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car low

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Tutti i contenuti di car low

  1. In effetti ripensandoci la situazione è un po' meno sporca di quanto mi era sembrata all'inizio. Per il semplice motivo che Ifil già aveva più del 30% di Fiat, quindi avrebbe potuto acquistare in prima persona le azioni necessarie a non perdere il controllo dopo la conversione del debito senza dover fare un'OPA. Però non lo ha fatto! Ha preferito servirsi di Merrill Lynch e fare tutto di nascosto con lo swap... Io ora non mi ricordo (quando torno a casa riprendo il libro di diritto del mercato finanziario) ma gli azionisti e i manager sono tenuti a comunicare alla Consob acquisti e vendite dei titoli delle società controllate, ma possono fare quello che vogliono con i derivati? Se è così c'è un buco legislativo enorme. Per Luxan. Dipende, la fiat ha ora un'azionariato stabile, il che è positivo nel lungo periodo, ma se le banche volessero vendere subito, avrebbero tutto l'interesse a che la Fiat fosse contendibile, cosa che terrebbe più alto il titolo, o, meglio ancora, a una bella scalata ostile con rilanci da ambo le parti. P.S. Non ve la prendete se dico che siamo levantini. Secondo me è levantino il reagire, davanti ad una operazione poco chiara ma andata bene, con ammirazione invece che con disprezzo. E' quello che succede nei suk del medio oriente quando rifilano la patacca al turista ed è quello che succede quasi sempre in Italia.
  2. A me sembra che oltre al mercato siano state fregate anche le banche. Il discorso è complesso e potrei prendere cantonate, quindi prego chi ne sa più di me di correggermi. Senza furbizie, per mantenere la quota del 30% o poco più in Fiat, la Ifil aveva due possibilità: 1. Lanciare l'OPA, cosa che non è stata fatta, e quindi si è fregato il mercato. 2. Sfruttare l'opzione che le derivava dall'aumento di capitale, e ciò voleva dire pagare le azioni a 10 Euro e dispari (quanto le hanno pagate le banche) invece che a prezzo di mercato (circa un 30% in più). In questo modo le banche avrebbero evitato di comprarsi a 10 Euro quelle azioni che sarebbero state comprate da Ifil e in cambio avrebbero ricevuto i soldi pagati da Ifil. Fino a quando di fronte ad operazioni del genere continueremo a reagire sorridendo con ammirazione per la furbata, invece di indignarci non ci saranno speranze per il paese. Resteremo il paese levantino che siamo dove i furbi fregano i fessi. E' da notare il silenzio della stampa sulla faccenda... E poi Montezemolo ci viene a fare la morale sui mali dell'Italia, il governo, Fazio, sul fatto che dobbiamo comprare italiano ecc. ecc. Che faccia di corno!
  3. Boh, secondo me le società autostradali preferiscono lucrare sui costi aggiuntivi del telepass. Il telepass esisterà da 10 anni, bloccando le assunzioni di nuovi casellanti allora il numero oggi dovrebbe già essere molto ridotto, invece spesso i casellanti sono giovani. E poi sulle macchine esattrici stanno spingendo molto. Credo che alla barriera di Roma Sud siano almeno il 30% delle barriere e credo che una macchina del egenre abbia costi non indifferenti. In sostanza penso che se non spingono sulla diffusione del telepass i motivi siano due: o gli conviene tenerlo come alternativa di lusso (premium) e farsela pagare come fanno oggi, o temono che se spingessero sulla diffusione dei telepass, riducendo le barriere classiche prima o poi lo pagherebbero in termini di tariffe. Magari fra i parametri con cui queste vengono determinate c'è anche il numero di barriere con casellante (non mi stupirei). Non si è mai vista una società privata che si tiene dei lavoratori di cui non ha bisogno perché gli dispiace metterli per strada.
