Vai al contenuto
View in the app

A better way to browse. Learn more.

Autopareri

A full-screen app on your home screen with push notifications, badges and more.

To install this app on iOS and iPadOS
  1. Tap the Share icon in Safari
  2. Scroll the menu and tap Add to Home Screen.
  3. Tap Add in the top-right corner.
To install this app on Android
  1. Tap the 3-dot menu (⋮) in the top-right corner of the browser.
  2. Tap Add to Home screen or Install app.
  3. Confirm by tapping Install.

angeloben

Utente Registrato
  • Iscritto il

  • Ultima visita

  1. Nella grande indignazione per l'uscita della Luce, si sono sprecati i commenti, le invettive, le battute, i meme... Finanche ci sono quelli che per gusto di iperbole e paradosso, si sono spinti a "riabilitare" il brutto anatroccolo di Maranello per eccellenza, la Mondial. De gustibus ecc ecc... Non voglio assolutamente riaccendere polemiche del genere in questa discussione, piuttosto vi propongo alcuni bozzetti che ci raccontano le idee all'origine della Mondial. Si parte con questi due: Chiaramente sono lo stesso tema - con minime differenze tra loro - che puntava su linee tese e moderniste, con palesi influenze da concept car di quel periodo, e comunque "coraggiosamente poco Ferrari". E questo nonostante siano disegni dell'atelier Pininfarina... Perché ricordo che Mondial doveva essere l'evoluzione della 308 GT4, quella "anomalia" disegnata dalla carrozzeria Bertone (Gandini) e che nacque sotto il marchio Dino e solo poi confluì per varie ragioni nella gamma Ferrari. E per rafforzare questo "rientro" a casa, Ferrari era tornato dal sarto di fiducia. Siamo comunque nel 1976, e tra le varie idee, Pierangelo Andreani mise sul tavolo anche questa: Si riconosce la medesima architettura di base da cui erano partiti anche per i disegni sopra, e persino alcuni tratti stilistici in comune, ma lo "spirito" è cambiato nettamente. Qui si riconosce una Ferrari! Su internet si trova anche la stessa tavola a maggiore definizione, rielaborazione dell'autore Yuriy Samojlik: Questa fu quindi la base dello sviluppo stilistico che portò alla Mondial. Al di là delle normali differenze di dettaglio, la modifica più evidente fu la linea del parafango posteriore, che perse il taglio netto a favore del classico passaruota arcuato. Ma a vederla così, salta all'occhio anche una di quelle cose che hanno maggiormente sofferto il passaggio dal tavolo da disegno alla realtà: la presa d'aria sulla fiancata. L'idea originale era moderna, pulita, perfettamente coerente ed integrata. La realizzazione fu infelice, con quella sgraziata grigliatura... A proposito di "traduzione" dal disegno alla realtà, ho trovato questa immagine che vuole evidenziare proprio gli effetti di questi passaggi, sia per la versione originale del 1980, sia per il successivo restyling del 1985: Che la presa d'aria in fiancata della versione originale fosse uno dei punti più critici di quella linea, è dimostrato dalla tavola di Mario Vernacchia disegnata già nel 1983, quindi per il primo restyling. Che uscì nel 1985, ma con la griglia ancora simile alla precedente. Quando poi uscì la Mondial T (1989), venne cambiato finalmente anche il disegno di quella presa d'aria secondo l'idea di Vernacchia. Anche se dobbiamo notare che lui l'aveva ridisegnata in quel modo - con il bordo dietro verticale - collegandola idealmente al nuovo taglio a gomito che lui proponeva per il finestrino posteriore. Però in produzione non passò così, rimanendo montante e finestrino identici a prima e quindi lasciando la nuova presa d'aria un po' scollegata dal disegno della carrozzeria. Bonus per i "mulettofili":
  2. Mi sono imbattuto di recente in un paio di immagini che riguardano la Giulietta 116, quella del 1977. Il materiale non è certo abbastanza per giustificare l'apertura di una discussione dedicata per la sua design story e quindi le metterei qui. Del resto non mi pare che materiale sulla Giulietta '77 se ne sia visto molto neppure su questi lidi... Sono disegni di Domenico Nardiello, che riguardano ovviamente la fase di impostazione dello stile di questa berlina Alfa. Qui sotto è la pagina ripresa da un depliant dell'epoca pubblicato da Alfa Romeo stessa, che evidentemente ci teneva a far conoscere al pubblico un po' di retroscena sullo sviluppo di questo nuovo modello: In piccolo sulla sinistra si vedono alcuni bozzetti con idee scartate, in effetti un po' meno moderne e caratterizzate rispetto a quello che poi fu il tema prescelto. Che è ovviamente rappresentato dal disegno più grande in azzurro e che ripropongo qui sotto nella sua tavola completa originale, datata a Maggio del 1974: Pur ancora non identico alla soluzione definitiva, ha già le forme generali della Giulietta che poi uscì, con il suo cuneo ben definito e la coda cortissima e alta da "due volumi e mezzo" (pur senza il portellone...). Noto come sia questo che altri bozzetti e modellini in scala che si vedono nelle pagine in alto, proponessero quella grande grigliatura nera a mo' di terzo finestrino. Che per fortuna "si perse per strada", ma che curiosamente mi ricorda alcune proposte FIAT dello stesso periodo, ad esempio quelle ugualmente scartate del progetto 138 (Ritmo) oppure quelle arrivate in produzione, ma solo in Polonia (FSO Polonez).
