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Cita

Questo non è un comunicato stampa e Automobili Amos è un'azienda seria che non si prende sul serio.

Oggi tutti vogliono i numeri. Quanto pesa? 1250kg. Bene. Quanti Cavalli ha? Circa 330. Fantastico. Quanto costa? Circa 300.000€. Cara.

Ma come mai nessuno mi ha chiesto "perchè Eugenio?".
Nessuno mi ha chiesto spiegazioni. E io non capisco. Alla fine i numeri contano davvero poco in questo contesto. Perché qui si parla di euforia, di passione, di nostalgia
e queste sensazioni non si misurano in numeri.

E quindi, perché?

Be’ quest'auto per me significa molto. È la mia visione romantica in un mondo troppo asettico, troppo veloce, che corre superficiale ed intangibile come il vento. Quest'auto significa che mi sono stufato del mondo dell'automobile prima come cliente che come costruttore.

A me manca un mondo, forse idealizzato, in cui c’erano l'uomo, i valori e la sostanza
al centro del prodotto. Quindi la mia auto è pura, analogica, grezza ed essenziale. È servito tanto lavoro, da parte di persone estremamente talentuose, per eliminare tutto il superfluo e portare alla luce solo ciò che conta davvero per me.

Ho scelto la Delta perchè è l'auto che mi ha fatto innamorare delle auto. Avevo 7 anni. E mio papà aveva una splendida Giallo Ginestra.
Io non so perchè ma mi sentivo speciale. Quei ricordi sono fatti di odori,
di tatto morbido d'Alcantara, di suoni confusi. Questo cerco in un auto. Questo offro. Offro ciò che mi piace. Anche se è fine a se stesso o apparentemente inutile.

 

AUTOMOBILI AMOS

 

Cita

Automobili Amos svelerà a Grand Basel, in programma a Basilea dal 6 al 9 settembre, la Lancia Delta Futurista, una riedizione della sportiva di Chivasso pensata per migliorare il modello originale pur rimanendovi fedele nelle linee e nello spirito. La tre porte ideata da Eugenio Amos, progettata con lo studio di design BorromeodeSilva e prodotta dalla Podium Advanced Technologies, sarà svelata durante un evento riservato all'interno della Messe Basel, dove sarà presentata anche l'automobile ideata da Gio Ponti, e sarà poi realizzata in 21 esemplari, ognuno dei quali avrà un nome e nessuna numerazione progressiva.

 

Moderna ma dal sapore classico. Dopo tre anni di lavoro il sogno di Eugenio Amos è così riuscito a prendere forma. La Delta Futurista sarà un concentrato di tecnologie frutto del Made in Italy: Automobili Amos ha infatti deciso di affidarsi unicamente ad aziende locali per la fornitura delle componenti. Svariate parti sono state riprogettate per essere realizzate di fibra di carbonio, mentre altre componenti della carrozzeria sono d'alluminio battuto a mano. L'impostazione classica della vettura è stata aggiornata con nuove dotazioni pensate per rendere ancor più performante l'icona dei Rally degli anni '80: le sospensioni MacPherson hanno lasciato spazio a una nuova architettura a doppio quadrilatero abbinata a un assetto con ammortizzatori Bilstein a controllo elettronico. Proprio questi ultimi, regolabili tramite un'app per smartphone, sono l'unico vezzo moderno che Amos ha voluto concedere alla sua sportiva.

 

Quattroruote

Modificato da Pandino
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Ecco Sig. Manley... prendi nota please!

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Ancora? Ma basta. È accanimento terapeutico.

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Un'operazione in stile Singer? Boh

 

10 minuti fa, Beckervdo scrive:

Ancora? Ma basta. È accanimento terapeutico.

Sempre meglio di quella porcata si base stilo 

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Ma a chi è venuta la brillante idea di saldare le portiere posteriori?

 

Adesso pare una 128 Panorama

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Operazioni di questo tipo mi lasciamo sempre perplesso, non vedendone molto il senso, secondo me.

Io preferirei (potendomelo permettere, ovviamente) di gran lunga i modelli storici originali, senza dubbio.