  4. Mah, io in Cina (a Shanghai) ho vissuto per quattro mesi e devo dire di non aver visto i bambini che lavorano 12 ore al giorno e muoiono dopo pochi mesi. Lo so che non vuol dire niente, però posso raccontarvi quello che ho visto io. Ho visto un paese in forte crescita economica, che cambia visibilmente da un giorno all'altro. Ho visto un paese che sta facendo una corsa per uscire dalla miseria (negli ultimi 20 anni sono usciti dalla povertà 300 milioni di cinesi), un paese dove crescono al ritmo del 20-30% l'anno i consumi alimentari, vale a dire che la gente adesso mangia e prima non era in grado di farlo. In cina si respira un ottimismo generalizzato. La gente vive meglio oggi di come viveva 5 anni fa ed è fiduciosa che fra 5 anni starà ancora meglio. Anche chi oggi vive in condizioni di povertà è ottimista sul futuro. Certo non nego che ci possano essere casi di sfruttamento, ma sono destinati a ridursi mano a mano che il paese progredisce nello sviluppo. Imporre alla Cina, per esportare le merci, condizioni di tutela dell'ambiente e dei lavoratori analoghe a quelle che abbiamo da noi in occidente, sarebbe il modo migliore per bloccare il loro slancio di sviluppo e farli ripiombare nella povertà. Per carità, i nostri industriali del tesile sarebbero felicissimi, ma non diciamo che lo facciamo per altruismo! Quanto alla fine del capitalismo.... il buon Marx l'aveva prevista come imminente 160 anni fa... hai voglia ad aspettare. Sempre sulla Cina, negli anni '60 mentre il comunista Mao, con la geniale politica del "balzo in avanti", faceva morire di fame (letteralmente) 20 milioni di persone, in Europa i cuori teneri brandivano il suo libretto e lo idolatravano. Sono gli stessi (o erano i padri?) che oggi gridano all'orrore di fronte allo sviluppo cinese, guardando ai casi limite di sfruttamento invece che ai milioni di persone che migliorano le loro condizioni di vita?
  5. grazie alla posizione ultraprotetta di cui gode sulle autostrade italiane di proprietà dello stesso benetton (ma tanto il conflitto d'interessi viene tirato fuori solo in alcuni casi). Cmq in cina Benetton è entrato l'anno scorso, buon ultimo. E mica ce lo dobbiamo bere noi, lo dobbiamo vendere agli stranieri, se lo vogliono con una spruzzata di ketchup sopra, si accomodino, basta che paghino! non lo so, ma di certo non è uno deileader mondiali.
  6. Che negli USa ci siano diseguaglianze sociali molto più forti che in Europa è un dato di fatto, e pare che alla maggioranza degli americani vada bene così, dato che è una democrazia e sono loro a votare i politici che non fanno nulla per arginare il fenomeno. Però non dimentichiamo una cosa: negli USA c'è una mobilità sociale che noi ce la sogniamo. Tutte le statistiche dimostrano che è molto più facile che il figlio di un povero diventi ricco in america di quanto non lo sia in Europa per non parlare dell'Italia che è sempre in coda in queste classifiche). I meccanismi sono semplici, quella è una società meritocratica. Il ragazzo bravo, anche se povero, avrà borse di studio per studiare nelle buone università, uscito dalle quali troverà un lavoro ben remunerato. Invece in Italia l'università è quasi gratuita, ma una volta uscito da lì, anche con ottimi voti, il ragazzo non troverà un lavoro adeguato, dato che la selezione della classe dirigente avviene quasi sempre sulla base di chi conosci e non di cosa conosci. Quanto al fatto che oggi ci sia disoccupazione fra i laureati delle migliori università negli USa per la concorrenza di indiani e cinesi... sarà anche vero, ma credo che la situazione sia comunque migliore di quella che viviamo in Italia. Almeno loro, invece di frignare sul declino e rintanarsi negli ex monopoli pubblici, come fanno gli industriali italiani, stanno provando ad andare avanti. Tanto per dirne una, ieri ebay si è comprata skype per 4 milioni di dollari (8 mila miliardi di vecchie lire!) e noi continuiamo a pensare al tessile...