  3. Ho appena ritrovato le foto di due avvistamenti fatti nel continente sudamericano alcuni anni fa, che mai avevo condiviso. La prima è immortalata in Brasile, a Ouro Preto, storica cittadina dello stato di Minas Gerais, ed era ovviamente in servizio per un matrimonio. Ford Model A Fordor Erede della mitica Model T, fu prodotta dal 1927 al '32. Roba assolutamente ordinaria per quel periodo, oggi si fa notare, particolarmente questo esemplare per i dettagli e i tocchi di colore a mio avviso indovinati (soprattutto per il "lavoro" che deve fare...) Ci spostiamo quindi in Argentina, a Buenos Aires, per quest'altra storica ...un po' meno storica! Premetto che è la prima e unica volta che ho avvistato questo modello in vita mia, ché da noi in Europa - e in Italia in special modo - credo sia roba rarissima ormai. Auto Union 1000 (anni '60) Anche se ci appare ampiamente ritoccata, l'adesivo sul lunotto ci dice che è comunque di un membro dell'"Auto Union-DKW Club Argentina". Ma andando a cercare notizie di questo modello, ho scoperto che in Sud America potrebbe non essere così raro incontrarne, per via di una produzione locale (sia in Brasile che in Argentina) durata fino al 1969, quindi ben più a lungo che in Europa.
  4. Di queste ormai non ne vedevo da anni! Mitsubishi Eclipse 2.0 16V cat GS Limited Edition (1994) Oggi fa sicuramente la sua figura, anche se in questa livrea total black si perde uno dei suoi atout, vale a dire la "cupola" nera formata da vetratura montanti e tetto, che nelle altre colorazioni (rosso e bianco in particolare) creavano un bell'effetto. Comunque non la mia preferita delle tante coupé che si videro in Europa in quel decennio. La trovavo (e ancora oggi la penso così) un po' grezza nella sua realizzazione, non per forza nel senso di cafona ma di approssimativa, semplicistica. Direi quasi più "americana" anziché tipicamente giapponese (o men che meno europea, ovviamente).
