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angeloben

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  1. Dai depliant italiani di Ottobre 2001, in pratica l'ultima gamma di Panda: Purtroppo sulla gamma precedente, quella con la Jolly etc, ti posso allungare solo questa immagine piuttosto sfocata... ...dove sembra aggiungersi solo il 182 - Rosso Ribes Metallizzato. Mentre il Grigio Steel metallizzato (647), per qualche strana ragione nella stampa ha virato su un improbabile giallo-arancio... 🤪 Dippiù, nin zo... [EDIT] Quanto sopra è per il periodo che dicevi ti mancava. Per roba più vecchia magari hai già tutto, ma in caso possano essere utili aggiungo questi: 1993 1994 - Japan
  2. Interessanti, davvero. Nel senso che mi pare significativo sapere che VW stava pensando a modelli di questo tipo. Ma sono dell'idea che non ce ne fosse una tra queste proposte che sarebbe valsa la pena mettere in produzione. Troppo tozze le prime A00 "Lupo style", troppo blande le A0 (quelle rosse col passo più lungo). Comunque io scavo spesso tra roba assai più vecchia e tempo fa mi ero imbattuto in un prototipo che era finito ad un'asta (link) e di cui non esistono notizie ufficiali di alcuna forma. Neppure l'anno è noto. Volkswagen 211L Il periodo di costruzione di questo prototipo, come dicevo, è ignoto. Né si conosce in che ambito di progetti o sviluppi sia stato creato. Comunque, analizzando un po' di cose visibili dalle foto, io ho provato a fare delle ipotesi. Intanto lo stile: linea generale e dettagli rimandano agli anni a cavallo del 1970, poco prima o immediatamente dopo. Poi il corpo vettura: dimensioni (occhiometriche) e proporzioni fanno pensare ad una media a cavallo tra i segmenti C e D (del periodo...) Abitacolo: la plancia, per quanto prototipale, è sufficientemente rifinita e dalle dotazioni (soprattutto le numerose bocchette in plancia) sembra confermare l'appartenenza ad un segmento medio-superiore e non da utilitaria Meccanica: il vano motore e il pavimento dell'abitacolo ci palesano una meccanica di derivazione Audi, tutt'avanti con motore longitudinale raffreddato ad acqua, anche se la posizione inclinata del radiatore potrebbe rivelare un adattamento a posteriori Quindi cosa potrebbe essere? Per le cose dette sopra e conoscendo i modelli del costruttore di Wolfsburg di quel periodo, io propendo per una sorta di pre-Passat, un progetto per sostituire la Typ 3 - e in particolare la sua versione fastback - con un modello dallo stile e dalla meccanica del tutto nuova di origine Audi. Questo forse perché la Typ 4 (evoluzione/sostituta di Typ 3) sarebbe cresciuta assai rispetto al modello di derivazione e questo apriva uno spazio importante nella gamma. Il nome stesso ("211L"), mi fa pensare ad un'idea di VW di sostituire Typ 3 con due modelli: la più grande "411" (Typ 4) evoluzione di Typ 3; e una ipotetica "211", più compatta, trait-d'union con il modello alla base della gamma (il Maggiolino - Typ 1 - o la sua sostituta in eterno sviluppo...). Una "parentela" con Typ3, fra l'altro, io ce l'ho trovata anche in un dettaglio che può sembrare molto marginale, ma che non giustificherei altrimenti: la posizione dei tergicristalli. Questo prototipo, pur con la guida a sinistra, ha infatti i tergi imperniati a destra, come la Typ 3 originaria, unica nella gamma VW. Escluderei comunque una diretta connessione con i vari progetti (EA266, EA235, EA276...) che dovevano sostituire il Maggiolino, che mi pare fossero tutti più compatti. E quindi potrebbe forse essere un precursore del EA272, il progetto a sua volta precursore della Passat definitiva. Precursori di precursori...😁 Quanto queste ipotesi siano realistiche è impossibile a dirsi, perché quello è notoriamente uno dei periodi più confusionari e complessi dell'intera storia del marchio tedesco. Mille idee e progetti intrapresi, eliminati, modificati, inglobati pari pari da altrove, portati avanti fino alla vigilia della produzione e improvvisamente cancellati, e poi rifatti da capo... Ultima nota, l'impressione di un'aria vagamente "italiana" nello stile. Non so se sono il solo a vederla così, ma qualcosa nelle linee di questo prototipo mi ci fa pensare. In primis il frontale, che nel complesso calandra, faro tondo e freccia al fianco mi porta inevitabilmente a FIAT 128. Alla quale, in realtà, mi viene da associare anche il profilo di un po' tutta la sezione davanti, dal montante B in poi: profilo del cofano, forma dello sportello, piega della fiancata. I profili dei passaruota poi sembrano quelli di FIAT 127. Mentre nel prospetto di coda ci vedo delle linee di Bertone, ma potrebbero essere suggestioni... 🤔
