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daytona

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  1. Mi sembra di capire che questa sarà una rivale della Jetta, che in America ha buon successo. Francamente fra le due non saprei quale scegliere ma, concettualmente, una rivalutazione delle berline 4 porte, come segmento di mezzo, non mi dispiace... ma, fatemi capire, questa è la macchina il cui muletto era una Giulietta "allargata" ??
  2. per me è finalmente un Maggiolino come si deve...
  3. Caro "Poliziotto", Devo confessarti che questa è nata come un'idea per un ipotetico romanzo. Così come la leggi è stata già pubblicata da qualche parte (scrivi il titolo in un motore di ricerca....). L'ho scritta come fosse un trailer, con una tecnica, se si può dire, quasi cinematografica. Lascio che i frammenti si ricompongano nella mente del lettore. Ho avuto molti solleciti a farla diventare un romanzo, specie dalle persone che conoscono i luoghi citati e che hanno "visto" un film in queste poche parole. Non avrei il tempo per svilupparlo e, probabilmente, lo leggerebbero in pochi considerato che non sono un professionista della scrittura e che, anzi, faccio un lavoro che è agli antipodi. Il racconto breve circola più velocemente, viene pubblicato dai blog, insomma c'è un ritorno (ovviamente non economico ma di soddisfazione personale) quasi immediato. Il Libro diventa impegnativo. Il fascino del racconto breve è tutto lì perchè, se è scritto bene, lascia un senso di incompiuto nel lettore, che vorrebbe approfondire di più i personaggi e la storia. Il suggerimento è di continuare a scrivere e di non essere mai superficiali. Non puoi parlare di un luogo, di un'atmosfera o di un'opera (quale lo Schiaccianoci che ho ascoltato e visto e riascoltato) se prima non l'hai vissuta e sperimentata. Solo così anche l'estrema sintesi delle parole di un racconto breve è efficace e sollecita il lettore. Nel mio caso specifico, solo chi conosce l'opera dell Schiaccianoci a fondo e conosce il balletto che viene portato in scena, coglierà ulteriori precisi riferimenti e che, per gli altri lettori, saranno solo elementi decorativi o secondari della storia... Ognuno interpreterà la storia, quindi, secondo la propria cultura o sensibilità individuale, fermo restando la "trama " di base, accessibile a tutti. Fammi leggere presto qualcosa di tuo. Saluti!
  4. Quel disco era lì da tempo e il tempo trascorso ne aveva un po’ cristallizzato ed ingiallito il cellophane esterno. Una bella copertina che raffigurava la stampa di un’opera liberty con una donna di profilo, fasciata da una tunica che le lasciava scoperto un seno. Lo aveva acquistato Daria molti anni prima. Era un’edizione speciale dello Schiaccianoci di Tchaikovsky, registrata dal vivo al Teatro Bolshoi di Mosca e diretta dal Maestro Kopilov. Mario non aveva dato peso a quell’acquisto, faceva parte della sfera delle passioni personali di Daria. Aveva solo un’idea di chi fosse Tchaikovsky e anche il titolo del disco gli diceva qualcosa, non fosse altro per la buffa considerazione che un compositore avesse mai potuto dedicare un’opera ad un utensile da cucina. Bizzarrie da geni! Non si rimproverava certo, lui che era un ingegnere, e uno sportivo per giunta, di non conoscere il repertorio classico. Vi era poco spazio e tempo libero, nella sua vita di calcoli e di cantieri, per potersi appassionare a certi generi di musica . A casa, Mario aveva tentato, per carineria più che per un reale interesse, di aprile la confezione di quel disco, ma lei lo aveva fermato, dicendogli che non c’era fretta di ascoltarlo e che era riservato ad un’occasione speciale. Si erano incontrati in un pomeriggio assolato, in un piazzetta del centro storico di Soleto, sotto la guglia degli Orsini. Mario, impegnato in un cantiere poco distante, studiava i particolari di un progetto di ristrutturazione, appoggiato sul cofano della sua macchina. Daria a scattare fotografie. Gli era finita addosso, indietreggiando, mentre cercava la migliore inquadratura per ritrarre un demone