  5. Condivido oggi due avvistamenti recenti, molto rappresentativi del nostro costruttore nazionale per antonomasia. Cominciamo dal più vecchio e certamente più di valore. E' bello ogni tanto imbattersi casualmente in macchine del genere, parcheggiate lungo marciapiede come una qualsiasi. FIAT 1100 R La 1100 R ("Rinnovata"), l'ultima serie, fu quella prodotta dal 1966 al '69. Un aggiornamento onesto e stilisticamente del tutto accettabile per i tempi, ma siamo all'anonimato in purezza! (il colore di questo esemplare non aiuta... 😒). La macchina forse più rappresentativa del piccolo borghese italiano di quel periodo. Al di là di piccoli segni d'uso, lo specchio Vitaloni in plastica nera sembra l'unica nota stonata di questo esemplare storico. Domanda per gli esperti: ma il finestrino posteriore - così intero, senza porzione/deflettore fissi - di quanto riesce a scendere? Sembra non abbia spazio di discesa che per pochi centimetri... 🤨 L'altra FIAT avvistata è molto meno rara, ma pur sempre qualcosa via via più difficile da incontrare. FIAT Uno 45 (fine '85) Targa originale, oriunda fiorentina in terra di Sicilia, condizioni da "fin che va, la usiamo". Comunque un'auto che rappresenta una fase storica molto significativa per il gruppo FIAT, che in quegli anni Ottanta vide una ripresa di leadership tecnica, di immagine e di mercato a livello europeo, che poi si perse e non è più tornata. Davanti a lei è parcheggiata per caso quella che dovremmo considerare la sua erede di oggi? 🤔
  6. Per chi vuole approfondire il tema "alette parasole", abbiamo diversi interventi nella discussione! Certo, si deve andare un po' indietro nel tempo... 😅 link 1 (Saab 9-5 OG) link 2 (Toyota Sera) link 3 (varie) link 4 (McLaren F1) link 5 (SW americane) link 6 (Toyota FJ) link 7 (Lancia Flavia Sport Zagato) Invece per questa domanda sul clima di 164: In realtà non dovrebbe essere così. Almeno da listino, anche in Italia la 164 ha sempre avuto il clima come optional, ad esclusione di certi allestimenti superiori. E in effetti, anche cercando nell'usato, si possono trovare esemplari italiani di Alfa 164 privi di condizionatore. Non molti, ma ci sono. Sia prima serie (di più) che restyling (molto rari...). Comunque, giusto per dovere di cronaca, ecco le tabelle accessori di alcuni modelli di 164 dalle prove di QR. Prova del'ottobre 1987, la prima, con Twin Spark e 3.0 V6: I prezzi degli accessori non erano ancora disponibili, ma erano già definiti quelli di serie e quelli a richiesta. E la V6, pur coi suoi 38 milioni e mezzo di listino, di serie veniva senza clima... Prova di luglio 1988, le versioni turbo gasolio e benzina, a 4 cilindri: Il climatizzatore (automatico) optional per entrambe a ben 3 milioni e passa, su vetture che ne costavano 30 di milioni... Ad aprile del 1991, la prova di due nuove versioni, entrambe V6: la 2.0 Turbo e la 3.0 Quadrifoglio. La 2 litri prevede sempre il climatizzatore come optional, mentre la Quadrifoglio, versione di punta della gamma, lo prevede di serie. Potreste pensare che con il restyling di fine 1992 "il clima fosse cambiato"... 😜 Be', sì, c'erano novità per il cliente italiano, ma forse non proprio quelle sperate! Nel novembre 1992 QR prova la rinnovata 164 TS e per il condizionatore in effetti si vede una novità: Come avevo anticipato nell'altro post, con la serie appena rinnovata c'è adesso una nuova opzione: il condizionatore manuale (quello della foto del ricambio). Sempre optional, sempre carissimo, anche se meno di quello automatico... Questa era la Twin Spark, versione alla base della gamma, ci sta poi che altre versioni/allestimenti della nuova 164 (magari la Super o altri) prevedessero il clima di serie, ma purtroppo non ho tempo di andare a cercare. 😬