I remake, i revival e via di scorrendo non mi hanno mai convinto: vogliamo mettere avere la Delta Integrale Evoluzione originale o una cosa come questa?

 

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14 minutes ago, Merak said:

cut- 128 Panorama

 

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OT come mai negli anni '70 facevano le giardinette senza porte posteriori? E' una domanda che mi attanaglia da sempre...

Vedi Alfasud, la 130 Opera di Pininfarina ecc. /OT

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OT come mai negli anni '70 facevano le giardinette senza porte posteriori? E' una domanda che mi attanaglia da sempre... Vedi Alfasud, la 130 Opera di Pininfarina ecc. /OT

 

La 130 Opera era in sostanza una Coupè ma con 4 porte: quella di cui parli è la Maremma che, come le shooting brame del tempo, era 3 porte (stesso copione per la Gamma Olgiata, simile anche esteticamente).

A quanto ne so perché erano considerati in primis come mezzi da lavoro o da artigiano, da qui la non impellente esigenza delle portiere posteriori, che si diffonderanno in massa nel decennio successivo e che si consolideranno con la “moda” delle SW.

Anche la Escort Turnier è nata 3 porte è solo con la MK3 è arrivata la 5: dipendeva molto anche dalle case e dai singoli modelli.

Se non ricordo male la 128 fu realizzata Wagon 5 porte in Sudamerica per quel mercato.

 

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Inviato (modificato)

Le 3 porte sono più rigide delle 5 porte, questo valeva soprattutto fino agli 70/80.

Tornando IT che motore avranno?

Operazione curiosa, ma non penso che una replica modernizzata del Deltone sia poi più conveniente che prendersi un Deltone storico.

Modificato da nucarote
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32 minuti fa, Aymaro scrive:

Un'operazione in stile Singer? Boh

 

Sempre meglio di quella porcata si base stilo 

Sicuramente.

Ma dai render al modello reale, ci passa molto e la "base Stilo" detta legge.

