I sedili in classe "economy" si restringono ancora
mentre si allarga la "business" con molte comodità
Posti più stretti, ma letti da re
aerei: la guerra dei centimetri
Le compagnie puntano sui clienti "di lusso" che possono pagare
di RICCARDO STAGLIANÒ
ROMA - La lotta di classe si combatte ormai sotto la cintura (di sicurezza). Non si tratta di colpi scorretti, ma di una tendenza in accelerazione costante: chi vola in classe economica, la stragrande maggioranza della gente normale, avrà sempre meno spazio a disposizione, chi può permettersi la business, invece, ne avrà quasi in eccesso. E ciò sarà tanto più vero nelle tratte internazionali, dove si apprezza in corpore vivo anche la minima differenza nelle dimensioni delle poltrone e del vuoto in cui le gambe si possono muovere. A 10 mila piedi d'altezza, così come raso terra, i più poveri staranno sempre peggio, i più ricchi sempre meglio e arrivederci alla "classe media".
La caduta in picchiata della comodità della coach class si calcola con l'unità di misura del seat pitch, ovvero il "passo", la distanza tra un punto del sedile di una fila rispetto allo stesso punto della fila precedente. Si va dal minimo torci-gambe di 73 centimetri su certi voli interni americani, al livello medio-buono di Alitalia (81), arrivando al lusso delle business classiche (114-127 cm), per non dire della categoria "letto" (da 140 a 203 cm), dove ci si sdraia come a casa. È una questione di centimetri, ma non è una questione da poco. Perché tra gli 81 della nostra compagnia di bandiera e gli 84 della Emirates o gli 86 della Thai International, quando bisogna stare seduti 8-10 ore ci si rende conto che c'è un oceano di mezzo. E la corsa al ribasso, denunciata di recente da un articolo sul Wall Street Journal, è figlia dell'ingordigia delle compagnie che, pur di inzeppare più file nei velivoli, sono prontissime a sacrificare le gambe dei passeggeri. Scandinavian Airlines, British Airways, Klm e Qantas, per citare solo aziende con ottima reputazione, tendono a offrire 78 centimetri nei voli internazionali. Uno spazio che può scendere a 76 su certi velivoli Air France o altri della Virgin Atlantic.
"Sia un passo da 78 che da 81 centimetri - assicura sul quotidiano finanziario Stanley Plog, esperto e consulente di aerolinee - è incredibilmente stretto per lunghi viaggi. Una volta i voli internazionali erano tutti configurati per avere circa 5 centimetri in più di quelli domestici". Una volta, perché nel pianeta ristretto cui siamo abituati Roma-Londra può costare meno che Roma-Milano ma anche i jet che vi ci portano sono gli stessi, quando non peggiori. Il boom dei low-cost, delle compagnie programmaticamente spartane, ha fatto il resto, metabolizzando nel viaggiatore l'idea che la comodità è un optional cui si può rinunciare. Le eccezioni esistono, come i 94 centimetri su cui la Singapore Airlines punta per rendere meno insopportabili le 18 ore tra Singapore e New York, ma non svuotano la regola. Ovvero: più file, meno spazio.
"Alitalia non intende ridurre il pitch dell'economy, pari a un minimo di 78-81 centimetri", assicura sbrigativamente l'azienda, che ha preoccupazioni più urgenti, ricordando comunque che "una raccomandazione della Association of European Airlines chiede di non scendere sotto in quanto, soprattutto sul lungo raggio, ciò potrebbe creare problemi circolatori, come la trombosi venosa profonda". Meglio nota come "sindrome della classe economica", appunto.
Se chi non vuole spendere una fortuna dovrà prepararsi psicologicamente a viaggiare con le ginocchia in bocca, per quelli con il biglietto pagato dall'azienda si prospettano agi inediti. Smaltito l'effetto 11 settembre, che aveva decimato gli spostamenti aerei anche per lavoro, il mercato si è ripreso. La British Airways, che ha registrato un aumento costante dei passeggeri business negli ultimi 16 mesi, ha cambiato la sua offerta di conseguenza, cercando di coccolare i clienti ricchi o con rimborso a piè di lista. E la pubblicità con cui ha inondato giornali e riviste conferma: la linea aerea con "più letti a destinazione New York".
D'altronde, come gli esperti hanno calcolato, una persona si muove nel sonno una sessantina di volte a notte e farlo su uno strapuntino è una tortura. Che un manager non può permettersi se, appena atterrato, dovrà iniziare a lavorare senza passare dall'albergo. Così alcune aerolinee hanno cominciato a togliere file dall'economica per trasformarle in "lusso". "Sulla Karachi-New York - spiega al Daily Telegraph Malcolm Ginsberg, direttore di Air and Business Travel News - la Pakistan International Airline ha 80 posti di business e 100 di economy. E Lufthansa ha abolito la coach su alcuni voli Monaco-New York e Dusseldorf-Chicago". Meno file, posti più piccoli e la via dei cieli, per i non vip, si fa sempre più angusta.
(3 maggio 2005)
repubblica.it