  7. Tutti ricordiamo la plancia di Alfa 164 quando uscì. Lo stile originale e modernista trovava nella consolle centrale l'elemento più caratterizzante, con quella schiera uniforme di pulsanti a creare un insieme tanto di impatto nello stile quanto spiazzante nell'uso pratico. L'iconografia creata dal marketing Alfa aveva puntato molto su questo aspetto e ovunque giravano solo immagini con questa plancia, tanto da indurre a pensare che esistesse "solo" così. Però questa sopra era notoriamente la versione con il climatizzatore, perché qualcuno ricorderà anche la variante che ne era priva*, con i suoi classici comandi a manopole, che "rompevano" in modo abbastanza eclatante la linearità di quella plancia: * Al lancio il climatizzatore (automatico) era un costoso accessorio a pagamento, per tutte le versioni credo... Poi arrivò il restyling del 1992 (quello che introdusse anche la versione "Super"), con il quale Alfa volle intervenire proprio su quel punto degli interni, per migliorarne la criticata ergonomia. Il tentativo, per quanto non disastroso, non fu nemmeno dei più felici. La nuova pulsantiera "a pianoforte" infatti, perdeva il carattere del disegno precedente rendendolo assai meno distintivo, e neppure riuscì a risolvere in modo davvero efficace e radicale il problema ergonomico, rimanendo legata all'impostazione "tutto tasti" sempre poco distinguibili tra loro. Peraltro i nuovi display apparivano come elementi un po' estranei allo stile di quella consolle. E così siamo arrivati al motivo di questo messaggio. Perché oggi ho scoperto che anche questa nuova plancia aveva la sua variante con "clima manuale". Pure stavolta con le sue brave manopole... e fin qui ci sta. Quello che è davvero curioso però, è che anche la versione a manopole della climatizzazione utilizza quegli schermini a cristalli liquidi! 🫨 E come si può capire, lo fa in modo del tutto inutile e ridondante, ché le manopole già danno un'indicazione assolutamente chiara. Temo che gli ingegneri Alfa, una volta inseriti quei display per il "clima automatico", che era evidentemente la plancia di riferimento, poi non sapevano come riempire quello spazio nella variante manuale. E quindi ecco l'idea di utilizzarli comunque... Aggiungo poi che anche le manopole di questa versione restyling erano un passo indietro - stilisticamente parlando - rispetto alla prima serie. Nota a margine sulla questione "clima" di 164: mentre sulla prima serie (1987-92) la variante a manopole era solo per l'impianto privo di condizionatore (a meno di installazioni after market), nella serie del 1993 con la nuova plancia arrivò anche la possibilità di dotare l'impianto di climatizzatore manuale, sfruttando i pulsanti che nella foto sopra sono "ciechi"... Ecco la plancetta dotata di clima manuale (scusate, ho trovato solo la foto del ricambio originale...):
  8. Fantastica! La 164 I serie rossa, con quei cerchi in lega (e 3.0 V6, va da sé...) è un mio pallino da sempre! 🤩 Il fatto che non sia in condizioni da concorso, è per me un punto a favore per il proprietario, che sembra usarla davvero, senza tante smancerie. Contribuisco allora anche io, con due avvistamenti recenti. Questo in realtà è recente solo per gli scatti, perché conosco quest'auto da chissà quanto tempo, forse dalla sua stessa messa in strada. Finalmente mi sono preso il tempo per fermarmi e fotografarla: Mercedes-Benz 200 E, serie W124 restyling, 1991 (al momento sembra avere percorso circa 170 mila km) Condizioni più che oneste, spesso (o forse sempre) all'aperto, allestimento relativamente basico, combinazione di colori piacevole. Dettagli significativi come la presenza non scontata della stella sul cofano, il cappello di paglia e le copertine di dubbio gusto sui soli sedili anteriori, me la rendono simpatica a prescindere. Solo l'aggiunta falsa e posticcia delle cifre "16" accanto alla targhetta originale "200 E" ...mi disturba assaiiii (da cantare come Eros Ramazzotti 😬) Del tutto nuovo e inatteso invece quest'altro avvistamento, preso nel traffico, ma fermi ad un semaforo rosso. Lancia Fulvia II serie Qui si tratta palesemente di una storica in mano ad un appassionato. Tra l'altro devo dire che a dispetto della fama di berlina "posata" -con il suo motore di cilindrata volutamente contenuta - alla ripartenza ai semafori e poi con la strada libera il guidatore la spingeva con apprezzabile spigliatezza! E il rombo, più da sportiva che da confortevole berlina, si faceva sentire di conseguenza. 🫨
