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angeloben

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  1. Abbiamo parlato di Studebaker, e della coraggiosissima Avanti presentata al pubblico nel 1962. La gamma per il MY 1963 vedeva quindi un modello dall'aspetto rivoluzionario come la nuova coupé, accanto a modelli assai più tradizionali, per certi aspetti quasi obsoleti. Come questa Wagonaire, versione station wagon della Studebaker Lark: Come tutto il resto della gamma, per il MY63 anche la Lark aveva ricevuto una rinfrescata notevole, eppure anche questo ultimissimo aggiornamento mostrava una linea non certo innovativa, per non parlare di quello che c'era sotto, che sostanzialmente risaliva a dieci anni prima. Non bisogna però fermarsi alle apparenze. Il tentativo di rinnovamento del marchio, affidato al contributo di un altro noto designer - Brooks Stevens - volle toccare in modo del tutto speciale anche questa familiare, un segmento così centrale nel mercato USA. E l'idea di Stevens fu quella di dotare il modello di una soluzione unica nel panorama mondiale delle station wagon: il vano di carico con il tetto apribile a scorrimento! Era una caratteristica fornita di serie sul nuovo modello di questa familiare, per l'occasione ribattezzato "Wagonaire", a suggerire la possibilità di viaggiare open air. Effetto aumentato anche dal lunotto che poteva abbassarsi (anche elettricamente, a richiesta) scorrendo nello sportello a ribalta, un classico di tante altre wagon americane. Il risultato finale di tale combinazione, era la possibilità di ottenere una vano di carico quasi da pick-up, che permetteva una versatilità sconosciuta alle wagon tradizionali: Questa foto d'epoca è curiosa a sua volta, perché incrocia due mondi (auto e nautica) del designer Brooks Stevens, per lunghi anni collaboratore di Evinrude... Oltre poi a mostrare un altro dettaglio curioso di questa Wagonaire, forse proprio di ispirazione nautica: la scaletta ribaltabile. Che si ripiegava nell'apposita sede ricavata nel rivestimento della ribaltina. Era un optional comunque, così come lo era il sedile supplementare contromarcia, ripiegabile nel fondo del piano bagagli: Per godere di tanta aria e libertà, si doveva solo sbloccare questa manopola e spingere il tetto, che scorreva nell'abitacolo, lungo quei binari. (e poi sì, ribloccarla quella manopola... Tutto a mano, ché non era previsto nessun meccanismo elettrico, neppure a richiesta) E com'è che questa Wagonaire, che poteva vantare una serie di soluzioni davvero interessanti e uniche per una station wagon di quel periodo, non riuscì a salvare la Studebaker? Il problema fu proprio il tetto con quei binari... ci entrava l'acqua! E non ci fu modo di risolvere il problema in modo definitivo. Tanto che la casa corse ai ripari offrendo dopo pochi mesi dal lancio anche una versione identica all'apparenza, ma con il tetto fisso. Curiosamente come optional (a 100$ in meno..., ma comunque solo a richiesta): Vista la fine di Studebaker, che chiuse i battenti nel 1966, appena tre anni dopo il lancio di questa curiosa station wagon, questa storia mi fa tornare in mente quell'altra vicenda che abbiamo visto qualche mese fa sempre in questa discussione: quella della Kaiser Traveler/Vagabond (link). Una storia simile, di automobili con caratteristiche uniche e originali di versatilità, evoluzioni estreme di modelli ormai in obsolescenza, un po' come ultimi, disperati tentativi di salvare produttori in crisi irreversibile. E la chiusura del marchio dopo 3-4 anni. Un parallelo più tecnico - e ben più recente - può essere invece quello con la GMC Envoy XUV, un allestimento particolare della seconda generazione (2001-09) del SUV americano. Una cu***a inch*****ile, nata nel 2003 sulla piattaforma a passo lungo rispetto alla versione normale, con lo scopo di fornire una variante con capacità di carico ultra-versatile. Che vista da dietro, appariva così: Perché quegli strani montanti celano la struttura di un tetto scorrevole, che unito al tipico portellone separato tra ribalta e lunotto, consentono di creare uno spazio di carico configurabile in vario modo. E queste erano varie combinazioni possibili... Oltre a quella di poter abbattere i sedili posteriori e togliere la paratia con il vetro, per allungare il piano di carico: Questa versione "XUV" è stata in vendita solo per due anni a causa degli scarsi numeri, facendoci sospettare che alla fine tutta questa versatilità un po' macchinosa, non sia poi così attraente per i clienti americani...