  3. Per quel "Push Display" sotto l'orologio, ecco la spiegazione: A questo punto approfittiamo e, dallo stesso depliant, eccovi anche la spiegazione per le tre spie sotto al contachilometri; e ad esso funzionalmente collegate: Certamente uno dei primissimi esempi di avvisi per la manutenzione inseriti nella strumentazione. E davvero più unica che rara l'indicazione per la rotazione dei pneumatici! Continuando, ecco un'altra curiosa soluzione, che riguarda i fari anteriori. A causa della loro posizione incassata, Honda aveva previsto alla base una griglia per minimizzare l'eventuale accumulo di neve, e favorirne comunque lo scolo quando il calore del faro avesse dovuto scioglierla. Infine una nota di mercato su questa prima serie della coupé Honda: mentre in USA e nel resto del mondo - Europa inclusa - l'accoglienza fu piuttosto calorosa, in patria ebbe scarso successo fin dal principio. Così si spiegano gli sforzi di Honda di rendere la Prelude un modello più prestigioso, in particolare nel mercato di casa, dove apparvero nel tempo allestimenti e dotazioni particolari, che altrove non furono mai disponibili. Da cose più ordinarie come gli alzacristalli o gli specchi ad azionamento elettrico, ad altre ben più caratterizzanti come il servosterzo o più curiose come queste di seguito. Esclusivi per il mercato giapponese erano ad esempio questi cerchioni in lega leggera, disponibili negli ultimi anni di produzione: Il dettaglio distintivo sta ovviamente nelle scritte incise sul cerchio, con il nome del modello e delle misure del cerchio! Un altro accessorio esclusivo JDM e della tarda produzione: la botola "skipass" sul sedile posteriore, costituita da una porzione abbattibile dello schienale, unicamente sul lato sinistro (quello del passeggero in Giappone). Per non parlare dell'"Electronic Navigator" introdotto con la nuova plancia JDM del face-lift '81: un nome che oggi ci lascia interdetti, facendoci pensare a tecnologie impensabili quasi 50 anni fa! E infatti la scritta sotto quel minuscolo schermo da orologio digitale, rimanda non ad un navigatore come lo intendiamo oggi (mappe, GPS etc), bensì ad un classico computer di viaggio la cui tastiera abbiamo già intravisto nel precedente post: e che su quel piccolo display a cristalli liquidi verdi, in alternanza all'orario, poteva fornire - uno alla volta - i vari parametri disponibili: P.S. Peraltro sia il funzionamento che l'aspetto di questo computer di bordo mi rammentano da vicino quello di Veglia Borletti per le Fiat-Lancia di metà anni '80.
  4. L'altro giorno - su questo tema "dettagli curiosi" - mi sono imbattuto in una piccola scoperta che mi ha colpito perché riguarda un genere di vettura da cui non mi sarei aspettato niente del genere. Confesso che è un’automobile che conoscevo solo marginalmente, mai incontrata di persona tra l'altro. Del resto, una coupé giapponese di classe media della fine degli anni Settanta non è che sia proprio il tipo di vettura di cui si chiacchiera continuamente tra amici o che si incontra più di frequente sulle nostre strade... Neppure saprei dire con certezza se mai sia stata venduta ufficialmente in Italia. Anche se gli avvistamenti su targhenere.net farebbero pensare di sì. (Altrove in Europa certamente sì. ndr) Comunque, parlo della Honda Prelude primissima generazione, quella del 1978. Fuori - qualcuno la ricorderà - nulla di clamoroso: Questa in foto, tra l'altro, è la versione di punta “XE” per il mercato interno (JDM) e, da quest'altro angolo qui sotto, già ci dice qualcosa di non proprio scontato: Intanto per essere nel 1978 si può apprezzare la soluzione delle portiere a tetto senza gocciolatoio, ancora una rarità all'epoca. Peraltro senza apportare chissà che a livello aerodinamico, visto che il Cx dichiarato era un modesto 0.45... Degno di nota anche il cofano bagagli incavato, il cui disegno viene seguito dallo smusso del faro posteriore, che con quel taglio mi pare uno dei primi esempi di quella forma (altre giapponesi seguirono e poi Golf '83, MB W124 etc). Altro dettaglio molto giapponese - al di là dei classici retrovisori avanzati sul passaruota - è la presenza del tergilunotto su una carrozzeria tre volumi. Particolare curioso anche la scritta Honda sul tappo del serbatoio. Fin qui abbiamo grattato la superficie. Perché è all'interno che si svelano le cose più strane. Ecco quindi la plancia del modello originale: Di nuovo, può apparire come nulla di eclatante, ma uno sguardo ravvicinato al cruscotto ci rivela degli strumenti dall'impostazione davvero singolare: Con un'ispirazione da cockpit di aeroplano, la prima cosa che salta all'occhio sono il tachimetro e contagiri concentrici! A cui si sovrappone il gruppo di spie al centro, raccolte in quella cornice curiosamente sporgente. E poi anche il check panel a destra, che oggi può risultare persino antiquato, ma che nel '78 si poteva considerare una primizia! Sulla palpebra del cruscotto, in una posizione raramente così in vista - e onestamente comoda - si trova poi il portamonete: Ma ancora più particolare - forse il picco di originalità di questa plancia comandi - è questo: Parlo della radio, naturalmente. Che è quel modulo integrato nella plancia porta-strumenti, sotto l'orologio digitale, con il manopolone multifunzione laterale e le rotelle frontali, e la visualizzazione ancora "full analogic" delle stazioni e delle frequenze. Mai visto niente del genere!