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Martin Venator

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Tutti i contenuti di Martin Venator

  1. Ok, allora guarda, facciamo una cosa: fregatene di quello che ti dico io (giustamente, dato che sono solo un nick), ma vatti a vedere chi è l'autore dell'articolo che ho postato da formiche.net. Magari rivedrai un po' il tuo giudizio. Di solito, non posto il primo link che mi passa sotto gli occhi tanto per.
  2. Era urgente la de-saudizzazione degli apparati di sicurezza che, con H. Clinton, avrebbe raggiunto livelli pericolosi per gli stessi USA.
  3. 10/11/2016 Il Cairo rompe con Riyadh e guarda a Mosca (e Teheran) per rilanciare l’economia Ad inasprire lo scontro la bocciatura egiziana all’Onu di una risoluzione saudita in chiave anti-siriana. Ma i veri motivi sono economici: Riyadh attraversa una grave crisi e sta perdendo la sfera di influenza nella regione. In soccorso alle casse egiziane l’Iran e la Russia. Consulenti militari egiziani a Damasco. Il Cairo (AsiaNews) - I rapporti fra i due Paesi sunniti più influenti nel mondo arabo, che sembravano rifioriti dopo l’ultima visita ufficiale del re saudita in Egitto, sono deteriorati in modo rapido nelle ultime settimane, toccando livelli così bassi da sfociare quasi in aperta inimicizia. Eppure il recente incontro fra i leaderdelle due nazioni era stato il viatico per la firma di contratti multimilionari, la fornitura di greggio per cinque anni e la definizione dei confini marittimi fra i due Paesi; in questo contesto si era registrata anche la controversa “cessione” (o “restituzione”, secondo i punti di vista) delle due isole Tiran e Sanafir dall’Egitto all’Arabia Saudita. Che cosa è successo in poche settimane? Qual è stato il motivo del deteriorarsi delle relazioni amichevoli e di mutuo sostegno, coronate da una tradizione decennale dei rapporti fra Egitto e i Paesi del Golfo arabo? La stampa araba indica come causa le posizione adottate dal Cairo al Consiglio di sicurezza Onu e il voto contrario dell’Egitto a una risoluzione anti-siriana promossa da Riyadh. Per l’Arabia Saudita questa decisione avrebbe significato una sorta di tradimento. Un motivo che potrebbe anche sembrare valido. La verità invece sta altrove. I Paesi del Golfo - e soprattutto la un tempo opulenta Arabia Saudita - stanno attraversando una grave crisi economica; le casse del regno saudita si stanno svuotando, per le spese esorbitanti sostenute nel finanziare guerre e fazioni jihadiste perdenti in Siria, Iraq, Libia e Yemen. In quest’ultimo caso, si tratta del Paese in cui il conflitto avviene con l’intervento diretto delle truppe di Riyadh e con le denunce di crimini di guerra - rilanciate con frequenza crescente - da organismi internazionali un tempo molto più permissivi verso le violazioni ai diritti umani commesse dai sauditi. Finiti - o almeno ridotti - i finanziamenti, la diplomazia saudita registra la perdita di influenze enormi nella gestione dietro le quinte delle vicende interne di alcuni Paesi. E la recente elezione di Michel Aoun (acerrimo nemico di Riyadh) alla presidenza del Libano ne è stata la prova più evidente. Gli scandali a Riyadh si succedono e non passa giorno senza notizie disastrose sull’andamento economico: l’ultima in ordine di tempo, la scomparsa di 1000 miliardi di dollari dalle casse del regno, informazione diffusa sui social media lo scorso 8 novembre da ambienti vicini alla corte reale. Non potendo più continuare a iniettare fiumi di contanti nelle casse egiziane come avveniva in passato, l’Arabia Saudita aveva dunque bisogno di giustificazioni per interrompere l’invio di “aiuti”. Al contempo il Cairo, avendo sentore di queste decisioni, ha invertito la rotta scegliendo i cavalli vincenti del momento: l’Iran, la Siria e un “amico-nemico” di sempre, la Russia. La società petrolifera saudita Aramco ha sospeso all’improvviso le esportazioni di petrolio verso l’Egitto; una mossa “punitiva”, che si accompagna al taglio dei fondi al Cairo. Mosse che hanno costretto l’Egitto ad accettare 12 miliardi di dollari di prestito del Fondo monetario internazionale (Fmi), erogabili in tre anni. Decisione che verrà ratificata dai vertici dell’Fmi nella riunione in programma domani e che prevede condizioni estreme e, a lungo termine, nefaste. Fra queste vi sono la subordinazione della sterlina egiziana alle condizioni di mercato, la liberalizzazione dei prezzi del cambio e la riduzione del sostegno statale sui costi della fornitura elettrica e del carburante (che si aggirano attorno al 7,9% della spesa pubblica). Scelte che avranno come conseguenza effetti nefasti sulla popolazione civile egiziana, già al limite del bisogno. E il malcontento comincia a serpeggiare, tanto che domani è già prevista una manifestazione di protesta popolare sostenuta - e cavalcata - dai Fratelli musulmani. Tuttavia, la vendetta egiziana non è tardata ad arrivare: l’8 novembre il Tribunale amministrativo del Cairo ha rigettato l’accordo siglato fra il presidente egiziano e il monarca saudita Salman, relativa alla restituzione (o cessione) delle due isole. E ha condannato al contempo Abd al-Fattah al-Sisi al pagamento di una multo di 800 