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angeloben

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Tutti i contenuti di angeloben

  1. Dopo lungo tempo che mi arrovello su questo "tarlo", estendo qui nel forum la domanda, speranzoso che qualcuno sappia la risposta... Negli anni ho scoperto prima una, poi un'altra, poi via via altre automobili (pochissime per la verità...) accomunate da un particolare componente, che ha attirato la mia attenzione. La prima volta lo notai qui: Opel Gran Turismo HS 8V del carrozziere Pietro Frua (spesso nota come "Frua CD") Parlo di quelle luci posteriori, sottili e minimaliste, che trovo estremamente riuscite ed eleganti nella loro semplicità. Per gli appassionati è nota la storia di questo prototipo realizzato da Frua, ma sostanzialmente commissionato da Opel per "tradurre" in forme realistiche il successo del concept "CD" disegnato dal Design Studio Opel e presentato nell'autunno del 1969 al Salone di Francoforte. Presumo che Frua utilizzò quei gruppi ottici per il suo studio, proprio nel tentativo di riportare l'effetto delle sottilissime luci del concept... Curiosamente, l'unico esemplare fratello della fuoriserie di Frua, si caratterizza per un uso speciale proprio di quei gruppi ottici, raddoppiati! Forse anche qui per ricordare ancor più da vicino il concept, dove i faretti annegati nel lunotto si abbinavano ai paracolpi neri accanto alla targa. In quell'esemplare rosso di Frua, risaltano oggi sullo specchio di coda verniciato di nero, ma alla presentazione nel 1969-70 - quello stesso modello era in origine verniciato tutto in argento. Dopo di ché quei faretti li ho rivisti su un altro studio, sempre di Frua: Citroën Coupé SM S - Salone di Ginevra, 1972 Questa, per chi volesse riconoscerla meglio: (qui è proprio davanti alla sede di Frua del periodo, a Moncalieri; un edificio che esiste ancora, sebbene un po' rimaneggiato...) Poi ancora ho riconosciuto quelle luci su quest'altro studio, stavolta della carrozzeria Ghia, disegnato da Tom Tjaarda e presentato al salone di Tokyo del 1971: Isuzu Bellett Sport Wagon (Ghia), 1971 Infine, l'ultima che mi ha colpito è stata un'auto dalla storia unica e complicata, che ho conosciuto molto di recente. AMC AMX/3 (1969-70) Per il nostro componente, qui non ho la certezza assoluta che sia identico agli altri visti prima, perché le viti di fissaggio sembrano posizionate diversamente, ma tenderei a darlo per buono. Tralasciando che lo vediamo qui abbinato ad una striscia inferiore di luci, che è chiaramente altra roba. Per la cronaca, questi gruppi ottici furono utilizzati solamente nei primi due esemplari di AMX/3 (escludendo il primissimo prototipo), mentre in seguito adottarono le luci tonde di FIAT 850 Sport e 128 Rally. Ecco, arrivati a questo punto, la riflessione è sul perché quei gruppi ottici mi abbiano colpito. Be', semplicemente perché non li avevo mai visti, su nessun altro modello. E questo è alquanto strano, perché sappiamo come questi studi / modelli unici / fuoriserie - chiamateli come volete - dei carrozzieri di allora, utilizzavano spessissimo componentistica di modelli di grande serie. (E proprio in questa discussione abbiamo visto come accadesse in particolare per i fari posteriori, dove riciclavano sempre gli stessi 3-4 componenti!) E' improbabile, insomma, che qualcuno li abbia prodotti ad hoc per questi modelli che si contano sulle dita di una mano... Quindi la domanda finale - cioè il mio tarlo e il motivo di tutto il post - è: da quale modello di produzione/serie provengono questi faretti? Grazie infinite a chi saprà illuminarmi su questo ennesimo carry over.
