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angeloben

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  1. Mi sono garbati questi ultimi tuoi avvistamenti @Renault, in particolare è davvero apprezzabile la Nissan 100 NX. Una rarità assoluta da noi, perché in effetti credo anche io che non sia mai stata venduta in Italia, dalla rete ufficiale intendo. Forse un pezzo unico oggi, ma comunque notevole come automobile anche ai suoi tempi. Era appunto uno di quei modelli che "invidiavo" ai mercati stranieri, perché da noi molte di queste perle nipponiche non arrivavano. In realtà non ho mai apprezzato i suoi gruppi ottici (sia davanti che dietro), un po' tristi e mosci con quella forma ovaleggiante; e per dirla tutta l'intero frontale non mi ha mai convinto, troppo liscio e stondato per una sportiva. Ma per il resto sembrava la coeva 300ZX in scala ridotta, e credo non possa che essere un complimento! Persino gli stessi tettucci asportabili tipo "targa"... 😃 Poi quella FIAT Uno 60 SL, che è un avvistamento piuttosto normale, invece mi ha aiutato a svelare a me stesso il motivo di una sensazione che sempre avevo avuto, ma mai davvero capito! Per voi sarà un'ovvietà, una cosa risaputissima, una delle basi della "conoscenza fiattara", ma oggi ho finalmente realizzato che esisteva un dettaglio che - già ad un livello quasi subliminale - mi aiutava subito a distinguere gli allestimenti superiori rispetto alle umili versioni base. Parlo di questo: Be', ovvio - mi direte - l'allestimento è scritto chiaro e tondo! Certo, ma quel che ho finalmente notato dopo una quarantina d'anni soltanto 😁, è che quella targhetta ha la scritta nera col bordo argentato... ...che la differenzia da quella delle versioni base che avevano la colorazione inversa: Con una rapida ricerca, ho ricostruito che FIAT aveva introdotto questo stile delle targhette del modello con la Ritmo del 1978, usando la combinazione scritta argentata con bordo nero. Poi Panda, Argenta e tutte le altre si erano allineate. Ed è ancora con Ritmo, nel 1981, che FIAT introduce la targhetta "in negativo", come ulteriore segno di distinzione per quel nuovo allestimento che fu quasi una svolta nella gamma FIAT: la "Super". E da lì cominciò ad adottare la targhetta con le scritte nere e i bordi argentati sulle versioni più rifinite di tutti i modelli, dalla Panda S alla stessa Ritmo 105TC e poi ovviamente la Uno e la Regata; ma curiosamente mai sull'Argenta, mentre Croma all'opposto ebbe solo le targhette "lusso", anche sugli allestimenti più basici. Poi arrivò l'erede di Ritmo e ancora una volta FIAT avviò un nuovo corso, con le targhette a sfondo azzurro. Finita la parentesi "scoperte e curiosità", condivido anche io un avvistamento di qualche giorno fa. FIAT 850 Ampiamente personalizzata (volante della coupé, pomello cambio che non riconosco, cerchi che dovrebbero essere dei Campagnolo, scarico doppio, cofani neri ecc ecc), peccato la ruggine alla base del parabrezza, la botta al paraurti dietro e l'assenza di fregio sul frontale. Dovrebbe essere una seconda serie "normale", ma è difficile essere sicuri.
