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stev66

Missione Rosetta: analizzare il cuore di una cometa

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quindi 100 anni circa per andare su marte? :o

no piuttosto 100 miliardi di Euro ( minimo, meglio 200 ) per

1) sviluppare un lanciatore ( comprensivo di base di lancio ) da 150 tonnellate metriche in orbita bassa

1 bis ) sviluppare una propulsione nucleare / elettrica vera

2) sviluppare un lander in grado di atterrare su marte e ripartire, capace di rifornirisi in sito ( magari con ciclo Sabatier

3) trovare una scehrmatura da radiazioni per l'astronave sufficientemente leggera

4) varie ed eventuali :)

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Possibile che il nome di questa missione venga dalla" stele di rosetta "?:pen:

La supposta è esatta (cit.) :mrgreen:

Perché da questa missione sperano di cavar fuori tutti i dati che servono per spiegare l'origine del sistema solare, come la celebre Stele di Rosetta permise di decifrare i geroglifici egizi.

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Possibile che il nome di questa missione venga dalla" stele di rosetta "?:pen:
La supposta è esatta (cit.) :mrgreen:

Perché da questa missione sperano di cavar fuori tutti i dati che servono per spiegare l'origine del sistema solare, come la celebre Stele di Rosetta permise di decifrare i geroglifici egizi.

Avete preso una cantonata. :si:

Il nome della missione è dedicato alla cometa.

:mrgreen:

2ajn4R9.jpg

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Avete preso una cantonata. :si:

Il nome della missione è dedicato alla cometa.

:mrgreen:

Come faceva quel tormentone di qualche anno fa?

Ah, si: bannate Regazzoni :§

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Aggiungo alla discussione un interessante mappa che riporta i costi minimi in Delta V ( cioè per capirci, quanto bisogna accellerare e poi decelerare ) per andare dalla Terra a tutti i pianeti del Sistema Solare.

P.S. per tornare indietro, una volta calcolata una tratta , moltiplicatela per 2.

solarSubway.jpg

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La prima volta su una cometa, la sonda “Rosetta” pronta allo storico atterraggio

Dopo 8 anni la missione dell’Esa sta per concludersi a 500 milioni di km dalla Terra. Una trivella analizzerà il corpo celeste. L’esperto: «Il sogno è scoprire i “mattoni della vita”»

Antonio Lo Campo

Oggi, per la prima volta, una sonda interplanetaria tenterà l’atterraggio sul nucleo di una cometa, per andare a studiare in modo assai più dettagliato rispetto alle precedenti missioni, le caratteristiche, ancora piuttosto misteriose, di questi corpi celesti. Tramite i campioni che potrà prelevare, oltre allo studio del nucleo stesso della cometa, la speranza è di trovare elementi che portino ai mattoni della vita.

L’astro vagante nel sistema solare è la 67 P/ Churjumov-Gerasimenko, una cometa selezionata con cura negli anni scorsi, prima del lancio della missione spaziale europea protagonista di questa grande “prima” nella storia delle esplorazioni spaziali.

Una missione a 500 milioni di chilometri dalla Terra

Ancora poche ore di attesa, e la fase più importante della missione “Rosetta” dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, prenderà il via. Un piccolo modulo d’atterraggio, dotato di tre lunghe zampe di atterraggio, tenterà la discesa sul nucleo cometario. Siamo a quasi 500 milioni di chilometri dalla Terra, e la sonda europea, costruita con forte contributo italiano, si appresa a rilasciare il suo modulo di discesa (poco prima delle 10, in Italia) per un “accometaggio” che dovrà avvenire verso le 17. Se tutto si svolgerà come previsto, il modulo di atterraggio Philae dovrebbe inviare le prime immagini un paio d’ore più tardi.

Rosetta, già dallo scorso agosto, si trova nei “paraggi” della cometa “. L’ha osservata, fotografata e studiata da lontano, e lo farà ancora per tutto il 2015. E ora, affida al piccolo “Philae” il compito più difficile: tentare di scendere sul nucleo di un oggetto celeste turbolento, formato prevalentemente da ghiaccio, che saetta nel sistema solare e ruota a sua volta su se stesso.