😲 (Per i più curiosi, si tratta di un componente "ALKEN", marchio di Alpine Electronics, adottato poco dopo anche sulla plancia della Civic coeva). Essendo solo per la radio, un eventuale lettore di musicassette era previsto come modulo separato addizionale, da installare nel vano accanto all'accendisigari: Se in Europa tutto era sostanzialmente identico, con il semplice ribaltamento per i paesi con guida a sinistra, negli USA ad un certo punto (ca. 1980) venne eliminato il modulo integrato in plancia (tappato da un coperchio...) e fu aggiunta un'appendice inferiore alla consolle per ospitare un'autoradio classica: Nell'ottobre del 1981, il face-lift del modello portò solo piccole novità fuori, mentre all'interno la plancia fu completamente ridisegnata, con uno stile più convenzionale se vogliamo, e la sostanziale eliminazione di tutte le particolarità viste finora: Niente più radio integrata nel cruscotto, sostituita da un vano convenzionale, piazzato in posizione ancor più standard nella consolle centrale. Niente più portamonete in bella vista sopra la palpebra del cruscotto, adesso spostato in posizione più discreta con un cassettino nel sottoplancia. E niente più strumentazione concentrica, sostituita da un quadro iper-standard a strumenti affiancati. Un rifacimento, direi, intrapreso per andare incontro alla generale idiosincrasia della clientela statunitense per gli approcci non convenzionali, visto che le Prelude esportate in Europa mantennero la plancia iniziale, mentre nell'allestimento JDM gli interni divennero così: Cioè, i giapponesi utilizzarono sì la nuova plancia, ma con una palpebra portastrumenti dal disegno leggermente diverso da quello dei modelli USA, pur di mantenere l'idea degli strumenti concentrici per il loro mercato interno. Un'idea che - 30 anni dopo - credo sia stata ancora d'ispirazione per la grafica dello strumento centrale di questo cruscotto qua (Honda Jazz/Fit, 2008):
  5. Un paio di aggiunte a questo excursus sugli sviluppi di Saab 900 NG. Intanto parto dall'ultima foto del messaggio precedente, perché ho il sospetto che proprio da quella maquette potrebbero essere partiti per elaborare questa ipotesi di allestimento ultra-sportivo, collocata attorno al 1991-92, e che mai vide la luce. (fonte: saabblog.net) Una sorta di versione "Super-Aero", con curiose e interessanti appendici aerodinamiche che mai abbiamo visto in nessun modello di produzione: dallo spoiler a metà lunotto, alle alette arancioni in cima al lunotto stesso, fino alle bandelle laterali e sotto i paraurti, anch'esse arancioni. Stesso colore della borchia centrale dei cerchi e della curiosa scritta E=mc2 sulla fascia di collegamento tra i fari dietro! Per non parlare dell'altra scritta sul fianco, dove mi pare di leggere: Senna Orh+ ...alquanto criptico per me! Potrei capire il riferimento sportivo al pilota brasiliano, ma il resto mi risulta incompresibile. Chiudo poi con la foto di una pagina aperta del libro di Anders Tunberg che avevo citato, per mostrare delle foto che potrebbero piacere al nostro esperto di "mulettologia" @PaoloGTC : (fonte: "Saab 900 - En svensk historia" del 1993, di Anders Tunberg) Dei muletti che grazie a pochissimi dettagli (le maniglie porte in particolare), mi rimandano violentemente 😬 al mondo Opel-GM cui questa Saab è ovviamente legata. La foto del muletto bianco, poi, me l'avrebbero potuta tranquillamente spacciare per un camuffo Vectra... e me la sarei bevuta!
  6. WOW!!! Quelle maquette SEAT per la cittadina monovolume sono roba tutta nuova per me, davvero grazie. Comunque queste fotografie dovrebbero essere almeno del 1993, visto che Twingo - pur presentata al Salone di Parigi '92 - fu commercializzata solo a partire da Aprile del 1993. Mi chiedo perciò se questi modelli appartengano allo stesso progetto della collaborazione con Suzuki che tra il 1992 e il 1995 dette origine al prototipo "SEAT Rose" (qui il link al post dove ne parlammo). In realtà il progetto Lupo/Arosa risulterebbe proprio il ripiego di VAG su qualcosa di più semplice e assolutamente "in-house", a seguito delle "bruciature" prese con progetti forse più ambiziosi come quello con Suzuki o quello ancor più mitologico (se mai davvero esistito...) legato a quella torbida spy-story dei primi anni Novanta. O magari quelle maquette potrebbero essere proprio il frutto di quel famoso progetto Opel-GM che il supermanager José Ignacio López de Arriortúa fu accusato di aver trafugato nel suo controverso passaggio da GM a VAG ?!? Tra l'altro vi dirò che quelle foto, appena viste, mi hanno subito fatto pensare ai concept Opel MaXX del 1995/96...