scolpito su un lato del monumento. A quell’ora i raggi diventavano dorati e la filigrana di pietra, enfatizzata dalle luci e dalle ombre, regalava agli obiettivi uno splendido effetto tridimensionale. Il momento perfetto per gli scatti… Quel passo indietro era stato di troppo, o forse no. Mario l’aveva sorretta con garbo, e poi si era scusato lui stesso, forse per il compiacimento provato in quel contatto inaspettato con le braccia della ragazza, e con il lino della sua camicetta… Daria, all’epoca, non ballava più da tempo. Un incidente l’ aveva allontanata, definitivamente, dalla scuola di danza e dal palcoscenico. Con i suoi genitori era ritornata a Lecce. A lei era rimasta la musica e l’altra grande passione della sua vita: la fotografia. Appassionata d’arte, avrebbe voluto lavorare nel settore ma aveva dovuto fare i conti con la finanza domestica e ripiegare sulla moda e sui negozi, per assicurarsi un reddito necessario per vivere. Nel tempo libero, però, le ritornava prepotente la passione per i campanili e le torri saracene del suo Salento. Centinaia di scatti per un libro che avrebbe certamente pubblicato, in un futuro prossimo. Una sorta di “tela di Penelope” della quale non era mai abbastanza soddisfatta. Da quell’incontro casuale nacque qualcosa. Mettiti qualcosa di decente questo pomeriggio, magari una giacca – aveva telefonato Daria quella mattina al marito - Ti porto fuori …-. Al Bar Avio, dove avevano l’appuntamento, Daria aveva in mano due biglietti del Politeama: “Lo Schiaccianoci”. Mario ricordò il disco mai aperto. Lei lo rassicurò – E’ un balletto, ma non preoccuparti, ti piacerà…-. -Voglio raccontarti una storia - gli disse, mentre si avviavano sul viale, verso il teatro. - E’ la storia di Clara, la favola della mia infanzia-. Stringeva la mano di Mario mentre gli raccontava di un sogno in una notte di Natale, di una festa, di un mago e di una battaglia fra i buoni e i cattivi. Di uno schiaccianoci dalla bizzarra forma di soldatino, che diventava un principe e che conduceva Clara nel castello di una fata, in un mondo di fiaba che durava solo una notte. - Noi, invece, saremo felici per sempre – le aveva detto Mario. Fu uno spettacolo bellissimo. Un ritmo incessante di danze e di musiche. Non fu difficile, per Mario, collegarle a tante colonne sonore ascoltate nei film, nelle pubblicità, nei documentari. Mai avrebbe potuto immaginare che provenissero tutte dalla stessa matrice, da un’unica opera: “ Lo Schiaccianoci”, il cui titolo tanto l’aveva divertito... -Senti questo motivo?- gli sussurrò Daria mentre, sul palco, il principe sorreggeva la sua fata su di una spalla e un braccio soli, come fosse una farfalla che si è posata su di lui. - Ogni ballerina vorrebbe interpretare questo “passo a due” su un grande palcoscenico, io mi sono fermata al ruolo del fiocco di neve! E’ la musica che vorrei ascoltare se… se un giorno dovessi mancare, insomma… promettimi che me la farai ascoltare, prima che me ne vada…-. Mario pensò a quella vecchia scatola di cartone telato, custodita in fondo all’armadio. Tante foto, un po’ sbiadite dal tempo, che profumavano di talco e di antico, dove Daria era una ragazzina e posava con il suo abito di scena da fiocco di neve, tenendosi sulle punte senza apparente sforzo. In altre, si librava nell’aria del palcoscenico, sorretta da un’energia che solo in parte si poteva ascrivere allo studio e alla tecnica. L’ aveva zittita, sfiorandole dolcemente le labbra con l’indice , era il suo modo di non farle dire parole che non voleva ascoltare… Quante volte Mario si era soffermato, dopo quella sera al Politeama, su quella copertina intatta di un disco mai aperto, che li aveva seguiti, “silenzioso”, in ogni tappa della loro vita. Quante volte aveva pensato di disfarsene, come di uno scomodo testimone, ma si era fermato all’ultimo momento. E anche ora che Daria, esausta, non si alzava più dal suo letto e passava le giornate a guardare, fuori dalla finestra, l’ondeggiare delle cime degli eucalipti, solo il voler tenere fede alla promessa gli impediva di farlo. Quegli