  7. Sai chi è il leader assoluto nella vendita di vestiti in Cina con una quota del 20% del mercato? Il grupo Etam, FRANCESE. Che ha una catena di negozi che copre quasi tutto il paese. Ovviamente i vestiti sono disegnati in francia (in buona parte) e prodotti in Cina. Più che piangere perché le imprse delocalizzano la produzione dei prodotti maturi noi italiani dobbiamo domandarci perché non esiste una Etam italiana, perché lo stesso Benetton, alle brutte, ha preferito investire in autostrade e autogrill (settori ultraprotetti), perché per portare il cappuccino in tutto il mondo ci sono voluti gli americani di Starbucks, perché con tutto il turismo che abbiamo non abbiamo dato vita a una sola catena alberghiera di livello internazionale, ecc. ecc. La mia sensazione è che spesso ci soffermiamo a piangere sulle industrie del passato che se ne vanno, e non ci rendiamo conto che il vero problema è che da noi non nascono e non prosperano le industrie del futuro. Quanto al comprare italiano... mi dispiace, ma non mi convincono, ha senso in casi eccezionali, un'azienda che ce la sta mettendo tutta per uscire da una crisi (come la fiat), ma in linea generale, o sei competitivo e vendi prodotti buoni a prezzo giusto, o è meglio per tutti (operai inclusi) che ti dai una mossa, non è con i ricatti morali (se non compri da me mando a casa gli operai) che le imprese possono pensare di sopravvivere.
  8. Oddio ragazzi, è inutile prendercela con le delocalizzazioni delle industrie mature. E' il futuro, non potremo impedirle; è come se ce la prendessimo perchè andiamo incontro all'autunno, le giornate si accorciano e fa più freddo. Ci sono alcune industrie, fra cui quella tessile destinate a migrare verso i paesi a basso costo della manodopera. Punto. Cinquanta anni fa un fenomeno analogo (ma parzialmente diverso, lì era una crescita della produttività, non una delocalizzazione produttiva) ha riguardato l'agricoltura che occupava il 70% degli italiani nefgli anni '30 e oggi ne occupa il 5%. Quello che dovremmo chiedere sono condizioni migliori per favorire chi ha la voglia e il coraggio di avviare attivià nuove, in settori nuovi che perciò potrebbero essere vincenti anche fra 10 o 20 anni. Qualche esempio? Un sistema bancario più efficiente, che dà soldi e fiducia a chi ha idee innovative e non solo agli amici degli amici (vedi le recenti polemiche sull'entrata di banche estere). Un sistema formativo migliore, dalle superiori all'università, che la smetta di produrre disoccupati con la laurea, solo per tutelare i diritti dei professori. Un sistema fiscale e normativo che incoraggi le attività imprenditoriali, ecc. ecc. Negli USA da quindici anni si parla di new economy e le nuove frontiere sono quelle del software, delle biotecnologie e cose simili, mentre noi continuiamo a pensare a produrre mutande e reggiseni e ci arrabbiamo perché i cinesi lo fanno a prezzi più bassi. Poi non ci lamentiamo che sono 15 anni che l'Italia non cresce mentre gli Stati uniti crescono a ritmi record.
