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Mercato del lavoro o mercato delle prese per il sedere?


TonyH
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1 ora fa, stev66 scrive:

Il capitano ( non comandante, che è un grado, non un incarico ) è  il padrone dopo Dio .  

Comandante è un titolo, utilizzato per indicare la funzione di un militare o civile, che detiene il comando.

 

Da militare, sono stato Capitano, ma non comandavo nulla. (nemmeno da Ten. Colonnello 😂)

 

 

Comandante aeromobile civile:

 

Capo dell’equipaggio dell’aeromobile, cui competono la direzione superiore della manovra e l’emanazione di eventuali disposizioni durante il volo. 

 

Per "completezza"

 

-Nella Marina Militare e nel Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera, per Legge (ai sensi dell'art. 733, comma 4, del D.P.R. 90/2010, letto in combinato disposto con l'art. 8 delle preleggi al codice civile – approvate con R.D. 262/1942 – e con i fogli d'Ordini n° 60 del 28/07/1990 e n° 24 del 13/06/2001, che al citato art. 733 danno piena attuazione in forza del suddetto art. 8 delle preleggi), agli Ufficiali superiori (capitano di vascello, capitano di fregata, capitano di corvetta) spetta l'appellativo di Comandante anche se gli stessi non siano in comando, così come agli Ufficiali inferiori nel grado di tenente di vascello qualora siano in comando.

In inglese, per motivi di natura semantologica, il termine generico di "comandante", correntemente usato in italiano, è tradotto con il termine captain: ciò significa che anche un ufficiale di grado inferiore al grado di capitano, se al comando di un mezzo navale o di una unità complessa, verrà indicato con l'appellativo di captain (ciò accade anche per gli ufficiali al comando di aeromobili e di navi civili: sulle quali il loro ufficiale comandante viene appellato con il termine captain). Ciò crea spesso confusione fra gradi e appellativi usati dagli italiani, e i due gradi (comandante e capitano anglosassoni) molto spesso vengono erroneamente accomunati.

Vi è da rimarcare che la funzione di "comandante" su una nave militare di un paese anglofono, proprio per evitare confusione tra gradi e funzioni, viene indicata con la locuzione "commanding officer", per la stessa funzione su una nave civile si userà la locuzione "master".

Gli Ufficiali inferiori e subalterni nei gradi di tenente di vascello (che non ricoprano incarichi di comando), sottotenente di vascello e guardiamarina sono chiamati "signore" o "signora", o "signor" o "signora" seguiti dal cognome dell'Ufficiale.-

Edited by Damynavy
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Non me ne voglia chi travisera' le mie parole, ma questo e' il risultato di aver perseguito l'altissima scolarizzazione di massa (tra l'altro riducendo la difficolta' e la selettivita' delle scuole di ogni ordine e grado), aver affossato gli istituti professionali e aver creato un esercito di laureati in un paese che ahinoi offre ben poche opportunita'.
 
Col risultato che il titolo e il voto servono solo da firewall all'ingresso e che chiedano la laurea per andare a fare le fotocopie....


Hai centrato in pieno il punto, lo dico da diplomato e mi fa sorridere vedere nella mia azienda o amici laureati fare lavori base come data entry, apertura ticket ,registrazioni fatture ecc.
La cosa buffa è che un cliente mi ha proposto di passare a lavorare da loro dando per scontato che fossi laureato salvo poi dirmi che da policy del loro HR non potevo essere preso in considerazione in quando non laureato, vabbè gli ho detto che se avevano bisogno il mio numero l'avevano.
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9 ore fa, shadow_line scrive:

 

NO, nessuno di questi, questa qui é la banale retorica portata avanti dalla confindustria e dai suoi "servi sciocchi" che le fanno da rappresentati politici... 

 

il problema italiano é che gli imprenditori italiani, che io conosco ormai da una vita..

 

per l'85% sono delle mezze se-ghe... dei cialtroni totali...

 

gli im-prenditori italiani sono in gran parte, quasi tutti, dei 🤡

 

arretrati, chiusi, egoisti, non vedono a un palmo dal loro naso, continuano a pensare di fare vecchie lavorazioni o i piú giovani spesso corrono dietro a mode che sono solo specchietti per allodole

 

gli imprenditori italiani sono un di-sas-tro... un disastro

 

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Non so cosa dica confindustria o i servi o chi altro. Io non amo fare retorica e parlo per quel che penso.

Da piccolo imprenditore in Italia, piccolo imprenditore in Austria e dipendente di una azienda Italiana all’estero continuo a pensare che i maggiori problemi sono quelli che ho elencato. 
Se invece ritieni che sia solo retorica e che te da imprenditore faresti molto meglio ok, tuo libero pensiero

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14 ore fa, Gabri Magnussen scrive:


 

 


Hai centrato in pieno il punto, lo dico da diplomato e mi fa sorridere vedere nella mia azienda o amici laureati fare lavori base come data entry, apertura ticket ,registrazioni fatture ecc.
La cosa buffa è che un cliente mi ha proposto di passare a lavorare da loro dando per scontato che fossi laureato salvo poi dirmi che da policy del loro HR non potevo essere preso in considerazione in quando non laureato, vabbè gli ho detto che se avevano bisogno il mio numero l'avevano.