  2. Esatto, passando agli esterni della Studebaker Avanti, questo è uno dei suoi aspetti più caratteristici! E, come altre che abbiamo già citato o che vedremo adesso, era una delle "espressioni plastiche" dello spirito dinamico e aggressivo di questa coupé. Tra queste si possono annoverare il profilo appuntito del frontale - fin quasi ovvio - ma anche lo strano andamento del brancardo "a salire" verso il dietro, ulteriormente accentuato dal taglio inferiore della portiera, che sale con un angolo ancor più pendente... ...che stranamente non si allinea neppure con la piega a metà fiancata, che idealmente collega i paraurti. Il tutto si può vedere già nella foto di @v13, ma il punto di ripresa di questa fotografia sotto chiarisce in modo esemplare quello che ho appena descritto: Insomma, è tutto il profilo dell'auto che pare "tirato" in su da dietro, come da un'invisibile forza aerodinamica! Ma dicevamo dei paraurti... ...beh, quasi scontato notare anche il loro profilo a freccia, nella vista di fianco. Ancor più strana però la forma di quelli anteriori, se visti in pianta. Ecco quindi il famigerato frontale che @v13 non voleva farvi "godere" 😁 Frontale su cui spiccano tante nuove stranezze! sempre l'aerodinamica a dominare la scena: e quindi ecco il muso carenato, privo di calandra (in realtà sostituita da una presa d'aria sotto il paraurti...) Non una primizia assoluta comunque - per le auto a motore anteriore intendo - perché la Citroen DS era già sul mercato da 8 anni! la moda space-age - tutta pinne dietro e paracolpi a ogiva davanti - era già in declino, e la Avanti lascia a dei parafanghi sottili e affilati il compito di "tagliare l'aria" e sporgere a protezione del muso. e poi ci sono le asimmetrie! la più evidente è la protuberanza sul cofano spostata sul lato del guidatore, che si prolunga fino al parabrezza e finisce per raccordarsi idealmente con la forma del cruscotto nell'abitacolo quindi asimmetrica pure la posizione del marchio della casa, piazzato proprio all'inizio di quel rigonfiamento e se lo stemma è su un lato, su quello opposto c'è il nome del modello, con la stessa grafica vista già negli interni Lo stemma: studiato apposta per questo modello, è una raffinatissima reinterpretazione grafica del marchio Studebaker, inserito in questa "maschera" dalle forme affilate e futuristiche, a seguire proprio le linee del cofano e soprattutto suggerendo atmosfere fumettistiche. Talmente avanti da essere una Batmobile? 😜 Altri due dettagli caratteristici, messi in risalto dalla foto qui sotto: il montante anteriore cromato (un classico di questa discussione, trattato anni fa in più messaggi) la sottile piega sulla lamiera del tetto, che estende - e richiude - le linee della vetratura laterale. Siamo arrivati a parlare di tutto ciò senza ancora aver citato l'uomo cui fu affidato il compito di dare un vestito a questa vettura: Raymond Loewy. Il noto designer, tra le sue mille commesse, aveva lavorato anche alla riprogettazione della bottiglia della Coca Cola nel 1955. E le curve di questa coupé vi ricordano qualcosa? Esatto, la Studebaker Avanti è proprio indicata come il modello iniziatore del Coke-bottle style, che avrebbe dominato le scene del design automobilistico negli anni a seguire. Poi in realtà, se andate a cercare un po' di storia, vedrete subito che l'acclamato designer di origini francesi non deve essere considerato l'autore diretto delle idee e dei disegni originali di questa vettura, che sono da attribuire ad alcuni suoi collaboratori. A lui va riconosciuto piuttosto un ruolo di indirizzo e di supervisore dello stile della Studebaker Avanti. "America's most advanced automobile", secondo gli slogan pubblicitari dell'epoca.