  9. Tre anni fa @DOssi ci aveva mostrato una serie di maquette in scala realizzate dalla Carrozzeria Bertone per Opel, tra cui era passata quasi inosservata quella roadster rossa che compare accanto alla mezza Signum in queste immagini: Ignorata forse perché nessuno la collegava ad alcun modello noto o magari anche perché non attirava chissà quali sguardi... Oggi però ho trovato un articolo dell'anno scorso di LIGNES/auto, in cui appaiono queste foto: La data sovrimpressa della prima foto ci svela che siamo nel 1990, e l'ambientazione dei due scatti è la stessa, cioè il piazzale dello stabilimento Bertone; ma a parte ciò, i modelli ritratti nelle due foto mostrano in realtà delle differenze significative: nella prima i retrovisori sono chiaramente di origine Opel Kadett, mentre nella seconda ci sono degli specchi più integrati, un po' nello stile della Calibra; anche i gruppi ottici anteriori sono diversi, soprattutto nel taglio laterale sul parafango; la foto sotto mostra anche dei fari supplementari integrati nel paraurti; poi il trattamento della fiancata è differente, con il modello in alto che mostra due scanalature sottili, mentre quello sotto ha una sola scalfatura più profonda e che viene interrotta dal parafango anteriore; e il profilo del tonneau, cioè quello che potrebbe sembrare il coperchio di un'eventuale capote, pare più sollevato nel secondo modello, in cui la linea di cintura sale a metà dello sportello, mentre nel primo rimane piatta; il tonneau stesso e il cofano bagagli sembrano scendere sulla fiancata nella prima foto, con le linee di chiusura che combaciano con la scanalatura laterale; infine quella che mi sembra la differenza più forte - ma allo stesso tempo meno chiara - ...il passo. Nella seconda foto pare nettamente più lungo, in particolare nel tratto fra portiera e ruota posteriore, cosa che la rende un po' sbilanciata. Io ne concludo che sono due maquette diverse, anche se una potrebbe essere derivata dall'altra. E non hanno comunque mai visto le luci della ribalta, neppure ad un salone. Ma... poi nel 1993 Daewoo presentò quella che viene definita la sua prima concept, la Imago Vi dice qualcosa? 😉 Se sapete il coreano, potete leggervi questo ritaglio di rivista... Sappiamo che Daewoo era nella galassia GM al tempo, e nonostante le numerose specificità, sia la linea generale che i dettagli ci rimandano palesemente a quel lavoro di Bertone per Opel. Con ulteriori reminiscenze della Lotus Elan di quel periodo (la M100 disegnata da Peter Stevens).
  10. Più che per BX, direi per la sua sostituta... 😜 Trattandosi di tavole datate giugno 1986 (e non '85 come indica la didascalia), dovrebbero essere lavori propedeutici al progetto X1, quello che dette origine alla Xantia. BX era uscita quattro anni prima, ma da questi disegni direi che dentro Citroen c'era ancora una corrente che voleva mantenersi sui binari di quello stile, pur evolvendolo in termini più moderni e aerodinamici. Di appena un anno prima sono invece questi altri due disegni (CarDesignArchives è la fonte per entrambi): questo è del "nostro" Donato Coco, e sembra addirittura riprendere il giro porte di BX, reinterpretando la terza luce in modo nuovo, ma non riuscitissimo secondo me. Qui sotto la stessa immagine a più bassa risoluzione, ma con la didascalia del render in basso, che fa riferimento esplicito al programma X1 (Xantia), con autore e data. Il secondo render è questo di Kenneth Melville, riporta anche un codice "X qualcosa..." sulla fiancata. E proprio quella fascia su cui è la scritta, al tempo stesso può essere una reintepretazione della griglia che era sul montante C di BX, ma anche un'interessantissima anticipazione di quello che fu poi il tema dello scalino di XM. In entrambi io ravviso comunque un'influenza significativa del concept Opel Tech 1, evidentemente un riferimento ancora fondamentale nel design di quegli anni, benché fosse stato presentato ben 4 anni prima, nel 1981.
  11. Dai depliant italiani di Ottobre 2001, in pratica l'ultima gamma di Panda: Purtroppo sulla gamma precedente, quella con la Jolly etc, ti posso allungare solo questa immagine piuttosto sfocata... ...dove sembra aggiungersi solo il 182 - Rosso Ribes Metallizzato. Mentre il Grigio Steel metallizzato (647), per qualche strana ragione nella stampa ha virato su un improbabile giallo-arancio... 🤪 Dippiù, nin zo... [EDIT] Quanto sopra è per il periodo che dicevi ti mancava. Per roba più vecchia magari hai già tutto, ma in caso possano essere utili aggiungo questi: 1993 1994 - Japan