  9. Sul Mondo di oggi c'è un articolo sulla Fiat. A dire il vero l'analisi è ben meno approfondita di quella fatta da voi, ci sono però alcune cosucce che potrebbero interessarvi: - Si dà per scontato che la famiglia non abbandonerà la Fiat. Al massimo potrebbe vendere il settore auto in futuro, ma non è cosa prossima. Prima vogliono risanarla. Del resto la storia di GM mostra che vendere Fiat auto oggi sarebbe molto difficile. - Altrettanto scontato (secondo il mondo) è che le banche, tranne San Paolo, non vogliono restare a lungo azionisti Fiat. Pare che Intesa si sia addirittura già coperta con una put. - Sulla forte crescita del titolo in borsa nelle ultime settimane, vengono fatte varie ipotesi: 1. La più cattiva, è che siano state le banche a tenere su il titolo per ridurre la perdita al momento della conversione del prestito. La conversione verrà fatta ad un valore per azione medio fra il valore indicato al momento della sottoscrizione (10 Euro ad azione) e la media degli ultimi sei mesi del titolo in borsa... Certo se questa media fosse più alta le banche perderebbero di meno. In tutti i modi le banche negano (e vorrei vedere!). 2. Sono i fondi di investimento che si fidano di Marchionne. 3. E' la famiglia che vuole raffforzarsi. Ah c'è anche una schematica storia della fiat negli ultimi anni in cui ho trovato una chicca che non ricordavo: nel 2001 quando avevano già l'acqua alla gola, quei pazzi pensavano a scalare la Montedison!
  10. Volendo limitare un po' il campo, ci potremmo limitare al design automobilistico e ai rapporti fra esso e la cultura e l'arte di un popolo. Il discorso è interessante e vorrei provare a suggerirvi anche un altro spunto di riflessione. L'automobile non nasce oggi. Accanto alle influenze che indubbiamente un designer avrà dalla sua cultura e dalla cultura del Paese in cui è nato e vissuto, un designer automobilistico dovrà confrontarsi con la tradizione stilistica automobilistica del suo paese (o della casa per la quale disegna). Tradizione che, a sua volta, è stata influenzata dalla cultura del paese e quindi la sua arte, storia, ecc. ecc. Qualche anno fa ho letto la voce "automobile" sull'enciclopedia Treccani, scritta negli anni trenta. Si parlava del design italiano come uno dei punti di forze delle nostre vetture e si diceva che la sua principale caratteristica era la semplicità e la pulizia della linea. La stessa caratteristica che era riconosciuta al design italiano negli anni sessanta. E le linee nette e pulite erano caratteristiche del design italiano fino agli anni novanta. Ricordo che quando uscì la Bravo quattroruote commentò che la linea era bella, ma non tanto italiana, perché troppo muscolosa. Ancora doveva uscire l'ultima generazione alfa che ha fatto delle linee muscolose il suo punto di forza (ma è stata in parte rinnegata da Giugiaro con Brera e 159, molto più basate sulle linee e meno sui giochi di forme). Schematizzando molto mi sembra che dagli anni cinquanta in poi le linee base del design dei vari paesi europei erano le seguenti: Italia: linea semplice e pulita, poco gioco di forme (auto poco muscolose... l'idea in mente è chiara, mi manca il linguaggio specifico per esprimerla...) Francia: linee funzionali e/o innovative, spesso con voglia di stupire. Inghilterra: design molto conservatore Germania: maggiore attenzione alle forme piuttosto che alle linee. Queste tradizioni possono in parte essere messe in relazione con la storia dell'arte di questi paesi. Per l'Italia l'amore per il bello e la semplicità elegante del Rinascimento, la Francia rivoluzionaria, l'Inghilterra tradizionalista. Poi a partire dagli anni sessanta il design comincia ad omologarsi un po' e la linea che risulta vincente è spesso proprio quella italiana, che grazie ai carrozzieri si diffonde un po' in tutta europa (Peugeot - Pininfarina dagli anni '50 ai '90, Austin - Pininfarina - anni '60, BMW e Triumph - Michelotti - anni '60, Volkswagen - Giugiaro - anni '70 e '80). Ah, dimenticavo... i giapponesi. A me sembra che in tanti anni non abbiano mai voluto creare un loro stile e tradizione stilistica, hanno cominciato copiando gli altri e in seguito hanno sempre preferito cambiare le linee anche radicalmente, secondo quelle che erano le esigenze del mercato piuttosto che seguire (o creare) una certa tradizione stilistica
  11. car low ha risposto a messaggio nella discussione in Scienza
    Non sarebbe difficile valutare l'economicità di un'operazione del genere. Bisognerebbe conoscere i costi per la produzione dell'opera (bacini, turbine e pompe) e la quantità di energia che si perde fra pompaggi e riutilizzo, quindi si dovrebbero confrontare i costi con l'effettiva esigenza di costruire un'opera del genere, ovvero quanta energia elettrica prodotta si perde perché inutilizzata. Ma forse si potrebbero ridurre i picchi di consumo anche offrendo tariffe differenziate per il consumo di energia elettrica fra i momenti di picco e quelli di minore utilizzo. Ad esempio, se la corrente costasse di meno di notte tutti avvieremmo la lavatrice e la lavastoviglie la sera, se, come accade oggi, il risparmio c'è solo per l'Enel, la gente continuerà ad avviare gli elettrodomestici quando gli è più comodo. Comunque se ci fosse un po' di concorrenza nel settore soluzioni del genere le proporrebbero subito, basti vedere il casino che hanno combinato con le tariffe dei telefonini.