  7. Quello che volevo sottolineare scrivendo che 9-5 era stata "concepita interamente sotto l'egida GM" era proprio la differenza rispetto al progetto di 900 NG. Certo, GM era entrata anche nello sviluppo di quest'ultima, ma lo aveva fatto a progetto già in corso, rimescolando le carte con l'imposizione del pianale GM2900 di Vectra, su cui dovettero adattare molte cose ormai in fase avanzata, incluso lo stile. Quello per 9-5, invece, fu un progetto (il primo per Saab) che partì fin dall'inizio - e si sviluppò completamente - sotto l'ombrello di General Motors. Visto che riparliamo di 900 NG, ecco altro materiale che proviene da varie fonti, prima fra tutte il libro "Saab 900 - En svensk historia" del 1993, di Anders Tunberg. E' da qui che è stata ripresa la maggioranza delle informazioni e immagini che troviamo sui siti internet che trattano la storia di questo modello (SaabBlog.net, CarDesignArchives, Saabplanet.com etc). Partiamo con un modello in scala su cui lavora il designer inglese Geoff Wardle, per il programma X67, il primo dedicato allo sviluppo della sostituta della 900. Secondo le fonti, la foto sarebbe del lontano 1983. Il programma X67 prevede che l'erede della 900 sfrutti l'unico pianale tecnicamente aggiornato che Saab ha a disposizione in quel periodo, vale a dire quello della 9000 che sta per debuttare. L'operazione di utilizzare tout court il pianale Tipo 4 (meglio: la sua versione svedese) per un modello che dovrebbe risultare più compatto ed economico della 9000, risulta tuttavia impraticabile, per ragioni sia tecniche che economiche. E questo fa sì che Saab cancelli il progetto X67 e lo rimoduli chiamandolo X68 per includervi la progettazione anche dell'erede della stessa 9000, da fare in parallelo per sfruttare al massimo possibili sinergie. Il pianale ad esempio dovrebbe essere il medesimo, stavolta però adattato alle diverse necessità dei due modelli, ad esempio utilizzando passo e carreggiate differenti. Questa sotto è una maquette del programma X68, osservata dallo storico direttore Bjorn Envall (quello di spalle), anno 1987: Anche questo ambizioso progetto si arena comunque di fronte alla cronica mancanza di fondi del costruttore svedese. La sostituzione della vetusta 900 è però una questione di sopravvivenza e pur nella crisi in cui versa, Saab decide perciò di avviare un ulteriore programma con cui presentarsi ai potenziali partner che Saab sta cercando per potersi salvare. In mancanza d'altro, la base tecnica è ancora una volta quella della 9000. Inizia così nel 1988 il progetto 102, che mette insieme lo sviluppo della sostituta della 900 da un lato più ufficiale, e da un altro più nascosto, quasi segreto, quello di un concept evoluzione della EV-1 presentata nel 1985. Si tratta della EV-2, uno studio che rappresenta un contenitore di idee sperimentali da sfruttare anche (ma non solo) nello sviluppo della futura 900. Dovrebbero essere di questo periodo i disegni qui sotto di Hareide, dove si nota anche l'idea di una berlina 3 volumi pura: Una maquette piena è poi realizzata sulla base del tema 2 volumi, più classico per la 900: è quella che KimKardashian ci aveva già mostrato di fronte in quest'altro vecchio post, ma che adesso vi condivido nella sua vista da dietro: Ecco che una fonte tutta italiana (e completamente indipendente da quel libro che citavo prima...) ci racconta una ulteriore evoluzione, estremamente importante, di questo sviluppo: il sito studiotorino.com, come molti sanno, è una miniera di curiosità storiche davvero uniche, in particolare per le attività della vecchia carrozzeria Stola. E nella sezione del 1988 ci racconta il lavoro fatto con Saab per costruire un primo modello "see through in hard material" per il progetto 102. E' quello che nell'agosto del 1989 si presenta così: ...ed è lo stesso che una volta completato diventa la proposta interna che si confronta con quella dell'americana ASC, come ci aveva fatto già vedere PaoloGTC molti anni fa (link al suo commento). Finalmente tra la fine del 1989 e l'inizio del 1990 si concretizza la partership tanto ricercata da Saab. Il colosso General Motors entra nella proprietà al 50%: è attirato dal progetto 102 per la prossima 900, ma subito pretende che venga portato a termine sfruttando sinergie nel gruppo, imponendo la piattaforma GM2900 della recente Opel Vectra. In effetti è l'unica base del gruppo che può avvicinarsi alla Saab, per dimensioni e caratteristiche tecniche (leggi: trazione anteriore). Il lavoro di adattamento è imponente e nella prima metà del 1990 parte così il nuovo progetto 104. Qui abbiamo Einar Johan Hareide che lavora su un modello in scala mentre sul muro ci sono disegni (con il codice 104) per le varie carrozzerie: Ancora una volta gli svedesi si rivolgono a Stola per la creazione di un nuovo modello di stile che pur partendo dallo stesso tema ormai scelto nel precedente programma 102, rifletta la nuova base telaistica. Ed ecco qui la maquette (asimmetrica) che viene spedita in Svezia da Stola, fotografata in studio: ...e poi all'aperto (con minime varianti: cerchi e listello laterale): Il modello di stile sarà congelato il 3 Agosto del 1990.
