiedere tempo e sbattimento, molti se ne fregano. Sfanculano il datore di lavoro e non si presentano più in azienda. A quel punto il datore di lavoro, anche se sa che i lavoratore vuole dimettersi, deve considerarlo comunque in forza, stare buono qualche giorno, poi esperire la procedura di contestazione disciplinare prevista dall'art. 7 della L. 300/70 (Statuto dei lavoratori).  Passati 15 o 20 giorni (i tempi tecnici per "accumulare" un certo numeri di giorni di assenza, contestarli per iscritto con raccomandata AR, attendere i 5 giorni in cui il lavoratore può astrattamente presentare difese), il datore di lavoro può finalmente far partire la lettera di licenziamento per giusta causa. Però, visto che è licenziamento e non dimissioni, deve pagare il ticket NASPI di licenziamento (che può arrivare a circa 1500 euro). Dopo tutto questo, il lavoratore prende anche la disoccupazione (sempre perché, formalmente, il rapporto di lavoro non si è concluso per dimissioni ma per licenziamento).

 

E tutto questo casino per contrastare un fenomeno (dimissioni in bianco) già risolto dalla legge Fornero

 

Oh, insomma, anche te: non vorrai mica lasciare disoccupati i burocrati/burosauri che abbiamo in giro, no? :wall:

 

PS: ma che casino :disp2:

 

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Statisticamente, il 98% dei ragazzi nel mondo ha provato a fumare qualsiasi cosa. Se sei fra il 2%, copia e incolla questa frase nella tua firma

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Adesso, Martin Venator dice:

 

L'articolo parla di tutt'altra cosa, veramente, e non fa minima menzione di quello di cui parli tu. Anzi, porta ad esempio casi di persone mandate via per altre cose. Quindi la spazzatura mi sa che sta altrove.

 

 

Carissimo nonché illustrissimo, 

la disciplina sui licenziamenti individuali del Jobs Act si applica ai lavoratori assunti successivamente al 7/3/2015. Ripeto: SETTE MARZO DUEMILAQUINDICI. 

 

I lavoratori intervistati sono Domenico Rossi, che dichiara un'anzianità aziendale di 35 anni (ripeto: TRENTACINQUE ANNI) e Ettore Ambrosini, che invece dichiara un'anzianità aziendale di 28 anni (ripeto: VENTOTTO ANNI).

 

Attraverso una complessissima formula matematica, risolta coi potenti mezzi informatici della NASA, è possibile concludere che entrambi i lavoratori sono stati assunti prima del 7/3/2015, quindi i loro licenziamenti sono stati gestiti con le vecchie regole.

 

Detto questo, e per ricollegarmi alle statistiche più generali riportate nell'articolo, post Jobs Act, se dovessi inventarmi una ragione per licenziare un dipendente che mi sta sulle palle, punterei alla motivazione economica, perché quella disciplinare (giusta causa o giustificato motivo soggettivo), a differenza dell'altra, prevede ancora la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di insussistenza del fatto contestato.

 

Quindi sì, è spazzatura. E sì, sapere queste cose è il mio lavoro.

 

Cordiali saluti.

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