Dopo la lunga traversata nel sistema solare (il lancio avvenne con un razzo europeo Ariane 5 il 2 marzo 2004), la sonda principale Rosetta resta quindi nei dintorni della cometa, dove proseguirà nella sua esplorazione.

Questo primo tentativo di atterraggio su una cometa rappresenta un’impresa coraggiosa, tanto che Enrico Flamini, che guida i programmi scientifici dell’Agenzia Spaziale Italiana ASI, ha intitolato una sua conferenza “Rosetta e Philae: sono pazzi questi europei”.

C’è molta ironia in questo titolo, ma anche la consapevolezza che l’atterraggio del modulo “Philae”sul nucleo cometario è ancora più rischioso di quanto già l’Europa fece con il rendez-vous ravvicinato tra la sonda Giotto e la Cometa di Halley nel 1986.

A caccia dei mattoni della vita sulla cometa

“Durante queste fase e a questa distanza” - spiega Bruno Gardini, che è stato Project Manager della missione Rosetta per l’ESA fin dall’inizio del progetto - “la cometa non e’ ancora attiva. In pratica, non ha ancora la coda luminosa che contraddistingue le comete. Il nucleo e’ praticamente una palla di neve molto fredda ricoperta di terriccio, per cui e’ possibile atterrare con maggiore sicurezza. Scientificamente é poi molto importante che le analisi vengano fatte su materiale non ancora modificato dalla luce solare. Per questo motivo e stato necessario dotare il modulo di atterraggio di una trivella per prelevare campioni ad alcuni centimetri sotto la superficie. I campioni sono poi analizzati in loco e i dati trasmessi a terra”.

La trivella che perforerà il ghiaccio cometario è stata costruita a Milano dalla Selex ES, il cui progetto è guidato dalla professoressa Amalia Ercoli Finzi, del Politecnico di Milano: ““E’ un progetto nato nel 1997” - dice Piergiovanni Magnani, responsabile della trivella per Finmeccanica-Selex ES - “assieme all’idea di una sonda destinata ad una cometa. La grande sfida tecnologica è stata di realizzare, in soli tre anni, un sistema di trivellazione che dovrà operare su un nucleo cometario, a meno 160 gradi centigradi, in ambiente ostile e sconosciuto. La punta della trivella potrà perforare il suolo fino a 25 centimetri di profondità”.

La missione è carica di scienza e tecnologia italiana: la sonda principale, Rosetta, è stata integrata e assemblata a Torino da Thales Alenia Space, e a bordo vi sono molti apparati realizzati da centri di ricerca coordinati dall’Agenzia Spaziale Italiana.

Anche il nome “Philae” del modulo di atterraggio ha provenienza italiana: è stato assegnato da una ragazza milanese, Serena Vismara, dopo un concorso indetto dall’ESA. E’ il nome dell’isola del Nilo, dove fu trovato l’obelisco con iscrizione bilingue con I nomi di Cleopatra e Tolomeo in geroglifico.

La sonda principale “Rosetta” infatti, ha un nome che trovò, sin dall’inizio, in accordo tutti i tecnici e scienziati dell’ESA; come la famosa Stele di Rosetta, la sonda europea andrà a caccia di importanti informazioni capaci di farci decifrare i segreti e gli enigmi delle comete per comprendere meglio i segreti che ancora avvolgono la nascita del nostro sistema solare. Le comete, come ci spiegano gli scienziati, sono gli oggetti più primitivi del nostro sistema solare, e la loro composizione non ha subito modificazioni rilevanti dal momento della loro formazione. Pertanto, conservano le informazioni sullo stato primordiale della materia come era circa 4,6 miliardi di anni fa.

La speranza è di trovare elementi di rilievo, e magari, chissà, la presenza di aminoacidi.

Ma nel frattempo, gli scienziati e non solo loro, incrociano le dita per la grande impresa di oggi pomeriggio.

La Stampa - La prima volta su una cometa nello Spazio. Oggi l?atterraggio della sonda ?Rosetta?

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