  8. Una semplice aggiunta per completare il materiale di un vecchio post (link) di @Beckervdo sulla genesi della seconda generazione di Saab 93 (quella del 2002 che porta la sigla interna YS3F, per i più tecnici). Ho trovato infatti questa nuova foto... ...che rappresenta la vista posteriore di una delle maquettes (questa sotto) viste in quella carrellata, ma solo di fronte: C'è spazio per aggiungere un altro paio di immagini mai passate per di qui, che riguardano lo sviluppo della sua "sorella maggiore" (...in tutti i sensi: perché più grande e perché nata prima... 😜), la 95 del 1997. Nei documenti interni della casa svedese era indicata come "projekt 640" e fu la prima Saab concepita interamente sotto l'egida della proprietà General Motors. Cosa che in qualche modo sembra riflettersi in questo disegno qui sotto, che a me fa ripensare a certe linee e stili dei design studios GM dell'epoca. Purtroppo di questo disegno non ho informazioni sull'autore né sull'anno. Qua sotto invece vediamo i due principali responsabili del design di questa Saab, alle prese con un modellino (diciamo mezzo, per essere più onesti...) di quello che sostanzialmente appare il tema prescelto, sebbene la coda sia ancora abbastanza lontana dalla scelta finale. Sono il norvegese Einar Hareide (a destra, con la giacca scura) e il britannico Tony Catignani (in camicia bianca), entrambi molto legati al marchio svedese per quanto riguarda la loro carriera di designer. P.S. Tony Catignani è un designer forse non tra i più noti o acclamati, ma nel suo passato precedente a Saab ci sono un paio di vicende piuttosto interessanti: la prima è legata alla Ford Probe III. Forse la ricorderete, è lei: Cioè il concept che Ford presentò a Francoforte '81 nell'ambito del programma tedesco Auto2000, quello tutto orientato all'aerodinamica. L'occasione fu sfruttata da Ford per ottenere i relativi finanziamenti, ovvio, ma anche per anticipare al pubblico le linee della Sierra, che sarebbe uscita l'anno dopo. Con il design della nuova berlina già congelato e pronto, i manager Ford assegnarono proprio a Tony Catignani il compito di elaborarne una concept car a tema "aerodinamica" per partecipare al suddetto programma. Catignani curò il design esterno e tutto il materiale di tavole a corredo (andate a cercare, trovate tutto facilmente su internet). La seconda questione è più una curiosità, quasi una nota di costume. Nei suoi anni di formazione, Catignani studiò all'Ealing Art College di Londra, dove in quel periodo studiava anche un certo Farrokh Bulsara... Per chi non conoscesse o ricordasse questo nome, ecco una sua foto del 1968 all'Ealing College proprio con Catignani (quello più alto): Chi proprio non ci arriva... ...può cliccare qui
  9. Talvolta non si riesce a giustificare l'approssimazione di chi realizza questi comunicati stampa... 🤦🏻 Nel sommario scrivono: Con la seconda serie del 1980 arrivano l’iniezione elettronica, aggiornamenti estetici e nuovi materiali per gli interni. Inoltre, sulla base della Gamma nascono diversi concept firmati Pininfarina e Italdesign; tra questi la Gamma 3V di Giorgetto Giugiaro, oggi conservata all’Heritage Hub di Torino. ...facendo cioè un'associazione totalmente errata tra il designer di Garessio e il prototipo di Gamma "Elaborazione 3v". Poi, più sotto nel testo, il paragrafo sui concept recita invece così: ...indicando la corretta paternità della Gamma "Elaborazione 3v", appartenente al centro stile interno. Mentre Giugiaro è giustamente associato alla sola Megagamma. Dico io, già è complicato trovare informazioni su storie vecchie anche di pochi decenni, se poi le fonti ufficiali ci propongono questo livello di qualità... allora sì che i "sentito dire", i passaparola, le leggende rischiano di diventare persino "realtà", con tanto di "guarda, è scritto in un comunicato ufficiale Lancia"!