alberi erano cresciuti velocemente, tanto da coprire parzialmente la vista del campanile del Duomo. E Daria, che tanto aveva voluto quella casa proprio per quella veduta, ora preferiva osservare gli alberi, lamentandosi per l’eterno restauro che aveva rinchiuso quel monumento in una fredda gabbia di metallo. - Mario, ti prego, apri la persiana, e fammi sentire un po’ di musica. - Accendo la radio? - Fammi sentire il mio disco e...non aver paura! Mario aveva strappato quel cellophane con il cuore in gola. Dopo pochi secondi, nella sala riecheggiavano già le note struggenti del passo a due, del “sogno di ogni ballerina…”. Mario aprì le persiane e scostò le tende. Le cime degli eucalipti, sospinte dalla tramontana di dicembre, si piegarono su un lato, lasciando sgombera la vista sul campanile. - Guarda Daria, smontano le impalcature, presto il tuo campanile sarà di nuovo libero e bellissimo, così com’è rimasto bello nel tuo libro, in tutti questi anni !…- Così le diceva Mario, mentre le indicava il grosso libro di foto appoggiato sullo scrittoio e respingeva le lacrime, simulando il suo solito buon umore e la sua sicurezza. Poi si distese di fianco a Daria, senza parlare. Vieni Daria, balla con me questa danza che non abbiamo mai ballato. Abbraccia il tuo principe, ti condurrò con un cocchio dorato nel magico castello. Fuori c’è un valzer di fiocchi di neve, i fiori hanno già danzato per noi. Lì rimarremo per sempre! - Si Mario, per sempre….
  5. Forse è meglio specificare: dipende molto dalla compagnia (intesa come amici/fidanzate/mogli ) che ti porti dietro (non dalla compagnia armatrice), come dicevo, la nave ti offre una vasta gamma di servizi e divertimenti oltre che a buffet praticamente illimitati. Comunque se uno è particolarmente sensibile al cibo difficilmente vincerà la tentazione...
  6. Cari amici, il 12/06 parto da Copenaghen per una crociera con la Costa Atlantica per le Grandi Città del Baltico. Chi ha fatto già una crociera sa di cosa si tratta, purtroppo bisogna "esserci passati" per capire, ed è veramente difficile convincere gli scettici per partito preso. Io sono alla mia terza consecutiva dopo aver fatto la prima per un puro caso ed essere stato uno dei più scettici al mondo su questo tipo di vacanza. Libagioni infinite, ogni tipo di attività possibile ed immaginabile (sport, musica, teatro, biblioteca, mostre d'arte, shopping, gioco d'azzardo, cinema, ballo, discoteca e perfino le funzioni religiose ) ma anche la possibilità di trovare un angolo tranquillo per guardare il mare o a far nulla; la sorpresa di aprire ogni mattina la finestra in una capitale diversa dopo aver comodamente dormito in una cabina che viene ripulita e riordinata più volte al giorno. E perchè no? Anche l'emozione di quel pizzico di rischio-avventura. Una volta a bordo, abbandonata l' infelice idea di usufruire delle piscine (sempre troppo piccole ed affollate) veramente ci si sente sereni e rilassati. Quest'anno la compagnia mi ha assegnato una suite al posto della classica cabina con balcone che ho pagato, un bonus da 1.500 euro circa.... ma è comunque una vacanza che si fa con molto, molto meno, se si usano le formule prevsite tipo "last minute", lasciando alla compagnia la scelta della crociera. Con un po' di attenzione si possono ridurre all'osso le spese a bordo (non dimentichiamo che le navi sono "macchine" per fare soldi e che arriva il momento in cui la "carta di credito" che ti assegnano a bordo e con la quale compri tutto va scaricata sul tuo conto in banca) Per quanto mi riguarda, ho uno stile di vita che mantengo anche in vacanza: alle 7 starò già a fare footing sulla pista all'ultimo ponte, e poi escursioni a terra, palestra nel pomeriggio, teatro o concerto di musica classica e...piano bar fino a tardi. La faccio a giugno perchè mi piace creare "un evento choc" a inizio estate che mi dia la carica per arrivare alle sospirate ferie di agosto (da passare rigorosamente in costume da bagno , "buttato" su una spiaggia qui nel Salento). Bye Bye!
  7. daytona

    Orologi

    concordo!!!!!
