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Edolo

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About Edolo

  • Birthday 12/14/1987

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    Alfa Romeo Mito TCT
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    Milano
  • Professione
    Manager in area supply chain

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HALL OF FAME

HALL OF FAME (8/8)

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  1. Ciao a tutti, sto supportando mia sorella nella scelta di una utilitaria automatica. Abbiamo ristretto il campo sostanzialmente a 3 opzioni su cui ho un paio di dubbi specifici: Yaris 4a serie nuova -> nessuna incertezza, è il benchmark, costa solo tanto Yaris 3a serie '19 -> ha di contro che è più cheap all'interno e non ha i fari full led. Tecnologicamente (sistema ibrido) è confrontabile con la 4a serie o ci sono modifiche sostanziali? FIAT 5ooC '19 1.2 aut. -> al di là dell'essere tecnologicamente un'auto di 10 anni fa, ho parecchi dubbi sul cambio che non gode di grande reputazione. Ma che tipo di problemi ci sono esattamente su questo cambio? Qualcosa in particolare a cui devo far caso durante il test drive? Sono già state valutate e scartate altre utilitarie automatiche per motivi di estetica, prezzo o mancanza di ibrido, tra cui Swift, Jazz, C3, 208, Polo/A1, Mini.
  2. Capisco quindi che al di là di quanto già individuato come extra-costo, non ci siamo particolari altri aspetti da considerare. I consumi non mi preoccupano molto: sono già a ridosso dei 10 km/l con la MiTo, ma per quanto poco la uso, la benzina è nella coda di Pareto delle mie spese.
  3. Ciao, domanda molto specifica. In un eventuale acquisto di una Sr4 Cabrio 335i, che tipo di costi addizionali bisogna considerare rispetto ad un modello più base (es. 320i)? L'obiettivo è ritarare il budget per assorbirne una parte in fase di acquisto. Ho caloclato circa 800 euro/anno in più tra bollo e superbollo (auto >5 anni), 350 di assicurazione (tutti sul F&I) e circa 600 euro in più di passaggio di proprietà. La differenza di consumi possiamo considerarla trascurabile considerata la mia percorrenza irrisoria. In pratica rimangono fuori dal mio conteggio le eventuali differenze nel costo della manutenzione ordinaria ed eventuali componenti addizionali critici per quello che riguarda la straordinaria (es. la turbina in più). Cosa c'è di rilevante? Grazie!
  4. Non ho esperienza diretta, ma su Autoscout si trovano diverse Aixam intorno ai 60mila km in condizioni apparentemente eccellenti, anche usati garantiti da concessionarie. Quindi in ottica di tenerla un paio d'anni e farci - immagino - altri 10mila km, non mi sembra un rischio. Sono motori semplici: non vedo componenti particolarmente critici da manutenere/sostituire. Fa un tagliando l'anno per tenerla in salute e potenzialmente la rivendi con svalutazione minima.
  5. Purtroppo è sempre meno vera questa cosa: ormai nel mercato dell'usato i benzina costano più dei diesel nella maggior parte dei casi/modelli. P.S. "Purtroppo" per chi, come me e molti qua, ha sempre avuto una predilezione per il benzina anche quando si comprava il tiddai anche per andare al bar sotto casa.
  6. Alla fine mi hanno dato una 5ooL rialzetta con il 1.4 aspirato... Ok, non avere velleità sportive, ma cavolo che fatica fare un sorpasso su una strada provinciale. 😅 Fun fact: quando ho ritirato la macchina, mi hanno offerto una T-Roc Cabrio praticamente allo stesso prezzo... e niente, non c'è l'ho fatta, proprio da un punto di vista etico. 😂
  7. Ciao a tutti, sto prenotando last minute un giretto in Salento per i prossimi giorni. Dovrei noleggiare un'auto all'aeroporto di Brindisi e c'è una discreta differenza di prezzo tra una Smart ForFour ed una utilitaria del segmento B tipo Ford Fiesta. Secondo voi è adeguata una Smart per gironzolare per le strade della zona in due persone o devo fare upgrade? Grazie! == Aggiornamento == Dubbio risolto, ho trovato una 5oo per pochi euro in più della ForFour. Approfitto del fatto di aver ormai aperto il topic, qualora qualcuno avesse da darmi qualche dritta su posti da visitare (es. spiagge, attrazioni varie) e/o ristoranti, considerato che pernotterò a Lecce città e starò 4 notti.