 

Anche io concordo e aggiungo che, soprattutto in italia, si sta creando un collo di bottiglia mostruoso tra scuola e università da un lato e possibilità lavorative dall'altro, che ritarda l'ingresso nel mondo del lavoro con tutto quello che ne consegue. 

 

Abbasserei la scuola dell'obbligo a 16 anni, darei più risalto agli istituti professionali, accorcerei la durata dei corsi di laurea, rendendoli più pratici e concreti. Abolirei assolutamente tutti gli esami abilitanti alla professione. E ridimensionerei tutti questi cazzo di master succhia-soldi

 

È assurdo oggi molte persone riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro, con uno stipendio pseudodecente e spesso un incarico sottodimensiomato, solo intorno a 30 anni (tra scuola, università, abilitazione, master e tutte le minchiate collegate) e poi si lamentano che non si fanno figli in italia... 

 

Se il "sistema" permettesse ai giovani di inserirsi nel mondo del lavoro in maniera decente tra 16 e 25 anni, e contestualmente si avviasse una riforma del costo del lavoro ovvero della sua tassazione, risolveremmo un bel po' di problemi economici del belpaese

Edited by Lagarith
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"In questo marchio non c'era da cambiare nulla, dovevamo cambiare noi." Harald Wester, 24 Giugno 2015.

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9 ore fa, Davialfa scrive:


Non so cosa dica confindustria o i servi o chi altro. Io non amo fare retorica e parlo per quel che penso.

Da piccolo imprenditore in Italia, piccolo imprenditore in Austria e dipendente di una azienda Italiana all’estero continuo a pensare che i maggiori problemi sono quelli che ho elencato. 
Se invece ritieni che sia solo retorica e che te da imprenditore faresti molto meglio ok, tuo libero pensiero

@Davialfa e @shadow_line avete ragione entrambi.

Il problema è purtroppo esteso a tutti i livelli..

Fiat Punto I 55 sx '97

Fiat Punto II restyling 1.2 60cv '04

Toyota Prius V2 '06

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4 minuti fa, TonyH scrive:

 

su questo punto, mi trasformo un attimo 

 

Il Grillo parlante”, si inizia - Pergine - Trentino

 

Perchè è un terreno scivoloso dove una parte (quella datoriale) se non si sta attenti infila un cetriolo di dimensioni cosmiche nella controparte (i dipendenti).

 

Nella differenza tra quanto pagato dal datore e quanto finisce in busta ci sono essenzialmente le seguenti voci

 

- contributi inps (33%)

- TFR (6.91%)

- inail

- maternità

- IRPEF

 

Le prime 4, ma soprattutto le prime 2 che pesano per il 40%....e sono istituti in favore del dipendente. Il datore li vede come costi, ma sono in realtà una retribuzione differita (pensione o tfr).

 

Quando confindustria parla di riduzione del costo del lavoro anela a tenere i netti uguali, ma ad abbassarsi i lordi.

Peccato così facendo il dipendente verrebbe danneggiato. Non sarebbe più ricco ora, e sarebbe molto molto più povero domani (con meno contributi, meno pensione). A chi pensano di vendere le produzioni con un popolo di straccioni è una domanda che rimarrà sempre irrisolta.

 

Mentre la questione equa dovrebbe essere il contrario. Lordo uguale, ma la riduzione dei costi dentro la busta paga. In modo che il lavoratore possa decidere come impiegare soldi che alla fine della fiera sono suoi (i contributi sono sua spettanza, è giusto che decida lui se impiegarseli in forme di previdenza migliori - visto che quelli inps rivalutano in base al PIL, cioè zero da un bel pezzo - oppure sputtanarseli in mignotte&champagne).

 

Tutto questo pippone per mettervi sull'attenti. Chiunque non specifica che la riduzione del costo del lavoro vi deve finire in tasca sta tentando di fottervi.

Ciao, per costo intendevo proprio la sua tassazione, nel senso che come giustamente hai sottolineato un lavoratore ha costi mostruosi per il datore, così come l'autonomo viene dilaniato da tasse e adempimenti 

 

Anche se penso che uma tassazione più equa si potrà raggiungere soltanto se si riuscirà ad eliminare in maniera significativa il nero

"In questo marchio non c'era da cambiare nulla, dovevamo cambiare noi." Harald Wester, 24 Giugno 2015.

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Ma di quelle citate solo l’Irpef è una tassa (o meglio, imposta, sul lavoro non ci sono tasse nel vero senso del termine perché la tassa implica l’erogazione di un servizio).

 

E il suo diminuire non sposterebbe di una virgola quanto sborsa il datore di lavoro, Perchè quella è tutto a carico del dipendente.

 

Chiariamo, sulla rimodulazione dell’Irpef sono d’accordo, visto che alla fine della fiera abbiamo una flat tax al…38% vista la compressione degli scaglioni.

 

Quello su cui non sono d’accordo, e su cui vi metto sull’attenti, è che la diminuzione del costo del lavoro non passi sulla pelle dei dipendenti attraverso la diminuzione e basta dei contributi.

 

Da autonomo se pago meno Inps i soldi mi rimangono in tasca. Deve avvenire lo stesso anche per i dipendenti.

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[sIGPIC][/sIGPIC]

Some critics have complained that the 4C lacks luxury. To me, complaining about lack of luxury in a sports car is akin to complaining that a supermodel lacks a mustache.

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