  3. Un buon pomeriggio a tutti in questa torrida estate, ormai alla quarta ondata di calore... 😰 La questione delle plance con rivestimento cannettato risollevata da @3volumi3 , mi fornisce l'occasione per continuare la carrellata di modelli più o meno storici che si distiguono per la particolare concentrazione di curiosità. Parto ovviamente dall'argomento scatenante, cioè la plancia cannettata: (foto: hymanltd.com) Cos'è? Forse l'avete riconosciuta, forse no... è la Studebaker Avanti, la coupé del 1963 dello storico marchio americano. Fu il modello con cui - nel tentativo di sollevarsi da una situazione economica difficile - l'azienda dell'Indiana giocò il tutto per tutto. Una coupé di forte impatto, sia estetico che prestazionale, nella speranza che la sua immagine si riverberasse sul resto della gamma. Quindi possiamo dire che ogni cosa per cui quest'auto si faceva notare, non fu un guizzo di qualche designer o ingegnere che era riuscito a emergere fortuitamente dal progetto fino alla produzione, né una caratteristica tradizionale del marchio, bensì una scelta deliberata per creare un'auto che si distinguesse e potesse attrarre attenzioni e clienti! Ormai che siamo partiti con gli interni, possiamo intanto notare la modernità del disegno e dell'impostazione generale (siamo nel '63...), ma se siamo qui è per soffermarci sulle particolarità di questa Avanti. Quindi cominciamo con la console centrale, che sotto l'autoradio disponeva di una luce dedicata, con un effetto ambientale incredibilmente attuale! (foto: hemmings.com) Naturalmente lo scopo pratico era di illuminare i comandi sul tunnel, che erano dedicati alla climatizzazione e si facevano notare per lo stile avveniristico delle levette cromate a forma di freccia, decisamente ispirate al mondo aeronautico: Del resto era l'intera automobile che doveva suggerire un'idea avveniristica di dinamismo, stile e prestazioni, a partire dal nome, che a noi italiani risulta fin troppo ovvio... e che campeggiava proprio al centro della consolle, con quei caratteri inclinati e la freccia che non lasciava dubbi sul significato. La stessa sensazione "aeronautica" dovevano darla gli interruttori dei comandi piazzati sul padiglione: ...che di notte diventavano così: (foto: hemmings.com) La sensazione di pilotare ad alta quota veniva anche dal trovarsi di fronte a una strumentazione che nella dotazione, nella grafica e nella forma avvolgente, voleva ricordare palesemente il cockpit di un aereo: Tra i quadranti, faccio solo notare i due laterali, orientati verso il pilota: a sinistra l'orologio, con la grafica che ricorda una bussola; mentre a destra si trova uno strumento estremamente raro: è l'indicatore della pressione nel collettore d'aspirazione. Il passeggero, invece poteva godere di amenità da prima classe, come l'esclusivo cassetto con contenitore e specchio a scomparsa per toilette: Finora pensavo che simili stravaganze fossero roba da show car, avendo vista una cosa del genere soltanto nelle fotografie del prototipo BMW Garmisch di Gandini, presentato nel 1970 (e poi riprodotto qualche anno fa). Ma alla Studebaker erano ...avanti! 🤭 Per chiudere il capitolo "interni", un paio di dettagli meno eclatanti ma comunque curiosi: il disegno molto stylish della leva del cambio automatico una sezione della brochure originale di lancio, che ci mostra la botola sulla cappelliera per l'accesso diretto al bagagliaio, oltre al particolare sistema di chiusura delle portiere: Per non farlo esplodere, chiudo qua il post, rimandando al prossimo messaggio i dettagli degli esterni, che sono altrettanti se non di più. 😎
  4. Nella grande indignazione per l'uscita della Luce, si sono sprecati i commenti, le invettive, le battute, i meme... Finanche ci sono quelli che per gusto di iperbole e paradosso, si sono spinti a "riabilitare" il brutto anatroccolo di Maranello per eccellenza, la Mondial. De gustibus ecc ecc... Non voglio assolutamente riaccendere polemiche del genere in questa discussione, piuttosto vi propongo alcuni bozzetti che ci raccontano le idee all'origine della Mondial. Si parte con questi due: Chiaramente sono lo stesso tema - con minime differenze tra loro - che puntava su linee tese e moderniste, con palesi influenze da concept car di quel periodo, e comunque "coraggiosamente poco Ferrari". E questo nonostante siano disegni dell'atelier Pininfarina... Perché ricordo che Mondial doveva essere l'evoluzione della 308 GT4, quella "anomalia" disegnata dalla carrozzeria Bertone (Gandini) e che nacque sotto il marchio Dino e solo poi confluì per varie ragioni nella gamma Ferrari. E per rafforzare questo "rientro" a casa, Ferrari era tornato dal sarto di fiducia. Siamo comunque nel 1976, e tra le varie idee, Pierangelo Andreani mise sul tavolo anche questa: Si