  8. Attenzione, non ho detto che dipende dalla performance e dalle capacità tecniche, ma dalle competenze complessive, dove generalmente le soft skill pesano di più. Per crescere di RAL tipicamente bisogna cambiare spesso lavoro, bilanciando cambi interni e cambi esterni per non apparire né come un impiegato col culo pesante, né come uno schizzato che salta da un'azienda all'altra senza concludere nulla. Per cambiare lavoro spesso ci vuole un certo tipo di bravura che di solito non ha nulla a che fare con le competenze tecniche. In parte dipende dai risultati conseguiti, ma ancora di più dalla percezione che dai di poter portare risultati se messo nel posto giusto. La mia esperienza probabilmente è l'altro lato della medaglia della tua. Ho visto la differenza con un mio collega di università (ing. energetica) entrati nelle stessa azienda, lui da progettista prima di me, perché molto più bravo all'università, io in supply chain. A distanza di 5-6 anni lui era cresciuto come progettista, ma più o meno sempre nello stesso team e nello stesso plant; io grazie al ruolo trasversale ed a qualche competenza relazionale, mi sono fatto conoscere a vari livelli ed in varie funzioni, ho cambiato 3 volte ruolo, di cui l'ultimo in business strategy e con un trasferimento a Milano, grazie quale mi hanno infilato il valore del canone di affitto in RAL (il vero breakthrough della RAL). Quando ho visto che lo step di crescita successivo era lontano e non particolarmente stimolante, ho cambiato azienda (quindi dopo poco più di 6 anni) tornando in supply chain prendendomi un increase importante, più per via del profilo professionale abbastanza particolare e raro, che non perché io sia un bravo ingegnere. Anzi, non mi ritengo affatto tale, ma fortunatamente (per ora) guadagno probabilmente molto di più che se avessi fatto il medico. Il mio collega di cui sopra all'università era uno di quelli bravissimi a fare i progetti e che immancabilmente ogni volta snobbava la relazione tecnica dicendo "un progetto non è fatto bene o male per la relazione tecnica, ma per come faccio i calcoli". Ecco, se vogliamo il problema è che ci decide della tua RAL non guarda i calcoli ma sente te che li racconti. Se posso, il problema non è tanto confrontare gli stipendi dei medici a quelli degli ingegneri (che comunque sono una categoria abbastanza privilegiata, al netto del mazzo fatto all'università), quanto il fatto che ci siano categorie di professionisti laureati con stipendi che in alcune città come Roma/Milano sono al di sotto della soglia di povertà. Si faceva prima l'esempio dei laureati in biologia, ma potrei farne altri in materie economiche, senza scomodare le varie "scienze delle merendine". E la situazione degenera generazione dopo generazione: ho una sorella 40enne che fa sviluppo di prodotti finanziari in una banca di investimento e guadagna la metà dei suoi colleghi 50enni e oltre il triplo dei suoi colleghi 30enni.
  9. Secondo me il confronto medico del SSN vs. ingegnere è un po' sterile, ma non tanto per una questione di responsabilità o difficoltà del percorso di studi / professione, quanto per un tema di misurazione delle performance. Indipendentemente da quale sia lo stipendio effettivo e/o giusto di un medico, a me balza all'occhio il fatto che si parli di scatti di stipendio legati all'anzianità, realtà lontanissima da quella di un ingegnere o qualsivoglia altra professione in un'azienda privata. Per un ingegnere non esiste una relazione forte tra anzianità e retribuzione: la RAL dipende esclusivamente dalla reperibilità del profilo sul mercato e dalle capacità del singolo, oltretutto più relazionali che tecniche. Alla fine dei conti, lo stipendio dipende da quanto sei in grado di abbinare salti interni ed esterni all'azienda, il che ovviamente dipende da quanto uno è in gamba. Per un medico del SSN ed in generale per i dipendenti pubblici questo non avviene: le dinamiche sono diverse, così come per i professori o altre categorie della PA. Un professore bravo non guadagna più di uno scarso, così come un medico scrupoloso non guadagna più di uno approssimativo. E' un po' la solita questione che nella PA non esistono (o sono molto poco diffuse) metodologie per misurare le performance dei dipendenti e quando non misuri non migliori.