  2. Già 15 anni fa (😬), nelle primissime pagine della discussione, Touareg ci aveva fatto fare la conoscenza di questa [MAI NATA]. Nel frattempo si sono ampliate di molto le informazioni disponibili in merito, e penso valga la pena tornarci sopra per condividere altre immagini e qualche notizia in più. Cominciamo con la sua collocazione. Da molti anni questa automobile è in mostra al museo della Valmet, in Finlandia. Ecco ulteriori foto: Quindi... non Svezia. Non Saab. Perché? Semplice: il modello non proviene dalla casa madre, ma è stato ideato e sviluppato dalla finnica Valmet, appunto. Difatti ecco un paio di disegni datati 1993 e con i loghi Valmet: _______________________________________________________________________ Ma da dove nasceva e che obiettivo aveva questo progetto? L'idea pare quella di creare una vera e propria coupé della Saab 900 NG, che aveva sì la sua versione 3 porte - spesso indicata dal marketing proprio come "coupé" - ma che in effetti era e rimaneva la semplice variante con due porte in meno della berlina. Si potrebbe legare qui il discorso visto qualche post fa, sulla "Saab Calibra"; cioè sull'idea - poi non andata in porto - di creare una versione Saab della Calibra per venderla nel mercato USA. Questo perché evidentemente il marchio svedese non aveva una coupé pura. E la sua mancanza continuava a notarsi. Quindi i finlandesi di Valmet, che già avevano per la mani la cabriolet - industrializzata e prodotta nei loro stabilimenti - provarono a derivarne una versione coupé. Per carità, sappiamo bene che questi finlandesi erano in rapporti molto stretti con Saab, ma questa coupé se l'erano immaginata e realizzata in sostanziale autonomia, con l'idea di "venderla" a Saab ovviamente. Ma quando il progetto non si è concretizzato, il prototipo l'hanno messo in garage e lì è restato finché non hanno deciso di esporlo nel loro museo. Ogni tanto, le hanno fatto comunque mettere il naso un po' fuori... A volte persino sulla neve! Se i disegni sono del 1993, ecco che nel 1994 iniziarono la costruzione del modello vero e proprio. Che concretamente significava dotare la carrozzeria della cabriolet di un tetto in metallo. In pratica un hard-top, fisso e integrato, con una bella saldatura! Le maquettes a scala reale ci rivelano che la scelta stilistica sulla forma del tetto non è stata univoca, ma come è ovvio era passata attraverso la valutazione di alcune varianti. Qui una forma diversa per il montante C, più squadrato: Poi la configurazione scelta per il modello finale, con la linea ovaleggiante della vetratura e il montante C più sottile: Nella realizzazione del prototipo completo e marciante, si nota il dettaglio della vetratura laterale, che in realtà non segue l'apparente forma allungata con spigolo stondato del montante, mantenendo invece un vetro posteriore più corto e squadrato, accompagnato da un riempitivo nero in angolo. Al di là dei gusti personali, il limite maggiore di questa proposta Valmet rimane la derivazione dalla cabriolet fin troppo palese. Soprattutto quell'attacco alla base del montante C non riesce a dissimulare abbastanza l'adattamento al taglio della carrozzeria originale; poi quel riempitivo del finestrino, ma anche il lunotto non allineato alla chiusura dello sportello del bagagliaio. Per non parlare dell'abitacolo, dove i sedili posteriori rimangono quelli ristretti della versione convertibile, con gli ampi fianchi laterali per la capote.
  3. Provo a dare una risposta ad alcuni commenti qui sopra. Cominciamo con i dubbi sull'utilità del portellone sulle tre volumi espressi da "3volumi3" (sì, una questione al limite del tautologico...🤔) : Io credo che l'aspetto fondamentale fosse l'accessibilità al bagagliaio (e quindi la praticità). In sostanza il portellone fornisce un'apertura più ampia sul vano. E questo era ancor più vero quando (ancora nei primi anni Ottanta...) i coperchi dei bagagliai delle berline con la coda non arrivavano quasi mai a filo del paraurti, ma avevano una soglia molto alta, lasciando solo un'apertura "a pozzo" e di ampiezza limitata. Ciò che rendeva complicato o impossibile caricare oggetti ingombranti. Il portellone allora poteva essere una soluzione per ampliare l'apertura, sfruttando meglio anche il collegamento con l'abitacolo. Giusto per rendere l'idea, metto a confronto una situazione un po' al limite, ma che spero renda l'idea... Fiat 128 Zastava 101 (o Yugo Skala o tutti i mille nomi che ha avuto...) Sì, certo, la Skala non è proprio una 3 volumi... ma è quanto di più adatto ho trovato per spiegare quanto dicevo sopra. Spero si capisca il concetto! E allora qui si aprirebbe il capitolo classificazioni, con le annesse guerre di religione, anatemi e quant'altro. La necessità di incasellare ogni cosa in categorie predefinite è una tendenza umana che aiuta a semplificare i pensieri e la comunicazione, ma l'applicazione rigida di queste classificazioni è un limite quando si pensi a tutte le sfumature, varianti, possibilità che ci sono o possono esistere nei vari campi del nostro agire o pensare. L'esempio che porti di quella Superb (e mille altri, inclusa la Skala...) credo sia valido per intuire che le categorie sono utili finché non diventano inutili... 🙃 P.S. [Sì, decisamente OT...] La risposta è: TOYOTA AVENSIS prima serie, quella dal 1997 al 2003. Se vogliamo riportarla sulle curiosità, la cosa strana di questa macchina è che aveva i poggiatesta forati sulle poltrone davanti, mentre quelli dietro erano pieni. Misteri giapponesi...
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