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      Ebbene, questa è stata una delle giornate che, insieme al giorno in cui io e la mia ragazza ci siamo fidanzati, non credo che dimenticherò facilmente!
      Infatti... Stamane, 28 agosto, sono uscito di casa poichè sono andato a farmi la cartà d'identità, e mentre stavo facendo la strada per andare all'ufficio del Comune... Ebbene...
      Ho visto delle auto storiche, che non avevo mai visto prima nella realtà!
      Si, avevo visto delle immagini su Internet e nei film, ma a vederle dal vivo suscitano un fascino davvero fantastico... Un fascino che un'auto moderna non riesce a darti.
      La prima di queste è stata in una strada dietro casa mia, dove c'è un'officina e carrozzeria. Di solito, quando passo di là, capita di vedere a riparazione delle vecchie Fiat Tipo, 127, Ritmo prima serie, qualche Uno oppure delle Renault 4, ma questa volta...
      Parcheggiata vicino al marciapiede dell'officina c'era un'Alfa Romeo Giulia!
      Esattamente! Era una Giulia 1300 Super del 1970, bianca, con cerchi originali, neanche un filo di ruggine, praticamente era completamente restaurata! Sembrava nuova, ed aveva ancora il cellophane negli interni!
      Guardando quell'auto non ho potuto far altro che rimanere a bocca aperta. Il proprietario dell'auto, un signore anziano sulla settantina, era vicino all'auto che parlava con il meccanico dell'officina, delle peculiarità della sua "bambina", dello straordinario rombo del mitico 1.3 bicarburatore da 89cv, della trazione posteriore, i pilastri fondamentali di un'Alfa Romeo che si rispetti.
      E devo essere sincero, mentre guardavo quella Giulia, per un attimo, era come se ho fatto un salto indietro nel tempo di ben 39 anni: per un attimo mi sembrava essere tornato nel 1970, quando quest'auto straordinaria usciva dai cancelli della fabbrica di Arese, ed ho immaginato il momento in cui essa veniva assemblata, quando era messa sul banco di prova per testare il ruggito del motore bicarburatore, quando i sapienti maestri milanesi attaccavano lo stemma "Alfa Romeo -- Milano" sul trilobo dell'auto.
      Ed ho cominciato a pensare ai mitici film polizieschi italiani degli anni '70, quando la Polizia faceva inseguimenti mozzafiato a bordo delle loro Giulia, per inseguire i banditi che di solito correvano o con delle Citroen o con delle Fiat 125 o delle 128.
      Poi sono tornato in me, nel 2009, ed ho guardato quell'Alfa con un'aria di rispetto per una grande signora del passato, che con la sua estetica semplice ma cattiva, il rombo del suo motore e la sua velocità, atterriva tutte le rivali. Quando l'Alfa Romeo insegnava al mondo come si doveva realizzare un'auto dal Cuore Sportivo, l'opera d'arte di una casa automobilistica che è stata stuprata nella sua storia e nella sua maestria tecnica da parte di una dirigenza fallimentare, che per fortuna ora non c'è più.
      Purtroppo, ho dovuto proseguire per la mia strada, ma continuando il cammino per l'ufficio del comune, ho incrociato un'altra auto storica: la mitica Alfetta GT.
      Era di colore Rosso Alfa, come da tradizione, ed era precisamente una GTV V6, il mitico Busso...
      Aveva un rombo che definire "sinfonia" è riduttivo, ed uno scatto che difficilmente si può ritrovare su una vettura di oggi.
      Anch'essa era restaurata, ma parzialmente, dato che i cerchi erano un pò arrugginiti.
      Non ho potuto resistere a guardarla per tutto il tempo, prima che con velocità prendesse la curva per sparire nel nulla così com'era comparsa.
      -Accidenti!- ho pensato fra me e me. -Sembra quasi che queste auto passino apposta al mio passaggio!-
      E continuo per la mia strada.
      Arrivo all'ufficio del comune, arrivano anche i miei, sono pronto per realizzare la carta d'identità. Oramai, il prossimo 10 Ottobre c'è un grande passo da fare per me, dato che divento maggiorenne, divento un uomo.
      Finita l'attesa, il caldo dell'ufficio (inesistente il concetto di aria condizionata), esco per fare il ritorno a casa.
      Strada facendo, faccio i miei ultimi due incontri ravvicinati con auto storiche.
      Prima, vedo una Porsche 911 degli anni 70, con motore boxer raffreddato ad aria, e poi, mentre sono vicino casa, con la coda dell'occhio, noto qualcosa di particolare.
      Vedo una grossa berlina due volumi, di colore carta da zucchero. E' una due volumi piuttosto inconsueta, sembrava fosse degli anni 70. Non era in perfette condizioni, dato che la vernice della carrozzeria era opaca, e gli interni non stavano messi molto bene.
      I cerchi erano privi di coppette, e l'auto in generale, se poteva parlare, ne avrebbe avute tante da raccontare della sua vita (a giudicare dalle sue condizioni) piuttosto travagliata.
      Anche il rombo del motore di questa misteriosa auto sembrava mostrare segni di stanchezza e quasi di sforzo, proprio come se l'auto fosse "umana", come se fosse un vecchio signore avanti con gli anni, proprio come il suo proprietario.
      La guardo con più attenzione, e noto che quell'auto, nonostante le mediocri condizioni in cui era ridotta, non era la classica berlina a due volumi cinque porte che si vedeva tutti i giorni, negli anni '70.
      Ma bensì, quell'auto era niente di meno che... Una Lancia Beta Berlina. Proprio la prima Lancia che fu prodotta sotto l'egida della Fiat!
      Un tempo era la punta di diamante della casa di Chivasso, e vantava contenuti estremamente avanzati tecnologicamente rispetto alle sue rivali. Era insomma, il lusso fatto a quattro ruote. Il vero lusso italiano, che conservava ancora un fascino che oggi oramai si è perso, a causa della nostra perdita di fantasia, immaginazione, e anche a causa della progressiva standardizzazione ed americanizzazione della nostra società.
      Unico difetto? Non fu un'auto compresa nel nostro paese, poichè allora la carrozzeria due volumi non era molto considerata. Eppure, la versione berlina, così come la straordinaria Monte Carlo, e la HPE, aveva molto da dire.
      Ebbene, vedere le condizioni in cui quella Lancia storica era ridotta, stringerebbe il cuore a tutti gli appassionati, perchè al giorno d'oggi, queste auto non sono semplicemente dei pezzi di ferro con ruote, sospensioni e motore. Ma sono oggetti che hanno anima, come se fossero degli esseri viventi. Esse avevano personalità, carattere, una vita propria, che le automobili di adesso oramai hanno perso, diventando progressivamente degli elettrodomestici il cui unico vanto è solo la dimensione dei portalattine, dell'ASR, dell'ESP, dell'ABS e dell'EBD.
      E purtroppo mi rendo conto che in questi tempi moderni, la nostra società si è evoluta troppo in fretta, cambiando proprio come queste auto meravigliose, ed insieme ad esse, hanno perso qualsiasi forma di personalità, di unicità, di carattere e anima, che il nostro modo di fare e di pensare ha custodito fino alla fine degli anni '80.
      Per concludere? Questa giornata non credo che la dimenticherò facilmente. Il fascino che ti dà un'Alfa Romeo Giulia, una Beta berlina, una 911 raffreddata ad aria o una Alfetta GT, non riesce a dartelo nessuna auto dei giorni nostri. Infatti, dopo aver visto quella Giulia, sento una sensazione particolare in me. La sensazione di aver visto ed ammirato con rispetto, una bellissima Signora del Passato.