  2. Questo post è per aggiungere immagini nuove per me - e comunque non ancora viste qui su Autopareri - sulla genesi di E31. Le trovate in fondo al messaggio. Inizio però riportando qui - dalla discussione [Mai Nate] BMW - dei post con materiale che può far comodo per completezza sull'argomento Design Story della E31. Ecco allora i "nuovi" disegni preparatori. Kapitsa 1984: Sempre Kapitsa, nel 1985: ...qui in un'ennesima idea sui gruppi ottici di coda: Poi due disegni di altri designer BMW, entrambi con l'idea di un grande spoiler in coda. Boyke Boyer, con un sapore molto Audi Quattro: E qui sotto Tom Matano (il giapponese della Miata per intendersi, che passò anche da BMW nei primi anni Ottanta): Infine un'altra foto della maquette in clay della E31 con il design sostanzialmente definitivo, sotto analisi dei designer e con numerosi altri sketches sullo sfondo:
  3. A questi disegni di Pininfarina, segnatamente di Pietro Camardella, posso aggiungere il frontale... ...e la fiancata della versione 4/5 porte... ...che in realtà è parte di una tavola in cui compare anche la versione cabrio: E' palese che si tratti dei disegni per una gamma completa di un nuovo modello, ovviamente la Saab 900, su cui gli svedesi iniziarono a pensare e lavorare nella seconda metà anni Ottanta, per finire con la NG nata sotto l'egida General Motors. Un paio d'anni fa, invece, un post (link) su un sito abbastanza seguito per questioni Saab, ha dato un'interpretazione di queste tavole piuttosto fuorviante. ☹️ Il post cita il designer italiano (Camardella, appunto) come fonte diretta con tanto di virgolettato, sostenendo che quei disegni (mostrando solo le tavole a due porte, quelle postate da KimKardashian) si riferiscono ad una richiesta di Saab per un'idea di coupé su base 9000. Ma se già quei disegni parlano poco di 9000, viste poi le altre tavole con le altre varianti, è evidente che la storia non regge. O si confonde il nostro disegnatore, o ci voleva gabbare l'editorialista... Orbene, l'equivoco sembra provenire proprio da Camardella, citato pure da Car Design Archives che su questi disegni aveva fatto un post nel 2020, inizialmente legandoli a ipotetiche rivisitazioni di 9000, appunto; salvo poi correggere il tiro grazie all'intervento di Tony Catignani (designer Saab al tempo), che giustamente ne riportava l'attinenza agli studi per la futura 900, anziché a 9000. A voler giustificare Camardella, però, si potrebbe pensare che la memoria gli abbia fatto un po' di scherzi perché a quei tempi (1988/89) il progetto per la nuova 900 sembrava ancora dovesse basarsi su un telaio derivato da 9000, l'unico sufficientemente moderno disponibile in Saab. Poi sappiamo cosa successe di lì a poco, con l'ingresso di GM... Ricordiamo comunque che Saab e Pininfarina andarono avanti con la consulenza per la futura 900, e abbiamo già visto il modellino in scala e la relativa maquette 1:1 del 1990, che vedete nel post in alto in questa pagina.
  4. Oggi parlo di svedesi! 😬 (vedi la discussione [Mai nate] Saab...) Per Volvo ho solamente una foto da postare: (foto: da carrozzieri-italiani.com) Cos'è?!? Non un capolavoro, questo mi sembra chiaro. 😆 E infatti non ha mai visto la luce. Nonostante l'autore di cotanta opera sia niente popò di meno che il nostro ...Giorgetto Giugiaro! Sì, forse lo avevate già intuito per via dell'ambientazione (quella siepe... 😜) e di una certa aria di famiglia, che qui sembra di notare nel taglio delle portiere e della coda. C'è un che di Maserati Quattroporte, oltre che di Lancia Prisma e persino di roba un po' esotica come la Hyundai Stellar... Comunque, si tratta ovviamente di una proposta di Ital Design per la Volvo serie 700, quindi nella seconda metà degli anni Settanta. Mano pesante, non propriamente ispirata; per fortuna gli svedesi fecero di testa loro. Ed ebbero ragione, visto il successo di quella serie (anche se a me faceva ribrezzo a quei tempi...), che risollevò le sorti dell'azienda. Giorgetto, invece, si rifece portando a casa la commessa per lo stile del progetto Tipo 4, inclusa la branca svedese che divenne la Saab 9000.