  12. car low ha risposto a messaggio nella discussione in Scienza
    Ho una notizia buona e una cattiva per te: quella buona è che la idea di pompare l'acqua su nei bacini quando c'è eccedenza di energia elettrica è valida, quella cattiva è che già lo si fa. Non so se la soddisfazione che l'idea sia valida compensi la delusione per il fatto che sia già stata messa in atto...
  13. Già... speriamo che porti bene! (Oddio io spero che cambino idea) Chissà se hanno pensato a un logo che riprenda il significato del nome, tipo la P di Punto... La S peraltro si dovrebbe prestare bene a un disegnino del genere
  14. Qualcuno gli spieghi che cos'è il 16 nella smorfia.... (almeno in quella napoletana)
  15. Speriamo che Ratzinger metta mano quanto prima all'organizzazione dei seminari. Cinquanta anni fa i preti dovevano essere in grado di scrivere e spesso parlare in latino, il vescovo di Pistoia non sa scrivere in italiano! "far by passare un’idea dinnanzi all’opinione pubblica" (ste idee che by passano dinnanzi alle opinioni...) "la perdita della virilità maschile da indici sempre più alti" (la virilità femminile, invece?) "ogni forma che incoraggia lo svilimento della mascolinità della confusione di genere è incomprensibile" (che è la mascolinità della confusione di genere???) "sta mettendo in crisi la virilità propria del maschio" (volevo vedere la virilità propria della femmina - siamo animali, quindi maschi e femmine, non uomini e donne) e queste tre perle solo nelle prime righe...
  16. E' lungo, ma me lo sono letto tutto... Quello che mi sconvolge è che in tutto l'intervento non c'è un riferimento ai problemi dell'Italia. E' tutto un'analisi sui partiti, in che condizioni stanno, quanti voti hanno preso, che cosa pensano di fare, con chi vanno d'accordo e con chi no... E purtroppo sono sicuro che non ragiona così solo diliberto, ma ragionano così tutti i politici italiani. E pura autoreferenzialità e lotta di potere, volta a difendere il proprio orticello e aumentare dell'x% i propri voti. Anche la storia delle primarie nel centrosinistra è basata su questo principio. In america alle primarie si presentano vari candidati, ciascuno con un programma. Poi gli elettori votano e decidono chi sarà il candidato alle elezioni. Deciso il candidato gli altri si ritirano in buon ordine e tutto il partito appoggia il candidato e il suo programma. Da noi le primarie si fanno per contarsi. Già si sa chi vincerà, ma in base al numero di voti riportati gli sfidanti avranno maggiore o minore forza per condizionare il suo governo imponendogli parte del loro programma, che è prorpio quello che è stato bocciato da gli elettori... Povera Italia, abbiamo avuto una farsa di rivoluzione giudiziaria, la decapitazione di un ceto politico, una nuova legge elettorale, ma siamo sempre nella palude della repubblica dei partiti.