sterline egiziane. Sul piano energetico, nei giorni scorsi il portavoce del ministero egiziano del Petrolio Hamdi Abdel Aziz ha fatto sapere di aver rimediato al problema e che la cessazione della fornitura di Aramco non avrà alcun effetto sul piano pratico. Il tutto, senza peraltro specificare dove l’Egitto andrà a pescare le risorse per sopperire al suo fabbisogno petrolifero. Al riguardo, notizie diffuse da ambienti egiziani attendibili parlano di un accordo fra il Cairo e la società Socar, dell’Azerbaijan. Questo progressivo allontanamento fra il Cairo e Riyadh da una parte, e fra Egitto e Qatar ed Emirati Arabi Uniti dall’altra si traduce dunque in un riavvicinamento del Paese a Teheran e Mosca. Il 7 novembre scorso il Cairo ha deciso di riaprire il valico di Rafah con Gaza e di non inviare truppe in Siria a sostegno del governo locale, mantenendo fede alla tradizione egiziana di non interventismo al di fuori dei confini nazionali. Tuttavia, il sostegno alla Siria si materializzerà nell’invio di esperti e consulenti militari come fa già l’Egitto con l’esercito di Haftar in Libia.(PB) http://m.asianews.it/notizie-it/Il-Cairo-rompe-con-Riyadh-e-guarda-a-Mosca-(e-Teheran)-per-rilanciare-l’economia-39101.html
  4. No, guarda, è decisamente più complicato di così. /// Trump presidente Usa, cosa cambia per l'Ue. Niente Ttip e Russia più forte - AffariItaliani.it
  5. Siete fuori strada e, comunque, di quanto ho citato, avete colto la parte meno interessante, imho. Vediamo se riesco a farmi capire meglio. Donald Trump e i Servizi segreti - di M. Caligiuri - Formiche.net
  6. Luca Bizzarri ‏ @LucaBizzarri 9 nov Comunque strano che la superiorità etico-morale di chi "lo prenderei a pugni sto coglione" e "faccio un pompino a tutti" non abbia convinto.
  7. Donald Trump visto da politici e media tedeschi - Formiche.net
  8. Trump, Putin e Brexit alla vigilia di una nuova Yalta per dividersi l’Europa e il mondo - G. Fasanella - Fasaleaks
  9. I millennials (quei millennials) non vogliono che li si disturbi mentre giocano o fanno l'aperitivo, porelli. /// Vi sottopongo questa riflessione di carattere generale. There is no such thing as western civilisation - The Guardian The values of liberty, tolerance and rational inquiry are not the birthright of a single culture. In fact, the very notion of something called ‘western culture’ is a modern invention by Kwame Anthony Appiah
  10. Ecco, Mike Pence è uno da seguire. Non lui, ma quello che fa.
  11. Un po' di tweet cazzòni. http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/trump-tweet-casi-sono-due-americani-sono-stronzi-madonna-135547.htm
  12. Ovvio che Trump non sia il candidato "della gggènte", però utilizza retoriche "gentiste".
  13. Il sistema elettorale americano fa schifo, infatti. C'è da dire che i repubblicani hanno preso tutto, però.
  14. Ecco il programma del nuovo presidente degli Stati Uniti - Formiche.net Così Donald Trump ha conquistato il voto latino in Florida - Formiche.net
  15. Un po' di dati. Presidential Election Results - NYT
  16. Molti, magari, si accontenteranno di non andare a perdere gambe, braccia o figli e mariti in qualche Fottutonistan in giro per il mondo. Penso alle mamme dell'Arkansas, alle mogli del Maryland, ai bulli dell'Oklahoma. Veramente, si è anche accusato da solo.
  17. Al contrario, credo che Trump sia stato ben spalleggiato anche da settori dello Stato, per questo The Donald ha ringraziato generali e ammiragli e ha voluto ricordare i reduci (che, secondo me, sono stati uno dei migliori serbatoi di voti per il Biondo, insieme alle loro famiglie; la nostra società smilitarizzata tende a non guardare a queste cose, poi, però si cannano le analisi di brutto). Movimentare la gente con dei geni della manipolazione come Piecznik, poi, è quasi un gioco da ragazzi.
  18. Brexit e Trump sono due richiami, e probabilmente gli ultimi, affinché l'Europa diventi adulta e quindi indipendente. Le prime risposte sono state patetiche, devo dire.
  19. Poi senti De Benedetti su La7 che dà del buffaròlo a Trump, e allora capisci pure perché, a volte, incazzarsi beceramente fa bene.
  20. Il programma di Trump ha una sua razionalità*, per chi lo ha letto. Continuare a strillare al "pazzo" perché lo ha detto magari la Botteri (indecente...) su Rai3 non è da élitario, ma da pecora proprio, di quelle che fanno beeeeeee. * che io condivido solo nella parte della politica estera, soprattutto da europeo.
  21. Università e giornali sono nelle mani di piccolo-borghesi semidotti, ecco qual è il problema. Gente che scambia la celebrazione del proprio miserrimo Ego per analisi politica, sociale o economica. Hai gli "esperti di Medioriente" che non parlano una parola d'arabo, di turco o di persiano, esperti di Russia che a malapena sanno dov'è Mosca, esperti d'economia che non azzeccano una valutazione da decenni, am stanno sempre lì a spiegare tutto senza capire un cazzo. Tutti a ricordarci in continuazione che viviamo nell'epoca del "Mercato", eppure loro dai criteri di mercato non sono mai sfiorati, quale che sia la portata delle minchiate che dicono ex cathedra o "ex tg". Sempre lì li ritrovi. Sempre.
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