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      La Giulia che ho visto era una 1300 Super probabilmente del '70.
      Era bianca, praticamente identica a questa. Aveva persino il cellophane che proteggeva ancora i sedili ed i pannelli porta! L'anziano proprietario probabilmente è un grande Alfista appassionato della sua auto, dato che la chiamava "la sua bambina". E ci credo, ad avere un'auto così, come non si può trattarla come una figlia?
      Senz'altro questa è l'auto che più di tutte mi ha lasciato estasiato alla sua vista.

      La 911 invece era ferma, parcheggiata. Di colore beige, doveva essere dei primi anni 70. Una vera Porsche, con motore boxer raffreddato ad aria, montato a sbalzo al posteriore. Che dire, era una Porsche esclusiva, quando la casa di Zuffenhausen era realmente esclusiva.
      Altro che Cayenne, Panamera o 911 raffreddate ad acqua...

      Ahhhh, la GTV! Anch'essa una macchina fantastica. Rispetto alla Giulia di prima, questa non era in condizioni splendide, ma comunque era tenuta discretamente. A parte quello della Giulia, il rombo del Busso è una cosa indescrivibile! E' sinfonia pura!
      E la Fiat provò a sostituirlo con motori australiani, mah...

      Non l'ho riconosciuta immediatamente, anche perchè non l'avevo mai vista nella realtà, a parte la Fulvia e la Gamma. Ma sembrava quasi che l'anziano proprietario che la guidava non si rendesse conto dell'auto storica che aveva nelle sue mani. La straordinaria Beta Berlina. Era praticamente identica a questa, con fari quadrati, e dello stesso colore (esemplare importato dall'estero?), targa originale, quella quadrata in plastica nera degli anni '70. Molto probabilmente, a giudicare dalle condizioni terribili in cui era ridotta, l'anziano signore l'ha sempre usata come auto da battaglia, magari affrontando anche sterrati e mulattiere con essa.
      Che dire, a volte si ha un lingotto d'oro, ma certe volte non ci si rende conto di averlo...
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      A voi le considerazioni sull'esperienza che io ho fatto stamane...


    • Da 4200blu
      La societa "New Stratos GbR" (di Strocek) e la MAT Manifattura Automobili Torino hanno fatto un accordo per la produzione di una serie limitata di 25 uniti della New Stratos

       
      https://www.auto-motor-und-sport.de/fahrberichte/new-stratos-2018-kleinserie-fahrbericht-daten-preis-vom-lacia-stratos-erben-3378893.html
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