  12. Interessanti, davvero. Nel senso che mi pare significativo sapere che VW stava pensando a modelli di questo tipo. Ma sono dell'idea che non ce ne fosse una tra queste proposte che sarebbe valsa la pena mettere in produzione. Troppo tozze le prime A00 "Lupo style", troppo blande le A0 (quelle rosse col passo più lungo). Comunque io scavo spesso tra roba assai più vecchia e tempo fa mi ero imbattuto in un prototipo che era finito ad un'asta (link) e di cui non esistono notizie ufficiali di alcuna forma. Neppure l'anno è noto. Volkswagen 211L Il periodo di costruzione di questo prototipo, come dicevo, è ignoto. Né si conosce in che ambito di progetti o sviluppi sia stato creato. Comunque, analizzando un po' di cose visibili dalle foto, io ho provato a fare delle ipotesi. Intanto lo stile: linea generale e dettagli rimandano agli anni a cavallo del 1970, poco prima o immediatamente dopo. Poi il corpo vettura: dimensioni (occhiometriche) e proporzioni fanno pensare ad una media a cavallo tra i segmenti C e D (del periodo...) Abitacolo: la plancia, per quanto prototipale, è sufficientemente rifinita e dalle dotazioni (soprattutto le numerose bocchette in plancia) sembra confermare l'appartenenza ad un segmento medio-superiore e non da utilitaria Meccanica: il vano motore e il pavimento dell'abitacolo ci palesano una meccanica di derivazione Audi, tutt'avanti con motore longitudinale raffreddato ad acqua, anche se la posizione inclinata del radiatore potrebbe rivelare un adattamento a posteriori Quindi cosa potrebbe essere? Per le cose dette sopra e conoscendo i modelli del costruttore di Wolfsburg di quel periodo, io propendo per una sorta di pre-Passat, un progetto per sostituire la Typ 3 - e in particolare la sua versione fastback - con un modello dallo stile e dalla meccanica del tutto nuova di origine Audi. Questo forse perché la Typ 4 (evoluzione/sostituta di Typ 3) sarebbe cresciuta assai rispetto al modello di derivazione e questo apriva uno spazio importante nella gamma. Il nome stesso ("211L"), mi fa pensare ad un'idea di VW di sostituire Typ 3 con due modelli: la più grande "411" (Typ 4) evoluzione di Typ 3; e una ipotetica "211", più compatta, trait-d'union con il modello alla base della gamma (il Maggiolino - Typ 1 - o la sua sostituta in eterno sviluppo...). Una "parentela" con Typ3, fra l'altro, io ce l'ho trovata anche in un dettaglio che può sembrare molto marginale, ma che non giustificherei altrimenti: la posizione dei tergicristalli. Questo prototipo, pur con la guida a sinistra, ha infatti i tergi imperniati a destra, come la Typ 3 originaria, unica nella gamma VW. Escluderei comunque una diretta connessione con i vari progetti (EA266, EA235, EA276...) che dovevano sostituire il Maggiolino, che mi pare fossero tutti più compatti. E quindi potrebbe forse essere un precursore del EA272, il progetto a sua volta precursore della Passat definitiva. Precursori di precursori...😁 Quanto queste ipotesi siano realistiche è impossibile a dirsi, perché quello è notoriamente uno dei periodi più confusionari e complessi dell'intera storia del marchio tedesco. Mille idee e progetti intrapresi, eliminati, modificati, inglobati pari pari da altrove, portati avanti fino alla vigilia della produzione e improvvisamente cancellati, e poi rifatti da capo... Ultima nota, l'impressione di un'aria vagamente "italiana" nello stile. Non so se sono il solo a vederla così, ma qualcosa nelle linee di questo prototipo mi ci fa pensare. In primis il frontale, che nel complesso calandra, faro tondo e freccia al fianco mi porta inevitabilmente a FIAT 128. Alla quale, in realtà, mi viene da associare anche il profilo di un po' tutta la sezione davanti, dal montante B in poi: profilo del cofano, forma dello sportello, piega della fiancata. I profili dei passaruota poi sembrano quelli di FIAT 127. Mentre nel prospetto di coda ci vedo delle linee di Bertone, ma potrebbero essere suggestioni... 🤔