  10. Mi sono garbati questi ultimi tuoi avvistamenti @Renault, in particolare è davvero apprezzabile la Nissan 100 NX. Una rarità assoluta da noi, perché in effetti credo anche io che non sia mai stata venduta in Italia, dalla rete ufficiale intendo. Forse un pezzo unico oggi, ma comunque notevole come automobile anche ai suoi tempi. Era appunto uno di quei modelli che "invidiavo" ai mercati stranieri, perché da noi molte di queste perle nipponiche non arrivavano. In realtà non ho mai apprezzato i suoi gruppi ottici (sia davanti che dietro), un po' tristi e mosci con quella forma ovaleggiante; e per dirla tutta l'intero frontale non mi ha mai convinto, troppo liscio e stondato per una sportiva. Ma per il resto sembrava la coeva 300ZX in scala ridotta, e credo non possa che essere un complimento! Persino gli stessi tettucci asportabili tipo "targa"... 😃 Poi quella FIAT Uno 60 SL, che è un avvistamento piuttosto normale, invece mi ha aiutato a svelare a me stesso il motivo di una sensazione che sempre avevo avuto, ma mai davvero capito! Per voi sarà un'ovvietà, una cosa risaputissima, una delle basi della "conoscenza fiattara", ma oggi ho finalmente realizzato che esisteva un dettaglio che - già ad un livello quasi subliminale - mi aiutava subito a distinguere gli allestimenti superiori rispetto alle umili versioni base. Parlo di questo: Be', ovvio - mi direte - l'allestimento è scritto chiaro e tondo! Certo, ma quel che ho finalmente notato dopo una quarantina d'anni soltanto 😁, è che quella targhetta ha la scritta nera col bordo argentato... ...che la differenzia da quella delle versioni base che avevano la colorazione inversa: Con una rapida ricerca, ho ricostruito che FIAT aveva introdotto questo stile delle targhette del modello con la Ritmo del 1978, usando la combinazione scritta argentata con bordo nero. Poi Panda, Argenta e tutte le altre si erano allineate. Ed è ancora con Ritmo, nel 1981, che FIAT introduce la targhetta "in negativo", come ulteriore segno di distinzione per quel nuovo allestimento che fu quasi una svolta nella gamma FIAT: la "Super". E da lì cominciò ad adottare la targhetta con le scritte nere e i bordi argentati sulle versioni più rifinite di tutti i modelli, dalla Panda S alla stessa Ritmo 105TC e poi ovviamente la Uno e la Regata; ma curiosamente mai sull'Argenta, mentre Croma all'opposto ebbe solo le targhette "lusso", anche sugli allestimenti più basici. Poi arrivò l'erede di Ritmo e ancora una volta FIAT avviò un nuovo corso, con le targhette a sfondo azzurro. Finita la parentesi "scoperte e curiosità", condivido anche io un avvistamento di qualche giorno fa. FIAT 850 Ampiamente personalizzata (volante della coupé, pomello cambio che non riconosco, cerchi che dovrebbero essere dei Campagnolo, scarico doppio, cofani neri ecc ecc), peccato la ruggine alla base del parabrezza, la botta al paraurti dietro e l'assenza di fregio sul frontale. Dovrebbe essere una seconda serie "normale", ma è difficile essere sicuri.
  11. Già 15 anni fa (😬), nelle primissime pagine della discussione, Touareg ci aveva fatto fare la conoscenza di questa [MAI NATA]. Nel frattempo si sono ampliate di molto le informazioni disponibili in merito, e penso valga la pena tornarci sopra per condividere altre immagini e qualche notizia in più. Cominciamo con la sua collocazione. Da molti anni questa automobile è in mostra al museo della Valmet, in Finlandia. Ecco ulteriori foto: Quindi... non Svezia. Non Saab. Perché? Semplice: il modello non proviene dalla casa madre, ma è stato ideato e sviluppato dalla finnica Valmet, appunto. Difatti ecco un paio di disegni datati 1993 e con i loghi Valmet: _______________________________________________________________________ Ma da dove nasceva e che obiettivo aveva questo progetto? L'idea pare quella di creare una vera e propria coupé della Saab 900 NG, che aveva sì la sua versione 3 porte - spesso indicata dal marketing proprio come "coupé" - ma che in effetti era e rimaneva la semplice variante con due porte in meno della berlina. Si potrebbe legare qui il discorso visto qualche post fa, sulla "Saab Calibra"; cioè sull'idea - poi non andata in porto - di creare una versione Saab della Calibra per venderla nel mercato USA. Questo perché evidentemente il marchio svedese non aveva una coupé pura. E la sua mancanza continuava a notarsi. Quindi i finlandesi di Valmet, che già avevano per la mani la cabriolet - industrializzata e prodotta nei loro stabilimenti - provarono a derivarne una versione coupé. Per carità, sappiamo bene che questi finlandesi erano in rapporti molto stretti con Saab, ma questa coupé se l'erano immaginata e realizzata in sostanziale autonomia, con l'idea di "venderla" a Saab ovviamente. Ma quando il progetto non si è concretizzato, il prototipo l'hanno messo in garage e lì è restato finché non hanno deciso di esporlo nel loro museo. Ogni tanto, le hanno fatto comunque mettere il naso un po' fuori... A volte persino sulla neve! Se i disegni sono del 1993, ecco che nel 1994 iniziarono la costruzione del modello vero e proprio. Che concretamente significava dotare la carrozzeria della cabriolet di un tetto in metallo. In pratica un hard-top, fisso e integrato, con una bella saldatura! Le maquettes a scala reale ci rivelano che la scelta stilistica sulla forma del tetto non è stata univoca, ma come è ovvio era passata attraverso la valutazione di alcune varianti. Qui una forma diversa per il montante C, più squadrato: Poi la configurazione scelta per il modello finale, con la linea ovaleggiante della vetratura e il montante C più sottile: Nella realizzazione del prototipo completo e marciante, si nota il dettaglio della vetratura laterale, che in realtà non segue l'apparente forma allungata con spigolo stondato del montante, mantenendo invece un vetro posteriore più corto e squadrato, accompagnato da un riempitivo nero in angolo. Al di là dei gusti personali, il limite maggiore di questa proposta Valmet rimane la derivazione dalla cabriolet fin troppo palese. Soprattutto quell'attacco alla base del montante C non riesce a dissimulare abbastanza l'adattamento al taglio della carrozzeria originale; poi quel riempitivo del finestrino, ma anche il lunotto non allineato alla chiusura dello sportello del bagagliaio. Per non parlare dell'abitacolo, dove i sedili posteriori rimangono quelli ristretti della versione convertibile, con gli ampi fianchi laterali per la capote.