  17. La storia dell'alfa in mano alla fiat e quella (forse ancora più triste) della Lancia in mano alla Fiat andrebbero viste nel quadro generale del settore automobilistico negli ultimi decenni. Purtroppo dopo gli anni sessanta, in cui ogni casa ancora aveva le sue particolarità costruttive e c'era un fiorire di schemi originali (trazioni e motori anteriori e posteriori, londitudinali e trasversali, raffreddati ad acqua o ad aria, sopensioni con schemi particolari ecc. ecc.) si è andati verso la completa omologazione. Le case che avevano tradizioni originali hanno fatto quasi tutte una brutta fine (dai marchi inglesi, alla Citroen, alla Lancia e all'Alfa), oggi o hanno chiuso, o fanno versioni rimarchiate di auto del gruppo di cui fanno parte. Gli unici che sono riusciti a mantenere una qualche originalità sono i giapponesi, che lanciano spesso auto di nicchia tecnologicamente molto interessanti (dalla mazda MX5 e RX8, alla Prius e alla S2000), e i marchi premium tedeschi Mercedes e BMW. Intanto sui marchi tedeschi ci sarebbe da discutere, perché se è vero che hanno ancora la TP anche nel segmento D (e nel C), è vero anche che non si sforzano molto, hanno uno schema costruttivo (motore longitudinale con cambio allineato e TP) che ripropongono su tutta la gamma... Qual è il segreto di giapponesi e tedeschi? Essere presenti su tutti i mercati del mondo, in modo che anche un auto di nicchia riesce a fare numeri tali da consentire investimenti sostanziosi. E questa dovrebbe essere la strada per Alfa. Solo quando sarà forte anche sul mercato americano e in oriente (oltre che più forte in Europa) potrà permettersi di sviluppare auto con tecnologia originale senza pescare sugli scaffali della Fiat per pianali motori e cambi e senza andarci in perdita. Ah un'ultima osservazione: tedeschi e giapponesi hanno conquistato i mercati mondiali puntando sulla qualità e l'affidabilità del prodotto, speriamo che alla Fiat se ne siano accorti.
  18. Scusa, ma è la prima volta che lo sento dire. Come fai a dire che non era comunista se non solo ha contribuito alla rivoluzione di Castro (quella sì, in una prima fase non era necessariamente comunista), poi ha partecipato attivamente alla creazione dello stato comunista di cuba e quindi è andato a fare guerriglia, sempre con i gruppi comunisti, in Bolivia ed Angola?
  19. Io non mi avvicinerei neanche a Napoli, dove in onore dello zio Giùsèp, come lo chiami tu, il vaso da notte fu rinominato "'O Zi' Peppe".
  20. Potrei dirti che la Chiesa Romana deve essere una entità politica, in quanto erede della più grande tradizione politica occidentale, ovvero quella dell'impero romano, che ha raccolto e rielaborato mentre l'Europa era travolta dalla barbarie. E potrei aggiungere che noi "amiamo la Chiesa come strumento di potere, ma rifiutiamo ogni forma di pecorismo nazzareno" come scriveva Papini a fine ottocento (tanto per beccarmi anche io un po' di insulti). Ma evito, primo, perché quella era l'idea di Papini che io non condivido (e che anche lui cambiò in seguito), secondo, perché credo che ogni credente in buona fede avrebbe tentato di resistere a una concezione che metteva in discussione le basi del proprio credo. Poi che la resistenza prendesse le forme del rogo dipende dal contesto storico e la stessa Chiesa ha chiesto perdono per questo.
  21. By the way, il barbiere era ITALIANO! Oddio, io avrei preferito maggiore solidarietà per i connazionali che erano all'epoca alleati dei bombardatori e si beccavano le bombe inglesi... ma magari il barbiere era emigrato proprio perchè strenuamente antifascista... A proposito dei politici italiani, oggi Calderoli ha perso l'ennesima buona occasione per stare zitto. Ha detto che, dato che rischiamo di essere i prossimi sulla lista, tanto vale prevenire l'attacco ritirandoci quanto prima dall'Iraq. E meno male che loro sono quelli duri che buttano il letame per impedire la costruzione delle moschee in Italia!