  13. Per quel "Push Display" sotto l'orologio, ecco la spiegazione: A questo punto approfittiamo e, dallo stesso depliant, eccovi anche la spiegazione per le tre spie sotto al contachilometri; e ad esso funzionalmente collegate: Certamente uno dei primissimi esempi di avvisi per la manutenzione inseriti nella strumentazione. E davvero più unica che rara l'indicazione per la rotazione dei pneumatici! Continuando, ecco un'altra curiosa soluzione, che riguarda i fari anteriori. A causa della loro posizione incassata, Honda aveva previsto alla base una griglia per minimizzare l'eventuale accumulo di neve, e favorirne comunque lo scolo quando il calore del faro avesse dovuto scioglierla. Infine una nota di mercato su questa prima serie della coupé Honda: mentre in USA e nel resto del mondo - Europa inclusa - l'accoglienza fu piuttosto calorosa, in patria ebbe scarso successo fin dal principio. Così si spiegano gli sforzi di Honda di rendere la Prelude un modello più prestigioso, in particolare nel mercato di casa, dove apparvero nel tempo allestimenti e dotazioni particolari, che altrove non furono mai disponibili. Da cose più ordinarie come gli alzacristalli o gli specchi ad azionamento elettrico, ad altre ben più caratterizzanti come il servosterzo o più curiose come queste di seguito. Esclusivi per il mercato giapponese erano ad esempio questi cerchioni in lega leggera, disponibili negli ultimi anni di produzione: Il dettaglio distintivo sta ovviamente nelle scritte incise sul cerchio, con il nome del modello e delle misure del cerchio! Un altro accessorio esclusivo JDM e della tarda produzione: la botola "skipass" sul sedile posteriore, costituita da una porzione abbattibile dello schienale, unicamente sul lato sinistro (quello del passeggero in Giappone). Per non parlare dell'"Electronic Navigator" introdotto con la nuova plancia JDM del face-lift '81: un nome che oggi ci lascia interdetti, facendoci pensare a tecnologie impensabili quasi 50 anni fa! E infatti la scritta sotto quel minuscolo schermo da orologio digitale, rimanda non ad un navigatore come lo intendiamo oggi (mappe, GPS etc), bensì ad un classico computer di viaggio la cui tastiera abbiamo già intravisto nel precedente post: e che su quel piccolo display a cristalli liquidi verdi, in alternanza all'orario, poteva fornire - uno alla volta - i vari parametri disponibili: P.S. Peraltro sia il funzionamento che l'aspetto di questo computer di bordo mi rammentano da vicino quello di Veglia Borletti per le Fiat-Lancia di metà anni '80.
  14. L'altro giorno - su questo tema "dettagli curiosi" - mi sono imbattuto in una piccola scoperta che mi ha colpito perché riguarda un genere di vettura da cui non mi sarei aspettato niente del genere. Confesso che è un’automobile che conoscevo solo marginalmente, mai incontrata di persona tra l'altro. Del resto, una coupé giapponese di classe media della fine degli anni Settanta non è che sia proprio il tipo di vettura di cui si chiacchiera continuamente tra amici o che si incontra più di frequente sulle nostre strade... Neppure saprei dire con certezza se mai sia stata venduta ufficialmente in Italia. Anche se gli avvistamenti su targhenere.net farebbero pensare di sì. (Altrove in Europa certamente sì. ndr) Comunque, parlo della Honda Prelude primissima generazione, quella del 1978. Fuori - qualcuno la ricorderà - nulla di clamoroso: Questa in foto, tra l'altro, è la versione di punta “XE” per il mercato interno (JDM) e, da quest'altro angolo qui sotto, già ci dice qualcosa di non proprio scontato: Intanto per essere nel 1978 si può apprezzare la soluzione delle portiere a tetto senza gocciolatoio, ancora una rarità all'epoca. Peraltro senza apportare chissà che a livello aerodinamico, visto che il Cx dichiarato era un modesto 0.45... Degno di nota anche il cofano bagagli incavato, il cui disegno viene seguito dallo smusso del faro posteriore, che con quel taglio mi pare uno dei primi esempi di quella forma (altre giapponesi seguirono e poi Golf '83, MB W124 etc). Altro dettaglio molto giapponese - al di là dei classici retrovisori avanzati sul passaruota - è la presenza del tergilunotto su una carrozzeria tre volumi. Particolare curioso anche la scritta Honda sul tappo del serbatoio. Fin qui abbiamo grattato la superficie. Perché è all'interno che si svelano le cose più strane. Ecco quindi la plancia del modello originale: Di nuovo, può apparire come nulla di eclatante, ma uno sguardo ravvicinato al cruscotto ci rivela degli strumenti dall'impostazione davvero singolare: Con un'ispirazione da cockpit di aeroplano, la prima cosa che salta all'occhio sono il tachimetro e contagiri concentrici! A cui si sovrappone il gruppo di spie al centro, raccolte in quella cornice curiosamente sporgente. E poi anche il check panel a destra, che oggi può risultare persino antiquato, ma che nel '78 si poteva considerare una primizia! Sulla palpebra del cruscotto, in una posizione raramente così in vista - e onestamente comoda - si trova poi il portamonete: Ma ancora più particolare - forse il picco di originalità di questa plancia comandi - è questo: Parlo della radio, naturalmente. Che è quel modulo integrato nella plancia porta-strumenti, sotto l'orologio digitale, con il manopolone multifunzione laterale e le rotelle frontali, e la visualizzazione ancora "full analogic" delle stazioni e delle frequenze. Mai visto niente del genere!