  12. Provo a dare una risposta ad alcuni commenti qui sopra. Cominciamo con i dubbi sull'utilità del portellone sulle tre volumi espressi da "3volumi3" (sì, una questione al limite del tautologico...🤔) : Io credo che l'aspetto fondamentale fosse l'accessibilità al bagagliaio (e quindi la praticità). In sostanza il portellone fornisce un'apertura più ampia sul vano. E questo era ancor più vero quando (ancora nei primi anni Ottanta...) i coperchi dei bagagliai delle berline con la coda non arrivavano quasi mai a filo del paraurti, ma avevano una soglia molto alta, lasciando solo un'apertura "a pozzo" e di ampiezza limitata. Ciò che rendeva complicato o impossibile caricare oggetti ingombranti. Il portellone allora poteva essere una soluzione per ampliare l'apertura, sfruttando meglio anche il collegamento con l'abitacolo. Giusto per rendere l'idea, metto a confronto una situazione un po' al limite, ma che spero renda l'idea... Fiat 128 Zastava 101 (o Yugo Skala o tutti i mille nomi che ha avuto...) Sì, certo, la Skala non è proprio una 3 volumi... ma è quanto di più adatto ho trovato per spiegare quanto dicevo sopra. Spero si capisca il concetto! E allora qui si aprirebbe il capitolo classificazioni, con le annesse guerre di religione, anatemi e quant'altro. La necessità di incasellare ogni cosa in categorie predefinite è una tendenza umana che aiuta a semplificare i pensieri e la comunicazione, ma l'applicazione rigida di queste classificazioni è un limite quando si pensi a tutte le sfumature, varianti, possibilità che ci sono o possono esistere nei vari campi del nostro agire o pensare. L'esempio che porti di quella Superb (e mille altri, inclusa la Skala...) credo sia valido per intuire che le categorie sono utili finché non diventano inutili... 🙃 P.S. [Sì, decisamente OT...] La risposta è: TOYOTA AVENSIS prima serie, quella dal 1997 al 2003. Se vogliamo riportarla sulle curiosità, la cosa strana di questa macchina è che aveva i poggiatesta forati sulle poltrone davanti, mentre quelli dietro erano pieni. Misteri giapponesi...
  13. Dopo lungo tempo che mi arrovello su questo "tarlo", estendo qui nel forum la domanda, speranzoso che qualcuno sappia la risposta... Negli anni ho scoperto prima una, poi un'altra, poi via via altre automobili (pochissime per la verità...) accomunate da un particolare componente, che ha attirato la mia attenzione. La prima volta lo notai qui: Opel Gran Turismo HS 8V del carrozziere Pietro Frua (spesso nota come "Frua CD") Parlo di quelle luci posteriori, sottili e minimaliste, che trovo estremamente riuscite ed eleganti nella loro semplicità. Per gli appassionati è nota la storia di questo prototipo realizzato da Frua, ma sostanzialmente commissionato da Opel per "tradurre" in forme realistiche il successo del concept "CD" disegnato dal Design Studio Opel e presentato nell'autunno del 1969 al Salone di Francoforte. Presumo che Frua utilizzò quei gruppi ottici per il suo studio, proprio nel tentativo di riportare l'effetto delle sottilissime luci del concept... Curiosamente, l'unico esemplare fratello della fuoriserie di Frua, si caratterizza per un uso speciale proprio di quei gruppi ottici, raddoppiati! Forse anche qui per ricordare ancor più da vicino il concept, dove i faretti annegati nel lunotto si abbinavano ai paracolpi neri accanto alla targa. In quell'esemplare rosso di Frua, risaltano oggi sullo specchio di coda verniciato di nero, ma alla presentazione nel 1969-70 - quello stesso modello era in origine verniciato tutto in argento. Dopo di ché quei faretti li ho rivisti su un altro studio, sempre di Frua: Citroën Coupé SM S - Salone di Ginevra, 1972 Questa, per chi volesse riconoscerla meglio: (qui è proprio davanti alla sede di Frua del periodo, a Moncalieri; un edificio che esiste ancora, sebbene un po' rimaneggiato...) Poi ancora ho riconosciuto quelle luci su quest'altro studio, stavolta della carrozzeria Ghia, disegnato da Tom Tjaarda e presentato al salone di Tokyo del 1971: Isuzu Bellett Sport Wagon (Ghia), 1971 Infine, l'ultima che mi ha colpito è stata un'auto dalla storia unica e complicata, che ho conosciuto molto di recente. AMC AMX/3 (1969-70) Per il nostro componente, qui non ho la certezza assoluta che sia identico agli altri visti prima, perché le viti