riconosce la medesima architettura di base da cui erano partiti anche per i disegni sopra, e persino alcuni tratti stilistici in comune, ma lo "spirito" è cambiato nettamente. Qui si riconosce una Ferrari! Su internet si trova anche la stessa tavola a maggiore definizione, rielaborazione dell'autore Yuriy Samojlik: Questa fu quindi la base dello sviluppo stilistico che portò alla Mondial. Al di là delle normali differenze di dettaglio, la modifica più evidente fu la linea del parafango posteriore, che perse il taglio netto a favore del classico passaruota arcuato. Ma a vederla così, salta all'occhio anche una di quelle cose che hanno maggiormente sofferto il passaggio dal tavolo da disegno alla realtà: la presa d'aria sulla fiancata. L'idea originale era moderna, pulita, perfettamente coerente ed integrata. La realizzazione fu infelice, con quella sgraziata grigliatura... A proposito di "traduzione" dal disegno alla realtà, ho trovato questa immagine che vuole evidenziare proprio gli effetti di questi passaggi, sia per la versione originale del 1980, sia per il successivo restyling del 1985: Che la presa d'aria in fiancata della versione originale fosse uno dei punti più critici di quella linea, è dimostrato dalla tavola di Mario Vernacchia disegnata già nel 1983, quindi per il primo restyling. Che uscì nel 1985, ma con la griglia ancora simile alla precedente. Quando poi uscì la Mondial T (1989), venne cambiato finalmente anche il disegno di quella presa d'aria secondo l'idea di Vernacchia. Anche se dobbiamo notare che lui l'aveva ridisegnata in quel modo - con il bordo dietro verticale - collegandola idealmente al nuovo taglio a gomito che lui proponeva per il finestrino posteriore. Però in produzione non passò così, rimanendo montante e finestrino identici a prima e quindi lasciando la nuova presa d'aria un po' scollegata dal disegno della carrozzeria. Bonus per i "mulettofili":
  5. Mi sono imbattuto di recente in un paio di immagini che riguardano la Giulietta 116, quella del 1977. Il materiale non è certo abbastanza per giustificare l'apertura di una discussione dedicata per la sua design story e quindi le metterei qui. Del resto non mi pare che materiale sulla Giulietta '77 se ne sia visto molto neppure su questi lidi... Sono disegni di Domenico Nardiello, che riguardano ovviamente la fase di impostazione dello stile di questa berlina Alfa. Qui sotto è la pagina ripresa da un depliant dell'epoca pubblicato da Alfa Romeo stessa, che evidentemente ci teneva a far conoscere al pubblico un po' di retroscena sullo sviluppo di questo nuovo modello: In piccolo sulla sinistra si vedono alcuni bozzetti con idee scartate, in effetti un po' meno moderne e caratterizzate rispetto a quello che poi fu il tema prescelto. Che è ovviamente rappresentato dal disegno più grande in azzurro e che ripropongo qui sotto nella sua tavola completa originale, datata a Maggio del 1974: Pur ancora non identico alla soluzione definitiva, ha già le forme generali della Giulietta che poi uscì, con il suo cuneo ben definito e la coda cortissima e alta da "due volumi e mezzo" (pur senza il portellone...). Noto come sia questo che altri bozzetti e modellini in scala che si vedono nelle pagine in alto, proponessero quella grande grigliatura nera a mo' di terzo finestrino. Che per fortuna "si perse per strada", ma che curiosamente mi ricorda alcune proposte FIAT dello stesso periodo, ad esempio quelle ugualmente scartate del progetto 138 (Ritmo) oppure quelle arrivate in produzione, ma solo in Polonia (FSO Polonez).
  6. Ho appena ritrovato le foto di due avvistamenti fatti nel continente sudamericano alcuni anni fa, che mai avevo condiviso. La prima è immortalata in Brasile, a Ouro Preto, storica cittadina dello stato di Minas Gerais, ed era ovviamente in servizio per un matrimonio. Ford Model A Fordor Erede della mitica Model T, fu prodotta dal 1927 al '32. Roba assolutamente ordinaria per quel periodo, oggi si fa notare, particolarmente questo esemplare per i dettagli e i tocchi di colore a mio avviso indovinati (soprattutto per il "lavoro" che deve fare...) Ci spostiamo quindi in Argentina, a Buenos Aires, per quest'altra storica ...un po' meno storica! Premetto che è la prima e unica volta che ho avvistato questo modello in vita mia, ché da noi in Europa - e in Italia in special modo - credo sia roba rarissima ormai. Auto Union 1000 (anni '60) Anche se ci appare ampiamente ritoccata, l'adesivo sul lunotto ci dice che è comunque di un membro dell'"Auto Union-DKW Club Argentina". Ma andando a cercare notizie di questo modello, ho scoperto che in Sud America potrebbe non essere così raro incontrarne, per via di una produzione locale (sia in Brasile che in Argentina) durata fino al 1969, quindi ben più a lungo che in Europa.