  10. I 10mila km/anno sono senza dubbio un chilometraggio che orienta verso la scelta di un benzina puro, tanto più che si tratta di chilometraggio percorso interamente in città. Tuttavia c'è un "ma" ed è che, nel mercato dell'usato, i benzina sono decisamente più rari e costosi dei diesel su quasi tutte le tipologie di vetture. La ragione è proprio che il diesel stia andando verso il tramonto (almeno per ora), per tutti i problemi già citati di inquinamento, filtro anti-particolato, eccetera. Per quanto sopra, la convenienza economica va facilmente a vantaggio del diesel anche quando il chilometraggio è così basso: se il diesel ti costa meno all'acquisto è veramente difficile che possa perdere competitività rispetto ad un benzina nel ciclo di vita... a meno di una manutenzione straordinaria più costosa e qui c'è il secondo "ma". Non è vero che i diesel sono meno usurati, o meglio, non è vero che siano meno usurati in quanto diesel. Se un motore diesel è stato utilizzato per lo scopo per cui è stato progettato, ovvero lunghe percorrenze a velocità costante, allora sarà certamente poco usurato anche dopo molti anni e km. Questo è altrettanto vero per un benzina, benché sia meno frequente che l'utilizzo che se ne faccia è questo. Viceversa, se i km sono percorsi in città, quindi costantemente fuori regime, spesso a freddo, il diesel può essere ancora più usurato di un benzina, per via delle pressioni in gioco enormemente superiori. In questo secondo caso molto meglio il buon ciclo Otto. In estrema sintesi, guardando all'usato, acquistare un diesel per un chilometraggio ridotto può essere un'opzione valida, ma è necessario che sia un chilometraggio "buono", i.e. strade a scorrimento veloce in buona parte. Viceversa, il manifestarsi problemi quantomeno legati al filtro anti-particolato è più una certezza che un rischio.
  11. E il box. In semi-centro a Milano, l'investimento iniziale per una segmento C elettrica è di 100k euro a salire. Hai voglia a mettere benzina.
  12. Con la differenza che il 2.0 Twin Spark sulla 939 si comporta esattamente al contrario: vuoto ai bassi, si slega completamente sopra il 3500 giri con la zona rossa che inizia a 7500. Consuma un botto e non va forte come sembra, ma con quell'altezza da terra ai 6000 giri sembra di decollare. 😀
  13. Confermo tutto quanto riportato finora. In famiglia abbiamo avuto una 159 post-restyling per parecchi anni. Anni prima facemmo un test drive con la prima serie (si trattava del 1.9 JTD 150 CV) ed il giudizio era stato decisamente negativo in termini di piacere di guida per ragioni di peso e motore sottodimensionato (venivamo da una 156 con lo stesso motore). La prova del modello 2009 e del 2.0 JTDm fu decisamente più positiva, tanto da portarci ad acquistare la macchina (full optional), tenuta poi 5 anni senza mezzo problema. Concordo Brera/Spider siano da prendere rigorosamente col 1750 TBi, escludendo ovviamente il diesel. Personalmente accetterei più di buon grado il V6 idrovoro che non il 2.2. Entrambi sono motori di vecchia concezione, entrambi se non erro di origine General Motors. Go big or go home. 😀
  14. Ciao, io ho comprato due anni fa un Medley 125, di cui sono veramente soddisfattissimo. Onestamente io non ho preso in considerazione il Kymco People (non ricordo perché) ma l'Honda SH. Ho preso il Medley principalmente per due ragioni: perché ha più spazio nel vano sotto-sella (io ci tengo un casco jet ed uno integrale) e non necessita quindi del bauletto, cosa che io odio sia esteticamente sia per il rumore sul fondi dissestati; perché è molto meno diffuso dell'Honda e quindi un po' meno a rischio furto. Non che fosse determinante, ma preferivo anche acquistare un prodotto italiano, benché mi sembra sia costruito da qualche parte nel Sud-Est Asiatico. Non so dire come sia in termini di performance, non avendo esperienza con altri scooter 125 cc ma per me è valido. In termini di consumi, i primi tempi avevo misurato circa 30 km/l; non ho più ripetuto la misura nei mesi successivi.
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