😲 (Per i più curiosi, si tratta di un componente "ALKEN", marchio di Alpine Electronics, adottato poco dopo anche sulla plancia della Civic coeva). Essendo solo per la radio, un eventuale lettore di musicassette era previsto come modulo separato addizionale, da installare nel vano accanto all'accendisigari: Se in Europa tutto era sostanzialmente identico, con il semplice ribaltamento per i paesi con guida a sinistra, negli USA ad un certo punto (ca. 1980) venne eliminato il modulo integrato in plancia (tappato da un coperchio...) e fu aggiunta un'appendice inferiore alla consolle per ospitare un'autoradio classica: Nell'ottobre del 1981, il face-lift del modello portò solo piccole novità fuori, mentre all'interno la plancia fu completamente ridisegnata, con uno stile più convenzionale se vogliamo, e la sostanziale eliminazione di tutte le particolarità viste finora: Niente più radio integrata nel cruscotto, sostituita da un vano convenzionale, piazzato in posizione ancor più standard nella consolle centrale. Niente più portamonete in bella vista sopra la palpebra del cruscotto, adesso spostato in posizione più discreta con un cassettino nel sottoplancia. E niente più strumentazione concentrica, sostituita da un quadro iper-standard a strumenti affiancati. Un rifacimento, direi, intrapreso per andare incontro alla generale idiosincrasia della clientela statunitense per gli approcci non convenzionali, visto che le Prelude esportate in Europa mantennero la plancia iniziale, mentre nell'allestimento JDM gli interni divennero così: Cioè, i giapponesi utilizzarono sì la nuova plancia, ma con una palpebra portastrumenti dal disegno leggermente diverso da quello dei modelli USA, pur di mantenere l'idea degli strumenti concentrici per il loro mercato interno. Un'idea che - 30 anni dopo - credo sia stata ancora d'ispirazione per la grafica dello strumento centrale di questo cruscotto qua (Honda Jazz/Fit, 2008):
  15. Un paio di aggiunte a questo excursus sugli sviluppi di Saab 900 NG. Intanto parto dall'ultima foto del messaggio precedente, perché ho il sospetto che proprio da quella maquette potrebbero essere partiti per elaborare questa ipotesi di allestimento ultra-sportivo, collocata attorno al 1991-92, e che mai vide la luce. (fonte: saabblog.net) Una sorta di versione "Super-Aero", con curiose e interessanti appendici aerodinamiche che mai abbiamo visto in nessun modello di produzione: dallo spoiler a metà lunotto, alle alette arancioni in cima al lunotto stesso, fino alle bandelle laterali e sotto i paraurti, anch'esse arancioni. Stesso colore della borchia centrale dei cerchi e della curiosa scritta E=mc2 sulla fascia di collegamento tra i fari dietro! Per non parlare dell'altra scritta sul fianco, dove mi pare di leggere: Senna Orh+ ...alquanto criptico per me! Potrei capire il riferimento sportivo al pilota brasiliano, ma il resto mi risulta incompresibile. Chiudo poi con la foto di una pagina aperta del libro di Anders Tunberg che avevo citato, per mostrare delle foto che potrebbero piacere al nostro esperto di "mulettologia" @PaoloGTC : (fonte: "Saab 900 - En svensk historia" del 1993, di Anders Tunberg) Dei muletti che grazie a pochissimi dettagli (le maniglie porte in particolare), mi rimandano violentemente 😬 al mondo Opel-GM cui questa Saab è ovviamente legata. La foto del muletto bianco, poi, me l'avrebbero potuta tranquillamente spacciare per un camuffo Vectra... e me la sarei bevuta!
Background Picker
Customize Layout

Account

Navigation

Cerca

Cerca

Configure browser push notifications

Chrome (Android)
  1. Tap the lock icon next to the address bar.
  2. Tap Permissions → Notifications.
  3. Adjust your preference.
Chrome (Desktop)
  1. Click the padlock icon in the address bar.
  2. Select Site settings.
  3. Find Notifications and adjust your preference.