  7. Di queste ormai non ne vedevo da anni! Mitsubishi Eclipse 2.0 16V cat GS Limited Edition (1994) Oggi fa sicuramente la sua figura, anche se in questa livrea total black si perde uno dei suoi atout, vale a dire la "cupola" nera formata da vetratura montanti e tetto, che nelle altre colorazioni (rosso e bianco in particolare) creavano un bell'effetto. Comunque non la mia preferita delle tante coupé che si videro in Europa in quel decennio. La trovavo (e ancora oggi la penso così) un po' grezza nella sua realizzazione, non per forza nel senso di cafona ma di approssimativa, semplicistica. Direi quasi più "americana" anziché tipicamente giapponese (o men che meno europea, ovviamente).
  8. Condivido oggi due avvistamenti recenti, molto rappresentativi del nostro costruttore nazionale per antonomasia. Cominciamo dal più vecchio e certamente più di valore. E' bello ogni tanto imbattersi casualmente in macchine del genere, parcheggiate lungo marciapiede come una qualsiasi. FIAT 1100 R La 1100 R ("Rinnovata"), l'ultima serie, fu quella prodotta dal 1966 al '69. Un aggiornamento onesto e stilisticamente del tutto accettabile per i tempi, ma siamo all'anonimato in purezza! (il colore di questo esemplare non aiuta... 😒). La macchina forse più rappresentativa del piccolo borghese italiano di quel periodo. Al di là di piccoli segni d'uso, lo specchio Vitaloni in plastica nera sembra l'unica nota stonata di questo esemplare storico. Domanda per gli esperti: ma il finestrino posteriore - così intero, senza porzione/deflettore fissi - di quanto riesce a scendere? Sembra non abbia spazio di discesa che per pochi centimetri... 🤨 L'altra FIAT avvistata è molto meno rara, ma pur sempre qualcosa via via più difficile da incontrare. FIAT Uno 45 (fine '85) Targa originale, oriunda fiorentina in terra di Sicilia, condizioni da "fin che va, la usiamo". Comunque un'auto che rappresenta una fase storica molto significativa per il gruppo FIAT, che in quegli anni Ottanta vide una ripresa di leadership tecnica, di immagine e di mercato a livello europeo, che poi si perse e non è più tornata. Davanti a lei è parcheggiata per caso quella che dovremmo considerare la sua erede di oggi? 🤔
  9. Per chi vuole approfondire il tema "alette parasole", abbiamo diversi interventi nella discussione! Certo, si deve andare un po' indietro nel tempo... 😅 link 1 (Saab 9-5 OG) link 2 (Toyota Sera) link 3 (varie) link 4 (McLaren F1) link 5 (SW americane) link 6 (Toyota FJ) link 7 (Lancia Flavia Sport Zagato) Invece per questa domanda sul clima di 164: In realtà non dovrebbe essere così. Almeno da listino, anche in Italia la 164 ha sempre avuto il clima come optional, ad esclusione di certi allestimenti superiori. E in effetti, anche cercando nell'usato, si possono trovare esemplari italiani di Alfa 164 privi di condizionatore. Non molti, ma ci sono. Sia prima serie (di più) che restyling (molto rari...). Comunque, giusto per dovere di cronaca, ecco le tabelle accessori di alcuni modelli di 164 dalle prove di QR. Prova del'ottobre 1987, la prima, con Twin Spark e 3.0 V6: I prezzi degli accessori non erano ancora disponibili, ma erano già definiti quelli di serie e quelli a richiesta. E la V6, pur coi suoi 38 milioni e mezzo di listino, di serie veniva senza clima... Prova di luglio 1988, le versioni turbo gasolio e benzina, a 4 cilindri: Il climatizzatore (automatico) optional per entrambe a ben 3 milioni e passa, su vetture che ne costavano 30 di milioni... Ad aprile del 1991, la prova di due nuove versioni, entrambe V6: la 2.0 Turbo e la 3.0 Quadrifoglio. La 2 litri prevede sempre il climatizzatore come optional, mentre la Quadrifoglio, versione di punta della gamma, lo prevede di serie. Potreste pensare che con il restyling di fine 1992 "il clima fosse cambiato"... 😜 Be', sì, c'erano novità per il cliente italiano, ma forse non proprio quelle sperate! Nel novembre 1992 QR prova la rinnovata 164 TS e per il condizionatore in effetti si vede una novità: Come avevo anticipato nell'altro post, con la serie appena rinnovata c'è adesso una nuova opzione: il condizionatore manuale (quello della foto del ricambio). Sempre optional, sempre carissimo, anche se meno di quello automatico... Questa era la Twin Spark, versione alla base della gamma, ci sta poi che altre versioni/allestimenti della nuova 164 (magari la Super o altri) prevedessero il clima di serie, ma purtroppo non ho tempo di andare a cercare. 😬