  22. Su Galileo vorrei fare una riflessione. Quella di Galileo non è stata una delle tante scoperte scientifiche, è stata una delle più grandi rivoluzioni nella concezione che l'uomo ha del mondo e di sé stesso. Prima l'uomo era convinto di essere al centro dell'universo. Lui era il signore della terra che era al centro dell'universo. Da lì a dire che in quel ruolo ce lo aveva messo Dio creatore il passo era brevissimo. Dopo Galileo l'uomo deve prendere atto di essere solo uno strano composto di molecole che vive su uno dei tanti pianeti che girano intorno ad una della tante stelle che ci sono nell'universo. Sarà pure il figlio di Dio e perciò signore del creato, ma Dio prove tangibili di tutto ciò non gliene ha date... E' comprensibilissimo che la Chiesa abbia fatto di tutto per combattere una visione del genere.
  23. Ho pensato la stessa cosa vedendo con quanta serietà e compostezza gli inglesi hanno reagito all'attacco. E oggi la vita riprende, business as usual! Ci vuole ben altro per fermarli. Peraltro il terrorismo lo conoscono, hanno convissuto con l'Ira per trenta anni, e pure quelli non scherzavano. Per quanto riguarda il terrorismo, temo che davvero dovremo imparare a conviverci, magari per combatterlo ci vorranno più controlli e leggi più restrittive, come negli anni settanta, ma senza stravolgere la nostra società. Prima o poi si sgonfierà da solo, come sempre succede con questo tipo di fenomeni, speriamo che nel frattempo non abbia fatto troppi danni. La strategia di eliminare i fattori alla base del terrorismo era uno dei motivi per l'invasione dell'Iraq. Si voleva dare una scossa a tutto il medio oriente favorendo la democratizzazione e lo sviluppo economico in quei paesi per eliminare la cause di malcontento che sono alla base del terrorismo. Purtroppo i risultati sono molto diversi da quelli attesi e del resto le elezioni iraniane sono l'ennesima prova che spesso in quei paesi i leader eletti dal popolo sono ancora più radicali dei dittatorelli di turno. Insomma non basta mandare i marines per trasformare l'Iraq o l'Iran o l'Arabia Saudita del 2005 nell'Italia o nella Germania del 1945, history matters, eccome! Ci vogliono strategie nuove studiate per queli paesi e per quelle culture.
  24. No, scusate, sulla base di quello che dicono la psicologia e la psicanalisi, il bambino ha bisogno proprio della figura paterna e materna che siano un uomo e una donna. Da quel poco che ne so e che mi ricordo vi posso citare il complesso di Edipo. Per cui, a partire dai 3 anni il bambino maschio definisce la propria identità sessuale innamorandosi della madre, ecc. ecc. Discorsi analoghi vengono fatti per le bambine. Un bambino che avesse un solo genitore o due genitori dello stesso sesso non può attraversare queste fasi. Questo non vuol dire che crescerà certamente con dei problemi psichici, ma avrà più difficoltà (ovviamente dando per vere le teorie psicologiche e psicanalitiche). Io temo che se il discorso viene fatto in termini assoluti ci sia poco da discutere perché, a parità di altre condizioni, sarà sempre meglio una famiglia composta da due genitori di sesso dverso che una coppia di due persone dello stesso sesso. La situazione potrebbe cambiare se l'alternativa fosse fra una pessima coppia eterosessuale, o un orfanotrofio, e una ottima coppia omosessuale. Qui bisognerebbe scegliere il male minore, e forse sarebbe proprio la coppia omosessuale, con centomila dubbi legati anche ai pregiudizi ancora diffusi. E' giusto che noi adulti li contrastiamo, ma mettere questo carico sulle spalle di un bambino piccolo non so quanto sia corretto. Però, in conclusione, dato che in Italia ci sono molte più coppie eterosessuali che vogliono adottare, che bambini da dare in adozione, questi diventano discorsi puramente accademici.
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