di fissaggio sembrano posizionate diversamente, ma tenderei a darlo per buono. Tralasciando che lo vediamo qui abbinato ad una striscia inferiore di luci, che è chiaramente altra roba. Per la cronaca, questi gruppi ottici furono utilizzati solamente nei primi due esemplari di AMX/3 (escludendo il primissimo prototipo), mentre in seguito adottarono le luci tonde di FIAT 850 Sport e 128 Rally. Ecco, arrivati a questo punto, la riflessione è sul perché quei gruppi ottici mi abbiano colpito. Be', semplicemente perché non li avevo mai visti, su nessun altro modello. E questo è alquanto strano, perché sappiamo come questi studi / modelli unici / fuoriserie - chiamateli come volete - dei carrozzieri di allora, utilizzavano spessissimo componentistica di modelli di grande serie. (E proprio in questa discussione abbiamo visto come accadesse in particolare per i fari posteriori, dove riciclavano sempre gli stessi 3-4 componenti!) E' improbabile, insomma, che qualcuno li abbia prodotti ad hoc per questi modelli che si contano sulle dita di una mano... Quindi la domanda finale - cioè il mio tarlo e il motivo di tutto il post - è: da quale modello di produzione/serie provengono questi faretti? Grazie infinite a chi saprà illuminarmi su questo ennesimo carry over.
  14. Questo post è per aggiungere immagini nuove per me - e comunque non ancora viste qui su Autopareri - sulla genesi di E31. Le trovate in fondo al messaggio. Inizio però riportando qui - dalla discussione [Mai Nate] BMW - dei post con materiale che può far comodo per completezza sull'argomento Design Story della E31. Ecco allora i "nuovi" disegni preparatori. Kapitsa 1984: Sempre Kapitsa, nel 1985: ...qui in un'ennesima idea sui gruppi ottici di coda: Poi due disegni di altri designer BMW, entrambi con l'idea di un grande spoiler in coda. Boyke Boyer, con un sapore molto Audi Quattro: E qui sotto Tom Matano (il giapponese della Miata per intendersi, che passò anche da BMW nei primi anni Ottanta): Infine un'altra foto della maquette in clay della E31 con il design sostanzialmente definitivo, sotto analisi dei designer e con numerosi altri sketches sullo sfondo:
  15. A questi disegni di Pininfarina, segnatamente di Pietro Camardella, posso aggiungere il frontale... ...e la fiancata della versione 4/5 porte... ...che in realtà è parte di una tavola in cui compare anche la versione cabrio: E' palese che si tratti dei disegni per una gamma completa di un nuovo modello, ovviamente la Saab 900, su cui gli svedesi iniziarono a pensare e lavorare nella seconda metà anni Ottanta, per finire con la NG nata sotto l'egida General Motors. Un paio d'anni fa, invece, un post (link) su un sito abbastanza seguito per questioni Saab, ha dato un'interpretazione di queste tavole piuttosto fuorviante. ☹️ Il post cita il designer italiano (Camardella, appunto) come fonte diretta con tanto di virgolettato, sostenendo che quei disegni (mostrando solo le tavole a due porte, quelle postate da KimKardashian) si riferiscono ad una richiesta di Saab per un'idea di coupé su base 9000. Ma se già quei disegni parlano poco di 9000, viste poi le altre tavole con le altre varianti, è evidente che la storia non regge. O si confonde il nostro disegnatore, o ci voleva gabbare l'editorialista... Orbene, l'equivoco sembra provenire proprio da Camardella, citato pure da Car Design Archives che su questi disegni aveva fatto un post nel 2020, inizialmente legandoli a ipotetiche rivisitazioni di 9000, appunto; salvo poi correggere il tiro grazie all'intervento di Tony Catignani (designer Saab al tempo), che giustamente ne riportava l'attinenza agli studi per la futura 900, anziché a 9000. A voler giustificare Camardella, però, si potrebbe pensare che la memoria gli abbia fatto un po' di scherzi perché a quei tempi (1988/89) il progetto per la nuova 900 sembrava ancora dovesse basarsi su un telaio derivato da 9000, l'unico sufficientemente moderno disponibile in Saab. Poi sappiamo cosa successe di lì a poco, con l'ingresso di GM... Ricordiamo comunque che Saab e Pininfarina andarono avanti con la consulenza per la futura 900, e abbiamo già visto il modellino in scala e la relativa maquette 1:1 del 1990, che vedete nel post in alto in questa pagina.
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