  10. Tutti ricordiamo la plancia di Alfa 164 quando uscì. Lo stile originale e modernista trovava nella consolle centrale l'elemento più caratterizzante, con quella schiera uniforme di pulsanti a creare un insieme tanto di impatto nello stile quanto spiazzante nell'uso pratico. L'iconografia creata dal marketing Alfa aveva puntato molto su questo aspetto e ovunque giravano solo immagini con questa plancia, tanto da indurre a pensare che esistesse "solo" così. Però questa sopra era notoriamente la versione con il climatizzatore, perché qualcuno ricorderà anche la variante che ne era priva*, con i suoi classici comandi a manopole, che "rompevano" in modo abbastanza eclatante la linearità di quella plancia: * Al lancio il climatizzatore (automatico) era un costoso accessorio a pagamento, per tutte le versioni credo... Poi arrivò il restyling del 1992 (quello che introdusse anche la versione "Super"), con il quale Alfa volle intervenire proprio su quel punto degli interni, per migliorarne la criticata ergonomia. Il tentativo, per quanto non disastroso, non fu nemmeno dei più felici. La nuova pulsantiera "a pianoforte" infatti, perdeva il carattere del disegno precedente rendendolo assai meno distintivo, e neppure riuscì a risolvere in modo davvero efficace e radicale il problema ergonomico, rimanendo legata all'impostazione "tutto tasti" sempre poco distinguibili tra loro. Peraltro i nuovi display apparivano come elementi un po' estranei allo stile di quella consolle. E così siamo arrivati al motivo di questo messaggio. Perché oggi ho scoperto che anche questa nuova plancia aveva la sua variante con "clima manuale". Pure stavolta con le sue brave manopole... e fin qui ci sta. Quello che è davvero curioso però, è che anche la versione a manopole della climatizzazione utilizza quegli schermini a cristalli liquidi! 🫨 E come si può capire, lo fa in modo del tutto inutile e ridondante, ché le manopole già danno un'indicazione assolutamente chiara. Temo che gli ingegneri Alfa, una volta inseriti quei display per il "clima automatico", che era evidentemente la plancia di riferimento, poi non sapevano come riempire quello spazio nella variante manuale. E quindi ecco l'idea di utilizzarli comunque... Aggiungo poi che anche le manopole di questa versione restyling erano un passo indietro - stilisticamente parlando - rispetto alla prima serie. Nota a margine sulla questione "clima" di 164: mentre sulla prima serie (1987-92) la variante a manopole era solo per l'impianto privo di condizionatore (a meno di installazioni after market), nella serie del 1993 con la nuova plancia arrivò anche la possibilità di dotare l'impianto di climatizzatore manuale, sfruttando i pulsanti che nella foto sopra sono "ciechi"... Ecco la plancetta dotata di clima manuale (scusate, ho trovato solo la foto del ricambio originale...):
  11. Fantastica! La 164 I serie rossa, con quei cerchi in lega (e 3.0 V6, va da sé...) è un mio pallino da sempre! 🤩 Il fatto che non sia in condizioni da concorso, è per me un punto a favore per il proprietario, che sembra usarla davvero, senza tante smancerie. Contribuisco allora anche io, con due avvistamenti recenti. Questo in realtà è recente solo per gli scatti, perché conosco quest'auto da chissà quanto tempo, forse dalla sua stessa messa in strada. Finalmente mi sono preso il tempo per fermarmi e fotografarla: Mercedes-Benz 200 E, serie W124 restyling, 1991 (al momento sembra avere percorso circa 170 mila km) Condizioni più che oneste, spesso (o forse sempre) all'aperto, allestimento relativamente basico, combinazione di colori piacevole. Dettagli significativi come la presenza non scontata della stella sul cofano, il cappello di paglia e le copertine di dubbio gusto sui soli sedili anteriori, me la rendono simpatica a prescindere. Solo l'aggiunta falsa e posticcia delle cifre "16" accanto alla targhetta originale "200 E" ...mi disturba assaiiii (da cantare come Eros Ramazzotti 😬) Del tutto nuovo e inatteso invece quest'altro avvistamento, preso nel traffico, ma fermi ad un semaforo rosso. Lancia Fulvia II serie Qui si tratta palesemente di una storica in mano ad un appassionato. Tra l'altro devo dire che a dispetto della fama di berlina "posata" -con il suo motore di cilindrata volutamente contenuta - alla ripartenza ai semafori e poi con la strada libera il guidatore la spingeva con apprezzabile spigliatezza! E il rombo, più da sportiva che da confortevole berlina, si faceva sentire di conseguenza. 🫨