  5. Da varie fonti ho raccolto queste immagini di prototipi o proposte [MAI NATE], creati dai designer Saab intorno al 1964-1966 per il progetto Gudmund, vale a dire la futura Saab 99 che sarà presentata a fine 1967. Le prime foto sono maquettes con tre frontali diversi, di cui i primi due accomunati dalla scelta dei più tradizionali fari tondi, con due soluzioni differenti per lo scudetto centrale. Scudetto piccolo che ingloba lo stemma Saab: (foto: da carstylecritic.blogspot.com) Scudetto più ampio e prominente, che parte dal bordo del cofano e arriva oltre la base della calandra; mentre lo stemma della casa è sul cofano, un'idea che si ritroverà solo anni dopo, prima sulla 9000 poi su tutte le Saab. (foto: da cardesignarchives) Questo terzo modello (sotto) è la proposta poi adottata, con fari rettangolari e cofano piatto, ma ancora non è quello definitivo; la calandra è infatti ancora simile ai precedenti, con quadrettatura fitta e scudetto che sborda in basso (simile a quella sopra), sebbene con stemma all'interno: (foto: da cardesignarchives) N.B. Simpatico lo sfondo "realistico" della piattaforma girevole di presentazione prototipi, col muro, la sua cancellata e tanto di piante e sassolini sul vialetto... tutto finto! ☺️ Poi questo modello, che non è una maquette, bensì un prototipo marciante del 1965 con il frontale sostanzialmente definitivo, noto per la pseudo camuffatura "da giapponese": (foto: da Wikipedia) Per andare in strada, i tecnici svedesi optarono per una ovvia rimozione dello stemma della casa (rimaneva solo la placchetta di attacco) e una curiosa - quanto incerta nell'esecuzione... - apposizione del nome del marchio "daihatsu" sul cofano. Ma il "tocco di genio" di questo tentativo di sviare i soliti impiccioni (giornalisti, fotografi e curiosi...) sta nel posizionamento del retrovisore, collocato nella posizione avanzata a metà cofano, tipica dei modelli giapponesi del periodo! 😍 Oltre a foto recenti dell'esemplare conservato nei depositi del Museo Saab di Trollhättan... (foto: da Wikipedia) ...abbiamo anche foto storiche del periodo: (foto: da cardesignarchives) Riguardo a prototipi e camuffi di questo progetto, ho scovato un'altra prova dell'ingegno di questi svedesi 😜, qualcosa che potrebbe incuriosire il nostro @PaoloGTC : (foto: da Saabblog) Siamo nell'estate del 1967: uno strano veicolo con targa inglese, ma con guida a sinistra, è fermo al bordo di una strada del Galles. Il guidatore si sta chiaramente prestando a comparire in una foto ricordo per immortalare quelle lettere "E R" assurdamente "impresse" sul bosco nello sfondo. Stravaganze da boscaioli sudditi della Regina... ...evidentemente apprezzate da chi di approcci originali viveva, nel mondo dell'auto! Chi era costui? E chi lo stava fotografando? Be', sul sito Saabblog ho trovato il racconto di questa vicenda (link), che racconta di Per Gillbrand, il protagonista di questo scatto, che era in trasferta in Galles per provare il motore fornito dalla britannica Triumph per la futura Saab 99. La quale compare qui in una inusuale configurazione giardinetta. Ma... la 99 non è mai esistita in versione station wagon! 🤔 Quindi? E' una [MAI NATA]? In realtà siamo di fronte ad un pesante camuffo della normalissima 99 versione berlina, con la coda abilmente coperta da pannelli posticci per farla sembrare altro. 🙃 Sulla 99 giardinetta, però... in realtà Saab ci pensò davvero! (ma non ha niente a che fare con quel camuffo 😜) Intanto nella fase di studio dello stile del nuovo modello, i designer avevano buttato giù anche disegni come questo (datato 1964): (fonte: cardesignarchives) Del resto era naturale; se si doveva sostituire la berlina 96, perché non lavorare anche al rimpiazzo della sua versione wagon, cioè la 95 ? Tutto insieme, in una piccola azienda come Saab, forse non si poteva fare e allora fu solo nel 1971, dopo tre anni dall'avvio della produzione della 99, che iniziarono a lavorare concretamente su una variante "combi" della nuova nata. (fonte: cardesignarchives) Il risultato fu questo prototipo, che ancora è conservato nei depositi del museo Saab: I gruppi ottici posteriori erano chiaramente finti, ma la macchina era dotata di interni veri! (fonte per le tre foto sopra: Jelger Groeneveld su Flickr) E nella sua interezza appare così, un risultato certamente rispettabile: (fonte: Saabklubben.se) Che l'obiettivo fosse il mercato statunitense a me pare abbastanza chiaro. Il perché, invece, Saab decise di non procedere è meno chiaro. O meglio, la versione più raccontata è che venne data precedenza alla Combi Coupé, cioè la nuova carrozzeria due volumi con portellone, dallo spirito più sportivo e, per quei tempi, innovativo. Però ritengo che questa wagon avrebbe giocato un ruolo diverso, senza troppi rischi di cannibalizzazione. Forse Saab non aveva la forza di espandere ulteriormente la gamma, e una giardinetta avrebbe giocato in un campo più difficile, dove la concorrenza era fitta e il confronto diretto con una rivale affermata come la Volvo sarebbe stato arduo, assai. La Combi Coupé invece fu un successo, e di questo bisogna dare loro atto, contribuendo alla creazione dell'immagine che caratterizzerà Saab per i decenni successivi.
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