  8. L' argulu de fica disse allu milune - Quannu esse la fica lu milune va sse 'mpica!- Lu furese riiau, nna bbotta de mazza allu milune e lu squaiau! L'argulu de fica se ggirau allu scrascitu, vabbanne de qua 'nnanzi , ca aggiu stare allu pulitu! Lu furese rriau,n na botta de fauce allo scrascitu e lu tajau! L'argulu de fica li grdau allora allu Pirazzu - Ieu ssu " fica de signora" e bbelli frutti fazzu! Tie invece nu ssi nnienti, argulu de strapazzu!" "Ieu stia prima de tie" li rispuse lu pirazzu - mo' famme stu' favore e nu rrumpire u cazzu! Traduzione. L'albero di fico disse alla pianta del melone "quando spuntano i fichi il melone va ad impiccarsi" (è un proverbio salentino ) infatti il contadino arrivò, un colpo di bastone, e la distrusse. L'albero di fico si voltò verso il rovo, " Vattene da qui che voglio stare al pulito", il contadino arrivò, un colpo di falce, e lo tagliò. L'albero di fico si rivolse allora al pruno, io sono "fico di signore" e bei frutti faccio, (il fico di signore è una varietà dolcissima e con polpa chiara e con pochi semini) tu invece non sei nulla albero da strapazzo "Io stavo prima di te" gli rispose il pruno mo' fammi questo favore e non rompermi ...le scatole! L'albero di fico era un albero prezioso per i nostri nonni . Assicurava frutta e l'ombra d'estate ed un nutrimento economico e calorico per l'inverno. Umanizzando quest'albero per la mia storia, l' ho pensato come un essere vanitoso e un po' supponente, tanto da confondere le normali operazioni che il contadino gli svolge intorno, quali l'estirpazione delle colture giunte a fine ciclo e la pulizia dalle piante infestanti, come se fossero dei " riguardi" a lui, e solo a lui, dedicati. Ma quando l'arroganza del fico supera i limiti, ci pensa il centenario Pruno selvatico, monumento vegetale che vigila sui campi e che il contadino lascia crescere lungo i confini ed i muretti a secco, a rimettere a posto le cose...sbrigativamente. Riflettendo, non ho reso un buon servizio nè al fico, che in realtà ritengo una pianta nobile e non "stupida" , nè al pruno che penso sia la pianta più ricca di poesia del nostro Salento e che, dall'alto della saggezza dei suoi anni, sicuramente avrebbe dovuto dare una risposta meno volgare e più compassata- Ma ma ho già premesso che si tratta di versi scherzosi e, per chiudere ad effetto, la parolaccia finale era proprio la rima giusta! Poi, si sa, a volte gli stupidi vanno interrotti con decisione!
  9. Senza sapere leggere e scrivere ( o quasi), curiosando un po' sulle prove di you tube , mi ero fatto già un'idea per LG Dual . Vedo che qualcuno di voi la pensa uguale . Quanto al prendere appunti, poichè mi diletto a scrivere poesie e racconti, mi capita di scrivere delle "idee" di poche righe che poi sviluppo in testi più complessi al computer di casa non sempre ho carta e penna e quando la ho dovrei dare molte spiegazioni a chi mi sta intorno... Certo che mi interesserebbe avere la possibilità di scrivere quanto più è possibile... ancora Grazie a tutti di essere intervenuti così numerosi!
  10. Le mie esigenze sono: schermo grande, internet, social network, navigatore, radio. la possibilità di scrivere appunti con una certa facilità. Le riprese e le foto mi interessano secondariamente, i giochi non mi interessano, non sul telefono.
  11. Nella fascia massima di 500 euro cosa mi consigliate??? Grazie
  12. Peccato che su quest'auto la scelta dei motori sia scarsissima, L'ho vista ed è veramente un altro pianeta rispetto all'universo jetta che conoscevamo. Comunque non se ne vedono in giro...solo in concessionaria. Ed è un peccato!
  13. daytona

    Orologi

    Ho un Sintra nella versione classica (ceramica chiara effetto specchio), molto semplice (ore,minuti, secondi e calendario): penso sia il pezzo più bello di Rado, fuori dal tempo e perfetto in ogni occasione. E straordinariamente elegante sotto un vestito classico e sportivo con una polo, con le placche di ceramica che si adattano perfettamente al polso. Provare per credere. Il rovescio della medaglia è che la mia versione non ha le cifre e non ha le lancette fosforescenti. Inutile cercare l'ora di notte...
  14. Hai ragione, raddoppiamo tutte le consonanti e... non parliamo delle parole che finiscono in "...zione" !
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