  12. Tre anni fa @DOssi ci aveva mostrato una serie di maquette in scala realizzate dalla Carrozzeria Bertone per Opel, tra cui era passata quasi inosservata quella roadster rossa che compare accanto alla mezza Signum in queste immagini: Ignorata forse perché nessuno la collegava ad alcun modello noto o magari anche perché non attirava chissà quali sguardi... Oggi però ho trovato un articolo dell'anno scorso di LIGNES/auto, in cui appaiono queste foto: La data sovrimpressa della prima foto ci svela che siamo nel 1990, e l'ambientazione dei due scatti è la stessa, cioè il piazzale dello stabilimento Bertone; ma a parte ciò, i modelli ritratti nelle due foto mostrano in realtà delle differenze significative: nella prima i retrovisori sono chiaramente di origine Opel Kadett, mentre nella seconda ci sono degli specchi più integrati, un po' nello stile della Calibra; anche i gruppi ottici anteriori sono diversi, soprattutto nel taglio laterale sul parafango; la foto sotto mostra anche dei fari supplementari integrati nel paraurti; poi il trattamento della fiancata è differente, con il modello in alto che mostra due scanalature sottili, mentre quello sotto ha una sola scalfatura più profonda e che viene interrotta dal parafango anteriore; e il profilo del tonneau, cioè quello che potrebbe sembrare il coperchio di un'eventuale capote, pare più sollevato nel secondo modello, in cui la linea di cintura sale a metà dello sportello, mentre nel primo rimane piatta; il tonneau stesso e il cofano bagagli sembrano scendere sulla fiancata nella prima foto, con le linee di chiusura che combaciano con la scanalatura laterale; infine quella che mi sembra la differenza più forte - ma allo stesso tempo meno chiara - ...il passo. Nella seconda foto pare nettamente più lungo, in particolare nel tratto fra portiera e ruota posteriore, cosa che la rende un po' sbilanciata. Io ne concludo che sono due maquette diverse, anche se una potrebbe essere derivata dall'altra. E non hanno comunque mai visto le luci della ribalta, neppure ad un salone. Ma... poi nel 1993 Daewoo presentò quella che viene definita la sua prima concept, la Imago Vi dice qualcosa? 😉 Se sapete il coreano, potete leggervi questo ritaglio di rivista... Sappiamo che Daewoo era nella galassia GM al tempo, e nonostante le numerose specificità, sia la linea generale che i dettagli ci rimandano palesemente a quel lavoro di Bertone per Opel. Con ulteriori reminiscenze della Lotus Elan di quel periodo (la M100 disegnata da Peter Stevens).
  13. Più che per BX, direi per la sua sostituta... 😜 Trattandosi di tavole datate giugno 1986 (e non '85 come indica la didascalia), dovrebbero essere lavori propedeutici al progetto X1, quello che dette origine alla Xantia. BX era uscita quattro anni prima, ma da questi disegni direi che dentro Citroen c'era ancora una corrente che voleva mantenersi sui binari di quello stile, pur evolvendolo in termini più moderni e aerodinamici. Di appena un anno prima sono invece questi altri due disegni (CarDesignArchives è la fonte per entrambi): questo è del "nostro" Donato Coco, e sembra addirittura riprendere il giro porte di BX, reinterpretando la terza luce in modo nuovo, ma non riuscitissimo secondo me. Qui sotto la stessa immagine a più bassa risoluzione, ma con la didascalia del render in basso, che fa riferimento esplicito al programma X1 (Xantia), con autore e data. Il secondo render è questo di Kenneth Melville, riporta anche un codice "X qualcosa..." sulla fiancata. E proprio quella fascia su cui è la scritta, al tempo stesso può essere una reintepretazione della griglia che era sul montante C di BX, ma anche un'interessantissima anticipazione di quello che fu poi il tema dello scalino di XM. In entrambi io ravviso comunque un'influenza significativa del concept Opel Tech 1, evidentemente un riferimento ancora fondamentale nel design di quegli anni, benché fosse stato presentato ben 4 anni prima, nel 1981.
  14. Dai depliant italiani di Ottobre 2001, in pratica l'ultima gamma di Panda: Purtroppo sulla gamma precedente, quella con la Jolly etc, ti posso allungare solo questa immagine piuttosto sfocata... ...dove sembra aggiungersi solo il 182 - Rosso Ribes Metallizzato. Mentre il Grigio Steel metallizzato (647), per qualche strana ragione nella stampa ha virato su un improbabile giallo-arancio... 🤪 Dippiù, nin zo... [EDIT] Quanto sopra è per il periodo che dicevi ti mancava. Per roba più vecchia magari hai già tutto, ma in caso possano essere utili aggiungo questi: 1993 1994 - Japan
  15. Interessanti, davvero. Nel senso che mi pare significativo sapere che VW stava pensando a modelli di questo tipo. Ma sono dell'idea che non ce ne fosse una tra queste proposte che sarebbe valsa la pena mettere in produzione. Troppo tozze le prime A00 "Lupo style", troppo blande le A0 (quelle rosse col passo più lungo). Comunque io scavo spesso tra roba assai più vecchia e tempo fa mi ero imbattuto in un prototipo che era finito ad un'asta (link) e di cui non esistono notizie ufficiali di alcuna forma. Neppure l'anno è noto. Volkswagen 211L Il periodo di costruzione di questo prototipo, come dicevo, è ignoto. Né si conosce in che ambito di progetti o sviluppi sia stato creato. Comunque, analizzando un po' di cose visibili dalle foto, io ho provato a fare delle ipotesi. Intanto lo stile: linea generale e dettagli rimandano agli anni a cavallo del 1970, poco prima o immediatamente dopo. Poi il corpo vettura: dimensioni (occhiometriche) e proporzioni fanno pensare ad una media a cavallo tra i segmenti C e D (del periodo...) Abitacolo: la plancia, per quanto prototipale, è sufficientemente rifinita e dalle dotazioni (soprattutto le numerose bocchette in plancia) sembra confermare l'appartenenza ad un segmento medio-superiore e non da utilitaria Meccanica: il vano motore e il pavimento dell'abitacolo ci palesano una meccanica di derivazione Audi, tutt'avanti con motore longitudinale raffreddato ad acqua, anche se la posizione inclinata del radiatore potrebbe rivelare un adattamento a posteriori Quindi cosa potrebbe essere? Per le cose dette sopra e conoscendo i modelli del costruttore di Wolfsburg di quel periodo, io propendo per una sorta di pre-Passat, un progetto per sostituire la Typ 3 - e in particolare la sua versione fastback - con un modello dallo stile e dalla meccanica del tutto nuova di origine Audi. Questo forse perché la Typ 4 (evoluzione/sostituta di Typ 3) sarebbe cresciuta assai rispetto al modello di derivazione e questo apriva uno spazio importante nella gamma. Il nome stesso ("211L"), mi fa pensare ad un'idea di VW di sostituire Typ 3 con due modelli: la più grande "411" (Typ 4) evoluzione di Typ 3; e una ipotetica "211", più compatta, trait-d'union con il modello alla base della gamma (il Maggiolino - Typ 1 - o la sua sostituta in eterno sviluppo...). Una "parentela" con Typ3, fra l'altro, io ce l'ho trovata anche in un dettaglio che può sembrare molto marginale, ma che non giustificherei altrimenti: la posizione dei tergicristalli. Questo prototipo, pur con la guida a sinistra, ha infatti i tergi imperniati a destra, come la Typ 3 originaria, unica nella gamma VW. Escluderei comunque una diretta connessione con i vari progetti (EA266, EA235, EA276...) che dovevano sostituire il Maggiolino, che mi pare fossero tutti più compatti. E quindi potrebbe forse essere un precursore del EA272, il progetto a sua volta precursore della Passat definitiva. Precursori di precursori...😁 Quanto queste ipotesi siano realistiche è impossibile a dirsi, perché quello è notoriamente uno dei periodi più confusionari e complessi dell'intera storia del marchio tedesco. Mille idee e progetti intrapresi, eliminati, modificati, inglobati pari pari da altrove, portati avanti fino alla vigilia della produzione e improvvisamente cancellati, e poi rifatti da capo... Ultima nota, l'impressione di un'aria vagamente "italiana" nello stile. Non so se sono il solo a vederla così, ma qualcosa nelle linee di questo prototipo mi ci fa pensare. In primis il frontale, che nel complesso calandra, faro tondo e freccia al fianco mi porta inevitabilmente a FIAT 128. Alla quale, in realtà, mi viene da associare anche il profilo di un po' tutta la sezione davanti, dal montante B in poi: profilo del cofano, forma dello sportello, piega della fiancata. I profili dei passaruota poi sembrano quelli di FIAT 127. Mentre nel prospetto di coda ci vedo delle linee di Bertone, ma potrebbero essere suggestioni... 🤔
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